<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930</id><updated>2012-02-13T09:04:37.583+01:00</updated><title type='text'>Evoluzione o creazione?</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>21</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-8475463180302886954</id><published>2007-07-24T20:05:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:01.805+01:00</updated><title type='text'>1 - Come ha avuto origine la vita?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqbzTHswp9I/AAAAAAAAAD0/MiD-M9e3NxQ/s1600-h/aquila.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqbzTHswp9I/AAAAAAAAAD0/MiD-M9e3NxQ/s400/aquila.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091023938598774738" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;TUTTO intorno a noi c’è vita. Ce lo dicono il ronzio degli insetti, il canto degli uccelli, il fruscio degli animaletti nel sottobosco. La vita è presente nelle gelide regioni polari così come negli aridi deserti. Prospera dall’assolata superficie dei mari fino agli abissi più tenebrosi. Minuscole creature svolazzano nelle alte regioni dell’atmosfera. Innumerevoli trilioni di microrganismi sono all’opera sotto i nostri piedi per rendere fertile il suolo su cui cresce la vegetazione che sostiene altri organismi viventi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Le forme di vita sulla terra sono così numerose e varie da sfidare l’immaginazione. Come ha avuto origine tutto questo? Come è venuto all’esistenza questo nostro pianeta con tutti i suoi abitanti? Più specificamente, come ha avuto origine l’uomo? Ci siamo evoluti da animali scimmieschi o siamo stati creati? Come siamo venuti all’esistenza? E ancora, la risposta influisce sul nostro futuro? Da molto tempo l’uomo si pone domande come queste, domande che nella mente di molti sono ancora senza risposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Forse pensate che in realtà questi interrogativi non abbiano conseguenze pratiche. Potreste pensare: ‘Che importa come sono venuto all’esistenza? Esisto. E probabilmente vivrò 60 o 70 anni, forse 80, chissà. Che siamo stati creati o che ci siamo evoluti, per me ora non cambia nulla’. Al contrario, potrebbe cambiare molto: quanto vivrete, come vivrete e in che condizioni vivrete. Perché? Perché la nostra intera concezione della vita e del futuro dipende dal nostro punto di vista sull’origine della vita. E senz’altro il modo in cui ha avuto origine la vita influirà sul corso della storia e sul posto che avremo in essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Opinioni contrastanti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;4 Per molti che accettano la teoria dell’evoluzione, la vita sarà sempre fatta di accesa competizione, lotte, odio, guerre e morte. Alcuni pensano addirittura che l’uomo si autodistruggerà nel prossimo futuro. Un noto scienziato scrive: “Può darsi che manchino solo alcuni decenni al Giorno del Giudizio. . . . lo sviluppo delle armi nucleari e dei loro sistemi di lancio prima o poi porterà al disastro globale”.1 Anche se ciò non avvenisse a breve scadenza, molti pensano che la morte, quando arriva, ponga comunque fine per sempre all’esistenza di una persona. Altri ritengono che, nel futuro, ogni forma di vita sulla terra avrà fine. Secondo una teoria, il sole si espanderà fino a diventare una stella gigante rossa, con la conseguenza che “gli oceani bolliranno, l’atmosfera evaporerà nello spazio e una catastrofe delle più immense proporzioni travolgerà il nostro pianeta”.2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 I “creazionisti scientifici” non sono d’accordo su queste conclusioni. Ma la loro interpretazione del racconto della creazione contenuto in Genesi li porta a ritenere che la terra abbia solo 6.000 anni e che i sei “giorni” creativi di Genesi siano stati lunghi ciascuno 24 ore soltanto. Una tale idea, però, rappresenta in modo accurato ciò che dice la Bibbia? La terra, con tutte le sue forme di vita, fu davvero creata in sei giorni letterali? O vi è un’alternativa ragionevole?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Nel prendere in esame le domande relative all’origine della vita, molti si fanno condizionare dalle varie idee in voga o dai sentimenti. Per evitare che questo accada, e per giungere a conclusioni sensate, bisogna esaminare obiettivamente i fatti. È pure interessante notare che perfino il più noto sostenitore dell’evoluzione, Charles Darwin, si mostrò consapevole dei limiti della sua teoria. Nella conclusione del suo libro intitolato L’origine delle specie, Darwin parlò della grandiosità della “concezione della vita, con i suoi diversi poteri, originariamente impressi dal Creatore in poche forme, [o] in una forma sola”,3 indicando così che l’argomento delle origini era suscettibile di ulteriori approfondimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Non mettiamo in discussione la scienza&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;7 Prima di andare avanti, può essere utile chiarire una cosa: Non intendiamo mettere in discussione la scienza e i suoi successi. Ogni persona informata sa che gli scienziati hanno ottenuto risultati sorprendenti in molti campi. La ricerca scientifica ha accresciuto in modo straordinario la nostra conoscenza sia dell’universo che della terra e dei viventi. Lo studio del corpo umano ha permesso di curare meglio malattie e traumi. I rapidi progressi nel campo dell’elettronica ci hanno introdotto nell’èra del computer, cosa che sta cambiando il nostro modo di vivere. Gli scienziati hanno compiuto imprese straordinarie, mandando addirittura uomini sulla luna e facendoli tornare sulla terra. È più che giusto apprezzare le loro capacità, dal momento che hanno notevolmente accresciuto la nostra conoscenza del mondo che ci circonda, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 A questo punto può anche essere utile definire i termini. Per evoluzione, in questo libro, si intende l’evoluzione organica, la teoria secondo cui il primo organismo vivente si sarebbe sviluppato dalla materia inanimata. Riproducendosi, si sarebbe quindi trasformato in specie viventi diverse, dando luogo infine a tutte le forme di vita esistite o esistenti sulla terra, incluso l’uomo. Tutto questo sarebbe avvenuto senza una guida intelligente o un intervento soprannaturale. Con creazione, invece, ci si riferisce al convincimento che la comparsa degli esseri viventi possa essere spiegata solo con l’esistenza di un Dio Onnipotente che abbia progettato e creato l’universo e tutte le basilari forme di vita sulla terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Domande fondamentali&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;9 Ci sono ovviamente profonde differenze fra la teoria dell’evoluzione e il racconto della creazione in Genesi. I sostenitori dell’evoluzione asseriscono che la creazione non sia scientifica. Ma in tutta onestà si potrebbe anche chiedere: L’evoluzione stessa è davvero scientifica? D’altro canto, è vero che Genesi, come affermano molti, non è che uno dei tanti miti antichi della creazione? O invece è in armonia con le scoperte della scienza moderna? E che dire di altre domande che lasciano perplessi molti: Se esiste un Creatore onnipotente, perché ci sono tutte queste guerre, carestie e malattie che causano la morte precoce di milioni di persone? Perché mai un Dio dovrebbe permettere tutte queste sofferenze? Inoltre, se c’è un Creatore, ha rivelato cosa ci riserva il futuro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Lo scopo di questo libro è quello di prendere in esame le suddette domande e argomenti attinenti. Gli editori sperano che ne esaminiate il contenuto con mente aperta. Perché è così importante farlo? Perché queste informazioni potrebbero avere per voi un valore molto più grande di quanto possiate immaginare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cose su cui riflettere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il nostro mondo è pieno di meraviglie:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqbz43swp_I/AAAAAAAAAEE/HhIvivN2eD0/s1600-h/tramonto_cervino.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqbz43swp_I/AAAAAAAAAEE/HhIvivN2eD0/s400/tramonto_cervino.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091024587138836466" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Cose grandi: Un tramonto che infiamma il cielo con uno sfolgorio di colori. Un cielo notturno costellato di astri. Una foresta di alberi maestosi rischiarata da raggi di luce. Catene montuose frastagliate, con le vette innevate che brillano al sole. Ondeggianti oceani agitati dal vento. Queste cose ci affascinano e ci lasciano senza parole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cose piccole: Un minuscolo uccello, la Dendroica striata, che vola in alto sull’Atlantico in direzione dell’Africa per arrivare nell’America del Sud. A circa 6.000 metri di altezza incrocia un vento dominante che la spinge verso l’America del Sud. Guidata dal suo istinto migratorio, ne segue la direzione per diversi giorni e per oltre 3.800 chilometri: 20 grammi di coraggio ricoperto di piume! Proviamo grande ammirazione e meraviglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cose ingegnose: Pipistrelli che usano il sonar. Anguille che producono elettricità. Gabbiani che dissalano l’acqua marina. Vespe che fabbricano carta. Termiti che installano condizionatori d’aria. Polipi che si spostano con un sistema a reazione. Uccelli che tessono o costruiscono appartamenti. Formiche che coltivano l’orto, cuciono o allevano bestiame. Lucciole con flash incorporato. Ci stupiamo di tanta ingegnosità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cose semplici: Quando la vita volge al termine, spesso ci si sofferma sulle piccole cose, cose che molto spesso si erano prese per scontate: Un sorriso. Il tocco di una mano. Una parola gentile. Un fiore delicato. Il canto di un uccello. Il tepore del sole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Quando riflettiamo su queste cose, le grandi che ci lasciano senza fiato, le piccole che destano la nostra ammirazione, le ingegnose che ci affascinano, le semplici che troppo tardi impariamo ad apprezzare, a che cosa le attribuiamo? Come spiegarle? Come sono venute all’esistenza?&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-8475463180302886954?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/8475463180302886954/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=8475463180302886954' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/8475463180302886954'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/8475463180302886954'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/1-come-ha-avuto-origine-la-vita.html' title='1 - Come ha avuto origine la vita?'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqbzTHswp9I/AAAAAAAAAD0/MiD-M9e3NxQ/s72-c/aquila.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-3776752392683783325</id><published>2007-07-24T20:03:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:01.967+01:00</updated><title type='text'>2 - Contrasti sull’evoluzione: perché?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqb1F3swqAI/AAAAAAAAAEM/Z4JEOF6jNvA/s1600-h/DarwinBild.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqb1F3swqAI/AAAAAAAAAEM/Z4JEOF6jNvA/s400/DarwinBild.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091025909988763650" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quando, a un secolo dalla prima edizione, venne preparata una speciale edizione commemorativa dell’Origine delle specie di Darwin, fu invitato a scriverne l’introduzione W. R. Thompson, all’epoca direttore del Commonwealth Institute of Biological Control di Ottawa, in Canada. In quell’introduzione egli scrisse: “Come si sa, fra i biologi c’è una notevole divergenza di opinioni non soltanto sulle cause dell’evoluzione, ma anche sul suo effettivo meccanismo. Questa divergenza è dovuta al fatto che l’evidenza è insoddisfacente e non permette di giungere a una conclusione certa. È pertanto giusto e opportuno richiamare l’attenzione dei non specialisti sui contrasti esistenti nel campo dell’evoluzione”a&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I SOSTENITORI della teoria dell’evoluzione la considerano un dato di fatto. Ritengono che l’evoluzione sia un “avvenimento effettivo”, una “realtà”, una “verità”, come i dizionari definiscono la parola “fatto”. Ma lo è?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Per esempio, un tempo si credeva che la terra fosse piatta. Ora si sa con certezza che ha forma grosso modo sferica. Un tempo si pensava che la terra fosse il centro dell’universo e che i cieli ruotassero intorno ad essa. Ora sappiamo, al di là di ogni dubbio, che la terra ruota in un’orbita intorno al sole. Anche questo è un fatto. Molte cose che un tempo erano solo teorie dibattute sono state successivamente dimostrate e ora costituiscono fatti assodati, realtà, verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Un esame delle testimonianze a favore dell’evoluzione permette di giungere a una simile certezza? È interessante che, da quando nel 1859 fu pubblicata L’origine delle specie di Darwin, diversi aspetti della sua teoria sono stati oggetto di considerevoli contrasti fra gli stessi principali scienziati evoluzionisti. Oggi questa disputa è più accesa che mai. Ed è illuminante notare cosa dicono in merito gli stessi sostenitori dell’evoluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Evoluzione sotto accusa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;4 La rivista scientifica Discover ha così descritto la situazione: “L’evoluzione . . . non è presa di mira solo dai cristiani fondamentalisti, ma viene messa in dubbio anche da stimati scienziati. Un crescente dissenso sul concetto prevalente del darwinismo si riscontra fra i paleontologi, gli scienziati che studiano la documentazione fossile”.1 Francis Hitching, evoluzionista e autore del libro The Neck of the Giraffe (Il collo della giraffa), scrive: “In proporzione a tutto il consenso di cui gode nel mondo scientifico come grande principio unificatore della biologia, il darwinismo, dopo un secolo e un quarto, si dibatte fra sorprendenti difficoltà”.2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Al termine di un’importante conferenza che ha visto riuniti a Chicago (Illinois, USA) circa 150 specialisti nel campo dell’evoluzione, è stato detto: “[L’evoluzione] sta attraversando la sua più grande e più profonda rivoluzione da quasi 50 anni a questa parte. . . . Esattamente come sia avvenuta l’evoluzione è ora oggetto di un’accesa controversia fra i biologi. . . . Non si intravedeva nessun modo chiaro per comporre le controversie”.3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Il paleontologo Niles Eldredge, noto evoluzionista, ha detto: “Il dubbio insinuatosi nella fiduciosa e compiaciuta certezza che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni della biologia evoluzionistica ha infiammato gli animi”. Egli parla della “mancanza di completo accordo in seno agli stessi schieramenti in lotta”, e aggiunge: “Oggi come oggi la situazione è davvero in subbuglio. . . . A volte pare vi siano tante variazioni su ciascun tema [evoluzionistico] quanti sono i singoli biologi”.4&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 Christopher Booker, che scrive per il Times di Londra e che personalmente è favorevole all’evoluzione, afferma: “Era una teoria attraente e meravigliosamente semplice. L’unico guaio, come almeno in parte si rendeva conto lo stesso Darwin, erano le sue numerosissime e colossali lacune”. A proposito dell’Origine delle specie di Darwin, lo scrittore osserva: “Qui siamo al colmo dell’ironia, nel senso che un libro divenuto famoso per la spiegazione dell’origine delle specie non contiene in effetti nulla del genere”. — Il corsivo è nostro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Booker dice pure: “A un secolo dalla morte di Darwin, non abbiamo ancora la minima idea dimostrabile, o anche solo plausibile, di come sia avvenuta in effetti l’evoluzione, e in anni recenti questo ha dato luogo a una straordinaria serie di battaglie sull’intera questione. . . . fra gli evoluzionisti stessi c’è quasi guerra aperta, e ogni gruppo [evoluzionistico] settario reclama qualche nuova modifica”. Conclude poi dicendo: “Sul come e sul perché si sia verificata non abbiamo, e probabilmente non avremo mai, la più pallida idea”.5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 L’evoluzionista Hitching è d’accordo, e dice: “Intorno alla teoria dell’evoluzione si sono aperte le ostilità . . . Posizioni trincerate, a favore e contro, si erano radicalizzate nelle alte sfere, e gli insulti volavano da una parte all’altra come proiettili di mortaio”. A suo avviso si tratta di una disputa accademica di ampia portata, “potenzialmente uno di quei momenti in cui, all’improvviso, un’idea radicata in campo scientifico viene rovesciata dal peso dell’evidenza contraria e sostituita da una nuova teoria”.6 E il periodico inglese New Scientist osserva che “un crescente numero di scienziati, in particolare un crescente numero di evoluzionisti, sostiene . . . che la teoria darwiniana dell’evoluzione non è una teoria scientifica vera e propria. . . . Molti dei critici hanno le più alte credenziali intellettuali”.7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il dilemma delle origini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;10 Circa la domanda su come ebbe origine la vita, l’astronomo Robert Jastrow scrive: “Per loro grande dispiacere, queste domande [degli scienziati] non hanno risposte precise, dal momento che i chimici non sono mai riusciti a riprodurre gli esperimenti della natura sulla creazione della vita a partire dalla materia non vivente. Gli scienziati non sanno come ciò sia avvenuto”. E aggiunge: “Gli scienziati non hanno prove che la vita non sia stata il risultato di un atto di creazione”.8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 Ma il problema non si limita solo all’origine della vita. Prendete ad esempio organi come l’occhio, l’orecchio, il cervello. Sono tutti di un’incredibile complessità, di gran lunga superiore a quella del più sofisticato dispositivo costruito dall’uomo. Un problema per l’evoluzione è che tutte le parti che compongono questi organi devono funzionare contemporaneamente perché sia possibile vedere, udire o pensare. Questi organi sarebbero stati inutili finché non ne fossero state completate tutte le singole parti. Viene dunque spontaneo chiedersi: È possibile che il cieco caso — ritenuto un fattore determinante ai fini dell’evoluzione — abbia messo insieme tutte queste parti al tempo giusto per produrre meccanismi così elaborati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Darwin ammise che questo rappresentava un problema, tanto che scrisse: “Supporre che l’occhio . . . possa essersi formato per [evoluzione], sembra, lo ammetto francamente, del tutto assurdo”.9 Da allora è passato più di un secolo. Il problema è stato forse risolto? No. Al contrario, ciò che si è appreso sull’occhio dai tempi di Darwin a oggi indica che l’occhio è ancora più complesso di quanto pensasse lui. Per questo Jastrow dice riguardo all’occhio: “Si direbbe il frutto di un rigoroso progetto ingegneristico: nessun costruttore di telescopi avrebbe saputo fare di meglio”.10&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 Se questo vale per l’occhio, che dire allora del cervello umano? Dato che nemmeno il più semplice meccanismo si evolve per caso, come può ritenersi un fatto l’evoluzione del cervello, infinitamente più complesso? Jastrow conclude dicendo: “Se è difficile accettare che l’evoluzione dell’occhio umano sia prodotto del caso, lo è ancor più accettare che l’evoluzione dell’intelligenza umana sia il prodotto di guasti casuali verificatisi nelle cellule cerebrali dei nostri antenati”.11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il dilemma dei fossili&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;14 Milioni di ossa e altre tracce di antiche forme di vita sono state dissotterrate dagli scienziati, e sono chiamate fossili. Se l’evoluzione fosse un fatto reale, in tutta questa documentazione dovremmo senz’altro trovare ampie testimonianze dell’esistenza di forme di transizione da una specie all’altra. Ma il Bulletin del Field Museum of Natural History di Chicago osserva: “La teoria darwiniana [dell’evoluzione] è sempre stata intimamente legata alla documentazione fossile, e probabilmente la maggioranza delle persone pensa che i fossili siano uno dei cardini delle interpretazioni darwiniane della storia della vita. Purtroppo non è esattamente così”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 Perché? Il Bulletin aggiunge che Darwin “era imbarazzato dalla documentazione fossile perché non corrispondeva alle sue aspettative . . . la documentazione geologica, allora come oggi, non rivela una precisa catena graduale indicante una lenta e progressiva evoluzione”. Anzi oggi, dopo più di un secolo di rinvenimenti fossili, “abbiamo ancor meno esempi di transizione evoluzionistica che non ai tempi di Darwin”, spiega il Bulletin.12 Come mai? Perché dall’attuale più ricca documentazione fossile si nota che alcuni degli esempi un tempo citati a sostegno dell’evoluzione non la sostengono affatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 L’impossibilità di trovare conferme di un’evoluzione graduale nella documentazione fossile infastidisce molti evoluzionisti. In L’evoluzione dell’evoluzione, Steven M. Stanley parla dell’“incapacità generale della documentazione fossile di mostrare transizioni graduali da un importante gruppo a un altro”. Stanley afferma: “La documentazione fossile a disposizione non è, e non è mai stata, concorde [con un’evoluzione graduale]”.13 Anche Niles Eldredge ammette: “Il modello che ci era stato detto di cercare negli scorsi centoventi anni non esiste”.14&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Teorie più recenti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;17 Tutto ciò ha indotto molti scienziati a formulare nuove teorie evoluzionistiche. Science Digest si è così espresso: “Alcuni scienziati propongono cambiamenti evolutivi ancora più rapidi, e ora prendono molto seriamente idee un tempo diffuse solo dai libri di fantascienza”.15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 Per esempio, alcuni scienziati sono giunti alla conclusione che la vita non può essere nata spontaneamente sulla terra. Ipotizzano che abbia invece avuto origine nello spazio, e che poi sia stata in qualche modo trasportata qui sulla terra. Ma questo significa solo trasferire altrove il problema dell’origine della vita, e in un ambiente ancora più ostile. Sono ben noti i pericoli che la vita incontra nell’ambiente ostile dello spazio. È dunque plausibile ritenere che la vita sia nata spontaneamente in qualche altra parte dell’universo e abbia resistito agli estremi rigori dello spazio per poi giungere sulla terra ed evolversi nelle forme di vita che conosciamo oggi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 Dal momento che la documentazione fossile non rivela uno sviluppo graduale della vita da una forma all’altra, alcuni evoluzionisti suppongono che ciò sia avvenuto in modo discontinuo, a salti, e non con un processo costante. La World Book Encyclopedia dice: “Secondo molti biologi nuove specie possono essere prodotte da cambiamenti drastici e improvvisi nei geni”.16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 Alcuni fautori di questa teoria parlano di “equilibrio punteggiato”. Le specie, dicono, mantengono il loro “equilibrio” (rimanendo per lo più invariate), ma di tanto in tanto si verifica un notevole “salto” che le fa evolvere in qualcos’altro. Questo è esattamente il contrario della teoria che per molti decenni è stata accettata da quasi tutti gli evoluzionisti. Il baratro che separa le due teorie era illustrato in un articolo del New York Times, intitolato: “Contro la teoria dell’evoluzione rapida”. L’articolo faceva notare che la nuova tesi dell’“equilibrio punteggiato” aveva “suscitato ulteriore opposizione” da parte dei sostenitori della teoria tradizionale.17&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 Qualunque teoria si sostenga, dovrebbe almeno esserci qualche evidenza che una forma di vita si trasformi in un’altra. Ma fra le diverse forme di vita trovate allo stato fossile, come pure fra quelle oggi esistenti sulla terra, c’era e continua ad esserci un divario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 È inoltre sintomatico quel che è successo al tradizionale concetto darwiniano della “sopravvivenza del più adatto”. Darwin lo definì “selezione naturale”, convinto che la natura “selezionasse” gli organismi più adatti a sopravvivere. Credeva che questi individui “adatti” si evolvessero lentamente man mano che acquisivano nuove caratteristiche che si rivelavano per loro vantaggiose. Ma i fatti degli ultimi centoventicinque anni mostrano che, anche se i più adatti possono effettivamente sopravvivere, questo non ne spiega l’origine. Un leone può essere più adatto di un altro leone, ma ciò non spiega come sia diventato un leone. E tutti i suoi discendenti continueranno a essere leoni, non qualcos’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 Scrivendo sulla rivista Harper’s, Tom Bethell ha osservato: “Darwin commise un errore abbastanza serio da minare le basi della sua teoria. E solo di recente quell’errore è stato riconosciuto tale. . . . Un organismo può effettivamente essere ‘più adatto’ di un altro . . . Questo, naturalmente, non è qualcosa che serva a creare l’organismo . . . È chiaro, mi pare, che in un’idea del genere c’era qualcosa di estremamente errato”. Bethell aggiunge: “A mio avviso la conclusione è alquanto sconcertante: credo che la teoria di Darwin stia per crollare”.18&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Fatto o teoria?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;24 Riepilogando alcuni fra i nodi insoluti della teoria dell’evoluzione, Francis Hitching scrive: “In tre campi essenziali in cui può essere messa alla prova, [la moderna teoria dell’evoluzione] non ha superato l’esame: La documentazione fossile rivela uno schema a salti evolutivi e non un cambiamento graduale. I geni sono un potente meccanismo stabilizzatore, la cui funzione principale è quella di impedire l’evolversi di nuove forme. Le mutazioni casuali e lente a livello molecolare non possono spiegare l’organizzata e crescente complessità della vita”. — Il corsivo è nostro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 Hitching conclude quindi dicendo: “Come minimo si ha il diritto di mettere in discussione una teoria che è oggetto di tante incertezze fra gli stessi suoi sostenitori. Per essere il grande principio unificatore della biologia, il darwinismo racchiude zone straordinariamente vaste di buio. Non risponde ad alcuni degli interrogativi più fondamentali: in che modo sostanze chimiche inanimate siano divenute materia vivente, quali regole grammaticali si nascondano dietro il codice genetico, in che modo i geni diano forma ai viventi”. Per Hitching, la moderna teoria dell’evoluzione è “così inadeguata da meritare di essere considerata argomento di fede”.19&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Ciò nonostante, molti sostenitori dell’evoluzione ritengono in effetti di avere motivi sufficienti per credere che l’evoluzione sia un fatto. Spiegano che i loro contrasti vertono solo sui particolari. Ma se una qualsiasi altra teoria continuasse a dibattersi fra simili enormi difficoltà, e ad essere oggetto di tali palesi contraddizioni fra i suoi stessi sostenitori, sarebbe definita un fatto con altrettanta facilità? Continuare a ripetere che qualcosa è un fatto non basta a renderlo tale. Come ha scritto il biologo John R. Durant sul Guardian di Londra, “molti scienziati cedono alla tentazione di essere dogmatici, . . . ripetutamente il problema dell’origine delle specie è stato presentato come se fosse stato definitivamente risolto. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. . . . Ma la tendenza a essere dogmatici persiste, e non rende un servizio utile alla causa della scienza”.20&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 D’altro canto, che dire della creazione come spiegazione del modo in cui ha avuto origine la vita sulla terra? Fornisce una chiave di lettura delle testimonianze disponibili più valida delle asserzioni che spesso puntellano l’evoluzione? Il più noto racconto della creazione, il libro di Genesi, fa luce in maniera credibile sull’origine della terra e dei viventi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“Gli esperti di computer cercano inutilmente di imitare le facoltà visive dell’uomo”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un articolo così intitolato il New York Times riferisce: “Gli esperti che inseguono uno dei più audaci sogni dell’uomo — quello di costruire macchine in grado di pensare — hanno inciampato in uno dei passi apparentemente più elementari: non sono stati capaci di riprodurre le facoltà visive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Dopo due decenni di ricerche, devono ancora insegnare alle macchine come eseguire un atto apparentemente semplice, quello di riconoscere e distinguere fra loro gli oggetti più comuni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Hanno invece cominciato a considerare con profondo rispetto il sofisticato meccanismo visivo dell’uomo. . . . La retina umana desta l’invidia degli esperti di computer. I suoi 100 milioni di coni e bastoncelli e i suoi strati di neuroni eseguono almeno 10 miliardi di operazioni al secondo”.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-3776752392683783325?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/3776752392683783325/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=3776752392683783325' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/3776752392683783325'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/3776752392683783325'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/2-contrasti-sullevoluzione-perch.html' title='2 - Contrasti sull’evoluzione: perché?'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqb1F3swqAI/AAAAAAAAAEM/Z4JEOF6jNvA/s72-c/DarwinBild.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-3754610845190300709</id><published>2007-07-24T20:02:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:02.084+01:00</updated><title type='text'>3 - Cosa dice Genesi?</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqecDnswqCI/AAAAAAAAAEc/x5OaGNaV73U/s1600-h/lava.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqecDnswqCI/AAAAAAAAAEc/x5OaGNaV73U/s400/lava.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091209489775896610" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;COME altre cose travisate o fraintese, il primo capitolo della Bibbia merita come minimo un esame obiettivo. Bisogna analizzarlo e vedere se è conforme ai fatti disponibili, senza cercare di manipolarlo per farlo corrispondere a qualche struttura teorica. Occorre anche ricordare che il racconto di Genesi non fu scritto per spiegare il “meccanismo” della creazione. Piuttosto, tratta in maniera progressiva gli avvenimenti principali, descrivendo quali cose furono formate e in che ordine, come pure in quale intervallo di tempo — o “giorno” — ciascuna apparve per la prima volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Nell’esaminare il racconto di Genesi è bene tenere presente che gli avvenimenti vi sono descritti dal punto di vista di chi sta sulla terra. Sono cioè descritti così come sarebbero apparsi ad osservatori umani se ve ne fossero stati. Lo si può notare da come sono esposti gli avvenimenti del quarto “giorno” di Genesi. Il sole e la luna vi sono descritti come grandi luminari, in paragone alle stelle. Eppure molte stelle sono assai più grandi del nostro sole, e in paragone ad esse la nostra luna è insignificante. Ma non per chi li osserva dalla terra. Visti dalla terra, il sole appare come un ‘astro maggiore che domina il giorno’ e la luna come un ‘astro minore che domina la notte’. — Genesi 1:14-18.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 La prima parte di Genesi indica che la terra poteva esistere già da miliardi di anni prima che iniziasse il primo “giorno” di Genesi, anche se non specifica da quanto. Descrive comunque qual era l’aspetto della terra prima che iniziasse quel “giorno”: “Or la terra era informe e vacua e c’erano tenebre sulla superficie delle ondeggianti acque; e la forza attiva di Dio si muoveva sulla superficie delle acque”. — Genesi 1:2.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quanto è lungo un “giorno” di Genesi?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;4 Molti pensano che la parola “giorno” usata nel primo capitolo di Genesi si riferisca a un giorno di 24 ore. Ma in Genesi 1:5 vien detto che Dio stesso divise il giorno in un periodo di tempo più corto, chiamando “Giorno” il solo periodo di luce. In Genesi 2:4 si fa riferimento a tutti i periodi creativi come a un solo “giorno”: “Questa è la storia dei cieli e della terra nel tempo in cui furono creati, nel giorno [tutt’e sei i periodi creativi] che Geova Dio fece la terra e il cielo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Il termine ebraico yohm, tradotto “giorno”, può riferirsi a periodi di tempo diversi. Fra i possibili significati l’Old Testament Word Studies di William Wilson include i seguenti: “Giorno; termine generalmente usato in riferimento al tempo in generale, o a un lungo periodo di tempo; un intero periodo oggetto di studio . . . Giorno è anche usato per una particolare stagione o tempo in cui si verificano avvenimenti straordinari”.1 Quest’ultima definizione sembra adattarsi ai “giorni” creativi, perché furono senz’altro periodi in cui, come descritto, si verificarono avvenimenti straordinari. Può anche abbracciare periodi molto più lunghi di 24 ore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Il primo capitolo di Genesi usa le espressioni “sera” e “mattina” con riferimento ai periodi creativi. Non indica questo che erano di 24 ore? Non necessariamente. In certe lingue spesso ci si riferisce all’arco di vita di una persona come al suo “giorno”. Si usano espressioni come “al giorno di mio padre” o “al giorno di Shakespeare”. Questo “giorno” o arco di vita può essere suddiviso in periodi più brevi. Anche nella nostra lingua sono infatti in uso espressioni metaforiche come “l’alba del secolo” o “il crepuscolo della vita”. Perciò l’uso dell’espressione ‘sera e mattina’ nel capitolo uno di Genesi non limita il significato della parola “giorno” a un letterale periodo di 24 ore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 “Giorno”, nella Bibbia, può includere estate e inverno, il passar delle stagioni. (Zaccaria 14:8) Il “giorno della mietitura” dura molti giorni. (Confronta Proverbi 25:13 e Genesi 30:14). Mille anni sono paragonati a un giorno. (Salmo 90:4; II Pietro 3:8, 10) Il “Giorno del Giudizio” abbraccia molti anni. (Matteo 10:15; 11:22-24) Sembrerebbe ragionevole che, in modo analogo, i “giorni” di Genesi possano aver abbracciato lunghi periodi di tempo, millenni. Che cosa avvenne dunque in quelle ere creative? Il racconto che ne fa la Bibbia è scientifico? Elenchiamo di seguito gli avvenimenti verificatisi in quei “giorni” secondo la narrazione di Genesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Primo “giorno”&lt;/strong&gt;8 “‘Si faccia luce’. Quindi si fece luce. E Dio chiamava la luce Giorno, ma chiamò le tenebre Notte. E si fece sera e si fece mattina, un primo giorno”. — Genesi 1:3, 5.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Naturalmente il sole e la luna esistevano nello spazio già molto tempo prima di questo primo “giorno”, ma la loro luce non raggiungeva la superficie terrestre così da poter essere visibile a un osservatore situato sulla terra. Evidentemente si fece luce nel senso che essa divenne visibile sulla terra in questo primo “giorno”, e sulla terra, a motivo della sua rotazione, cominciarono a susseguirsi il giorno e la notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 A quanto pare la luce subentrò con un processo graduale, che richiese un lungo periodo di tempo, e non all’istante come quando si accende una lampadina. La traduzione di Genesi a cura di J. W. Watts lo evidenzia dicendo: “E la luce venne gradualmente all’esistenza”. (A Distinctive Translation of Genesis) Questa luce proveniva dal sole, ma il sole stesso non era visibile attraverso il cielo coperto. Perciò la luce che raggiungeva la terra era “luce diffusa”, come indica un commento al versetto 3 nella Emphasised Bible di Rotherham. — Vedi la nota b sul versetto 14.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Secondo “giorno”&lt;/strong&gt;11 “‘Si faccia una distesa fra le acque e avvenga una divisione fra le acque e le acque’. Quindi Dio faceva la distesa e faceva una divisione fra le acque che dovevano essere sotto la distesa e le acque che dovevano essere sopra la distesa. E così si fece. E Dio chiamava la distesa Cielo”. — Genesi 1:6-8.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Alcune traduzioni usano la parola “firmamento” invece di “distesa”. Da ciò l’idea che il racconto di Genesi abbia preso a prestito dai miti della creazione che rappresentano questo “firmamento” come una volta metallica. Ma anche la Bibbia Concordata, che usa il termine “firmamento”, riporta nella nota in calce “estensione”. Questo perché la parola ebraica raqìa‛, tradotta “distesa”, significa ‘distendere’, ‘estendere’, ‘espandere’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 Il racconto di Genesi dice che fu Dio a far questo, ma non dice come. Comunque avvenisse la separazione, l’aspetto era come se le ‘acque al di sopra’ fossero state sollevate dalla terra. E in seguito si poté dire che gli uccelli volavano nella “distesa dei cieli”, come menzionato in Genesi 1:20.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Terzo “giorno”&lt;/strong&gt;14 “‘Le acque sotto i cieli si raccolgano in un sol luogo e appaia l’asciutto’. E così si fece. E Dio chiamava l’asciutto Terra, ma la riunione delle acque Mari”. (Genesi 1:9, 10) Anche in questo caso il racconto non spiega come ciò venisse fatto. Certamente l’emergere dell’asciutto dovette comportare lo spostamento di enormi masse di terra. I geologi spiegherebbero questi grandi sconvolgimenti col “catastrofismo”. Ma Genesi dà risalto alla guida e al controllo da parte di un Creatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 Nel racconto biblico in cui Dio interroga Giobbe circa la sua conoscenza della terra, si accenna a vari sviluppi relativi alla storia della terra: le sue misure, le sue masse di nuvole, i suoi mari e in che modo le onde di questi furono delimitate dall’asciutto, cioè vari aspetti generali della creazione, che abbracciano lunghi periodi di tempo. Fra l’altro, paragonando la terra a un edificio, la Bibbia dice che Dio chiese a Giobbe: “In che cosa sono stati affondati i suoi piedistalli con incastro, o chi ne pose la pietra angolare?” — Giobbe 38:6.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 Fatto interessante, la crosta terrestre, come “piedistalli con incastro”, è molto più spessa sotto i continenti e ancor più sotto le catene montuose, estendendosi in profondità nel sottostante mantello come le radici di un albero nel suolo. “L’idea che montagne e continenti avessero radici è stata più volte messa alla prova e si è dimostrata valida”, dice Putnam’s Geology.2 La crosta oceanica ha uno spessore di circa 8 chilometri soltanto, ma le radici continentali affondano nel sottosuolo per oltre 30 chilometri, mentre quelle delle montagne raggiungono una profondità all’incirca doppia. Inoltre, tutti gli strati della terra premono verso l’interno sul nucleo terrestre, da ogni direzione, facendone, per così dire, una grande “pietra angolare” di sostegno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 Quali che fossero i mezzi impiegati per far emergere le superfici asciutte, il punto importante è che sia la Bibbia che la scienza lo considerano uno degli stadi formativi della terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Vegetazione terrestre il terzo “giorno”&lt;/strong&gt;18 Il racconto biblico prosegue dicendo: “‘La terra faccia spuntare erba, vegetazione che faccia seme, alberi fruttiferi che portino frutto secondo le loro specie, il cui seme sia in esso, sopra la terra’. E così si fece”. — Genesi 1:11.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 Pertanto, entro la fine di questo terzo periodo creativo erano state create tre ampie categorie di piante terrestri. La luce diffusa doveva ormai essere diventata sufficientemente forte, abbastanza da permettere il processo di fotosintesi essenziale alle piante verdi. Fra parentesi, il racconto non elenca qui tutte le “specie” di piante venute all’esistenza. Pur non essendo specificamente menzionati, i microrganismi, le piante acquatiche e altre furono probabilmente create in questo “giorno”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quarto “giorno”&lt;/strong&gt;20 “‘Si facciano dei luminari nella distesa dei cieli per fare una divisione fra il giorno e la notte: ed essi dovranno servire come segni e per le stagioni e per i giorni e gli anni. E dovranno servire come luminari nella distesa dei cieli per risplendere sopra la terra’. E così si fece. E Dio faceva i due grandi luminari, il luminare maggiore per dominare il giorno e il luminare minore per dominare la notte, e anche le stelle”. — Genesi 1:14-16.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 Precedentemente, con riferimento al primo “giorno”, viene usata l’espressione “si faccia luce”. Lì la parola usata per “luce” è ’ohr, che significa luce in senso generale. Ma il quarto “giorno” la parola ebraica diventa ma’òhr, che si riferisce alla fonte della luce. Rotherham, in una nota su “Luminari” nell’Emphasised Bible, dice: “Al v. 3, ’ôr [’ohr], luce diffusa”. Prosegue quindi spiegando che la parola ebraica ma’òhr, al versetto 14, denota qualcosa “che emana luce”. Evidentemente il primo “giorno” la luce diffusa penetrò attraverso le fasce che avvolgevano il pianeta, ma le sorgenti di quella luce non sarebbero state visibili a un osservatore situato sulla terra, a causa degli strati di nubi che ancora circondavano il pianeta. A quanto pare in questo quarto “giorno” la situazione cambiò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 Un’atmosfera inizialmente ricca di anidride carbonica può aver determinato un clima caldo in tutta la terra. Ma la rigogliosa crescita della vegetazione nel terzo e nel quarto periodo creativo avrebbe assorbito parte di questa coltre di anidride carbonica che tratteneva il calore. A sua volta la vegetazione avrebbe liberato ossigeno, indispensabile alla vita animale. — Salmo 136:7-9.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 A quel punto un eventuale osservatore situato sulla terra sarebbe stato in grado di distinguere il sole, la luna e le stelle, che dovevano “servire come segni e per le stagioni e per i giorni e gli anni”. (Genesi 1:14) La luna avrebbe segnato il trascorrere dei mesi lunari, e il sole quello degli anni solari. Le stagioni che vennero all’esistenza in questo quarto “giorno” dovevano essere senz’altro molto più miti di come divennero in seguito. — Genesi 1:15; 8:20-22.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quinto “giorno”&lt;/strong&gt;24 “‘Brulichino le acque di un brulichìo di anime viventi e creature volatili volino sopra la terra sulla faccia della distesa dei cieli’. E Dio creava i grandi mostri marini e ogni anima vivente che si muove, di cui le acque brulicarono secondo la loro specie, e ogni alata creatura volatile secondo la sua specie”. — Genesi 1:20, 21.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 È interessante notare che le creature non umane di cui dovevano brulicare le acque sono chiamate “anime viventi”. Questo termine valeva anche per le ‘creature volatili che volano sopra la terra sulla faccia della distesa’. E includeva anche quelle forme di vita sia acquatiche che volatili, come i mostri marini, i cui resti fossili sono stati scoperti dagli scienziati in tempi recenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sesto “giorno”&lt;/strong&gt;26 “‘Produca la terra anime viventi secondo la loro specie, animali domestici e animali che si muovono e bestie selvagge della terra secondo la loro specie’. E così si fece”. — Genesi 1:24.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 Così nel sesto “giorno” fecero la loro comparsa gli animali terrestri, sia selvatici che domestici. Ma quest’ultimo “giorno” non era terminato. Doveva venire all’esistenza un’ultima notevole “specie”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28 “E Dio proseguì, dicendo: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza, e tenga sottoposti i pesci del mare e le creature volatili dei cieli e gli animali domestici e tutta la terra e ogni animale che si muove sopra la terra’. E Dio creava l’uomo a sua immagine, lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina”. — Genesi 1:26, 27.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29 Il secondo capitolo di Genesi fornisce a quanto pare altri particolari. Ma non è, come pensano alcuni, un diverso racconto della creazione in contrasto con quello del capitolo 1. Semplicemente riprende la narrazione da un certo punto del terzo “giorno”, dopo la comparsa dell’asciutto ma prima della creazione delle piante terrestri, aggiungendo interessanti particolari in relazione all’arrivo dei primi uomini: l’anima vivente Adamo, il giardino in cui dimorava, l’Eden, e la donna Eva, sua moglie. — Genesi 2:5-9, 15-18, 21, 22.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30 Abbiamo menzionato queste informazioni per dare un’idea di ciò che dice Genesi. E questo racconto molto realistico indica che il processo creativo andò avanti non per sole 144 ore (6 × 24), ma per molti millenni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Come faceva lo scrittore di Genesi a saperlo?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;31 Per molti è difficile accettare questo racconto della creazione. Dicono che derivi dai miti della creazione comuni fra i popoli primitivi, principalmente da quelli dell’antica Babilonia. Ma un recente dizionario biblico osserva: “Non si conosce ancora alcun mito che si riferisca esplicitamente alla creazione dell’universo” e i miti “sono caratterizzati dal politeismo e dalle lotte fra le divinità per la supremazia, in netto contrasto col monoteismo ebraico di [Genesi] 1-2”.3 A proposito delle leggende babilonesi sulla creazione, i curatori del British Museum ebbero a dire: “I concetti fondamentali dei documenti babilonesi ed ebraici sono essenzialmente diversi”.4&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;32 Da ciò che abbiamo visto, il racconto della creazione in Genesi si dimostra un documento scientificamente valido. Fa menzione delle principali categorie di piante e animali, con le loro molte varietà, che si riproducono soltanto “secondo le loro specie”. La documentazione fossile lo conferma. Infatti rivela l’improvvisa comparsa di ciascuna “specie” senza effettive forme di transizione che la colleghino a qualche “specie” precedente, come vorrebbe la teoria dell’evoluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;33 Tutta la conoscenza dei saggi d’Egitto non poté fornire a Mosè, lo scrittore di Genesi, alcun indizio sul processo creativo. I miti della creazione dei popoli antichi non somigliano per nulla a ciò che Mosè scrisse in Genesi. Da quale fonte Mosè attinse tutte quelle informazioni? Evidentemente da qualcuno che era stato presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;34 Il calcolo delle probabilità fornisce una sorprendente prova che il racconto della creazione in Genesi deve aver avuto origine da una fonte che conosceva gli avvenimenti. Il racconto elenca dieci stadi principali, in questo ordine: (1) un principio; (2) una terra primordiale e tenebrosa avvolta da fitte nubi di gas e acqua; (3) la luce; (4) una distesa o atmosfera; (5) ampie superfici asciutte; (6) piante terrestri; (7) visibilità del sole, della luna e delle stelle nella distesa e inizio delle stagioni; (8) mostri marini e creature volatili; (9) animali selvatici e domestici, mammiferi; (10) l’uomo. La scienza è d’accordo sul fatto che i suddetti stadi si siano succeduti in quest’ordine generale. Che probabilità ci sono che lo scrittore di Genesi indovinasse quest’ordine per caso? Le stesse di estrarre a caso da una scatola i numeri da 1 a 10 in ordine consecutivo. Le probabilità di riuscirci al primo tentativo sono una su 3.628.800! Non è quindi realistico pensare che lo scrittore di Genesi abbia elencato per caso nel giusto ordine gli avvenimenti summenzionati, senza essere stato in qualche modo informato sui fatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;35 Ma la teoria dell’evoluzione non ammette l’esistenza di un Creatore che fosse presente, conoscesse i fatti e potesse quindi rivelarli agli uomini. Attribuisce la comparsa della vita sulla terra alla generazione spontanea di organismi viventi a partire da sostanze chimiche inanimate. Ma è possibile che reazioni chimiche non guidate e in balìa del semplice caso creassero la vita? Gli scienziati sono proprio convinti che ciò sia potuto avvenire? Vi invitiamo a leggere il prossimo capitolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Il mito babilonese della creazione dal quale, secondo alcuni, il racconto della creazione in Genesi avrebbe tratto spunto:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dio Apsu e la dea Tiamat crearono altri dèi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In seguito Apsu si adirò con questi dèi e cercò di ucciderli, ma venne egli stesso ucciso dal dio Ea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tiamat, per vendetta, cercò di uccidere Ea, ma venne invece uccisa da Marduk, figlio di Ea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marduk spaccò in due il corpo di Tiamat: con una metà fece il cielo e con l’altra la terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Successivamente Marduk, con l’aiuto di Ea, creò l’umanità dal sangue di un altro dio, Kingu.a&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi sembra che questa leggenda abbia qualche somiglianza col racconto della creazione in Genesi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ecco ciò che ha detto un noto geologo sul racconto della creazione in Genesi:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Se come geologo fossi chiamato a spiegare in breve i nostri moderni concetti sull’origine della terra e sullo sviluppo della vita su di essa a un popolo di semplici pastori, come le tribù alle quali era rivolto il Libro della Genesi, difficilmente potrei fare di meglio che seguire piuttosto da vicino gran parte delle espressioni contenute nel primo capitolo della Genesi”.b Questo geologo, Wallace Pratt, fa pure notare che l’ordine degli avvenimenti — dall’origine degli oceani all’emergere dell’asciutto, alla comparsa della vita nei mari, agli uccelli e ai mammiferi — corrisponde essenzialmente alla successione delle principali ere geologiche.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-3754610845190300709?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/3754610845190300709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=3754610845190300709' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/3754610845190300709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/3754610845190300709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/3-cosa-dice-genesi.html' title='3 - Cosa dice Genesi?'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqecDnswqCI/AAAAAAAAAEc/x5OaGNaV73U/s72-c/lava.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-7300536017031647092</id><published>2007-07-24T20:01:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:03.620+01:00</updated><title type='text'>4 - La vita può aver avuto origine per caso?</title><content type='html'>&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqec7XswqDI/AAAAAAAAAEk/7hOVFaVWjb8/s400/180px-louis_pasteur.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091210447553603634" /&gt;&lt;br /&gt;QUANDO Charles Darwin propose la sua teoria dell’evoluzione ammise che la vita poteva essere stata ‘originariamente impressa dal Creatore in poche forme, o in una forma sola’.1 Ma l’attuale teoria dell’evoluzione non fa di solito alcuna menzione di un Creatore. Al contrario, la teoria della generazione spontanea della vita, un tempo ripudiata, è stata riesumata sotto diversa forma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 L’ipotesi della generazione spontanea della vita può farsi risalire a secoli fa. Nel XVII secolo persino autorevoli uomini di scienza come Francesco Bacone e William Harvey accettavano questa teoria. Ma entro il XIX secolo Louis Pasteur e altri scienziati le avevano sferrato un colpo apparentemente decisivo, dimostrando sperimentalmente che la vita poteva derivare solo da altra vita preesistente. Nondimeno, per necessità, la teoria dell’evoluzione parte dal presupposto che, molto tempo fa, la vita a livello microscopico sia in qualche modo nata spontaneamente dalla materia inanimata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Una nuova forma di generazione spontanea&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;3 Un’opinione evoluzionistica attuale sull’origine della vita è riassunta in un libro di Richard Dawkins, Il gene egoista. Dawkins ipotizza che all’inizio l’atmosfera della Terra fosse composta di anidride carbonica, metano, ammoniaca e acqua. Sotto la spinta energetica della luce solare, e forse di fulmini ed eruzioni vulcaniche, questi composti elementari si sarebbero scissi e successivamente ricomposti a formare degli amminoacidi. Diversi di questi si sarebbero gradualmente accumulati nel mare, formando poi composti simili a proteine. Infine, dice Dawkins, il mare divenne un “brodo primordiale” organico, quantunque ancora privo di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 “A un certo punto”, sempre secondo la descrizione di Dawkins, “una molecola particolarmente ragguardevole”, una molecola dotata della capacità di riprodursi, “si formò accidentalmente”. Pur ammettendo che un simile evento accidentale sarebbe stato estremamente improbabile, Dawkins afferma che deve comunque essere avvenuto. Molecole affini si sarebbero raggruppate, e poi, per un evento fortuito estremamente improbabile, si sarebbero ricoperte di una parete protettiva formata da altre molecole proteiche a mo’ di membrana. Così, ci vien detto, si autogenerò la prima cellula vivente.2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 A questo punto il lettore potrebbe cominciare a capire il senso dell’affermazione che Dawkins fa nell’introduzione del suo libro: “Questo libro dovrebbe essere letto come se fosse fantascienza”.3 Se si fa una ricerca sull’argomento, ci si accorge che questo approccio non costituisce un caso isolato. La maggioranza dei testi sull’evoluzione sorvola l’enorme difficoltà di spiegare come la vita abbia avuto origine dalla materia inanimata. Da ciò le parole di William Thorpe, dell’istituto di zoologia dell’Università di Cambridge, rivolte ai colleghi: “Tutte le speculazioni e le argomentazioni semplicistiche pubblicate negli ultimi dieci o quindici anni per spiegare come abbia avuto origine la vita si sono rivelate troppo ingenue e assai poco verosimili. In effetti il problema sembra lontano dalla soluzione tanto quanto prima”.4&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 L’esplosivo aumento delle cognizioni scientifiche in anni recenti non ha fatto che accentuare il baratro che separa i viventi dalla materia inanimata. Anche i più antichi organismi unicellulari conosciuti si sono rivelati infinitamente complessi. “Il problema, per la biologia, è quello di pervenire a un principio semplice”, dicono gli astronomi Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe. “I residui fossili di antiche forme di vita scoperti nelle rocce non rivelano un principio semplice. . . . la teoria dell’evoluzione manca perciò di una base adeguata”.5 E con l’aumento delle conoscenze, si fa sempre più difficile spiegare come siano potute venire all’esistenza forme di vita microscopiche così incredibilmente complesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 Le tappe principali per arrivare all’origine della vita, secondo la teoria evoluzionistica, sono: (1) l’esistenza di un’atmosfera primitiva adatta e (2) la concentrazione negli oceani di un brodo organico di molecole “semplici” necessarie alla vita. (3) Da queste si formarono proteine e nucleotidi (composti chimici complessi) che (4) si aggregarono e si rivestirono di una membrana, dopo di che (5) svilupparono un codice genetico e cominciarono a riprodurre copie di se stessi. Questi passi concordano con i dati disponibili?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’atmosfera primitiva&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;8 Nel 1953 Stanley Miller sottopose a scariche elettriche un’“atmosfera” di idrogeno, metano, ammoniaca e vapore acqueo. Si produssero alcuni dei molti amminoacidi esistenti e che costituiscono i “mattoni” di cui sono fatte le proteine. Miller ottenne solo 4 dei 20 amminoacidi indispensabili alla vita. Più di trent’anni dopo, gli scienziati non erano ancora riusciti a produrre sperimentalmente tutti e 20 gli amminoacidi necessari in condizioni che si potessero ritenere plausibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Miller era partito dal presupposto che l’atmosfera primitiva della terra fosse simile a quella del pallone usato nel suo esperimento. Perché? Perché, come dissero in seguito lui e un suo collaboratore, “la sintesi dei composti di interesse biologico può verificarsi solo in condizioni riducenti [in assenza di ossigeno libero nell’atmosfera]”.6 Ma secondo le teorie di altri evoluzionisti, l’ossigeno c’era. Il dilemma che questo pone all’evoluzione è così riassunto da Hitching: “Se nell’aria c’era ossigeno, il primo amminoacido non si sarebbe mai formato; senza ossigeno, sarebbe stato eliminato dai raggi cosmici”.7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Il fatto è che qualsiasi tentativo di determinare la composizione dell’atmosfera primitiva della terra non può che essere congetturale. Nessuno sa con esattezza da cosa fosse composta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Poteva formarsi un “brodo” organico?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;11 È assai improbabile che i presunti amminoacidi formatisi nell’atmosfera andassero a finire negli oceani e vi formassero un “brodo” organico. La stessa energia che si suppone abbia scisso i semplici composti presenti nell’atmosfera avrebbe ancor più rapidamente decomposto qualsiasi complesso amminoacido si fosse formato. È interessante notare che, nel suo esperimento dell’“atmosfera” sottoposta a scariche elettriche, Miller salvò i quattro amminoacidi ottenuti perché li tolse dal punto in cui avvenivano le scariche elettriche. Se ve li avesse lasciati, le scariche li avrebbero decomposti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Supponendo comunque che in qualche modo gli amminoacidi fossero riusciti a raggiungere gli oceani e a trovarvi protezione dalla distruttiva radiazione ultravioletta presente nell’atmosfera, che sarebbe successo? Hitching spiega: “Sotto la superficie dell’acqua non ci sarebbe stata energia sufficiente ad attivare ulteriori reazioni chimiche; l’acqua inibisce sempre la formazione di molecole più complesse”.8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 Perciò, una volta nell’acqua, gli amminoacidi sarebbero dovuti uscirne per formare molecole più grandi ed evolversi in proteine utili alla formazione della vita. Ma una volta fuori dell’acqua, si sarebbero ritrovati esposti ai distruttivi raggi ultravioletti! In altre parole, scrive Hitching, “le probabilità teoriche di superare anche solo questo primo stadio relativamente semplice [la formazione degli amminoacidi] nell’evoluzione della vita sono infinitamente piccole”.9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 Quantunque comunemente si dica che la vita sia nata spontaneamente negli oceani, l’acqua non è affatto un ambiente favorevole alle necessarie reazioni chimiche. Il chimico Richard Dickerson spiega: “È dunque difficile immaginare come possa essersi realizzata la polimerizzazione [l’unione di più molecole semplici a formarne di più grandi] nell’ambiente acquoso dell’oceano primitivo, dato che la presenza di acqua favorisce la depolimerizzazione [la scissione delle molecole più grandi in molecole più semplici] piuttosto che la reazione inversa”.10 Il biochimico George Wald è dello stesso avviso, e dice: “La dissoluzione spontanea è molto più probabile, e quindi procede molto più rapidamente della sintesi spontanea”. Ciò significa che non si sarebbe potuto accumulare nessun brodo organico! Secondo Wald, questo è “il problema più duro per noi [evoluzionisti]”.11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 Ma c’è un altro grosso problema che la teoria dell’evoluzione deve superare. Occorre tener presente che esistono più di 100 amminoacidi, dei quali però solo 20 sono necessari alle proteine della vita. Inoltre, essi sono presenti in due configurazioni: alcune molecole sono “destrogire”, mentre altre sono “levogire”. Se si formassero a caso, come in un ipotetico “brodo primordiale”, molto probabilmente metà degli amminoacidi sarebbero destrogiri e metà levogiri. Non c’è inoltre alcuna ragione nota per cui nei viventi l’una o l’altra delle due forme debba essere preferibile. Eppure, dei 20 amminoacidi utilizzati nella sintesi delle proteine della vita, tutti sono levogiri!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 Com’è possibile che, per caso, nel brodo si raggruppassero solo amminoacidi del tipo specificamente richiesto? Il fisico J. D. Bernal afferma: “Si deve ammettere che [ciò] . . . continua ad essere uno degli aspetti strutturali della vita più difficili da spiegare”. E conclude dicendo: “Forse non riusciremo mai a spiegarlo”.12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Proteine spontanee e probabilità&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;17 Che probabilità ci sono che gli amminoacidi giusti si unissero a formare una molecola proteica? Si potrebbe fare l’esempio di un grosso mucchio formato da un ugual numero di fagioli rossi e fagioli bianchi ben mischiati. I fagioli del mucchio sono inoltre presenti in più di 100 varietà. Se infilaste una paletta nel mucchio, cosa prendereste? Per prendere i fagioli in modo tale che rappresentino i componenti basilari di una proteina, dovreste prendere soltanto quelli rossi: neanche un fagiolo bianco. Inoltre, con la paletta dovreste aver preso solo 20 varietà di fagioli rossi, ciascuna delle quali dovrebbe trovarsi in un punto prestabilito della paletta. Nel mondo delle proteine, un solo errore in uno qualsiasi di questi aspetti impedirebbe alla proteina ottenuta di funzionare a dovere. Continuando a mescolare il nostro ipotetico mucchio di fagioli e ad infilarvi la paletta, riusciremmo infine a ottenere la combinazione giusta? No. Com’è quindi possibile che ciò sia avvenuto nell’ipotetico brodo organico?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 Le proteine indispensabili alla vita hanno molecole molto complesse. Che probabilità ci sono che anche solo una semplice molecola proteica si formasse accidentalmente in un brodo organico? Gli evoluzionisti ammettono che le probabilità sarebbero soltanto una su 10113 (1 seguito da 113 zeri). Ma qualsiasi evento le cui probabilità di verificarsi siano anche solo una su 1050 viene scartato dai matematici nella convinzione che non si verificherà mai. Per avere un’idea delle probabilità in questione, si pensi che 10113 è un numero superiore a quello di tutti gli atomi presumibilmente esistenti nell’universo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 Alcune proteine servono come materiali strutturali e altre come enzimi. Queste ultime accelerano le reazioni chimiche necessarie alla vita cellulare. Senza questo aiuto la cellula morrebbe. Le proteine enzimatiche necessarie al suo funzionamento non sono poche: ne servono 2.000. Che probabilità ci sono che venissero a trovarsi tutte insieme per caso? Una su 1040.000! “Una probabilità così smisuratamente piccola”, dice Hoyle, “che non vi si potrebbe far fronte neppure se l’intero universo fosse formato da un brodo organico”. E aggiunge: “Se una persona non è condizionata, o da convinzioni sociali o dalla propria formazione scientifica, a pensare che la vita abbia avuto origine [in modo spontaneo] sulla Terra, questo semplice calcolo dovrebbe essere sufficiente a cancellare completamente quest’idea”.13&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 In realtà le probabilità sono ancora inferiori a ciò che indica questa cifra “smisuratamente piccola”. La cellula deve essere circondata da una membrana. Ma questa membrana è estremamente complessa, formata da molecole proteiche, zuccheri e grassi. L’evoluzionista Leslie Orgel scrive: “Le attuali membrane cellulari sono dotate di canali e pompe che regolano l’entrata e l’uscita di sostanze nutritizie, prodotti di rifiuto, ioni metallici e via dicendo. Questi canali specializzati richiedono proteine altamente specifiche, molecole che non avrebbero potuto essere presenti all’inizio stesso dell’evoluzione della vita”.14&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lo straordinario codice genetico&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;21 Ancor più difficili da sintetizzare sono i nucleotidi, le unità strutturali del DNA, il quale racchiude il codice genetico. Cinque istoni sono associati col DNA (si pensa che gli istoni abbiano a che fare col controllo dell’attività dei geni). Le probabilità di una sintesi accidentale anche del più elementare di questi istoni sarebbero una su 20100: un altro numero enorme, “che supera il totale di tutti gli atomi presenti in tutte le stelle e le galassie visibili nei massimi telescopi astronomici”.15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 Ma la teoria dell’evoluzione incontra difficoltà anche maggiori per quanto concerne l’origine dell’intero codice genetico, indispensabile per la riproduzione della cellula. Il vecchio enigma dell’uovo e la gallina si ripete a proposito di proteine e DNA. Hitching dice: “La formazione delle proteine dipende dal DNA. Ma il DNA non si può formare senza una proteina preesistente”.16 Da qui il paradosso menzionato da Dickerson: “Alla domanda: ‘Sono comparsi prima gli uni o gli altri? [cioè le proteine enzimatiche o gli acidi nucleici]’ si deve rispondere: ‘Si sono sviluppati in parallelo’”.17 In altre parole sta dicendo che ‘l’uovo’ e ‘la gallina’ devono essersi evoluti simultaneamente, senza che l’uno sia venuto dall’altro. Vi sembra una conclusione ragionevole? Uno scrittore scientifico riassume la questione con queste parole: “L’origine del codice genetico costituisce un rompicapo simile a quello dell’uovo e la gallina, ovvero un problema ancora tutto da risolvere”.18&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 Il chimico Dickerson fa anche questa interessante affermazione: “L’evoluzione del meccanismo genetico è la fase per la quale non esistono modelli di laboratorio; pertanto si possono fare congetture senza fine, non essendo intralciati da alcun fatto scomodo”.19 È scientificamente corretto mettere da parte con tanta facilità questa valanga di ‘fatti scomodi’? Leslie Orgel definisce l’esistenza del codice genetico “l’aspetto più sconcertante del problema delle origini della vita”.20 Da parte sua Francis Crick conclude: “Il meccanismo necessario per rendere operante il codice genetico, che è quasi universale, è troppo complesso per essere nato in un colpo solo”.21&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 La teoria dell’evoluzione cerca di eliminare la necessità di far avvenire l’impossibile “in un colpo solo” presupponendo un processo graduale che abbia consentito alla selezione naturale di agire lentamente. Ma senza il codice genetico che permettesse di dare inizio alla riproduzione non poteva esistere il materiale sul quale la selezione naturale avrebbe dovuto operare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La sorprendente fotosintesi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;25 C’è un altro ostacolo che la teoria dell’evoluzione deve sormontare. A un certo punto la cellula primitiva dovette escogitare qualcosa che avrebbe rivoluzionato la vita sulla terra: la fotosintesi. Questo processo, mediante il quale le piante assorbono anidride carbonica e cedono ossigeno, non è ancora del tutto compreso dagli scienziati. Come dice il biologo F. W. Went, “è un processo che finora nessuno è riuscito a riprodurre in provetta”.22 Eppure c’è chi crede che una semplice minuscola cellula sia riuscita a produrla accidentalmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Grazie alla fotosintesi, un’atmosfera priva di ossigeno libero si trasformò in un’atmosfera nella quale una molecola su cinque è ossigeno. Questo rese possibile la vita degli animali, che respirano ossigeno, e la formazione di uno strato di ozono a protezione di ogni forma di vita dai dannosi effetti della radiazione ultravioletta. Si può attribuire questo sorprendente insieme di circostanze al caso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;È necessaria un’intelligenza?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;27 Di fronte alle astronomiche probabilità contrarie alla formazione accidentale di una cellula vivente, alcuni evoluzionisti si vedono costretti a fare marcia indietro. Per esempio, Hoyle e Wickramasinghe, autori di Evoluzione dallo spazio, si arrendono, dicendo: “Questi problemi sono troppo complessi per poterli esprimere numericamente”. E aggiungono: “Non c’è alcun modo . . . di risolvere i nostri problemi disponendo semplicemente di un brodo organico maggiore e migliore, come noi stessi speravamo che fosse possibile solo un paio di anni fa. I numeri che abbiamo ottenuto sono tali da lasciare così poche speranze alla scala dell’universo come a quella terrestre”.23&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28 Quindi, dopo aver riconosciuto che per dare origine alla vita dev’esserci in qualche modo voluta un’intelligenza, gli autori dicono: “In effetti una tale teoria è così ovvia che ci si chiede perché non sia accettata da tutti come evidente. Le ragioni sono psicologiche più che scientifiche”.24 Un osservatore potrebbe quindi concludere che l’unica spiegazione plausibile del perché la maggioranza degli evoluzionisti preferisca credere a un’origine casuale della vita piuttosto che — per usare le parole di Dawkins — “a un disegno o a uno scopo o a una direzione preordinata”,25 sia quella di una barriera ‘psicologica’. Perfino Hoyle e Wickramasinghe, dopo aver riconosciuto la necessità di un’intelligenza, dicono di non credere che l’origine della vita sia da attribuire a un Creatore.26 Secondo il loro ragionamento, l’intelligenza è presupposto inderogabile, ma l’idea di un Creatore è inammissibile. Non vi sembra un atteggiamento contraddittorio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;È scientifica?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29 Per essere accettata come fatto scientifico, l’origine spontanea della vita dovrebbe essere dimostrata col metodo scientifico, così descritto: Osserva ciò che accade; sulla base di queste osservazioni formula una teoria su ciò che potrebbe essere vero; verifica la teoria con ulteriori osservazioni ed esperimenti, e vedi se le previsioni basate su di essa si realizzano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30 Volendo applicare il metodo scientifico, non è possibile osservare la generazione spontanea della vita. Non c’è nessuna prova che ciò si stia verificando ora e, ovviamente, nessun osservatore umano era presente quando, secondo gli evoluzionisti, ciò sarebbe avvenuto. Nessuna teoria in merito è stata verificata dall’osservazione. Gli esperimenti di laboratorio non sono riusciti a replicarla. Le previsioni basate su tale teoria non si sono realizzate. Vista l’impossibilità di applicare il metodo scientifico, è scientificamente corretto elevare una simile teoria al rango di fatto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31 Dall’altro lato, ci sono ampie prove a sostegno della conclusione che la generazione spontanea della vita dalla materia inanimata non è possibile. “Basta pensare alla vastità di quest’impresa”, ammette George Wald, docente all’Università di Harvard, “per concludere che la generazione spontanea di un organismo vivente è impossibile”. Ma poi a cosa dice di credere questo evoluzionista? “Eppure eccoci qua: e sono convinto che siamo un risultato di una generazione spontanea”.27 Vi sembra una conclusione obiettiva o scientifica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;32 Il biologo britannico Joseph Henry Woodger definì questo modo di ragionare “vero e proprio dogmatismo: pretendere che ciò che si vuol credere sia effettivamente accaduto”.28 Com’è stato che gli scienziati sono arrivati ad accettare nella loro mente questa palese contraddizione del metodo scientifico? Il noto evoluzionista Loren Eiseley ammise: “Dopo aver rimproverato il teologo per la sua fiducia nel mito e nel miracolo, la scienza si è trovata nell’imbarazzante situazione di dover creare una propria mitologia, ovvero la supposizione che ciò che, nonostante lunghi tentativi, non si poteva dimostrare avvenisse oggi fosse realmente avvenuto nel passato primordiale”.29&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;33 Stando così le cose, si può dire che la teoria della generazione spontanea della vita trovi posto più nel reame della fantascienza che in quello dei fatti scientifici. A quanto pare molti suoi sostenitori hanno messo da parte in questo caso il metodo scientifico per credere quel che vogliono credere. Malgrado le schiaccianti probabilità contrarie all’origine accidentale della vita, un tenace dogmatismo prevale sulla cautela normalmente suggerita dal metodo scientifico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Non tutti gli scienziati l’accettano&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;34 Comunque, non tutti gli scienziati rifiutano a priori l’alternativa. Il fisico H. S. Lipson, rendendosi conto delle enormi probabilità contrarie all’origine spontanea della vita, dice: “L’unica spiegazione plausibile è la creazione. So che questo è tabù per i fisici, come lo è in effetti per me, ma non dobbiamo respingere una teoria che non ci piace se ha il sostegno dell’evidenza sperimentale”. Osserva inoltre che, dopo L’origine delle specie di Darwin, “l’evoluzione divenne in un certo senso una religione scientifica; quasi tutti gli scienziati l’hanno accettata e molti sono pronti a ‘ritoccare’ i risultati delle loro osservazioni per adattarli ad essa”.30 Triste ma vero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;35 Chandra Wickramasinghe, docente allo University College di Cardiff, ha detto: “Sin dall’inizio dei miei studi scientifici, sono stato sottoposto a un energico lavaggio del cervello perché mi convincessi che la scienza non può ammettere nessun tipo di creazione intenzionale. Ci si è dovuti liberare molto faticosamente di questo concetto. La situazione, la condizione mentale in cui ora mi trovo, è piuttosto scomoda. Ma non c’è nessuna logica via d’uscita. . . . Considerare la vita il risultato di un incidente chimico sulla terra è come cercare un particolare granello di sabbia su tutte le spiagge di tutti i pianeti dell’universo, e trovarlo”. In altre parole, non è proprio possibile che la vita sia il risultato di un incidente chimico. Quindi Wickramasinghe conclude: “Non c’è nessun altro modo in cui possiamo comprendere il preciso ordine delle sostanze chimiche vitali se non appellandoci alle creazioni su scala cosmica”.31&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;36 Come dice l’astronomo Robert Jastrow, “gli scienziati non hanno prove che la vita non sia stata il risultato di un atto di creazione”.32&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;37 Ma anche supponendo che una prima cellula vivente sia venuta in qualche modo all’esistenza spontaneamente, ci sono prove che si sia evoluta dando vita a tutte le creature vissute e viventi sulla terra? I fossili forniscono la risposta, e il prossimo capitolo prenderà in esame ciò che dice in realtà la documentazione fossile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Commenti di evoluzionisti di ieri e di oggi sull’origine della vita&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“L’ipotesi che la vita si sia sviluppata dalla materia inorganica è tuttora un articolo di fede”. — J. W. N. Sullivan, matematicod&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Le probabilità che la vita abbia avuto origine per caso sono paragonabili alle probabilità che un dizionario completo si formi come risultato di un’esplosione in una tipografia”. — Edwin Conklin, biologoe&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Basta pensare alla vastità di quest’impresa per concludere che la generazione spontanea di un organismo vivente è impossibile”. — George Wald, biochimicof&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Un uomo onesto, munito di tutte le conoscenze attuali, può solo affermare che per ora, in un certo senso, l’origine della vita appare quasi un miracolo”. — Francis Crick, biologog&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Se una persona non è condizionata, o da convinzioni sociali o dalla propria formazione scientifica, a pensare che la vita abbia avuto origine [in modo spontaneo] sulla Terra, questo semplice calcolo [delle probabilità matematiche contrarie] dovrebbe essere sufficiente a cancellare completamente quest’idea”. — Fred Hoyle e N. C. Wickramasinghe, astronomi&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’incredibile cellula&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqedA3swqEI/AAAAAAAAAEs/ytN8o2dn1N4/s1600-h/cellula.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqedA3swqEI/AAAAAAAAAEs/ytN8o2dn1N4/s400/cellula.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091210542042884162" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;  Una cellula vivente è straordinariamente complessa. Il biologo Francis Crick, pur cercando di descrivere in modo semplice il complesso funzionamento della cellula, si rende conto di poter arrivare solo fino a un certo punto, per cui invita il lettore a ‘non cercare di impadronirsi di tutti i dettagli’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Le istruzioni contenute nel DNA della cellula, “se messe per iscritto, occuperebbero 1.000 volumi di 600 pagine l’uno”, dice National Geographic. “Ogni cellula è un mondo che trabocca di minuscoli aggregati di atomi chiamati molecole, il cui numero può arrivare a 200.000 miliardi. . . . I nostri 46 cromosomi, che hanno forma di filamenti, se allineati misurerebbero più di un metro e 80 centimetri. Eppure il nucleo in cui sono racchiusi ha un diametro inferiore a 10 millesimi di millimetro”.b&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  La rivista Newsweek, per dare un’idea dell’attività cellulare, fa questo esempio: “Ciascuna di questi 100.000 miliardi di cellule funziona come una città cinta da mura. Ci sono centrali elettriche che producono l’energia di cui la cellula ha bisogno. Ci sono fabbriche di proteine, elementi indispensabili per lo scambio chimico. Complessi sistemi di trasporto guidano particolari sostanze chimiche da un punto all’altro della cellula e fuori. Sentinelle ai posti di blocco controllano le esportazioni e le importazioni, e scrutano il mondo esterno in cerca di segnali di pericolo. Disciplinate truppe biologiche si tengono pronte a intervenire contro gli invasori. Un governo genetico centrale mantiene l’ordine”.c&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Quando per la prima volta fu proposta la moderna teoria dell’evoluzione, gli scienziati avevano solo un’idea molto vaga della fantastica complessità di una cellula vivente. Nella pagina accanto sono illustrate alcune parti di una cellula tipo, tutte contenute in un involucro di soli 0,025 millimetri di diametro.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-7300536017031647092?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/7300536017031647092/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=7300536017031647092' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/7300536017031647092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/7300536017031647092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/4-la-vita-pu-aver-avuto-origine-per.html' title='4 - La vita può aver avuto origine per caso?'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqec7XswqDI/AAAAAAAAAEk/7hOVFaVWjb8/s72-c/180px-louis_pasteur.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-874706172800881943</id><published>2007-07-24T20:00:00.002+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:04.256+01:00</updated><title type='text'>5 - La testimonianza dei fossili</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqefGnswqFI/AAAAAAAAAE0/G82I2BBnKIg/s1600-h/trilobite.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqefGnswqFI/AAAAAAAAAE0/G82I2BBnKIg/s400/trilobite.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091212839850387538" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;I FOSSILI sono resti di antiche forme di vita preservati nella crosta terrestre. Può trattarsi di scheletri o di parti d’essi, come ossa, denti o gusci. Un fossile può anche consistere in una traccia — ad esempio un’orma o un’impronta — lasciata da quello che un tempo era un organismo vivente. Molti fossili non contengono più la sostanza organica originale, ma sono costituiti da depositi minerali che, infiltratisi, ne hanno assunto la forma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Perché i fossili sono importanti per l’evoluzione? Un genetista, G. L. Stebbins, ne sottolinea una ragione fondamentale: “Nessun biologo ha effettivamente visto l’origine di un importante gruppo di organismi per evoluzione”.1 Perciò oggi non si vedono sulla terra organismi viventi che si evolvano in altre forme di vita. Al contrario, sono tutti morfologicamente completi e distinti dagli altri tipi. Come osservò il genetista Theodosius Dobzhansky, “il mondo vivente non è una singola sequenza . . . collegata da serie ininterrotte di gradi intermedi”.2 E Charles Darwin ammise che “la distinzione delle forme [viventi] specifiche, e il fatto che esse non sono collegate da innumerevoli anelli di transizione, costituisce una difficoltà molto evidente”.3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Perciò le varietà distinte degli organismi oggi viventi non sostengono in alcun modo la teoria dell’evoluzione. È per questo che la documentazione fossile acquistò tanta importanza. Si pensava che almeno i fossili potessero fornire la conferma di cui la teoria dell’evoluzione aveva bisogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cosa cercare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;4 Se l’evoluzione fosse un fatto reale, la documentazione fossile rivelerebbe senz’altro la graduale trasformazione di una specie vivente in un’altra. E così dovrebbe essere, a prescindere da quale delle varie teorie evoluzionistiche si accetti. Gli stessi scienziati che sostengono la teoria dell’“equilibrio punteggiato” o “intermittente”, teoria che prevede cambiamenti più rapidi, riconoscono che i presunti cambiamenti si sarebbero comunque verificati nell’arco di molte migliaia d’anni. Non è quindi ragionevole pensare che non vi sia alcuna necessità di fossili di collegamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Inoltre, se l’evoluzione si basasse sui fatti, la documentazione fossile dovrebbe mostrare abbozzi di nuovi organi nei viventi. Dovrebbero esistere almeno alcuni fossili con arti, ali, occhi, ossa e altri organi in fase di sviluppo. Per esempio, dovrebbero trovarsi pinne di pesce che si stavano trasformando in zampe di anfibio, con piedi e dita, e branchie che si stavano evolvendo in polmoni. Si dovrebbero trovare rettili con arti anteriori che si stavano trasformando in ali d’uccello, arti posteriori che si stavano mutando in zampe munite di artigli, squame che stavano diventando penne, e bocche che si stavano trasformando in becchi cornei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Parlando di questa teoria, il periodico britannico New Scientist dice: “Essa predice che una documentazione fossile completa consisterebbe in linee di organismi indicanti un cambiamento ininterrotto e graduale durante lunghi periodi di tempo”.4 Come asserì lo stesso Darwin, “veramente immenso deve essere il numero delle varietà intermedie che anticamente esistettero sulla terra”.5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 D’altra parte, se il racconto della creazione in Genesi è reale, la documentazione fossile non dovrebbe contenere tracce di forme di vita in fase di trasformazione. Dovrebbe rispecchiare la dichiarazione di Genesi secondo cui ciascuna delle diverse forme di vita si sarebbe riprodotta solo “secondo la sua specie”. (Genesi 1:11, 12, 21, 24, 25) Inoltre, se i viventi vennero all’esistenza per mezzo di un atto creativo, nella documentazione fossile non si dovrebbero trovare ossa o organi incompleti, in fase di sviluppo. Tutti i fossili dovrebbero essere completi e altamente complessi, come i viventi d’oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Per di più, se i viventi furono creati, ci sarebbe da aspettarsi che apparissero all’improvviso nella documentazione fossile, senza collegamenti con forme di vita precedenti. Che succederebbe se si riscontrasse che le cose stanno così? Darwin ammise francamente: “Se molte specie . . . fossero realmente apparse improvvisamente, questo fatto sarebbe fatale alla teoria dell’evoluzione”.6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Fino a che punto è completa la documentazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;9 Comunque, è abbastanza completa la documentazione fossile da permettere, dopo un’onesta valutazione, di capire se sostiene la creazione o l’evoluzione? Più di un secolo fa, Darwin pensava di no. Cosa non andava nella documentazione fossile disponibile ai suoi giorni? Non conteneva gli anelli di transizione necessari per suffragare la sua teoria. Questo lo spinse a dire: “Perché dunque ogni formazione geologica e ogni strato non sono pieni di questi legami intermedi? Certo è che la geologia non rivela una tale catena organica perfettamente graduata; e questa è forse la più ovvia e seria obiezione che si possa fare alla teoria”.7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 La documentazione fossile esistente ai giorni di Darwin fu per lui una delusione anche sotto un altro aspetto. Darwin spiegò: “La comparsa improvvisa di interi gruppi di specie, in alcune formazioni, è stata impugnata da diversi paleontologi . . . come obiezione decisiva alla teoria della trasformazione delle specie”. E ancora: “V’è una seconda difficoltà legata alla prima, e molto più seria. Mi riferisco alla comparsa subitanea di specie appartenenti a diverse fra le principali suddivisioni del regno animale nelle rocce fossilifere più profonde che si conoscano. . . . Il problema è attualmente insolubile; e può essere un valido argomento contro le opinioni [evoluzionistiche] qui esposte”.8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 Darwin cercò di risolvere questi enormi problemi mettendo sotto accusa la documentazione fossile. Ad esempio disse: “Considero i dati geologici come una storia del mondo tramandata imperfetta. . . . La nobile scienza della geologia perde gloria per la estrema incompletezza dei documenti”.9 Sia lui che altri pensavano che col passar del tempo si sarebbero certamente trovati gli anelli fossili mancanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Ora, dopo ben oltre un secolo di scavi intensivi, è stata dissepolta una gran quantità di fossili. La documentazione è ancora altrettanto “imperfetta”? Il libro Processes of Organic Evolution (Processi di evoluzione organica) osserva: “La documentazione delle antiche forme di vita è ora esauriente e si arricchisce sempre più man mano che i paleontologi trovano, descrivono e comparano nuovi fossili”.10 E Porter Kier, ricercatore della Smithsonian Institution, aggiunge: “Nei musei di tutto il mondo ci sono cento milioni di fossili, tutti catalogati e identificati”.11 Pertanto in Guida alla storia della Terra si legge: “Con l’aiuto dei fossili i paleontologi possono oggi darci un eccellente quadro della vita nelle ere passate”.12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 Dopo tutto questo tempo, e con tutti i milioni di fossili raccolti, cosa rivela ora la documentazione? Steven Stanley, evoluzionista, dice che i fossili “rivelano qualcosa di nuovo e di sorprendente sulla nostra origine biologica”.13 Il libro Una visione della vita, scritto da tre evoluzionisti, aggiunge: “Nei fossili si osservano moltissime tendenze evolutive che i paleontologi non sono stati capaci di spiegare”.14 Cos’hanno trovato di tanto “sorprendente” e ‘inspiegabile’ questi evoluzionisti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 Ciò che lascia perplessi questi scienziati è il fatto che l’enorme quantità di fossili oggi disponibile rivela esattamente la stessa cosa che rivelava ai giorni di Darwin: le fondamentali specie viventi sono apparse all’improvviso e non hanno subìto mutamenti apprezzabili per lunghi periodi di tempo. Non sono mai stati trovati anelli di congiunzione fra due diverse specie fondamentali. Perciò la testimonianza dei fossili attesta esattamente il contrario di ciò che molti si aspettavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 Dopo quarant’anni di ricerche, il botanico svedese Heribert Nilsson descrisse così la situazione: “Alla luce dei dati paleontologici non è possibile fare nemmeno una caricatura dell’evoluzione. La raccolta dei fossili è oggi così completa che . . . l’assenza di serie di transizione non può essere attribuita alla scarsità di materiale. Le lacune sono effettive, e non saranno mai colmate”.15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La vita appare all’improvviso&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;16 Esaminiamo più da vicino le testimonianze. Nel suo libro Red Giants and White Dwarfs (Giganti rosse e nane bianche), Robert Jastrow afferma: “A un certo punto, nel corso del primo miliardo di anni, sulla superficie della terra apparve la vita. Lentamente, come attestano i fossili, gli organismi viventi iniziarono la loro ascesa dalle forme più semplici a quelle più complesse”. Da questa descrizione ci si aspetterebbe che la documentazione fossile attestasse un’evoluzione lenta dalle prime “semplici” forme di vita a quelle più complesse. Eppure lo stesso libro dice: “Quel cruciale primo miliardo di anni, durante il quale ebbe origine la vita, è fatto di pagine bianche nella storia della terra”.16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 E poi, è esatto definire “semplici” quelle prime forme di vita? “Se andiamo a ritroso nel tempo sino al periodo delle rocce più antiche”, dice Evoluzione dallo spazio, “i residui fossili di antiche forme di vita scoperti nelle rocce non rivelano un principio semplice. Anche se possiamo essere inclini a considerare semplici batteri fossili e alghe fossili e micromiceti rispetto a un cane o a un cavallo, il loro livello d’informazione rimane però enormemente elevato. La massima parte della complessità biochimica della vita era presente già all’epoca in cui si formarono le rocce più antiche della superficie terrestre”.17&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 Da questo inizio, è possibile trovare una qualsiasi testimonianza indicante che organismi unicellulari si siano evoluti in organismi pluricellulari? “La documentazione fossile non contiene tracce di questi stadi preliminari nello sviluppo degli organismi pluricellulari”, dice Jastrow.18 E sempre lui afferma: “I reperti fossili conservati nelle rocce contengono molto poco oltre a batteri e piante unicellulari, finché, circa un miliardo di anni fa, dopo un progresso invisibile protrattosi per circa tre miliardi di anni, si ebbe un decisivo salto di qualità: sulla Terra comparvero i primi organismi pluricellulari”.19&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 Pertanto, all’inizio di quello che viene definito periodo cambriano, si assiste nella documentazione fossile a un’inspiegabile svolta spettacolare. Una grande varietà di creature marine complesse e completamente sviluppate, molte delle quali dotate di un duro guscio esterno, appaiono così all’improvviso che, in relazione a questo periodo, si parla spesso di un’“esplosione” di creature viventi. Il libro Una visione della vita lo descrive così: “In un intervallo di 10 milioni di anni all’inizio del periodo Cambriano, comparvero tutti i principali gruppi di invertebrati con scheletro, dando luogo alla più grande esplosione di diversificazione registratasi sul nostro pianeta”. Apparvero gasteropodi, spugne, stelle di mare, trilobiti (un tipo di crostacei estinti), e molte altre creature marine. Fatto interessante, lo stesso libro afferma: “Alcune trilobiti estinte avevano occhi più complessi ed efficienti di quelli di ogni altro artropode vivente”.20&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 Ci sono anelli fossili di congiunzione fra questa esplosione di vita e forme di vita precedenti? Ai tempi di Darwin questi anelli non esistevano. Egli ammise: “Non posso trovare risposta soddisfacente alla domanda perché non si trovino depositi ricchi di fossili appartenenti a questi presunti periodi primitivi, anteriori all’epoca cambriana”.21 È diversa la situazione oggi? A proposito dell’osservazione di Darwin sulla “comparsa improvvisa di interi gruppi di specie”, il paleontologo Alfred S. Romer scrisse: “Al di sotto [del Cambriano], ci sono formazioni sedimentarie di notevole spessore in cui dovrebbero trovarsi i progenitori delle forme riconoscibili nel Cambriano. Ma non si trovano; in questi strati antichi non vi è quasi traccia di vita, e si potrebbe dire che il quadro generale concordi con l’idea di una creazione speciale all’inizio del Cambriano. ‘Alla domanda perché non si trovino depositi ricchi di fossili appartenenti a questi presunti periodi primitivi, anteriori all’epoca cambriana’, disse Darwin, ‘non posso trovare risposta soddisfacente’. Né possiamo trovarla noi oggi”.22&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 Alcuni obiettano che le rocce precambriane sono state troppo modificate dal calore e dalla pressione per poter preservare gli anelli fossili di congiunzione, o che nei mari poco profondi non si ebbero sedimentazioni rocciose in grado di conservare i fossili. “Nessuna di queste ipotesi è stata confermata”, dicono gli evoluzionisti Salvador E. Luria, Stephen Jay Gould e Sam Singer. E aggiungono: “Sono state scoperte molte rocce precambriane non modificate, le quali non contengono fossili di organismi complessi”.23&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 Questi fatti hanno indotto il biochimico D. B. Gower a dire: “Il racconto della creazione contenuto nella Genesi e la teoria dell’evoluzione erano inconciliabili. Uno dei due doveva essere giusto e l’altro sbagliato. La storia dei fossili dava ragione al racconto della Genesi. Nelle rocce più antiche non abbiamo trovato una serie di fossili che mostrasse i cambiamenti graduali dalle creature più primitive alle forme sviluppate, ma piuttosto, nelle rocce più antiche, l’improvvisa comparsa di specie sviluppate. Fra una specie e l’altra c’era un’assenza totale di fossili intermedi”.24&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 Lo zoologo Harold Coffin è giunto a questa conclusione: “Se l’ipotesi dell’evoluzione graduale dal semplice al complesso è esatta, si dovrebbero poter trovare gli antenati di queste creature viventi improvvisamente apparse nel Cambriano; ma non sono stati trovati, e gli scienziati ammettono che ci sono scarse speranze di trovarli in futuro. Stando esclusivamente ai fatti, sulla base di ciò che effettivamente si trova nella terra, la teoria più idonea è quella di un improvviso atto creativo che abbia dato origine alle principali forme di vita”.25&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Si ripetono le apparizioni improvvise; minimi mutamenti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;24 Negli strati superiori all’“esplosione” di vita del Cambriano, la testimonianza dei fossili è sempre la stessa: nuove specie animali e vegetali compaiono all’improvviso, senza alcun legame con forme di vita precedenti. E, una volta venute all’esistenza, si perpetuano con minimi mutamenti. Il libro L’evoluzione dell’evoluzione afferma: “Ora le testimonianze fossili rivelano che, nella maggior parte dei casi, le specie sopravvivono per centinaia di migliaia, o milioni, di generazioni senza evolversi in maniera apprezzabile. . . . Dal momento della loro origine in poi, le specie subiscono per lo più minime variazioni, prima di estinguersi”.26&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 Per esempio, gli insetti appaiono all’improvviso nella documentazione fossile, e in grande abbondanza, senza alcun antenato evolutivo. E fino a oggi non sono cambiati molto. A proposito del rinvenimento di una mosca fossile alla quale sono stati attribuiti “40 milioni di anni”, il dott. George Poinar jr. dice: “L’anatomia interna di queste creature è straordinariamente simile a quella delle mosche attuali. Ali, zampe, testa e persino la struttura cellulare interna hanno un aspetto molto moderno”.27 E in un commento pubblicato sul Globe and Mail di Toronto si leggeva: “Dopo aver risalito per 40 milioni di anni la scala evolutiva, non hanno fatto in pratica nessun progresso apprezzabile”.28&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Un quadro analogo si riscontra a proposito delle piante. Nelle rocce si trovano foglie fossili di molti alberi e arbusti che differiscono ben poco da quelle delle stesse piante esistenti oggi: quercia, noce, noce americano, vite, magnolia, palma e molte altre. Le specie animali seguono lo stesso modello. Gli antenati di quelle oggi viventi compaiono all’improvviso nella documentazione fossile, e sono molto simili alle loro controparti viventi. Esistono molte varietà, ma sono tutte facilmente identificabili con la stessa “specie”. La rivista Discover ne sottolinea un esempio: “Il lìmulo [Xiphosura polyphemus] . . . esiste praticamente immutato da 200 milioni di anni”.29 Anche gli animali che si estinsero seguirono lo stesso schema. I dinosauri, per esempio, appaiono all’improvviso nella documentazione fossile, senza alcun legame con forme ancestrali. Si moltiplicarono considerevolmente, per poi estinguersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 A questo riguardo, il Bulletin del Field Museum of Natural History di Chicago afferma: “Nella sequenza le specie appaiono in modo molto repentino, mostrano una stabilità assoluta o quasi nel corso della loro esistenza nella documentazione, e poi scompaiono bruscamente dalla medesima. E non sempre è chiaro — anzi, di rado lo è — se i loro discendenti fossero effettivamente più adatti dei loro predecessori. In altre parole, è difficile riscontrare un miglioramento biologico”.30&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqefNnswqGI/AAAAAAAAAE8/JO7nqZRBC0E/s1600-h/Giraffa.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqefNnswqGI/AAAAAAAAAE8/JO7nqZRBC0E/s400/Giraffa.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091212960109471842" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Assenza di caratteristiche di transizione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;28 Un’altra difficoltà per l’evoluzione è il fatto che nella documentazione fossile non si riscontrano in alcun modo ossa o organi parzialmente formati che possano interpretarsi come abbozzi di nuove caratteristiche. Esistono, ad esempio, fossili di vari tipi di creature volatili: uccelli, pipistrelli, pterodattili estinti. Secondo la teoria dell’evoluzione si sarebbero evoluti da forme ancestrali di transizione. Ma non ne è stata trovata nemmeno una. Non ne esiste la minima traccia. Ci sono fossili di giraffe col collo lungo due terzi o tre quarti di quello delle giraffe attuali? Ci sono fossili di uccelli il cui becco si stesse evolvendo da una mandibola rettiliana? Esiste tra i fossili qualche traccia di pesci che stessero sviluppando un bacino come quello degli anfibi, o di pesci le cui pinne si stessero trasformando in zampe, piedi e dita di anfibi? I fatti mostrano che la ricerca di queste caratteristiche di transizione nella documentazione fossile si è rivelata infruttuosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29 New Scientist fa notare che l’evoluzione “predice che una documentazione fossile completa consisterebbe in linee di organismi indicanti un cambiamento ininterrotto e graduale durante lunghi periodi di tempo”. Ma ammette: “Purtroppo la documentazione fossile non soddisfa queste aspettative, perché raramente singole specie fossili sono collegate fra loro da forme intermedie conosciute. . . . sembra proprio che le specie fossili note non si evolvano nemmeno nell’arco di milioni di anni”.31 E il genetista Stebbins scrive: “Non si conoscono forme di transizione fra nessuno dei principali phyla animali o vegetali”. Egli parla del “grande divario esistente fra molte delle principali categorie di organismi”.32 Come riconosce il libro L’evoluzione dell’evoluzione, “la documentazione fossile non dimostra, infatti, in maniera convincente alcuna transizione da una specie a un’altra. Per di più, le specie sono perdurate per periodi di tempo sorprendentemente lunghi”.33 — Il corsivo è nostro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30 Questo concorda con l’approfondito studio preparato dalla Società Geologica di Londra e dall’Associazione Paleontologica d’Inghilterra, sui cui risultati John N. Moore, docente di scienze naturali, ha scritto: “Circa 120 scienziati, tutti specialisti, hanno compilato i trenta capitoli di un lavoro monumentale di oltre 800 pagine, per presentare la documentazione fossile di piante e animali suddivisi in circa 2.500 gruppi. . . . Come si può notare, ciascuna principale forma o tipo di pianta e animale ha una storia separata e indipendente da quella di tutte le altre forme o tipi! Gruppi sia di piante che di animali appaiono all’improvviso nella documentazione fossile. . . . Balene, pipistrelli, cavalli, primati, elefanti, lepri, scoiattoli, ecc., quando apparvero per la prima volta erano tutti distinti fra loro come lo sono oggi. Non c’è traccia di un antenato comune, e ancor meno di collegamenti con qualche rettile, presunto progenitore”. Moore aggiunge: “Nella documentazione fossile non sono state trovate forme di transizione, molto probabilmente perché non esistono proprio forme di transizione a livello fossile. È molto probabile che non si sia mai verificata una transizione da una specie animale all’altra e/o da una specie vegetale all’altra”.34&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31 Perciò la situazione esistente ai giorni di Darwin non è cambiata. La testimonianza dei fossili è ancora quella descritta alcuni anni fa dallo zoologo D’Arcy Thompson nel suo libro On Growth and Form (Crescita e forma): “L’evoluzione darwiniana non ci ha spiegato in che modo gli uccelli discendono dai rettili, i mammiferi dai primi quadrupedi, i quadrupedi dai pesci, o i vertebrati dagli invertebrati. . . . Andare in cerca di anelli di congiunzione per colmare le lacune significa cercare invano, per sempre”.35&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E il cavallo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;32 Comunque, spesso si è detto che almeno il cavallo è un classico esempio di evoluzione documentato dai fossili. La World Book Encyclopedia dice: “I cavalli sono fra gli esempi più documentati di sviluppo evolutivo”.36 Le figure usate per illustrare l’argomento cominciano con un piccolo animale e terminano con i grandi cavalli di oggi. Ma questo ha veramente il sostegno dell’evidenza fossile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;33 L’Encyclopædia Britannica osserva: “L’evoluzione del cavallo non è mai stata rettilinea”.37 In altre parole, la testimonianza dei fossili non rivela affatto uno sviluppo graduale da quel piccolo animale al cavallo grande. L’evoluzionista Hitching, a proposito di questo tanto decantato modello evolutivo, dice: “Descritto un tempo come semplice e lampante, è ora così complicato che l’accettare una versione anziché un’altra è più una questione di fede che di scelta razionale. Eohippus, il presunto cavallo primitivo, che secondo gli esperti si sarebbe estinto molto tempo fa e che ci è noto solo attraverso i fossili, potrebbe in realtà essere vivo e vegeto e potrebbe non essere affatto un cavallo, bensì un timido animale delle dimensioni di una volpe, una procavia che si vede sfrecciare nella boscaglia africana”.38&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;34 Definire il piccolo Eohippus l’antenato del cavallo richiede uno sforzo d’immaginazione, specialmente alla luce di ciò che dice il libro L’evoluzione dell’evoluzione: “Per molto tempo . . . si credette che [l’Eohippus] si fosse lentamente, ma continuamente, trasformato in un animale dai caratteri più tipicamente equini”. Ma questo assunto è sostenuto dai fatti? “Le specie fossili di [Eohippus] mostrano scarse tracce di modificazioni evolutive”, risponde lo stesso libro. Parlando delle testimonianze fossili, ammette perciò che “non documentano l’intera storia della famiglia degli equidi”.39&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;35 Pertanto ora alcuni scienziati dicono che il piccolo Eohippus non è mai stato un cavallo né un suo antenato. E ciascun tipo fossile inserito nella linea del cavallo rivela una straordinaria stabilità, senza forme di transizione fra esso e altri presunti antenati evolutivi. Non dovrebbe nemmeno destare sorpresa il fatto che esistano fossili di cavalli di forma e dimensioni diverse. Tuttora i cavalli variano dai piccoli pony ai grossi cavalli da tiro. Sono tutte varietà nell’ambito della famiglia dei cavalli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ciò che dicono veramente i fossili&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;36 Se si lascia parlare la documentazione fossile, la sua testimonianza non è a favore dell’evoluzione, ma della creazione. Mostra che molte diverse specie di creature viventi apparvero all’improvviso. Pur con un’ampia varietà in seno a ciascuna specie, esse non erano collegate in senso evolutivo con alcuna forma ancestrale, né erano unite da anelli evolutivi ad altre specie viventi venute dopo di loro. Varie specie mantennero una grande stabilità per lunghi periodi di tempo prima di estinguersi, mentre altre esistono tuttora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;37 “Il concetto di evoluzione non può essere considerato una spiegazione scientificamente comprovata della presenza delle diverse forme di vita”, conclude l’evoluzionista Edmund Samuel nel suo libro Order: In Life (Ordine: nella vita). Perché? “Nessuna analisi accurata della distribuzione biogeografica o della documentazione fossile”, aggiunge, “può sostenere in maniera diretta l’evoluzione”.40&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;38 Il ricercatore imparziale è chiaramente portato a concludere che i fossili non sostengono la teoria dell’evoluzione. Anzi, l’evidenza fossile accresce sensibilmente il peso degli argomenti a favore della creazione. Lo zoologo Coffin scrive: “Per gli scienziati laici, i fossili, tracce di vita passata, costituiscono l’ultima e decisiva corte d’appello, perché la documentazione fossile è l’unica storia autentica della vita di cui possa disporre la scienza. Se questa storia fossile non concorda con la teoria dell’evoluzione — e abbiamo visto che non concorda — cosa dobbiamo dedurne? Dobbiamo dedurne che le piante e gli animali furono creati nelle loro forme fondamentali. I fatti essenziali della documentazione fossile sostengono la creazione, non l’evoluzione”.41 L’astronomo Carl Sagan, nel suo libro Cosmo, riconosce che ‘i reperti fossili potrebbero conciliarsi con l’idea di un Grande Progettista’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ciò che dicono i fossili . . . sull’origine dei viventi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sull’origine della vita:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Il libro delle età, inciso nella crosta terrestre, è costituito, per almeno tre quarti, da pagine bianche”. — Il mondo in cui viviamoc&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “I primi passi . . . non sono noti; . . . non ne resta traccia”. — Red Giants and White Dwarfsd&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sulla vita pluricellulare:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Come abbiano avuto origine gli organismi animali pluricellulari, e se questo si sia verificato una o più volte e in uno o più modi, sono problemi difficili e continuamente dibattuti che risultano . . . ‘in ultima analisi, praticamente insolubili’”. — Sciencee&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “La documentazione fossile non contiene tracce di questi stadi preliminari nello sviluppo degli organismi pluricellulari”. — Red Giants and White Dwarfsf&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sulla vita vegetale:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “La maggior parte dei botanici si rivolge alla documentazione fossile per far luce sull’argomento. Ma . . . non è stato rinvenuto nessun elemento utile a questo fine. . . . Non c’è alcuna traccia di forme ancestrali”. — The Natural History of Palmsg&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sugli insetti:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Le testimonianze fossili non forniscono nessuna informazione sull’origine degli insetti”. — Encyclopædia Britannicah&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Non si conoscono fossili che permettano di sapere quale aspetto avessero i progenitori degli insetti”. — The Insectsi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sui vertebrati:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “I resti fossili, comunque, non forniscono informazioni sull’origine dei vertebrati”. — Encyclopædia Britannicaj&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sui pesci:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Per quanto ne sappiamo, nessun ‘anello’ collegava questo nuovo animale ad alcuna precedente forma di vita. I pesci semplicemente comparvero”. — Marvels &amp; Mysteries of Our Animal Worldk&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sui pesci che si sarebbero evoluti in anfibi:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Esattamente come o perché si evolsero è qualcosa che probabilmente non sapremo mai”. — The Fishesl&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sugli anfibi che si sarebbero evoluti in rettili:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Uno dei punti più deludenti nella storia dei fossili è il fatto che essa ci dice molto poco sulla evoluzione dei rettili durante il periodo in cui stavano sviluppando questa capacità di deporre uova col guscio”. — I rettilim&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sui rettili che si sarebbero evoluti in mammiferi:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Non c’è nessun anello [che colleghi] mammiferi e rettili”. — The Reptilesn&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  ‘I fossili, sfortunatamente, forniscono pochissime notizie circa gli animali che si ritiene siano stati i primi veri mammiferi’. — I mammiferio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sui rettili che si sarebbero evoluti in uccelli:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Il passaggio dai rettili agli uccelli è ancor più scarsamente documentato”. — Processes of Organic Evolutionp&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Finora non è stato rinvenuto alcun fossile di un tale rettile simile a un uccello”. — The World Book Encyclopediaq&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sulle scimmie antropomorfe:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Purtroppo, la documentazione fossile che ci permetterebbe di far luce sulla comparsa delle scimmie antropomorfe è ancora irrimediabilmente incompleta”. — The Primatesr&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Le attuali scimmie antropomorfe, ad esempio, sembrano essere venute fuori dal nulla. Non hanno un passato, nessuna testimonianza fossile”. — Science Digests&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Dalle scimmie antropomorfe all’uomo:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Non ci sono fossili o altre prove tangibili che colleghino direttamente l’uomo con le scimmie antropomorfe”. — Science Digestt&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “La famiglia umana non consiste di una singola linea di discendenza, che conduce da un antenato scimmiesco fino alla nostra specie”. — L’evoluzione dell’evoluzione&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-874706172800881943?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/874706172800881943/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=874706172800881943' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/874706172800881943'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/874706172800881943'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/5-la-testimonianza-dei-fossili.html' title='5 - La testimonianza dei fossili'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqefGnswqFI/AAAAAAAAAE0/G82I2BBnKIg/s72-c/trilobite.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-4121142127163525834</id><published>2007-07-24T20:00:00.001+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:04.600+01:00</updated><title type='text'>6  - Enormi abissi: può l’evoluzione colmarli?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhWCHswqHI/AAAAAAAAAFE/Wkdh1cDneUc/s1600-h/uovo-gallina.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhWCHswqHI/AAAAAAAAAFE/Wkdh1cDneUc/s400/uovo-gallina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091413973168859250" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;I FOSSILI forniscono prove tangibili delle varie forme di vita che esistevano molto prima dell’arrivo dell’uomo. Ma non hanno fornito agli evoluzionisti l’attesa conferma delle loro idee sull’origine della vita o su come siano venute all’esistenza nuove forme di vita. A proposito dell’assenza di fossili di organismi di transizione in grado di colmare le lacune biologiche, Francis Hitching osserva: “Il fatto curioso è che le lacune fossili seguono un modello costante: i fossili mancano in tutti i punti importanti”.1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 I punti importanti a cui Hitching si riferisce sono le lacune esistenti fra le principali suddivisioni della vita animale. Ne è un esempio la presunta evoluzione dei pesci dagli invertebrati, creature sprovviste di colonna vertebrale. “Nella documentazione fossile”, egli dice, “i pesci saltano fuori apparentemente dal nulla: misteriosamente, all’improvviso, completamente formati”.2 Lo zoologo N. J. Berrill commenta la sua spiegazione evoluzionistica della comparsa dei pesci dicendo: “In un certo senso questo è un racconto di fantascienza”.3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Secondo la teoria dell’evoluzione, certi pesci sarebbero divenuti anfibi, certi anfibi si sarebbero trasformati in rettili, dai rettili si sarebbero evoluti mammiferi e uccelli e, infine, alcuni mammiferi sarebbero divenuti uomini. Nel capitolo precedente si è visto che queste asserzioni non hanno il sostegno della documentazione fossile. Questo capitolo si concentrerà sulla vastità dei cambiamenti che avrebbero dovuto contrassegnare i presunti stadi di transizione. Mentre andate avanti, chiedetevi quante probabilità ci sono che questi cambiamenti si verificassero spontaneamente sotto la spinta del cieco caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’abisso fra pesci e anfibi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;4 Ciò che distingueva i pesci dagli invertebrati era la colonna vertebrale. Perché un pesce diventasse un anfibio — una creatura in grado di vivere sia in acqua che sulla terraferma — la colonna vertebrale avrebbe dovuto subire notevoli modificazioni. Bisognava aggiungere una pelvi, ma non si conoscono pesci fossili che mostrino come si sia sviluppata la pelvi degli anfibi. In certi anfibi, come le rane e i rospi, tutta la colonna vertebrale si sarebbe dovuta trasformare fino a diventare irriconoscibile. Anche le ossa del cranio sono diverse. Oltre a ciò, nella formazione degli anfibi secondo la teoria dell’evoluzione, le pinne dei pesci sarebbero dovute diventare zampe dotate di articolazioni e dita, il tutto accompagnato da notevoli modificazioni a livello muscolare e nervoso. Le branchie si sarebbero dovute trasformare in polmoni. Nei pesci, inoltre, il sangue viene pompato da un cuore a due cavità, mentre gli anfibi hanno un cuore a tre cavità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Per colmare la distanza fra pesci e anfibi sarebbe stato necessario un cambiamento radicale anche nel sistema uditivo. Di regola i pesci percepiscono i suoni attraverso il corpo, mentre la maggioranza dei rospi e delle rane è dotata di timpani. Anche la lingua avrebbe avuto bisogno di modifiche: nessun pesce ha una lingua estensibile, presente invece in anfibi come i rospi. Gli occhi degli anfibi hanno in più le palpebre, che possono muovere sul bulbo oculare per mantenerlo pulito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Sono stati compiuti enormi sforzi nel tentativo di collegare gli anfibi con qualche pesce da cui sarebbero derivati, ma senza successo. Fra i candidati favoriti c’erano i dipnoi, dato che, oltre che con le branchie, sono in grado di respirare mediante la vescica natatoria, sistema che impiegano quando si trovano temporaneamente fuori dell’acqua. Il libro The Fishes dice: “Si sarebbe tentati di credere che possano avere un legame diretto con gli anfibi che diedero origine ai vertebrati viventi sulla terraferma. Ma non è così; sono un gruppo completamente distinto”.4 David Attenborough scarta sia i dipnoi che i celacantidi perché “le ossa del loro cranio sono infatti così diverse da quelle dei primi anfibi fossili da far escludere una derivazione”.5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’abisso fra anfibi e rettili&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;7 Cercare di colmare la distanza fra anfibi e rettili pone altri seri problemi. Uno dei più complessi sta nello spiegare l’origine dell’uovo col guscio. Le creature precedenti ai rettili deponevano le loro uova molli e gelatinose in acqua, dove le uova venivano fecondate dall’esterno. I rettili vivono sulla terraferma e depongono lì le loro uova, ma all’interno d’esse gli embrioni hanno ugualmente bisogno di un ambiente acquoso. L’uovo col guscio era la soluzione, ma avrebbe richiesto anche un grande cambiamento nel processo di fecondazione: sarebbe stato necessario che la fecondazione avvenisse all’interno, prima che l’uovo fosse circondato dal guscio. Per fare questo sarebbero serviti nuovi organi sessuali, nuovi sistemi di accoppiamento e nuovi istinti: insomma, un enorme abisso separa anfibi e rettili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Racchiudere l’uovo in un guscio avrebbe richiesto altri straordinari cambiamenti che consentissero prima lo sviluppo e poi la fuoriuscita del rettile dal guscio. Per esempio, all’interno del guscio sono necessarie varie membrane e sacchi, come l’amnio. Questo trattiene il liquido nel quale l’embrione si sviluppa. Nel libro The Reptiles, Archie Carr descrive un’altra membrana detta allantoide: “L’allantoide riceve e accumula i rifiuti dell’embrione, funzionando come una specie di vescica. È anche provvisto di vasi sanguigni che prelevano l’ossigeno che penetra attraverso il guscio e lo portano all’embrione”.6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 L’evoluzione non spiega altre notevoli differenze ancora. Gli embrioni contenuti nelle uova dei pesci e degli anfibi liberano i loro rifiuti nell’acqua circostante sotto forma di urea solubile. Ma all’interno delle uova di rettile, provviste di guscio, l’urea ucciderebbe l’embrione. Ecco quindi che nell’uovo col guscio si assiste a un’importante trasformazione chimica: i rifiuti, sotto forma di acido urico insolubile, vengono depositati all’interno della membrana allantoidea. Considerate anche questo: il tuorlo dell’uovo serve di nutrimento per l’embrione del rettile, permettendogli di crescere e di raggiungere il pieno sviluppo prima che esso esca dal guscio: questo a differenza degli anfibi, che non escono dalle uova come individui allo stadio adulto. E per poter uscire dal guscio l’embrione ha un caratteristico “dente dell’uovo” col quale rompe il guscio che lo imprigiona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Per colmare la distanza che separa gli anfibi dai rettili occorrerebbero molte altre cose, ma questi esempi sono sufficienti a indicare che il cieco caso non può aver determinato tutte le numerose e complesse modificazioni necessarie per colmare un abisso così vasto. Non sorprende che l’evoluzionista Archie Carr si lamenti dicendo che “uno dei punti più deludenti nella storia dei fossili è il fatto che essa ci dice molto poco sulla evoluzione dei rettili durante il periodo in cui stavano sviluppando questa capacità di deporre uova col guscio”.7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’abisso fra rettili e uccelli&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;11 I rettili sono animali a sangue freddo, il che significa che la loro temperatura interna aumenta o diminuisce al variare di quella esterna. Gli uccelli, invece, sono animali a sangue caldo. Il loro corpo mantiene una temperatura interna relativamente costante indipendentemente da quella esterna. Per risolvere l’enigma di come gli uccelli, a sangue caldo, si siano potuti evolvere dai rettili, a sangue freddo, alcuni evoluzionisti ora sostengono che certi dinosauri (i quali erano rettili) fossero animali a sangue caldo. Ma l’opinione generale è ancora quella espressa da Robert Jastrow: “I dinosauri, come tutti i rettili, erano animali a sangue freddo”.8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Lecomte du Noüy, un evoluzionista francese, disse che l’ipotesi secondo la quale gli uccelli (a sangue caldo) deriverebbero dai rettili (a sangue freddo) “ci si presenta, oggi, come uno dei più grandi misteri dell’evoluzione”. Ammise anche che gli uccelli hanno “tutte le insoddisfacenti caratteristiche della creazione assoluta”.9 Insoddisfacenti, ovviamente, per la teoria dell’evoluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 Pur essendo vero che sia i rettili che gli uccelli depongono uova, solo gli uccelli devono covarle. Per questo sono dotati di particolari caratteristiche. Molti uccelli hanno sul petto un’apposita zona sprovvista di penne e opportunamente vascolarizzata per trasmettere il calore alle uova. Alcuni uccelli, sprovvisti di una zona corporea adatta, si strappano le penne dal petto. Inoltre, perché gli uccelli covassero le uova, l’evoluzione avrebbe dovuto far nascere in loro nuovi istinti in rapporto alla costruzione del nido, al dischiudersi delle uova e all’alimentazione dei piccoli, tutti comportamenti altruistici e premurosi che richiedono abilità, fatica e una volontaria esposizione al pericolo. Tutto ciò costituisce un ampio divario fra rettili e uccelli. Ma c’è ancora dell’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhWHnswqII/AAAAAAAAAFM/7-ahp4wEuPg/s1600-h/feather.gif"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhWHnswqII/AAAAAAAAAFM/7-ahp4wEuPg/s400/feather.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091414067658139778" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;14 Le penne sono una caratteristica esclusiva degli uccelli. Si vorrebbe sostenere che le squame dei rettili si siano accidentalmente trasformate in queste straordinarie formazioni. Dalla rachide, l’asse centrale della penna, si dipartono file di barbe. Ogni barba ha molte barbule, e ogni barbula ha centinaia di barbicelle e uncinetti. All’esame microscopico, una penna di piccione risultò avere diverse centinaia di migliaia di barbule e milioni di barbicelle e uncinetti.10 Questi uncini tengono unite tutte le parti della penna così da formare superfici piane o ricurve. Nulla supera le penne per aerodinamicità, e poche sostanze le uguagliano come isolante termico. Un uccello delle dimensioni di un cigno ha circa 25.000 penne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 Se le barbe di queste penne si divaricano, vengono pettinate col becco. Il becco esercita pressione sulle barbe che vi passano in mezzo, e gli uncini situati sulle barbule si riagganciano come i denti di una chiusura lampo. La maggior parte degli uccelli possiede alla base della coda una ghiandola che secerne un liquido oleoso, col quale lubrificano le singole penne. Certi uccelli, sprovvisti di questa ghiandola, hanno particolari penne che, logorandosi in punta, producono una polvere finissima simile al talco la quale utilizzano per la cura delle penne. E di solito le penne si rinnovano per muda, una volta l’anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 Alla luce di tutte queste informazioni sulle penne degli uccelli, notate quale sorprendente spiegazione si tenta di dare a proposito del loro sviluppo: “Qual è stata l’evoluzione di questa meravigliosa struttura? Non occorre un grande sforzo d’immaginazione per vedere la penna come una squama modificata, sostanzialmente simile a quella dei rettili, una squama di forma oblunga, non saldamente attaccata, i cui bordi si sono sfilacciati ed estesi, fino ad assumere quella struttura notevolmente complessa che presenta attualmente”.11 Questa spiegazione vi sembra scientifica o piuttosto fantascientifica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhWMnswqJI/AAAAAAAAAFU/8Hg5JsMFRjY/s1600-h/nibbio_bruno.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhWMnswqJI/AAAAAAAAAFU/8Hg5JsMFRjY/s400/nibbio_bruno.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091414153557485714" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;17 Si pensi poi al modo in cui gli uccelli sono progettati per il volo. Le ossa degli uccelli sono sottili e cave, mentre quelle dei rettili sono piene. Tuttavia per il volo sono necessarie ossa robuste, per cui all’interno quelle degli uccelli sono rinforzate, come le ali degli aeroplani. Questa particolare struttura delle ossa serve anche a un altro scopo, che evidenzia un’altra straordinaria caratteristica degli uccelli, cioè il loro apparato respiratorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 Il continuo lavoro muscolare necessario per battere le ali per ore o anche giorni di volo genera notevole calore. Gli uccelli, sprovvisti di ghiandole sudoripare che provvedano al raffreddamento, risolvono il problema raffreddando il “motore” ad aria. Un sistema di sacchi aerei permette all’aria di raggiungere quasi tutte le parti importanti del corpo, penetrando addirittura nelle cavità ossee, così che il corpo viene raffreddato da quest’aria che circola all’interno. Grazie a questi sacchi aerei, gli uccelli assumono l’ossigeno dall’aria in maniera molto più efficiente di qualsiasi altro vertebrato. In che modo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 Nei rettili e nei mammiferi i polmoni aspirano ed espellono l’aria come mantici che si gonfiano e si sgonfiano alternativamente. Ma negli uccelli si ha un costante flusso di aria fresca che attraversa i polmoni sia nella fase di inspirazione che in quella di espirazione. In parole semplici, il sistema funziona così: nella fase di inspirazione, l’aria penetra in certi sacchi aerei che fungono da mantici per inviarla ai polmoni. Dai polmoni l’aria passa in altri sacchi aerei che infine la espellono. Ciò significa che i polmoni sono continuamente attraversati da un flusso d’aria fresca in un unico senso, come un flusso d’acqua che attraversa una spugna. Il sangue nei capillari dei polmoni scorre invece in senso opposto. È questo scorrere dell’aria e del sangue in direzioni opposte che rende eccezionale l’apparato respiratorio degli uccelli. Grazie ad esso, gli uccelli sono in grado di respirare l’aria rarefatta delle grandi altitudini, volando per giorni a oltre 6.000 metri di quota quando migrano a migliaia di chilometri di distanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 Ci sono altre caratteristiche che allargano il divario fra uccelli e rettili. Una è la vista. Dalle aquile ai piccoli uccelli canori come la dendroica, gli uccelli hanno occhi che funzionano come telescopi e occhi che funzionano come lenti di ingrandimento. Ci sono più cellule sensoriali nei loro occhi di quante ne abbia qualsiasi altra creatura vivente. Anche le zampe degli uccelli sono particolari. Quando si posano su un ramo, i tendini fanno automaticamente in modo che le dita si serrino intorno al ramo. E, mentre i rettili hanno cinque dita, gli uccelli ne hanno solo quattro. Inoltre, gli uccelli non hanno corde vocali, ma una siringe dalla quale si sprigionano canti melodiosi come quello dell’usignolo e del mimo poliglotta. Il cuore dei rettili, poi, ha tre cavità, mentre quello degli uccelli ne ha quattro. Anche i vari tipi di becco distinguono gli uccelli dai rettili: becchi che funzionano come schiaccianoci, becchi che filtrano il cibo dall’acqua melmosa, becchi che, martellando, praticano fori negli alberi, becchi, come quello dei crocieri, che aprono le pigne. Una varietà che sembrerebbe infinita. Eppure si vorrebbe sostenere che il becco, indice di un progetto così specializzato, si sia evoluto per caso dal muso di un rettile! Vi sembra una spiegazione plausibile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 Un tempo gli evoluzionisti credevano che l’Archaeopteryx, che significa “ala antica” o “uccello antico”, fosse un anello di congiunzione fra rettili e uccelli. Ma oggi molti non ne sono più convinti. I suoi resti fossili rivelano penne perfettamente formate su ali dal profilo aerodinamico in grado di volare. Le ossa delle ali e degli arti inferiori erano sottili e cave. Le sue presunte caratteristiche rettiliane sono riscontrabili in certi uccelli tuttora esistenti. E non ha preceduto gli uccelli, perché fossili di altri uccelli sono stati rinvenuti in rocce dello stesso periodo di quelle in cui è stato trovato l’Archaeopteryx.12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’abisso fra rettili e mammiferi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;22 Notevoli differenze separano nettamente rettili e mammiferi. Il nome stesso, “mammiferi”, sottolinea subito una grossa differenza: l’esistenza di ghiandole mammarie che secernono latte per i piccoli, i quali sono partoriti vivi. Theodosius Dobzhansky formulò l’ipotesi che queste ghiandole mammarie fossero “ghiandole sudoripare modificatesi”.13 Ma i rettili non hanno nemmeno le ghiandole sudoripare. Per di più, le ghiandole sudoripare non producono una sostanza alimentare, ma eliminano prodotti di rifiuto. E a differenza dei rettili appena nati, i piccoli dei mammiferi hanno sia l’istinto che i muscoli necessari per succhiare il latte materno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 I mammiferi hanno anche altre caratteristiche che i rettili non possiedono. Nei mammiferi, le femmine gravide sono dotate di placenta, un organo assai complesso necessario per il nutrimento e lo sviluppo dei nascituri. I rettili non ce l’hanno. Sono anche sprovvisti di diaframma, mentre nei mammiferi un diaframma separa il torace dall’addome. L’organo del Corti, presente nell’orecchio dei mammiferi, manca in quello dei rettili. Questo minuscolo ma complesso organo è dotato di 20.000 cellule acustiche e 30.000 terminazioni nervose. I mammiferi hanno una temperatura corporea costante, i rettili no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 Inoltre, i mammiferi hanno nell’orecchio tre ossicini, mentre i rettili ne hanno uno solo. Da dove sono venuti i due ossicini in più? La teoria dell’evoluzione tenta questa spiegazione: I rettili hanno almeno quattro ossa nella mandibola, mentre i mammiferi ne hanno uno solo; quando i rettili si trasformarono in mammiferi, vi sarebbe stato un rimescolamento delle ossa: alcune sarebbero passate dalla mandibola del rettile all’orecchio medio del mammifero a formarvi i tre ossicini, cosa che lasciò un osso per la mandibola dei mammiferi. Ma il problema, in questo ragionamento, è che non esiste la minima evidenza fossile che lo confermi. È solo una congettura basata sul desiderio che le cose siano andate così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 Un altro problema ancora riguarda le ossa: Nei rettili, le zampe si dipartono lateralmente dal corpo, così che il ventre è a contatto o quasi col suolo, mentre nei mammiferi le zampe si trovano sotto il corpo e lo tengono sollevato dal suolo. A proposito di questa diversità, Dobzhansky osservò: “Questo cambiamento, per quanto possa sembrare piccolo, ha richiesto notevoli modificazioni dello scheletro e della muscolatura”. Ammise poi l’esistenza di un’altra grossa differenza fra rettili e mammiferi: “I denti dei mammiferi sono notevolmente elaborati. Invece dei semplici denti a cuneo dei rettili, nei mammiferi esiste una grande varietà di denti idonei a serrare, afferrare, perforare, tagliare, schiacciare o triturare il cibo”.14&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Un ultimo punto: Quando gli anfibi si sarebbero evoluti in rettili, i rifiuti sarebbero stati eliminati, come si è detto, non più come urea ma come acido urico. Ma quando, come ci vien detto, i rettili si trasformarono in mammiferi, la situazione cambiò di nuovo. I mammiferi tornarono al sistema degli anfibi, eliminando i rifiuti sotto forma di urea. L’evoluzione sarebbe quindi andata a ritroso, cosa che teoricamente non dovrebbe succedere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’abisso maggiore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;27 Dal punto di vista fisico, l’uomo rientra nella definizione generale di mammifero. Ma un evoluzionista ha osservato: “Non si potrebbe commettere errore più tragico che considerare l’uomo ‘un semplice animale’. L’uomo è unico; differisce da tutti gli altri animali sotto vari aspetti: il linguaggio, la tradizione, la cultura e un periodo enormemente lungo di sviluppo e cura parentale”.15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28 Ciò che distingue nettamente l’uomo da tutte le altre creature terrestri è il suo cervello. Le informazioni contenute nei circa 100 miliardi di neuroni del cervello umano riempirebbero una ventina di milioni di volumi! Le facoltà dell’astrazione e del linguaggio separano nettamente l’uomo da qualsiasi animale, e la capacità di accumulare conoscenza e ricordarla è una delle più straordinarie caratteristiche umane. L’uso di questa conoscenza gli ha permesso di superare tutte le altre specie viventi sulla terra, fino al punto di andare sulla luna e tornare. Come ha detto uno scienziato, veramente il cervello umano “è diverso e infinitamente più complesso di qualsiasi altro oggetto dell’universo conosciuto”.16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29 Un’altra caratteristica che fa dell’abisso fra l’uomo e gli animali il più grande di tutti sono i suoi valori morali e spirituali, qualità come amore, giustizia, sapienza, potenza, misericordia. È a questo che si riferisce il racconto di Genesi quando dice che l’uomo è fatto ‘a immagine e somiglianza di Dio’. E l’abisso più profondo è proprio quello che separa l’uomo dagli animali. — Genesi 1:26.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30 Fra le principali suddivisioni dei viventi esistono quindi notevoli differenze. Molte diverse strutture anatomiche, istinti programmati e qualità le separano l’una dall’altra. È ragionevole pensare che esse siano il prodotto di eventi puramente casuali? Come abbiamo visto, questa opinione non è sorretta da testimonianze fossili. Non si trovano fossili che colmino le summenzionate lacune. Per dirla con Hoyle e Wickramasinghe, “nella documentazione [fossile] mancano forme intermedie. Ora vediamo il perché, ossia sostanzialmente perché non ci sono state forme intermedie”.17 Per quelli i cui orecchi sono disposti a udire, la testimonianza dei fossili è: “Creazione speciale”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-4121142127163525834?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/4121142127163525834/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=4121142127163525834' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/4121142127163525834'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/4121142127163525834'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/6-enormi-abissi-pu-levoluzione-colmarli.html' title='6  - Enormi abissi: può l’evoluzione colmarli?'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhWCHswqHI/AAAAAAAAAFE/Wkdh1cDneUc/s72-c/uovo-gallina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-5299648851409768889</id><published>2007-07-24T19:59:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:22.886+01:00</updated><title type='text'>7 - Gli “uomini-scimmia”: che cos’erano?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhXs3swqKI/AAAAAAAAAFc/hnxbKm0284M/s1600-h/evolution_homme.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhXs3swqKI/AAAAAAAAAFc/hnxbKm0284M/s400/evolution_homme.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091415807119894690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;DA MOLTI anni si sente dire che sono stati ritrovati i resti fossili di uomini scimmieschi. La letteratura scientifica è piena di illustrazioni raffiguranti queste creature. Sono questi gli anelli evolutivi di transizione fra le bestie e l’uomo? I nostri antenati erano uomini scimmieschi? Gli scienziati evoluzionisti dicono di sì. Per questo spesso si leggono espressioni come questo titolo di un articolo apparso su una rivista scientifica: “Come la scimmia diventò uomo”.1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Alcuni evoluzionisti, è vero, non credono che questi ipotetici antenati dell’uomo debbano essere definiti “scimmie”. Nondimeno, alcuni loro colleghi non vanno troppo per il sottile.2 Stephen Jay Gould ha detto: “Gli uomini si sono evoluti da antenati dall’aspetto scimmiesco”.3 E George Gaylord Simpson asserì: “Il comune antenato sarebbe sicuramente chiamato scimmia nel linguaggio popolare da chiunque lo vedesse. E dato che il termine scimmia, antropomorfa o no, è definito dall’uso popolare, gli antenati dell’uomo erano scimmie antropomorfe o erano scimmie”.4&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Perché la documentazione fossile è così importante per dimostrare che l’uomo discende da antenati scimmieschi? Perché nell’uomo e negli animali attuali non c’è nulla che sostenga questa tesi. Come detto al Capitolo 6, fra l’uomo e gli animali attuali, inclusa la famiglia delle scimmie antropomorfe, c’è un abisso. Poiché fra i viventi non si trova alcun collegamento fra l’uomo e la scimmia, si sperava di trovarlo nella documentazione fossile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 Dal punto di vista della teoria dell’evoluzione, l’evidente divario che oggi separa l’uomo dalle scimmie antropomorfe è strano. Secondo questa teoria, man mano che gli animali passavano a livelli superiori, diventavano più adatti a sopravvivere. Come mai, allora, la famiglia delle scimmie — creature “inferiori” — esiste ancora, mentre non esiste nemmeno una delle presunte forme intermedie ritenute più progredite nella scala evolutiva? Oggi vediamo scimpanzé, gorilla e oranghi, ma nessun “uomo-scimmia”. Vi sembra verosimile che tutti i più recenti e, a quel che si dice, più progrediti “anelli di collegamento” fra le creature scimmiesche e l’uomo moderno si siano estinti, ma non le inferiori scimmie antropomorfe?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Che consistenza ha l’evidenza fossile?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;5 Dai testi scientifici, da ciò che si vede nei musei e nei programmi televisivi, verrebbe da pensare che devono sicuramente esserci numerosissime testimonianze del fatto che l’uomo si sia evoluto da creature dall’aspetto scimmiesco. Ma è così? Per esempio, qual era a questo riguardo la documentazione fossile disponibile ai giorni di Darwin? Furono forse le testimonianze esistenti a incoraggiarlo a formulare la sua teoria?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 The Bulletin of the Atomic Scientists dice: “Le prime teorie sull’evoluzione umana sono, se ci si pensa, davvero molto strane. David Pilbeam le ha definite ‘esenti da fossili’. Cioè, per logica, queste teorie sull’evoluzione umana si sarebbero dovute basare su qualche testimonianza fossile, ma in realtà i fossili o erano così pochi da non influire minimamente sulla teoria, o mancavano del tutto. Perciò fra i presunti parenti stretti dell’uomo e i primi fossili umani c’era solo l’immaginazione di scienziati del XIX secolo”. Questa pubblicazione scientifica ne spiega la ragione: “Volevano credere all’evoluzione dell’uomo, e questo influiva sui risultati del loro lavoro”.5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 Dopo più di un secolo di ricerche, che consistenza ha oggi l’evidenza fossile a sostegno della tesi degli “uomini-scimmia”? Richard Leakey ha detto: “Quelli che lavorano in questo campo hanno così pochi indizi su cui basare le loro conclusioni che spesso sono costretti a cambiarle”.6 New Scientist osserva: “A giudicare dalla quantità di testimonianze su cui si basa, lo studio dei fossili umani non merita d’essere considerato più che una branca secondaria della paleontologia o dell’antropologia. . . . La raccolta è terribilmente incompleta, e gli esemplari stessi sono spesso molto frammentari e non decisivi”.7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Sullo stesso tono, il libro Origini: Nascita e possibile futuro dell’uomo ammette: “Appena, seguendo la via dell’evoluzione, ci spostiamo verso gli ominidi, il nostro cammino si fa sempre più incerto, ancora una volta a causa della scarsità dell’evidenza fossile”.8 La rivista Science aggiunge: “La principale documentazione scientifica consiste in una raccolta pietosamente limitata di ossa in base alla quale ricostruire la storia evolutiva dell’uomo. Un antropologo ha paragonato l’impresa a quella di ricostruire la trama di Guerra e pace partendo da tredici pagine scelte a caso”.9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Qual è la consistenza effettiva dell’evidenza fossile relativa agli “uomini-scimmia”? Ecco alcuni pareri. Newsweek: “‘I fossili starebbero tutti su un’unica scrivania’, dice Elwyn Simons della Duke University”.10 The New York Times: “I resti fossili conosciuti degli antenati dell’uomo riempirebbero un tavolo da biliardo: una piattaforma piuttosto misera da cui scrutare gli ultimi milioni di anni”.11 Science Digest: “Fatto degno di nota, tutta l’evidenza materiale a sostegno dell’evoluzione umana non riempie ancora una singola bara! . . . Le attuali scimmie antropomorfe, per esempio, sembrano essere venute fuori dal nulla. Non hanno un passato, nessuna testimonianza fossile. E la vera origine dell’uomo moderno — questo essere a stazione eretta, nudo, costruttore di utensili, dal cervello voluminoso — è, se dobbiamo essere onesti con noi stessi, un fatto altrettanto misterioso”.12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Gli uomini di tipo moderno, in grado di ragionare, fare progetti, inventare, edificare sulla conoscenza acquisita e usare lingue complesse, compaiono all’improvviso nella documentazione fossile. Nel suo libro The Mismeasure of Man, Gould dice: “Non ci sono tracce di cambiamenti biologici nelle dimensioni o nella struttura del cervello da quando l’Homo sapiens comparve nella documentazione fossile circa cinquantamila anni fa”.13 Pertanto il libro The Universe Within (L’universo all’interno) chiede: “Cosa spinse l’evoluzione . . . a produrre, dall’oggi al domani, l’uomo moderno col suo cervello altamente specializzato?”14 L’evoluzione non è in grado di rispondere. Ma la risposta non potrebbe trovarsi nella creazione di un essere vivente diverso e altamente complesso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Dove sono gli “anelli” di congiunzione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;11 Ma gli scienziati non hanno trovato i necessari “anelli” che collegano l’uomo ad animali scimmieschi? Non secondo le testimonianze. Science Digest parla dell’“assenza di un anello mancante che spieghi la comparsa relativamente improvvisa dell’uomo moderno”.15 Newsweek ha commentato: “L’anello mancante fra l’uomo e le scimmie antropomorfe . . . non è che la più affascinante di un’intera gerarchia di creature fantasma. Nella documentazione fossile, gli anelli mancanti sono la norma”.16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Non essendoci anelli di congiunzione, si devono fabbricare da testimonianze inconsistenti “creature fantasma” da spacciare come realmente esistite. Questo spiega il perché di contraddizioni come questa rilevata da una rivista scientifica: “Gli uomini si sono evoluti gradualmente dai loro antenati scimmieschi e non, come affermano alcuni scienziati, per salti improvvisi da una forma all’altra. . . . Ma altri antropologi, lavorando essenzialmente sugli stessi dati, sono giunti a quanto pare alla conclusione opposta”.17&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 Questo ci aiuta a capire meglio il commento dello stimato anatomista Solly Zuckerman, che, nel Journal of the Royal College of Surgeons of Edinburgh, scrisse: “La ricerca del proverbiale ‘anello mancante’ nell’evoluzione dell’uomo, il sacro graal di un’irriducibile setta di anatomisti e biologi, fa sì che la speculazione e il mito fioriscano altrettanto rigogliosi oggi come cinquanta o più anni fa”.18 Zuckerman osservò che troppo spesso si ignoravano i fatti per sostenere le opinioni in voga nonostante l’evidenza del contrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’“albero genealogico” dell’uomo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;14 Un risultato è che l’“albero genealogico” della presunta evoluzione dell’uomo da animali inferiori cambia in continuazione. Per esempio, a proposito di certi fossili rinvenuti in epoca più recente, Richard Leakey disse che la scoperta ‘segnava la fine del concetto secondo cui i fossili più antichi potessero disporsi in una sequenza ordinata di trasformazioni evolutive’.19 E in un resoconto della stessa scoperta pubblicato su un giornale si leggeva: “Tutti i testi di antropologia, tutti gli articoli sull’evoluzione dell’uomo, tutti i disegni dell’albero genealogico umano dovranno essere buttati via. A quanto pare sono in errore”.20&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 L’ipotetico albero genealogico dell’evoluzione umana è disseminato di “anelli” un tempo accettati come tali e successivamente scartati. In un editoriale del New York Times si osserva che la scienza evoluzionistica “lascia tanto spazio alle congetture che le teorie sull’origine dell’uomo permettono di capire più cose sul conto dei relativi autori che sull’argomento. . . . Spesso chi trova un nuovo cranio sembra voler ridisegnare l’albero genealogico dell’uomo, mettendo la propria scoperta sulla linea centrale che porta all’uomo e tutti i crani degli altri su linee laterali che si perdono nel nulla”.21&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 Recensendo il libro The Myths of Human Evolution (I miti dell’evoluzione umana), degli evoluzionisti Niles Eldredge e Ian Tattersall, la rivista Discover osserva che gli autori omettono qualsiasi albero genealogico evolutivo. Perché? Dopo aver rilevato che, “per quanto riguarda gli anelli che compongono l’insieme degli antenati della specie umana, si può solo tirare a indovinare”, il periodico afferma: “Eldredge e Tattersall insistono nel dire che l’uomo cerca invano i propri antenati. . . . Se l’evidenza ci fosse, dicono, ‘ci si potrebbe fiduciosamente aspettare che, con la progressiva scoperta di altri fossili di ominidi, la storia dell’evoluzione umana diventasse più chiara. Invece, semmai, è successo il contrario’”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 Discover conclude dicendo: “La specie umana, come tutte le altre, rimarrà sotto un certo aspetto orfana, essendosi perduta nel passato l’identità dei suoi genitori”.22 “Perduta” forse dal punto di vista della teoria dell’evoluzione. Ma l’alternativa di Genesi non ha forse “ritrovato” i nostri genitori così come risultano effettivamente nella documentazione fossile, cioè uomini a tutti gli effetti, proprio come noi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 I fossili rivelano che l’uomo e le scimmie antropomorfe hanno avuto un’origine distinta e indipendente. Per questo non c’è alcuna evidenza fossile di un legame fra l’uomo e animali dall’aspetto scimmiesco. Questi legami in realtà non sono mai esistiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Che aspetto avevano?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;19 Se gli antenati dell’uomo non assomigliavano alle scimmie, come mai le pubblicazioni scientifiche e i musei di tutto il mondo sono pieni di ricostruzioni e riproduzioni di uomini scimmieschi? Su cosa si basano? Il libro The Biology of Race (La biologia della razza) risponde: “In queste ricostruzioni i tessuti muscolari e il pelo sono necessariamente frutto dell’immaginazione”. E aggiunge: “Il colore della pelle; il colore, la conformazione e la distribuzione del pelo; i lineamenti; l’aspetto facciale: circa questi caratteri, per quanto riguarda gli uomini preistorici, non sappiamo assolutamente nulla”.23&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 Anche Science Digest afferma: “La stragrande maggioranza delle concezioni degli artisti si basa più sull’immaginazione che sull’evidenza. . . . Gli artisti devono creare qualcosa che sia una via di mezzo fra la scimmia e l’uomo; più il reperto è considerato antico, più scimmiesco è l’aspetto che gli attribuiscono”.24 Donald Johanson, ricercatore di fossili, ammette: “Nessuno può essere sicuro su come esattamente si presentasse un ominide estinto”.25&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 Come riferì New Scientist, non ci sono “sufficienti testimonianze fossili per far uscire le nostre teorie dal mondo della fantasia”.26 Perciò, come ammette un evoluzionista, le rappresentazioni degli “uomini-scimmia” sono “per lo più pura fantasia . . . inventati di sana pianta”.27 Nel libro Man, God and Magic (Uomo, Dio e magia) Ivar Lissner pertanto osserva: “Come stiamo lentamente imparando che gli uomini primitivi non sono necessariamente selvaggi, dobbiamo anche capire che i primi uomini dell’Epoca Glaciale non erano né bestie brutali né mezze scimmie né cretini. Donde l’ineffabile stupidità di tutti i tentativi di ricostruire l’uomo di Neanderthal o anche quello di Pechino”.28&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhXz3swqLI/AAAAAAAAAFk/r2U6OZB2zMo/s1600-h/piltdown_reconstruction.gif"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhXz3swqLI/AAAAAAAAAFk/r2U6OZB2zMo/s400/piltdown_reconstruction.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091415927378978994" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;22 Presi dal desiderio di trovare tracce degli “uomini-scimmia”, alcuni scienziati sono caduti vittime di vere e proprie frodi, come quella, nel 1912, dell’uomo di Piltdown. Per circa 40 anni fu considerato autentico dalla maggioranza degli evoluzionisti. Infine, nel 1953, l’imbroglio venne a galla e, grazie alle tecniche moderne, si scoprì che ossa umane e di scimmia erano state messe insieme e invecchiate artificialmente. In un altro caso, fu disegnato e divulgato un “anello mancante” dall’aspetto scimmiesco. Ma in seguito si venne a sapere che l’“evidenza” disponibile consisteva in un solo dente, il quale apparteneva a un maiale estinto.29&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Che cos’erano?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;23 Se le ricostruzioni degli “uomini-scimmia” sono congetturali, cos’erano allora quelle antiche creature le cui ossa fossili sono state ritrovate? Uno di questi primi mammiferi considerati antenati dell’uomo è un piccolo animale dall’aspetto di un roditore che si dice sia vissuto circa 70 milioni di anni fa. Nel libro Lucy — Le origini dell’umanità gli autori Donald Johanson e Maitland Edey scrivono: “Erano quadrupedi insettivori, simili per dimensione e per forma agli scoiattoli”.30 Richard Leakey definisce questo mammifero un “primate simile ai topi”.31 C’è qualche prova concreta che questi animaletti fossero gli antenati dell’uomo? No, solo speculazioni illusorie. Nessuno stadio di transizione li ha mai collegati con qualcosa di diverso da ciò che in effetti erano: piccoli mammiferi simili a un roditore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 Appresso, nell’elenco generalmente accettato, e con un “salto” riconosciuto di circa 40 milioni di anni, ci sono fossili rinvenuti in Egitto e chiamati Aegyptopithecus, scimmia d’Egitto. Si afferma che questa creatura sia vissuta circa 30 milioni d’anni fa. Riviste, giornali e libri hanno pubblicato illustrazioni di questa piccola creatura con titoli tipo: “Il nostro antenato era una creatura simile alla scimmia”. (Time)32 “Primate africano simile alla scimmia definito l’antenato comune dell’uomo e delle scimmie antropomorfe”. (The New York Times)33 L’“Aegyptopithecus . . . è un antenato che abbiamo in comune con le scimmie antropomorfe attuali”. (Origini)34 Ma dove sono gli anelli di collegamento fra esso e il precedente roditore? Dove sono gli anelli che dovrebbero collegarlo a quel che viene dopo nella sequenza evolutiva? Non ne è stato trovato nemmeno uno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ascesa e caduta degli “uomini-scimmia”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;25 Dopo un altro gigantesco buco nella documentazione fossile, troviamo un’altra creatura fossile che era stata presentata come la prima scimmia umanoide. Si disse che era vissuta circa 14 milioni di anni fa e fu chiamata Ramapithecus, scimmia di Rama (mitico principe indiano). Se ne trovarono tracce fossili in India circa mezzo secolo fa. Da quei fossili si procedette a ricostruire una creatura dall’aspetto scimmiesco a stazione eretta. Riguardo a essa, Origini dice: “Allo stato attuale delle conoscenze, è il primo di quei rappresentanti della famiglia umana noti col nome di ominidi”.35&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Su quale evidenza fossile poggiava questa conclusione? Lo stesso libro afferma: “La documentazione sul Ramapithecus è considerevole, sebbene in termini assoluti essa resti drammaticamente scarsa: i frammenti della mandibola superiore e inferiore e una raccolta di denti”.36 Vi sembra una “documentazione” così “considerevole” da permettere di ricostruire un “uomo-scimmia” a stazione eretta e definirlo antenato dell’uomo? Eppure questa creatura per lo più ipotetica fu raffigurata da artisti come un “uomo-scimmia”, e i relativi disegni invasero i testi evoluzionistici, tutto ciò sulla base di alcuni denti e frammenti di mascelle! Nondimeno, come riferiva il New York Times, per decenni il Ramapithecus “ha occupato con la massima stabilità il posto situato ai piedi dell’albero evolutivo dell’uomo”.37&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 Ma la situazione è cambiata. Fossili più completi scoperti di recente hanno rivelato che il Ramapithecus assomigliava molto alla famiglia delle scimmie antropomorfe attuali. Così ora New Scientist dice: “Il Ramapithecus non può essere stato il primo rappresentante della linea dell’uomo”.38 Queste nuove informazioni hanno indotto la rivista Natural History a chiedere: “Come ha potuto il Ramapithecus, . . . ricostruito sulla sola base di denti e mandibole — senza che si sapesse nulla del bacino, degli arti o del cranio — introdursi in questa processione che porta all’uomo?”39 È evidente che per far dire ai fossili quello che non dicono, come in questo caso, dev’esserci la volontà di credere vero quel che si desidera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28 Un altro notevole salto separa questa creatura dal successivo “uomo-scimmia” indicato come antenato dell’uomo. Si tratta dell’Australopithecus, o scimmia australe. I primi fossili di questa creatura furono trovati nell’Africa meridionale verso gli anni Venti. Aveva una piccola scatola cranica, che richiamava quella delle scimmie antropomorfe, mascella accentuata e, a quel che si diceva, camminava su due gambe, ricurva; il suo aspetto era peloso e scimmiesco. Si asserì che fosse vissuta a partire da tre o quattro milioni di anni fa. Col tempo fu accettata da quasi tutti gli evoluzionisti come antenato dell’uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29 Per esempio, il libro The Social Contract (Il contratto sociale) diceva: “Salvo una o due eccezioni, oggi tutti i ricercatori competenti convengono che le australopitecine . . . sono effettivamente antenate dell’uomo”.40 Il New York Times scrisse: “Fu l’Australopithecus . . . a evolversi infine nell’Homo sapiens, o uomo moderno”.41 E, nel libro Uomo, tempo e fossili, Ruth Moore scrisse: “A giudicare dal complesso dei fatti, l’uomo aveva finalmente incontrato i suoi predecessori”. E dichiarò con enfasi: “La prova fu schiacciante . . . alla fine era stato trovato l’anello mancante”.42&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30 Ma quando, in qualsiasi campo, un’asserzione si basa su testimonianze fragili o addirittura inesistenti, oppure su vere e proprie frodi, prima o poi crolla. Così è stato per molti esempi passati di presunti “uomini-scimmia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31 L’Australopithecus non fa eccezione. Ulteriori ricerche hanno rivelato che il suo cranio “si differenzia da quello dell’uomo per altri motivi, oltre al minor volume cerebrale”.43 L’anatomista Zuckerman scrisse: “Se lo si confronta con crani umani e di scimmia, il cranio delle australopitecine risulta essere inconfondibilmente scimmiesco, non umano. Sostenere il contrario equivarrebbe a dire che il nero sia bianco”.44 Disse pure: “Le nostre scoperte non lasciano praticamente dubbi sul fatto che . . . l’Australopithecus non assomiglia all’Homo sapiens ma alle attuali scimmie, antropomorfe e no”.45 Anche Donald Johanson dice: “Gli australopitecini . . . non erano uomini”.46 Similmente Richard Leakey ritiene “improbabile che i nostri diretti antenati discendano da queste [le australopitecine]”.47&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;32 Se qualcuna delle australopitecine fosse trovata in vita oggi, verrebbe messa in uno zoo con le altre scimmie. Nessuno la chiamerebbe “uomo-scimmia”. Lo stesso può dirsi per gli altri “cugini” fossili che le assomigliano, come l’australopitecina di tipo più piccolo chiamata “Lucy”. Riguardo ad essa Robert Jastrow dice: “Il cervello dell’australopiteco non era grande in assoluto — solo un terzo del cervello umano”.48 È ovvio che anche questa creatura era semplicemente una “scimmia”. Infatti New Scientist afferma che il cranio di “Lucy” era “molto simile a quello di uno scimpanzé”.49&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;33 Un altro tipo fossile è chiamato Homo erectus, uomo a stazione eretta. Le dimensioni e la conformazione del suo cervello rientrano in effetti nei limiti inferiori di quelle dell’uomo moderno. Inoltre l’Encyclopædia Britannica osserva che “le ossa degli arti finora rinvenute non si distinguono da quelle dell’H[omo] sapiens”.50 Comunque, non è chiaro se si trattasse di una creatura umana o no. Se lo era, deve trattarsi semplicemente di un ramo estinto della famiglia umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La famiglia umana&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;34 L’uomo di Neanderthal (così chiamato dalla valle di Neander, in Germania, dove ne fu trovato il primo fossile) era senza dubbio umano. All’inizio fu raffigurato come un essere ricurvo, dallo sguardo inebetito, peloso e scimmiesco. Ora si sa che questa erronea ricostruzione si basava su uno scheletro fossile gravemente deformato da una malattia. Da allora sono stati ritrovati molti fossili neanderthaliani, i quali hanno confermato che egli non era molto diverso dall’uomo moderno. Nel suo libro Ghiacci, Fred Hoyle afferma: “Non si ha alcuna evidenza che indichi che l’uomo di Neanderthal fosse in qualche modo inferiore a noi”.51 Nelle illustrazioni più recenti i neanderthaliani hanno quindi assunto un aspetto più moderno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;35 Un altro tipo di fossile che si incontra spesso nella letteratura scientifica è l’uomo di Cro-Magnon. Prende nome dalla località della Francia meridionale dove per la prima volta ne furono rinvenute le ossa. Questi esemplari erano “a tal punto indistinguibili da quelli di oggigiorno che perfino i più scettici dovettero concedere che erano umani”, dice il libro Lucy.52&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;36 È chiaro quindi che non esiste alcun fondamento per credere che siano esistiti “uomini-scimmia”. Gli uomini hanno tutte le caratteristiche di una creazione separata e distinta da qualsiasi animale. Si riproducono solo secondo la loro specie. Così è oggi e così è sempre stato. Tutte le creature scimmiesche vissute nel passato non erano altro che scimmie, antropomorfe o no, non uomini. E i fossili di uomini antichi che differiscono leggermente dall’uomo moderno sono semplicemente una prova della varietà esistente in seno alla famiglia umana, così come oggi troviamo molte varietà che vivono l’una accanto all’altra. Ci sono uomini che superano i due metri e ci sono i pigmei, con scheletri che variano per dimensioni e forma. Ma tutti appartengono alla stessa “specie” umana, non a qualche “specie” animale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Che dire della datazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;37 La cronologia biblica indica che dalla creazione dell’uomo a oggi sono trascorsi circa 6.000 anni. Come mai, allora, spesso si legge di età molto più antiche attribuite a fossili di tipo umano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;38 Prima di dire che la cronologia biblica sia in errore, si deve tener presente che i metodi di datazione basati sulla radioattività sono stati oggetto di dure critiche da parte di alcuni scienziati. Una rivista scientifica ha parlato di ricerche indicanti che “le età calcolate in base al decadimento radioattivo potrebbero essere errate non solo di qualche anno, ma di ordini di grandezza”. E ha detto: “L’uomo, anziché essere sulla terra da tre milioni e 600 mila anni, forse esiste solo da poche migliaia di anni”.53&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;39 Si prenda ad esempio l’“orologio” al radiocarbonio. Questo metodo di datazione basato sul carbonio radioattivo fu sviluppato nell’arco di due decenni da scienziati di tutto il mondo. Fu accolto con soddisfazione come un metodo accurato per datare manufatti risalenti a periodi remoti della storia umana. Ma in seguito si tenne a Uppsala, in Svezia, una conferenza mondiale di esperti — fra cui radiochimici, archeologi e geologi — per mettere a confronto i risultati. Secondo il resoconto della conferenza, i presupposti fondamentali su cui si basavano le misurazioni risultarono più o meno inattendibili. Per esempio, si scoprì che la velocità con cui il carbonio radioattivo si forma nell’atmosfera non è rimasta costante nel tempo, e che questo metodo non è attendibile se si datano oggetti anteriori al 2000 a.E.V. circa. 54&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;40 Si tenga presente che le testimonianze veramente attendibili dell’attività dell’uomo sulla terra non sono espresse in milioni di anni, ma in migliaia di anni. Ad esempio, nel libro Il destino della Terra si legge: “Soltanto sei o settemila anni fa . . . è nata la civiltà, che ci ha permesso di edificare un mondo comune”. 55 La storia dell’uomo: gli ultimi due milioni di anni afferma: “Nel vecchio mondo, la maggior parte delle iniziative che condussero alla rivoluzione agricola fu presa tra il 10000 e il 5000 a.C.”. Dice pure: “Soltanto negli ultimi 5.000 anni l’uomo ha lasciato testimonianze scritte della sua esistenza”.56 Il fatto che la documentazione fossile attesti l’improvvisa comparsa dell’uomo moderno sulla terra, e che le testimonianze storiche attendibili siano per ammissione recenti, è in armonia con la cronologia biblica relativa alla vita umana sulla terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;41 A questo riguardo, si noti ciò che dichiarò su Science il fisico nucleare e premio Nobel W. F. Libby, uno dei pionieri del metodo di datazione basato sul radiocarbonio: “La ricerca per sviluppare il metodo di datazione avveniva in due fasi: la datazione, rispettivamente, di esemplari di epoche storiche e preistoriche. Arnold [un collaboratore] e io avemmo la nostra prima sorpresa quando i nostri consulenti ci informarono che la storia risaliva a soli 5.000 anni fa. . . . Si leggono dichiarazioni secondo cui questa o quella civiltà o località archeologica ha 20.000 anni. Imparammo in maniera piuttosto brusca che queste cifre, queste epoche remote, non sono note con accuratezza”.57&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;42 Recensendo un libro sull’evoluzione, lo scrittore inglese Malcolm Muggeridge parlò della mancanza di prove a sostegno dell’evoluzione. Osservò che si moltiplicavano le congetture, e disse: “In paragone, il racconto di Genesi sembra piuttosto serio, e come minimo ha il pregio di corrispondere a ciò che effettivamente conosciamo sugli esseri umani e sul loro comportamento”. Aggiunse che le infondate attribuzioni di milioni di anni all’evoluzione dell’uomo “e i repentini salti da un cranio all’altro non possono che apparire del tutto fantasiosi a chiunque non sia succube del mito [evoluzionistico]”. Muggeridge concluse dicendo: “I posteri si meraviglieranno senz’altro, e spero lo trovino molto divertente, che una teoria così sconclusionata e poco convincente abbia fatto presa con tanta facilità sulle menti del XX secolo e sia stata applicata così estesamente e con tanto poco criterio”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-5299648851409768889?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/5299648851409768889/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=5299648851409768889' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/5299648851409768889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/5299648851409768889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/7-gli-uomini-scimmia-che-coserano.html' title='7 - Gli “uomini-scimmia”: che cos’erano?'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhXs3swqKI/AAAAAAAAAFc/hnxbKm0284M/s72-c/evolution_homme.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-1716406869125546808</id><published>2007-07-24T19:57:00.002+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:24.002+01:00</updated><title type='text'>8 - Le mutazioni: una base per l’evoluzione?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhamHswqMI/AAAAAAAAAFs/TWtz9oC3zfs/s1600-h/uccellidarw.jpg"&gt;&lt;img src="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhamHswqMI/AAAAAAAAAFs/TWtz9oC3zfs/s400/uccellidarw.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091418989690661058" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;C’È UN’ALTRA difficoltà che la teoria dell’evoluzione deve sormontare. In che modo l’evoluzione sarebbe avvenuta? Qual è un meccanismo fondamentale che si ritiene abbia permesso a una forma di vita di evolversi in un’altra? Gli evoluzionisti chiamano in causa vari cambiamenti all’interno del nucleo della cellula. E fra questi i più importanti sono i cambiamenti “accidentali” detti mutazioni. Si pensa che responsabili di queste mutazioni siano in particolare i geni e i cromosomi delle cellule sessuali, dal momento che le relative modificazioni possono essere trasmesse alla progenie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 “Le mutazioni . . . sono la base dell’evoluzione”, dice la World Book Encyclopedia.1 Anche il paleontologo Steven Stanley chiama le mutazioni “la materia prima” dell’evoluzione.2 E il genetista Peo Koller disse che le mutazioni “sono necessarie per il processo evolutivo”.3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Ma ai fini dell’evoluzione non va bene una qualsiasi mutazione. Robert Jastrow sottolinea la necessità di “un lento accumulo di mutazioni vantaggiose”.4 E Carl Sagan aggiunge: “Le mutazioni — improvvisi cambiamenti nell’eredità — si riproducono fedelmente. Esse provvedono la materia prima dell’evoluzione. L’ambiente seleziona quelle poche mutazioni che favoriscono la sopravvivenza, col risultato di una serie di lente trasformazioni di una forma di vita nell’altra, l’origine di nuove specie”.5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 C’è anche chi sostiene che le mutazioni possano contribuire a spiegare i rapidi cambiamenti postulati dalla teoria dell’“equilibrio punteggiato”. Scrivendo su Science Digest, John Gliedman ha detto: “I revisionisti dell’evoluzione credono che le mutazioni a livello di importanti geni regolatori possano essere proprio i martelli perforatori genetici necessari alla loro teoria ‘quantistica’ dell’evoluzione per salti”. Ma lo zoologo britannico Colin Patterson ha osservato: “La speculazione ha campo libero. Non sappiamo nulla di questi geni regolatori principali”.6 Ma a parte queste speculazioni, in genere si ritiene che le mutazioni responsabili della presunta evoluzione siano piccoli cambiamenti accidentali che si accumulano in un lungo periodo di tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Cosa provoca le mutazioni? Si pensa che la maggior parte d’esse si verifichi nel normale processo di riproduzione della cellula. Ma esperimenti hanno mostrato che possono anche essere provocate da agenti esterni come radiazioni e sostanze chimiche. Con che frequenza si verificano? Il materiale genetico della cellula si riproduce con notevole fedeltà. Relativamente parlando, in proporzione al numero di cellule che si dividono in un vivente, le mutazioni non sono molto frequenti. Come osserva l’Encyclopedia Americana, la riproduzione “delle catene di DNA che formano un gene è straordinariamente accurata. Gli errori di trascrizione o copiatura sono incidenti rari”.7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Utili o dannose?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;6 Se uno dei meccanismi dell’evoluzione è rappresentato dalle mutazioni vantaggiose, in che percentuale esse sono tali? Su questo punto fra gli evoluzionisti c’è accordo totale. Per esempio, Carl Sagan afferma: “La maggior parte di esse risulta dannosa o letale”.8 Peo Koller dice: “La maggioranza delle mutazioni sono deleterie per l’individuo portatore del gene mutante. Gli esperimenti hanno rivelato che, per ogni mutazione utile o vantaggiosa, ce ne sono molte migliaia dannose”.9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 Perciò, escludendo le mutazioni “neutre”, il numero di quelle dannose supera di migliaia di volte quello delle mutazioni presumibilmente benefiche. “È normale che sia così quando in una qualsiasi struttura altamente organizzata si verificano modificazioni accidentali”, dice l’Encyclopædia Britannica.10 Per questo alle mutazioni sono attribuite centinaia di malattie di origine genetica.11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Data la natura dannosa delle mutazioni, l’Encyclopedia Americana riconosce: “Il fatto che la maggioranza delle mutazioni sia dannosa per l’organismo sembra difficile da conciliare con l’idea che le mutazioni forniscano la materia prima dell’evoluzione. In effetti i mutanti raffigurati nei testi di biologia sono una raccolta di malformazioni e mostruosità, e, più che un processo costruttivo, la mutazione sembra essere un processo distruttivo”.12 Ogni volta che insetti mutanti sono stati messi a competere con quelli normali, il risultato è stato sempre lo stesso. G. Ledyard Stebbins osservò: “Dopo un numero più o meno grande di generazioni i mutanti vengono eliminati”.13 Non erano in grado di competere perché non costituivano un miglioramento, ma forme degenerate e svantaggiate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Nel suo libro The Wellsprings of Life (Le sorgenti della vita), lo scrittore scientifico Isaac Asimov ammette: “La maggioranza delle mutazioni sono peggiorative”. Ma poi afferma: “A lungo andare, non c’è dubbio, le mutazioni permettono all’evoluzione di progredire e svilupparsi”.14 Ma è così? Un qualsiasi processo che provocasse danni più di 999 volte su 1.000 sarebbe ritenuto benefico? Volendo costruire una casa, vi rivolgereste a un costruttore che, per ogni lavoro fatto bene, ne facesse migliaia di altri male? Se un automobilista prendesse migliaia di decisioni sbagliate per ogni decisione giusta, andreste in macchina con lui? Se un chirurgo commettesse migliaia di errori per ogni intervento riuscito, vi fareste operare da lui?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Una volta il genetista Dobzhansky disse: “È difficile che un incidente, un cambiamento casuale, in un meccanismo delicato lo migliori. È improbabile che infilando una bacchetta nel meccanismo di un orologio o in un apparecchio radio lo si faccia funzionare meglio”.15 Perciò chiedetevi: È ragionevole credere che tutte le cellule, gli organi, gli arti e i processi straordinariamente complessi che esistono nei viventi siano stati costruiti da un meccanismo demolitore?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Le mutazioni producono qualcosa di nuovo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;11 Se anche tutte le mutazioni fossero vantaggiose, potrebbero produrre qualcosa di nuovo? No. Una mutazione può solo determinare la variazione di una caratteristica già esistente. Produce varietà, ma mai qualcosa di nuovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 La World Book Encyclopedia fa l’esempio di ciò che potrebbe avvenire grazie a una mutazione favorevole: “Una pianta in una zona arida potrebbe avere un gene mutante che le fa sviluppare radici più estese e più forti. La pianta avrebbe maggiori probabilità di sopravvivere rispetto ad altre piante della sua specie, perché le sue radici potrebbero assorbire più acqua”.16 Ma sarebbe forse comparso qualcosa di nuovo? No, la pianta è sempre la stessa. Non si sta evolvendo in qualcos’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 Le mutazioni possono cambiare il colore o la struttura dei capelli di una persona. Ma i capelli rimangono sempre capelli. Non si trasformeranno mai in penne. Le mutazioni possono cambiare la conformazione di una mano, producendo dita anormali. A volte può anche svilupparsi una mano con sei dita o con qualche altra malformazione. Ma è sempre una mano. Non diventa mai qualcos’altro. Nulla di nuovo sta venendo all’esistenza, né mai potrà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Esperimenti con la drosofila&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;14 Per quanto riguarda le mutazioni, pochi esperimenti possono uguagliare quelli estesamente condotti sul comune moscerino della frutta, la Drosophila melanogaster. Sin dai primi del Novecento gli scienziati hanno esposto milioni di questi insetti ai raggi X. Ciò ha intensificato la frequenza delle mutazioni di oltre un centinaio di volte rispetto al normale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqha5nswqQI/AAAAAAAAAGM/sSyEekLOvAM/s1600-h/short-wings_thumb.gif"&gt;&lt;img src="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqha5nswqQI/AAAAAAAAAGM/sSyEekLOvAM/s400/short-wings_thumb.gif" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091419324698110210" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqha13swqPI/AAAAAAAAAGE/0K48ogm2vns/s1600-h/orange-eyes_thumb.gif"&gt;&lt;img src="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqha13swqPI/AAAAAAAAAGE/0K48ogm2vns/s400/orange-eyes_thumb.gif" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091419260273600754" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhawHswqOI/AAAAAAAAAF8/ofNv5BrVDu0/s1600-h/ebony_thumb.gif"&gt;&lt;img src="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhawHswqOI/AAAAAAAAAF8/ofNv5BrVDu0/s400/ebony_thumb.gif" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091419161489352930" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhaqnswqNI/AAAAAAAAAF0/qz97mdpzHRo/s1600-h/Copia_di_curly-wings_thumb.gif"&gt;&lt;img src="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhaqnswqNI/AAAAAAAAAF0/qz97mdpzHRo/s400/Copia_di_curly-wings_thumb.gif" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091419067000072402" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;15 Dopo tutti questi decenni, quali sono stati i risultati degli esperimenti? Dobzhansky ne menzionò uno: “I ben definiti mutanti della Drosophila, oggetto di gran parte delle ricerche classiche in campo genetico, sono, quasi senza eccezioni, inferiori per vitalità, fecondità e longevità all’insetto normale libero”.17 Un altro risultato è stato che le mutazioni non hanno mai prodotto alcunché di nuovo. Le drosofile presentavano malformazioni alle ali, alle zampe, al corpo e d’altro genere, ma restavano sempre drosofile. E, accoppiando fra loro gli insetti mutanti, si è riscontrato che, dopo un certo numero di generazioni, ricominciavano a nascere drosofile normali. Allo stato naturale, queste drosofile normali avrebbero infine avuto la meglio sui mutanti più deboli, sopravvivendo e perpetuando la drosofila nella sua forma originaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 Il codice ereditario, il DNA, ha la straordinaria capacità di riparare i propri danni genetici. Questo contribuisce alla preservazione del tipo di organismo che vi è codificato. Un articolo della rivista Le Scienze parla di come “la vita di ogni organismo e la sua continuità di generazione in generazione” siano garantite da “enzimi che, ininterrottamente, riparano le lesioni genetiche”. Nell’articolo si afferma: “In particolare, un danno significativo alle molecole di DNA può indurre una risposta di emergenza in cui vengono sintetizzate maggiori quantità degli enzimi di riparazione”.18&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 Nel libro Darwin Retried, l’autore narra quanto segue a proposito del defunto e stimato genetista Richard Goldschmidt: “Dopo aver osservato per molti anni le mutazioni della drosofila, Goldschmidt cadde nella disperazione. I cambiamenti, con suo disappunto, erano così irrimediabilmente piccoli che, anche se in uno stesso esemplare si fossero verificate mille mutazioni, non ci sarebbe ugualmente stata nessuna nuova specie”.19&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La Biston betularia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;18 Nei testi evoluzionistici la Biston betularia (una farfalla conosciuta anche come “geometra delle betulle”) dell’Inghilterra è spesso citata come un moderno esempio di evoluzione in atto. La International Wildlife Encyclopedia dice: “Questo è il più sensazionale cambiamento evolutivo che l’uomo abbia mai potuto osservare”.20 Jastrow, nel suo libro Red Giants and White Dwarfs, dopo aver ricordato il tormento di Darwin per non aver potuto dimostrare nemmeno un caso di evoluzione delle specie, aggiunge: “Se l’avesse saputo, aveva a portata di mano un esempio che gli avrebbe fornito la prova che cercava. Si trattava di un caso straordinariamente raro”.21 Il caso in questione era naturalmente quello della farfalla suddetta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 Che cosa è successo alla Biston betularia? All’inizio la varietà più chiara di questa farfalla era più diffusa di quella scura. La varietà chiara si confondeva meglio col colore chiaro del tronco degli alberi ed era quindi più protetta dall’insidia degli uccelli. Ma in seguito, dopo anni e anni di inquinamento industriale, il tronco degli alberi si fece più scuro. Ora il colore chiaro delle farfalle era diventato un pericolo, perché gli uccelli le individuavano più rapidamente e le mangiavano. Di conseguenza la varietà più scura della Biston betularia, ritenuta un mutante, sopravvisse più agevolmente perché gli uccelli avevano difficoltà a individuarla sugli alberi anneriti dalla fuliggine. La varietà più scura divenne presto quella dominante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 Ma la Biston betularia si stava forse evolvendo in qualche altro tipo di insetto? No, era sempre la stessa farfalla, semplicemente di colore diverso. Pertanto il periodico medico inglese On Call ha criticato il ricorso a questo esempio come presunta prova dell’evoluzione, dicendo: “Questa è un’ottima dimostrazione del ruolo del mimetismo, ma, dal momento che si inizia e si finisce con farfalle senza assistere alla formazione di alcuna nuova specie, è piuttosto irrilevante come prova dell’evoluzione”.22&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 L’errata asserzione che la Biston betularia si stia evolvendo è comune a vari altri casi. Per esempio, dato che alcuni germi si sono rivelati resistenti agli antibiotici, c’è chi parla di evoluzione in atto. Ma i germi più resistenti sono sempre i medesimi germi: non si stanno evolvendo in qualcos’altro. E si riconosce pure che il cambiamento potrebbe essere stato determinato non da mutazioni, ma dal fatto che alcuni germi erano immuni fin dall’inizio. Quando gli altri sono stati uccisi dai farmaci, quelli immuni si sono moltiplicati acquistando il predominio. Il libro Evoluzione dallo spazio dice: “Dubitiamo però che in questi casi possa trovarsi qualcosa di più della selezione di geni già esistenti”.23&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 Lo stesso processo può essersi verificato anche nel caso di certi insetti risultati immuni a determinati insetticidi. Questi veleni o uccidevano gli insetti con cui venivano in contatto o risultavano inefficaci contro di loro. Gli insetti morti non potevano ovviamente sviluppare alcuna resistenza al veleno. La sopravvivenza degli altri poteva significare che erano immuni già dall’inizio. Questa immunità è un fattore genetico presente in certi insetti ma non in altri. In ogni caso, gli insetti rimanevano della stessa specie. Non si evolvevano in qualcos’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“Secondo la loro specie”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;23 Ancora una volta le mutazioni confermano quanto formulato nel primo capitolo di Genesi: I viventi si riproducono solo “secondo la loro specie”. La ragione è che il codice genetico impedisce alla pianta o all’animale di discostarsi troppo dalla media. Può esserci un’ampia varietà (come si vede, ad esempio, fra gli uomini, fra i gatti o fra i cani), ma non fino al punto che un organismo vivente possa trasformarsi in un altro. Ciò è confermato da tutti gli esperimenti condotti sulle mutazioni. Viene anche confermata la legge della biogenesi, secondo cui la vita deriva solo da altra vita preesistente e l’organismo genitore e la sua progenie sono della stessa “specie”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 Ciò è confermato anche dagli esperimenti di riproduzione controllata. Mediante incroci, gli scienziati hanno cercato di produrre continue variazioni in diversi animali e piante. Volevano vedere se col tempo potevano produrre nuove forme di vita. Qual è stato il risultato? Il periodico On Call riferisce: “Gli esperti nel campo della riproduzione controllata riscontrano di solito che dopo alcune generazioni si raggiunge un optimum oltre il quale sono impossibili ulteriori miglioramenti, e che non si è formata nessuna nuova specie . . . Anziché sostenere l’evoluzione, quindi, le tecniche di riproduzione controllata sembrerebbero smentirla”.24&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 Più o meno la stessa cosa fa notare la rivista Science: “Le specie hanno in effetti la capacità di subire lievi modificazioni nelle loro caratteristiche fisiche e d’altro genere, ma questa capacità è limitata, e a lungo andare si riflette in una oscillazione intorno a valori medi”.25 Pertanto ciò che i viventi ereditano non è la possibilità di continuare a cambiare, ma, piuttosto, (1) stabilità e (2) un campo di variabilità limitato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Il libro Molecules to Living Cells (Dalle molecole alle cellule viventi) quindi afferma: “Le cellule di una carota o del fegato di un topo mantengono stabilmente la rispettiva identità tessutale e organica dopo innumerevoli cicli di riproduzione”.26 E Symbiosis in Cell Evolution (Simbiosi nell’evoluzione della cellula) dice: “Tutta la vita . . . si riproduce con incredibile fedeltà”.27 Anche Scientific American osserva: “I viventi differiscono enormemente per forma, ma questa è straordinariamente costante entro qualsiasi data linea di discendenza: i maiali rimangono maiali e le querce rimangono querce una generazione dopo l’altra”.28 E uno scrittore scientifico ha osservato: “I rosai portano sempre rose, mai camelie. E le capre danno alla luce capretti, mai agnelli”. Le mutazioni, conclude, “non possono spiegare l’evoluzione nel suo insieme, cioè perché esistano pesci, rettili, uccelli e mammiferi”.29&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 La variabilità nell’ambito della specie permette di spiegare qualcosa che contribuì a formare l’ipotesi evoluzionistica nella mente di Darwin. Quando si trovava nelle Galápagos, Darwin osservò dei fringuelli. Questi uccelli discendevano da quelli del continente sudamericano, da dove a quanto pare erano migrati. Ma presentavano curiose differenze, ad esempio nella forma del becco. Darwin lo interpretò come un caso di evoluzione in corso. Ma in effetti non era altro che uno dei tanti esempi di varietà nell’ambito di una specie, consentito dalla struttura genetica individuale. I fringuelli erano ancora fringuelli. Non si stavano trasformando in qualcos’altro, né l’avrebbero mai fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28 Ciò che dice Genesi è pertanto in piena armonia con i fatti scientifici. Quando si piantano dei semi, essi producono solo “secondo la loro specie”, così che si può piantare un giardino certi della fidatezza di questa legge. Quando una gatta partorisce, i piccoli sono sempre gattini. Quando gli esseri umani divengono genitori, i figli sono sempre creature umane. Ci sono variazioni di colore, dimensioni e forma, ma sempre nei limiti della specie. Personalmente avete mai visto qualcosa di diverso? Nemmeno ad altri è capitato di vederlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Non sono una base per l’evoluzione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;29 La conclusione è chiara. Indipendentemente dalla loro quantità, i cambiamenti genetici accidentali non possono trasformare una specie vivente in un’altra. Il biologo francese Jean Rostand una volta disse: “No, non riesco proprio a convincermi che questi ‘scivoloni’ genetici siano stati in grado, anche con l’aiuto della selezione naturale, anche col vantaggio degli immensi periodi di tempo a disposizione dell’evoluzione, di produrre il mondo intero, con la sua profusione di forme strutturali e i suoi perfezionamenti, i suoi straordinari ‘adattamenti’”.30&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30 In modo analogo, il genetista C. H. Waddington disse a proposito delle capacità attribuite alle mutazioni: “Questa è in realtà la teoria secondo cui, partendo con quattordici righe qualsiasi in inglese coerente e cambiando una lettera alla volta — conservando solo quelle parti che hanno ancora un senso — si finirà per comporre uno dei sonetti di Shakespeare. . . . mi sembra una logica folle, e penso che dovremmo poter fare di meglio”.31&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31 La verità, come dichiara il prof. John Moore, è questa: “Se rigorosamente esaminata e analizzata, qualsiasi asserzione dogmatica . . . secondo cui le mutazioni genetiche siano la materia prima di un qualunque processo evolutivo che implichi la selezione naturale è l’espressione di un mito”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;. . . La conclusione logica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mettendo evoluzione e creazione a confronto con la realtà, non è evidente quale delle due corrisponde ai fatti e quale si scontra con essi? Sia le testimonianze del mondo vivente che quelle della documentazione fossile relativa a forme di vita esistite molto tempo fa portano alla stessa conclusione: la vita è stata creata; non si è evoluta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita non ha quindi avuto origine in qualche ignoto “brodo” primordiale. Gli uomini non derivano da antenati scimmieschi. Le numerose forme di vita furono invece create come famiglie distinte. Ciascuna poteva moltiplicarsi dando vita a una grande varietà in seno alla propria “specie”, ma non poteva varcare il confine che separa una specie dall’altra. Questo confine, come si vede chiaramente fra i viventi, è garantito dalla sterilità. E la separazione fra le specie è assicurata dal caratteristico codice genetico di ciascuna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, oltre alla corrispondenza fra la realtà e le previsioni in base allo schema creativo, ci sono molte altre testimonianze dell’esistenza di un Creatore. Si pensi allo straordinario progetto e alla complessità delle cose che si trovano sulla terra e nel resto dell’universo. Anche queste attestano l’esistenza di un’Intelligenza suprema. Nei capitoli successivi prenderemo in esame alcune di queste meraviglie, dal maestoso universo alle complesse strutture del mondo microscopico.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-1716406869125546808?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/1716406869125546808/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=1716406869125546808' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/1716406869125546808'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/1716406869125546808'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/8-le-mutazioni-una-base-per-levoluzione.html' title='8 - Le mutazioni: una base per l’evoluzione?'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqhamHswqMI/AAAAAAAAAFs/TWtz9oC3zfs/s72-c/uccellidarw.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-6124654028914293734</id><published>2007-07-24T19:57:00.001+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:24.142+01:00</updated><title type='text'>9 - Il nostro maestoso universo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqcooXswqBI/AAAAAAAAAEU/wHzzl4QZsns/s1600-h/galaxy_466.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqcooXswqBI/AAAAAAAAAEU/wHzzl4QZsns/s400/galaxy_466.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091082577787267090" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;DA MIGLIAIA d’anni l’uomo osserva ammirato i cieli stellati. In una notte chiara, le splendide stelle appaiono come gioielli scintillanti nell’oscurità dello spazio. Anche una notte di luna esercita un fascino del tutto particolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Coloro che riflettono su ciò che vedono spesso si chiedono: ‘Cosa c’è lassù nello spazio? Com’è organizzato? È possibile sapere come ha avuto inizio tutto questo?’ La risposta a queste domande permetterebbe senz’altro di capire meglio perché è venuta all’esistenza la terra con tutta la sua vita umana, animale e vegetale, e ciò che può avere in serbo il futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Molti secoli fa si pensava che l’universo fosse formato dalle poche migliaia di stelle visibili a occhio nudo. Ma ora, grazie ai potenti strumenti che scrutano i cieli, gli scienziati sanno che l’universo è molto ma molto più vasto. In realtà, ciò che è stato osservato è assai più imponente di quanto chiunque potesse immaginare. La mente umana resta sconcertata davanti all’immensità e alla complessità dell’universo. Come osservò la rivista National Geographic, ciò che l’uomo sta imparando sull’universo “lo lascia sbalordito”.1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Immensità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;4 In secoli recenti, astronomi che scrutavano il cielo con rudimentali telescopi notarono delle formazioni nebulose, dai contorni indistinti. Pensarono che si trattasse di nubi di gas a noi vicine. Ma negli anni Venti, con l’entrata in funzione di telescopi più grandi e più potenti, si scoprì che questi “gas” erano qualcosa di molto più vasto e interessante: galassie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Le galassie sono enormi raggruppamenti di stelle, gas e altre sostanze che ruotano attorno a un nucleo centrale. Sono state chiamate anche universi-isole, poiché ciascuna è in se stessa come un universo. Si prenda ad esempio la galassia in cui viviamo, la Via Lattea. Il nostro sistema solare, cioè il sole, la terra e gli altri pianeti con le relative lune, appartiene a questa galassia. Ma ne è solo una microscopica parte, perché la nostra galassia, la Via Lattea, contiene più di 100 miliardi di stelle! Secondo alcuni scienziati questo numero dovrebbe essere almeno di 200-400 miliardi. Uno scrittore scientifico addirittura dice: “Nella Via Lattea potrebbero esserci dai cinquemila ai diecimila miliardi di stelle”.2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Il diametro della nostra galassia è tale che, viaggiando alla velocità della luce (299.792 chilometri al secondo), ci vorrebbero 100.000 anni per attraversarla! Quanti chilometri sono? Ebbene, dato che la luce percorre circa novemilaseicento miliardi (9.600.000.000.000) di chilometri all’anno, moltiplicate per 100.000 e avrete la risposta: la nostra galassia, la Via Lattea, ha un diametro di circa 960 milioni di miliardi (960.000.000.000.000.000) di chilometri! Pare che la distanza media fra le stelle della galassia sia all’incirca di sei anni luce, ovvero di circa 58 mila miliardi di chilometri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 Per la mente umana è quasi impossibile concepire simili dimensioni e distanze. Eppure la nostra galassia non è che l’inizio di ciò che si trova nello spazio! C’è qualcosa di ancor più sbalorditivo: sono state individuate così tante galassie che si ritiene “siano comuni come i fili d’erba in un prato”.3 Nell’universo osservabile si trovano circa dieci miliardi di galassie! Ma ce ne sono molte altre che si trovano al di là della portata dei telescopi attuali. Alcuni astronomi calcolano che nell’universo vi siano 100 miliardi di galassie! E ogni galassia può contenere centinaia di miliardi di stelle!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ammassi di galassie&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;8 Ma c’è dell’altro. Queste imponenti galassie non sono sparpagliate qua e là nello spazio. Di solito sono disposte raggruppate in ammassi ben definiti, come acini in un grappolo. Migliaia di questi ammassi galattici sono già stati osservati e fotografati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Alcuni ammassi contengono un numero relativamente limitato di galassie. Per esempio, la Via Lattea fa parte di un ammasso costituito da una ventina di galassie. All’interno di questo gruppo locale c’è una galassia “vicina” che in una notte serena si può vedere senza telescopio. È la galassia di Andromeda, che, come la nostra, ha la forma di una spirale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Altri ammassi di galassie sono costituiti da diverse decine, centinaia o addirittura migliaia di galassie. Uno di questi ammassi contiene, a quanto pare, 10.000 galassie! La distanza media fra le galassie all’interno di un ammasso può arrivare a circa un milione di anni luce. Ma la distanza fra un ammasso di galassie e l’altro può essere cento volte maggiore. E si ha addirittura motivo di pensare che gli ammassi stessi siano disposti in “superammassi”, come i grappoli su una vite. Che immense proporzioni e che splendida organizzazione!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Un’organizzazione analoga&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;11 Venendo al nostro sistema solare, troviamo un altro splendido esempio di organizzazione. Il sole, che è una stella di medie dimensioni, è il “nucleo” intorno al quale ruotano secondo orbite precise la terra e gli altri pianeti con le relative lune. Anno dopo anno, ruotano con una precisione matematica tale che gli astronomi possono predire con accuratezza dove si troveranno in un qualsiasi tempo futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Dando un’occhiata all’infinitamente piccolo — agli atomi — vi troviamo la stessa precisione. L’atomo è una meraviglia di ordine simile all’ordine del sistema solare. Si compone di un nucleo in cui si trovano particelle chiamate protoni e neutroni, circondato da minuscoli elettroni orbitanti. Tutta la materia è fatta di questi “mattoni” da costruzione. Ciò che fa differire una sostanza dall’altra è la quantità di protoni e neutroni presenti nel nucleo e la quantità e la disposizione degli elettroni che vi girano intorno. Tutto questo con un ordine così perfetto che tutti gli elementi costitutivi della materia possono essere disposti in regolare successione secondo il numero di “mattoni” di cui si compongono.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Cosa c’è dietro questa organizzazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;13 Come abbiamo visto, le dimensioni dell’universo sono davvero sbalorditive. Lo stesso può dirsi del modo meraviglioso in cui è organizzato. Dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, dagli ammassi di galassie agli atomi, l’universo è caratterizzato da una superba organizzazione. La rivista Discover ha scritto: “Notavamo con sorpresa l’ordine, e i nostri cosmologi e fisici continuano a individuarne nuovi e sorprendenti aspetti. . . . Eravamo soliti definirlo un miracolo, e ancora siamo portati a considerare l’intero universo come una meraviglia”.4 Questa struttura ordinata è sottolineata dalla parola stessa usata comunemente in astronomia per indicare l’universo: “cosmo”. La definizione che ne dà un dizionario è: “L’intero universo . . . considerato un tutto armonico e ordinato”.5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 L’ex astronauta John Glenn menzionò “l’ordine dell’intero universo” e il fatto che le galassie “viaggiano in orbite prestabilite l’una rispetto all’altra”. Dopo di che chiese: “Può essere avvenuto tutto per caso? È stato per un evento accidentale che un insieme di relitti galleggianti abbia improvvisamente cominciato a stabilire queste orbite di propria iniziativa?” Glenn concluse: “Non posso crederci. . . . Qualche Forza deve aver messo tutto questo in orbita e ve lo mantiene”.6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 In effetti l’universo è organizzato con tale precisione che l’uomo può basarsi sui corpi celesti per calcolare il tempo. Ma qualsiasi cronometro di precisione è ovviamente opera di una mente sistematica dotata della capacità di progettare. Una mente sistematica in grado di progettare non può esistere se non in un essere intelligente. Che dire allora della struttura e della precisione assai più complesse che caratterizzano l’intero universo? Non indicherebbe anche questo l’esistenza di un progettista, di un costruttore, di una mente, di un’intelligenza? E avete qualche motivo per credere che possa esistere un’intelligenza priva di identità personale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 Non si sfugge: un’organizzazione straordinaria richiede un organizzatore straordinario. Nella nostra esperienza non abbiamo mai visto il caso produrre organizzazione. Al contrario, tutta l’esperienza acquisita ci insegna che ogni cosa organizzata deve aver avuto un organizzatore. Ogni macchina, computer, edificio, o anche solo una matita o un foglio di carta, è il prodotto di un costruttore, di un organizzatore. L’assai più complessa e strabiliante organizzazione dell’universo deve aver logicamente richiesto anch’essa un organizzatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ogni legge presuppone un legislatore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;17 Inoltre, l’intero universo, dall’atomo alle galassie, è governato da precise leggi fisiche. Per esempio, ci sono leggi che regolano il calore, la luce, il suono e la gravità. Il fisico Stephen W. Hawking ha detto: “Più esaminiamo l’universo, più scopriamo che non è in balìa dell’arbitrio ma ubbidisce a leggi ben precise che operano in vari campi. Sembra molto ragionevole supporre che possano esistere alcuni princìpi unificatori, nel senso che tutte le leggi facciano capo a qualche legge superiore”.7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 L’esperto missilistico Wernher von Braun andò oltre, dicendo: “Le leggi naturali dell’universo sono così precise che non abbiamo nessuna difficoltà a costruire una nave spaziale per andare sulla luna e possiamo cronometrarne il volo con una precisione di una frazione di secondo. Queste leggi devono essere state stabilite da qualcuno”.8 Per riuscire a mettere in orbita un missile attorno alla terra o alla luna, gli scienziati devono rispettare queste leggi universali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 Quando pensiamo alle leggi, riconosciamo che emanano da un ente legislatore. Dietro la collocazione di un cartello stradale di “Stop” c’è senz’altro una persona o un gruppo di persone che hanno stabilito quella legge. Che dire allora delle leggi che governano tutto l’universo materiale? Queste leggi sapientemente ideate attestano l’esistenza di un legislatore sommamente intelligente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’Organizzatore e Legislatore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;20 Dopo aver menzionato tutti gli straordinari esempi di legge e ordine così evidenti nell’universo, Science News ha osservato: “La contemplazione di queste cose infastidisce i cosmologi perché sembra difficile che queste condizioni particolari e precise possano avere avuto un’origine casuale. Un modo di affrontare la questione è quello di dire che il tutto sia stato progettato, e attribuirlo alla divina Provvidenza”.9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 Molte persone, fra cui tanti scienziati, non sono disposte ad ammettere una cosa simile. Ma altre riconoscono ciò che i fatti continuano a sottolineare: l’esistenza di un’intelligenza. Riconoscono che le immense proporzioni, la precisione e le leggi esistenti in tutto l’universo non avrebbero mai potuto verificarsi per puro caso. Tutte queste cose sono da attribuirsi a una mente superiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 Questa è la conclusione espressa da uno scrittore biblico che disse riguardo ai cieli fisici: “Alzate gli occhi in alto e vedete. Chi ha creato queste cose? Colui che ne fa uscire l’esercito perfino a numero, che tutte chiama perfino a nome”. Il “Colui” di cui si parla è “il Creatore dei cieli e il Grande che li distende”. — Isaia 40:26; 42:5.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Fonte di energia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;23 Le leggi universali governano la materia esistente. Ma da dove è venuta tutta la materia? Nel suo libro Cosmo, Carl Sagan dice: “All’inizio dell’universo non c’erano galassie, stelle o pianeti, vita o civiltà”. Sagan definisce il passaggio da quello stato all’universo attuale “la più imponente trasformazione di massa ed energia che abbiamo avuto il privilegio di vedere”.10&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 Questa è la chiave per capire come può essere venuto all’esistenza l’universo: dev’esserci stata una trasformazione di energia e materia. Questa relazione fu dimostrata dalla famosa formula di Einstein, E=mc2 (energia uguale a massa per velocità della luce al quadrato). Questa formula dimostra fra l’altro che la materia si può ottenere dall’energia, così come dalla materia si può produrre un’enorme quantità di energia, cosa quest’ultima dimostrata dalla bomba atomica. L’astrofisico Josip Kleczek afferma: “La maggioranza e forse tutte le particelle elementari possono essere create dalla materializzazione dell’energia”.11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 L’evidenza scientifica indica quindi che una fonte di energia illimitata possederebbe la materia prima per creare la sostanza dell’universo. Il già citato scrittore biblico fa notare che questa fonte di energia è un’intelligenza vivente dotata di personalità, quando dice: “A motivo dell’abbondanza dell’energia dinamica, essendo egli anche vigoroso in potenza, non ne manca nessuna [con riferimento alle cose o corpi celesti]”. Perciò, dal punto di vista biblico, dietro l’evento descritto in Genesi 1:1 c’era questa fonte di energia illimitata: “In principio Dio creò i cieli e la terra”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Un inizio non caotico&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;26 In genere oggi gli scienziati riconoscono che l’universo ha avuto effettivamente un principio. Fra le principali teorie con cui si cerca di spiegare questo inizio c’è quella cosiddetta del “big bang” (grande esplosione). “Quasi tutte le discussioni recenti sull’origine dell’universo sono basate sulla teoria del big bang”, osserva Francis Crick.12 Con riferimento a questa “esplosione cosmica”, Jastrow dice: “Quello fu veramente il momento della Creazione”.13 Ma, come ha ammesso su New Scientist l’astrofisico John Gribbin, sebbene gli scienziati “affermino in gran maggioranza di poter descrivere nei minimi dettagli” ciò che accadde dopo quel “momento”, ciò che determinò “l’istante della creazione rimane un mistero”. E, riflettendo, ha aggiunto: “Dopo tutto, forse è stato davvero Dio a farlo”.14&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 Comunque, la maggioranza degli scienziati non è disposta ad attribuire a Dio questo “istante”. Perciò di solito asseriscono che l’esplosione dovette generare il caos, come l’esplosione di un ordigno nucleare. Ma questo tipo di esplosioni produce mai un livello di organizzazione superiore? Le bombe che in tempo di guerra cadono sulle città producono forse splendidi edifici, strade e segnaletica stradale? Al contrario, queste esplosioni provocano devastazione, disordine, caos, disintegrazione. E quando l’ordigno esplosivo è di tipo nucleare, la disorganizzazione è totale, come sperimentarono le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nel 1945.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28 Una semplice “esplosione” non può quindi aver creato il nostro maestoso universo con la sua struttura, le sue leggi e il suo ordine straordinari. Solo un potente organizzatore e legislatore poteva guidare le poderose forze all’opera in modo tale che ne derivassero un’organizzazione e delle leggi così meravigliose. L’evidenza scientifica e la ragione forniscono quindi un solido sostegno a questa dichiarazione biblica: “I cieli dichiarano la gloria di Dio; e la distesa annuncia l’opera delle sue mani”. — Salmo 19:1.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29 La Bibbia pertanto risolve problemi che la teoria dell’evoluzione non ha chiaramente affrontato. Anziché lasciarci all’oscuro su quel che c’è dietro l’origine di tutte le cose, la Bibbia ce ne dà la risposta in modo semplice e comprensibile. Conferma le osservazioni della scienza, come pure le nostre, secondo cui nulla viene all’esistenza da sé. Sebbene non fossimo personalmente presenti quando l’universo fu creato, è evidente che deve aver avuto un eccellente Costruttore, come spiega la Bibbia: “Ogni casa è costruita da qualcuno, ma chi ha costruito tutte le cose è Dio”. — Ebrei 3:4.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-6124654028914293734?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/6124654028914293734/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=6124654028914293734' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/6124654028914293734'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/6124654028914293734'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/9-il-nostro-maestoso-universo.html' title='9 - Il nostro maestoso universo'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqcooXswqBI/AAAAAAAAAEU/wHzzl4QZsns/s72-c/galaxy_466.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-6858702182667049143</id><published>2007-07-24T19:53:00.001+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:24.847+01:00</updated><title type='text'>10 - Un pianeta straordinario</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqhd_3swqUI/AAAAAAAAAGs/JDyCV5HFm2k/s1600-h/terra1.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqhd_3swqUI/AAAAAAAAAGs/JDyCV5HFm2k/s400/terra1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091422730607176002" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;IL PIANETA Terra è una vera meraviglia, uno splendido e raro gioiello nello spazio. Gli astronauti hanno detto che, vista dallo spazio, la terra con il suo cielo azzurro e le sue nubi bianche “era l’oggetto più attraente che potessero vedere”.1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Ma la terra non è soltanto bella. “Il più grande di tutti gli enigmi cosmologici e scientifici, che sfugge a tutti i nostri tentativi di comprenderlo, è la terra”, ha scritto Lewis Thomas su Discover. E ha aggiunto: “Solo ora cominciamo a capire quanto è strana e splendida, di una bellezza impressionante, il più bell’oggetto che navighi intorno al sole, avvolto nella propria atmosfera come in una bolla azzurra, in grado di produrre e respirare il proprio ossigeno, di fissare l’azoto dell’aria nel proprio suolo, di generare il proprio tempo atmosferico”.2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Un altro fatto interessante è che, di tutti i pianeti del sistema solare, la terra è l’unico sul quale gli scienziati abbiano trovato la vita. E che meravigliosa abbondanza di forme di vita: microrganismi, insetti, piante, uccelli, animali ed esseri umani! Oltre a ciò, la terra racchiude enormi risorse e tutto il necessario per sostenere ogni forma di vita. Per dirla con le parole del libro The Earth (La Terra), “la terra è la meraviglia dell’universo, un globo straordinario”.3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 Per illustrare il carattere straordinario della terra, immaginate di trovarvi in un arido deserto, privo di qualsiasi forma di vita. All’improvviso vi imbattete in una bellissima casa, dotata di aria condizionata, riscaldamento, acqua corrente ed elettricità. Il frigorifero e la dispensa sono pieni di cibo. In cantina ci sono combustibili e altre provviste. Se chiedeste a qualcuno da dove è venuto fuori tutto ciò in un deserto inabitato, che pensereste se vi rispondesse che il tutto è comparso lì per caso? Ci credereste? Non pensereste piuttosto che deve avere necessariamente avuto un progettista e un costruttore?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Tutti gli altri pianeti su cui gli scienziati hanno mandato delle sonde risultano privi di vita. Ma la terra brulica di vita, sostenuta da complicatissimi sistemi che provvedono luce, aria, calore, acqua e cibo, tutti in perfetto equilibrio. Viene da pensare che sia stata specificamente costruita per ospitare comodamente i viventi, come una magnifica casa. E logicamente, come osserva uno degli scrittori della Bibbia, “ogni casa è costruita da qualcuno, ma chi ha costruito tutte le cose è Dio”. Sì, questa “casa” infinitamente più grande e sorprendente — il pianeta Terra — presuppone l’esistenza di un progettista ed edificatore straordinariamente intelligente: Dio. — Ebrei 3:4.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Più studiano il pianeta Terra e le sue forme di vita, più gli scienziati si rendono conto che è progettato in modo davvero superbo. Un articolo della rivista Le Scienze osserva con meraviglia: “Se diamo uno sguardo all’universo e identifichiamo i vari eventi fisici e astronomici che hanno interagito a nostro beneficio abbiamo quasi l’impressione che l’universo fosse in certo qual modo a conoscenza che noi stavamo per venire al mondo”.4 E Science News ammette: “Sembra difficile che queste condizioni particolari e precise possano avere avuto un’origine casuale”.5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Giusta distanza dal sole&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;7 Fra le molte precise condizioni indispensabili per la vita sulla terra c’è la quantità di luce e di calore che essa riceve dal sole. La terra riceve solo una piccolissima parte dell’energia solare. Eppure si tratta proprio della quantità giusta necessaria per sostenere la vita. Questo perché la terra si trova proprio alla giusta distanza dal sole: in media, 149.600.000 chilometri. Se la terra fosse molto più vicina o molto più lontana dal sole, la temperatura sarebbe o troppo elevata o troppo bassa per la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Impiegando un anno a percorrere la sua orbita intorno al sole, la terra viaggia a una velocità di oltre 107.000 chilometri all’ora. Questa è proprio la velocità giusta per vincere l’attrazione gravitazionale del sole e mantenere la terra alla giusta distanza. Se la velocità diminuisse, la terra verrebbe attratta verso il sole. Col tempo la terra potrebbe diventare un deserto infuocato come Mercurio, il pianeta più vicino al sole. La temperatura diurna su Mercurio supera i 300 gradi centigradi. Se invece la velocità orbitale della terra aumentasse, il pianeta si allontanerebbe dal sole e potrebbe diventare una distesa di ghiaccio come Plutone, il pianeta la cui orbita tocca il punto più lontano dal sole. La temperatura di Plutone è di oltre 180 gradi sotto zero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Inoltre la terra compie regolarmente un giro completo intorno al proprio asse ogni 24 ore. Questo determina l’alternarsi di regolari periodi di luce e di tenebre. Ma che avverrebbe, ad esempio, se la terra ruotasse intorno al proprio asse una volta all’anno? Per tutto l’anno presenterebbe al sole la stessa faccia. Questa diverrebbe probabilmente un deserto infuocato, mentre la faccia nascosta al sole diverrebbe una distesa desolata con temperature sotto zero. In condizioni così inospitali, poche forme di vita potrebbero resistere, forse nessuna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqheDXswqVI/AAAAAAAAAG0/qEh87kcnMrM/s1600-h/art2_img_1.gif"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqheDXswqVI/AAAAAAAAAG0/qEh87kcnMrM/s400/art2_img_1.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091422790736718162" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;10 La terra ruota su se stessa attorno a un asse inclinato di circa 23° e mezzo rispetto alla perpendicolare al piano dell’orbita intorno al sole. Se la terra non avesse questa inclinazione, non ci sarebbe l’alternarsi delle stagioni. Il clima sarebbe sempre identico. Questo non renderebbe impossibile la vita, ma la renderebbe meno interessante e in molti luoghi cambierebbe drasticamente gli attuali cicli agricoli. Se l’inclinazione della terra fosse molto maggiore, avremmo estati torride e inverni rigidissimi. Ma l’inclinazione di 23° e mezzo consente il piacevole alternarsi delle stagioni con la loro interessante varietà. In molte parti della terra si hanno fresche primavere col risveglio della vegetazione e lo sbocciare di splendidi fiori, calde estati che permettono ogni tipo di attività all’aperto, frizzanti periodi autunnali col fantastico spettacolo delle foglie che cambiano colore, e inverni con bellissimi panorami di foreste e campi ammantati di neve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La nostra sorprendente atmosfera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;11 Anche l’atmosfera che circonda la terra è straordinaria, anzi, unica. Non si trova in nessun altro pianeta. Manca anche sulla luna, tanto che per starci occorre avere una tuta spaziale. Ma sulla terra non servono tute spaziali, perché la nostra atmosfera contiene nella giusta proporzione i gas indispensabili alla vita. Alcuni di questi gas, di per sé, sono letali. Ma, nelle proporzioni in cui sono combinati nell’aria, possiamo respirarli senza pericolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Uno di questi gas è l’ossigeno, che costituisce il 21 per cento dell’aria che respiriamo. Senza di esso uomini e animali morrebbero in pochi minuti. Ma troppo ossigeno metterebbe a repentaglio la nostra esistenza. Perché? Perché l’ossigeno puro, se respirato troppo a lungo, diventa tossico. E poi, più ossigeno c’è, più facile è la combustione. Se l’atmosfera contenesse troppo ossigeno, i materiali combustibili diventerebbero altamente infiammabili. Gli incendi scoppierebbero con facilità e sarebbe difficile domarli. Saggiamente, l’ossigeno è diluito con altri gas, in particolare l’azoto, che costituisce il 78 per cento dell’atmosfera. Ma l’azoto è molto più che un semplice diluente. Ogni giorno, in tutta la terra, durante i temporali si abbattono milioni di fulmini. Queste scariche elettriche fanno sì che parte dell’azoto si combini con l’ossigeno. La pioggia trasporta questi composti sulla terra, dove vengono utilizzati dalle piante come fertilizzanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 L’anidride carbonica rappresenta meno dell’un per cento dell’atmosfera. A che serve una quantità così piccola? Senza di essa la vita vegetale morrebbe. Questa piccola quantità è ciò che le piante hanno bisogno di assorbire, cedendo in cambio ossigeno. Uomini e animali respirano l’ossigeno e cedono anidride carbonica. Maggiori percentuali di anidride carbonica nell’atmosfera potrebbero diventare dannose per gli uomini e gli animali. Una percentuale inferiore non potrebbe sostenere la vita vegetale. Che ciclo meraviglioso, preciso e autonomo è stato ideato per la vita vegetale, animale e umana!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqheH3swqWI/AAAAAAAAAG8/cONLXPZ7Baw/s1600-h/image004.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqheH3swqWI/AAAAAAAAAG8/cONLXPZ7Baw/s400/image004.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091422868046129506" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;14 L’atmosfera non serve solo a sostenere la vita. Funge anche da schermo protettivo. A circa 25 chilometri d’altitudine c’è un sottile strato di ozono che filtra le radiazioni pericolose del sole. Senza questo strato di ozono, tali radiazioni potrebbero distruggere la vita sulla terra. L’atmosfera protegge la terra anche dal bombardamento delle meteore. La maggior parte di queste non raggiunge mai il suolo, perché, a contatto con l’atmosfera, si incendiano e ci appaiono come stelle cadenti. Se così non fosse, milioni di meteore colpirebbero ogni parte della terra, con gravi danni alle persone e alle cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 Oltre a fungere da schermo protettivo, l’atmosfera conserva il calore della terra impedendone la dispersione nei rigori dello spazio. E l’attrazione gravitazionale della terra impedisce all’atmosfera stessa di sfuggire. La forza di gravità è sufficiente a questo scopo, ma non è così forte da ostacolare la nostra libertà di movimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 Non solo l’atmosfera è essenziale alla vita, ma il cielo, mai monotono, è una delle cose più belle da vedere. La sua vastità e il suo splendore sfidano l’immaginazione. Su tutta la terra il cielo offre i suoi mutevoli, maestosi e pittoreschi spettacoli. A est bagliori dorati annunciano l’aurora, mentre a occidente il cielo dà l’addio al giorno con uno spettacolo di sgargianti colori, con pennellate di rosa, arancione, rosso e viola. Bianche nuvole, vaporose e fluttuanti, annunciano una bella giornata primaverile o estiva; un manto di nubi autunnali simili a lana d’agnello preannuncia l’arrivo dell’inverno. Di sera il cielo stellato è qualcosa di stupendo, e una notte di luna ha una bellezza tutta particolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 Che meraviglioso provvedimento, sotto tutti gli aspetti, è l’atmosfera terrestre! Scrivendo sul New England Journal of Medicine, qualcuno ha detto: “Tutto considerato, il cielo è qualcosa di prodigioso. È funzionale, e nell’assolvere i compiti per cui è stato progettato è infallibile come qualsiasi altra struttura naturale. Non credo che qualcuno di noi potrebbe pensare di migliorarlo, a parte forse lo spostamento occasionale di qualche nuvola da qui a là”.6 Queste parole fanno eco a ciò che millenni fa disse Giobbe, trovandosi di fronte a queste stesse cose, e cioè che sono “le meravigliose opere di Colui che è perfetto nella conoscenza”. Naturalmente si riferiva al “Creatore dei cieli”, “il Grande che li distende”. — Giobbe 37:16; Isaia 42:5.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’acqua: una sostanza straordinaria&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;18 La terra contiene grandi quantità d’acqua, le cui proprietà sono essenziali alla vita. L’acqua è più abbondante di qualsiasi altra sostanza. Fra le sue molte utili proprietà c’è il fatto che si presenta come gas (vapore acqueo), come liquido (acqua) e come solido (ghiaccio), tutto entro i limiti della temperatura terrestre. Inoltre, le migliaia di sostanze basilari di cui hanno bisogno gli uomini, gli animali e le piante devono essere trasportate in un fluido, come il sangue o la linfa. Sotto questo aspetto l’acqua è l’elemento ideale perché è il liquido dotato del più ampio potere solvente. Senza l’acqua la nutrizione cesserebbe, dal momento che gli organismi viventi dipendono dall’acqua per poter assimilare le sostanze nutritizie necessarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 Straordinario è pure il modo in cui l’acqua gela. Con l’abbassarsi della temperatura, l’acqua nei laghi e nei mari si fa più pesante e va verso il fondo. Questo costringe l’acqua meno fredda, più leggera, a salire in superficie. Ma quando l’acqua si avvicina al punto di congelamento, il processo si inverte! L’acqua fredda diventa di nuovo più leggera e sale. Quando diventa ghiaccio, galleggia. Il ghiaccio funge da isolante e impedisce alle acque sottostanti di gelare, proteggendo così la vita acquatica. Senza questa straordinaria caratteristica, ogni inverno una crescente quantità di ghiaccio si accumulerebbe sul fondo, dove i raggi del sole non potrebbero scioglierlo l’estate successiva. In breve tempo gran parte dell’acqua nei fiumi, nei laghi e anche negli oceani si muterebbe in ghiaccio, solidificandosi. La terra diventerebbe un pianeta ghiacciato e inospitale per la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 Straordinario è pure il modo in cui le zone distanti da fiumi, laghi e mari ricevono l’acqua necessaria alla vita. Ogni secondo il calore del sole trasforma miliardi di litri d’acqua in vapore. Questo vapore, più leggero dell’aria, sale e va a formare le nuvole nel cielo. Il vento e le correnti d’aria spingono queste nuvole, e, nelle giuste condizioni, il vapore condensato precipita sotto forma di pioggia. Ma le gocce di pioggia non superano certe dimensioni. Che accadrebbe se così non fosse e le gocce assumessero proporzioni gigantesche? Potrebbe essere disastroso! Invece di solito le gocce di pioggia sono proporzionate e scendono dolcemente, danneggiando di rado anche solo un filo d’erba o il fiore più delicato. Che progetto magistrale e premuroso è evidente nell’acqua! — Salmo 104:1, 10-14; Ecclesiaste 1:7.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“Il paese produttivo”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;21 Uno degli scrittori biblici descrive Dio come “Colui che fermamente stabilisce il paese produttivo mediante la sua sapienza”. (Geremia 10:12) E questo “paese produttivo” — il suolo del pianeta Terra — è davvero mirabile. La sua composizione rivela saggezza. Il suolo è dotato di proprietà essenziali alla crescita delle piante. Le piante, in presenza della luce, combinano le sostanze nutritizie e l’acqua contenute nel terreno con l’anidride carbonica presente nell’aria e producono sostanze alimentari. — Confronta Ezechiele 34:26, 27.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 Il suolo contiene elementi chimici necessari al sostentamento della vita umana e animale. Ma la vegetazione deve prima trasformare questi elementi in forme assimilabili dall’organismo. A ciò concorrono minuscoli organismi viventi. In un solo cucchiaino di terra se ne possono trovare diversi milioni! Ne esistono innumerevoli tipi, ciascuno dei quali si dà da fare per riconvertire erba e foglie morte e altri rifiuti in sostanze utilizzabili, o per dissodare il terreno perché possano penetrarvi l’aria e l’acqua. Certi batteri trasformano l’azoto in composti necessari alla crescita delle piante. Il terreno superficiale viene arricchito dal lavoro di lombrichi e insetti i quali, scavando gallerie, portano continuamente in superficie particelle del terreno sottostante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 È vero che abusi e altri fattori danneggiano certi terreni. Ma il danno non è necessariamente irreversibile. La terra ha straordinarie capacità di ricupero. Lo si nota in luoghi devastati da incendi o eruzioni vulcaniche. Col tempo queste zone tornano a ricoprirsi di fitta vegetazione. E, se si tiene sotto controllo l’inquinamento, il terreno si rigenera anche in quelle parti che erano diventate estensioni desolate. Ciò che più conta, come soluzione radicale del problema dello scempio del suolo il Creatore della terra si propone di “ridurre in rovina quelli che rovinano la terra” e di preservarla secondo il suo proposito originale come dimora eterna dell’umanità. — Rivelazione (Apocalisse) 11:18; Isaia 45:18.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Non è stato il caso&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;24 Riflettendo su quanto si è detto, c’è da chiedersi: È stato il cieco caso a far sì che la terra si trovasse proprio alla giusta distanza dal sole, la sua fonte di energia sotto forma di luce e calore? È stato il caso a far sì che la terra orbitasse intorno al sole proprio alla giusta velocità, ruotasse sul proprio asse ogni 24 ore, e con la giusta inclinazione? È stato il caso a fornire alla terra un’atmosfera protettiva in grado di sostenere la vita, un’atmosfera formata proprio dalla giusta combinazione di gas? È stato il caso a dotare la terra dell’acqua e del suolo necessari alla produzione di sostanze alimentari? È stato il caso a provvedere tante deliziose varietà multicolori di frutta, verdure e altri alimenti? È stato il caso a conferire tanta bellezza al cielo, ai monti, ai corsi d’acqua, ai laghi, ai fiori, alle piante, agli alberi e a tante altre meravigliose forme di vita?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 Molti sono giunti alla conclusione che difficilmente tutto questo possa essere attribuito al cieco caso. Vedono ovunque l’inconfondibile impronta di un progetto intelligente, intenzionale e premuroso. Riconoscendo questo è più che giusto che i beneficiari ‘temano Dio e gli diano gloria’, perché egli è “Colui che fece il cielo e la terra e il mare e le fonti delle acque”. — Rivelazione 14:7.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-6858702182667049143?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/6858702182667049143/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=6858702182667049143' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/6858702182667049143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/6858702182667049143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/10-un-pianeta-straordinario.html' title='10 - Un pianeta straordinario'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqhd_3swqUI/AAAAAAAAAGs/JDyCV5HFm2k/s72-c/terra1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-4540252561619220135</id><published>2007-07-24T19:52:00.001+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:25.211+01:00</updated><title type='text'>11 - Meraviglie viventi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmXa3swqaI/AAAAAAAAAHc/l0v_odlJ40k/s1600-h/radiolari_endless_203_203x152.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmXa3swqaI/AAAAAAAAAHc/l0v_odlJ40k/s400/radiolari_endless_203_203x152.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091767341603137954" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmXWHswqZI/AAAAAAAAAHU/IgbaEH05CEw/s1600-h/rad3.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmXWHswqZI/AAAAAAAAAHU/IgbaEH05CEw/s400/rad3.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091767259998759314" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;QUANDO gli antropologi, nel corso dei loro scavi, trovano una selce triangolare aguzza, concludono che dev’essere stata ideata da qualcuno che intendeva farne la punta di una freccia. Questi oggetti progettati con uno scopo, affermano gli scienziati, non possono essere frutto del caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Spesso, però, quando si tratta di viventi, non viene seguita la stessa logica. Un progettista non è più ritenuto necessario. Ma il più semplice organismo unicellulare, o anche solo il DNA che ne racchiude il codice genetico, è assai più complesso di una selce sagomata. Eppure gli evoluzionisti insistono nel dire che queste cose non hanno avuto un progettista, ma che si sono formate per una serie di eventi casuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Darwin, comunque, riconobbe la necessità di una forza strutturatrice e ne affidò il compito alla selezione naturale. “Si può dire”, affermò, “che la selezione naturale sottoponga a scrutinio, giorno per giorno e ora per ora, le più lievi variazioni in tutto il mondo, scartando ciò che è cattivo, conservando e sommando tutto ciò che è buono”.1 Questa opinione, però, va ora perdendo consensi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 Come riferisce Stephen Gould, ora molti evoluzionisti sostengono che “quantità sostanziali di mutamento genetico potrebbero non essere soggette alla selezione naturale e potrebbero diffondersi in modo casuale all’interno di popolazioni”.2 Gordon Taylor è d’accordo e dice: “La selezione naturale spiega una piccola parte di ciò che avviene: il grosso resta da spiegare”.3 Il geologo David Raup afferma: “Attualmente un’importante alternativa alla selezione naturale ha a che fare con gli effetti del puro caso”.4 Ma il “puro caso” è progettista? È in grado di produrre le complesse strutture in cui si articola la vita?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Lo zoologo Richard Lewontin dice che gli organismi “sembrano essere stati progettati con arte e attenzione”. Li definisce “la massima prova dell’esistenza di un Supremo Architetto”.5 Sarà utile considerare alcuni aspetti di questa prova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il mondo microscopico&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;6 Cominciamo dai più piccoli organismi viventi, quelli unicellulari. Secondo un biologo, gli animali unicellulari sono in grado di “procurarsi il cibo, digerirlo, eliminare i rifiuti, spostarsi, costruire abitazioni, svolgere un’attività sessuale”, e, pur “senza tessuti, senza organi, senza un cuore e senza una mente, in realtà hanno tutto ciò che abbiamo noi”.6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 Le diatomee, organismi unicellulari, utilizzano il silicio e l’ossigeno dell’acqua di mare per produrre una sostanza vetrosa con la quale costruiscono minuscole “scatolette” che contengono la loro verde clorofilla. Uno studioso ne esalta sia la bellezza che l’importanza dicendo: “Queste foglie verdi racchiuse in cofanetti costituiscono i nove decimi dell’alimento base di tutto ciò che vive nei mari”. Il valore alimentare delle diatomee è in gran parte dovuto all’olio che esse producono, e che serve anche a farle galleggiare vicino alla superficie dove la loro clorofilla può usufruire della luce del sole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 I loro splendidi cofanetti vitrei, dice questo stesso studioso, si presentano in una “sbalorditiva varietà di forme — circolare, quadrata, romboidale, triangolare, ellittica, rettangolare — sempre squisitamente decorati con incisioni geometriche. Sono filigrane in vetro puro di una finezza tale che, per entrare negli spazi vuoti, un capello umano dovrebbe essere diviso in quattrocento parti nel senso della lunghezza”.7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Un gruppo di organismi animali che vivono negli oceani, i radiolari, producono anch’essi una sostanza vetrosa con cui costruiscono “formazioni silicee a raggiera, con lunghi e sottili elementi spiniformi, trasparenti, che si irradiano da una sfera centrale di cristallo”. Oppure “puntelli di vetro formano esagoni che sostengono semplici cupole geodetiche”. Riguardo a un particolare costruttore microscopico è stato detto: “Questo superarchitetto non si accontenta di una sola cupola geodetica; possiede tre cupole silicee concentriche ricamate a merletto”.8 Le parole non bastano per descriverne gli splendidi disegni: bisogna vederli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Le spugne sono formate da milioni di cellule scarsamente differenziate. Un testo universitario spiega: “Le cellule non sono organizzate in tessuti od organi, pur esistendo fra di loro un qualche sistema di riconoscimento che le tiene unite e le organizza”.9 Se si fa passare una spugna attraverso un setaccio finissimo suddividendola così nei suoi milioni di cellule, queste cellule si riorganizzeranno e riformeranno la spugna. Certe spugne costruiscono scheletri vitrei di grande bellezza. Una delle più straordinarie è la “navicella di Venere”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 Al riguardo, uno studioso dice: “Quando osserviamo lo scheletro complesso di una spugna, come quello, formato di spicole silicee, noto come ‘navicella di Venere’ (Euplectella), la nostra immaginazione rimane confusa. Come è possibile che cellule microscopiche quasi indipendenti abbiano collaborato nella secrezione di un milione di frammenti vitrei e abbiano costruito una struttura tanto bella e complessa? Non lo sappiamo”.10 Ma una cosa sappiamo: non è probabile che il progetto sia da attribuirsi al caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Collaborazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;12 Si conoscono molti casi di organismi che sembrano essere stati progettati per vivere insieme in coppia. Questa collaborazione è chiamata simbiosi (“vita insieme”). Certi fichi e certe vespe hanno bisogno gli uni delle altre per potersi riprodurre. Le termiti mangiano il legno, ma, per digerirlo, hanno bisogno dei protozoi che vivono nel loro corpo. In modo analogo, bovini, capre e cammelli non potrebbero digerire la cellulosa contenuta nell’erba senza l’aiuto di batteri e protozoi che vivono in essi. In un periodico scientifico si legge: “La parte dello stomaco di una mucca, dove avviene questa particolare digestione ha un volume di circa 136 litri e contiene 10 [miliardi] di microrganismi per ogni goccia”.11 L’associazione di un’alga con un fungo dà vita ai licheni. Solo così possono crescere sulla nuda roccia e cominciare a trasformarla in suolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 Certe formiche del genere Pseudomyrma vivono nelle spine cave delle acacie. Tengono lontani dall’albero gli insetti che divorano le foglie, e recidono e uccidono le piante rampicanti che cercano di avvolgere l’albero. In cambio l’albero secerne un liquido zuccherino che piace alle formiche, e produce anche piccoli pseudofrutti che le formiche utilizzano come cibo. Ha cominciato la formica a proteggere l’albero e poi l’albero l’ha ricompensata con i frutti? O l’albero ha prodotto i frutti per la formica e quindi questa lo ha ringraziato proteggendolo? O le due cose si sono verificate insieme per puro caso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 Esistono molti esempi di tale collaborazione fra insetti e fiori. Gli insetti impollinano i fiori, e in cambio i fiori forniscono agli insetti polline e nettare. Alcuni fiori producono due tipi di polline. Uno feconda i semi, l’altro è sterile, ma nutre gli insetti che visitano il fiore. Molti fiori hanno segni e odori speciali che guidano gli insetti fino al nettare. Strada facendo, gli insetti impollinano il fiore. Certi fiori sono dotati di meccanismi a scatto. Quando gli insetti toccano il fermo, il congegno scatta ed essi vengono colpiti dalle antere contenenti il polline.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 Per esempio, l’Aristolochia non può autofecondarsi, ma ha bisogno che insetti le portino il polline da un altro fiore. Il fiore di questa pianta ha una corolla tubolare rivestita di cera. Gli insetti, attratti dall’odore del fiore, atterrano sulla corolla e precipitano lungo la parete scivolosa, finendo in un ricettacolo sul fondo. Gli stigmi maturi ricevono il polline portato dagli insetti, e così ha luogo l’impollinazione. Ma per altri tre giorni gli insetti restano intrappolati lì da setole e dalle pareti ricoperte di cera. A quel punto il polline del fiore giunge a maturazione e imbratta gli insetti. Solo allora le setole si afflosciano, e lo scivolo incerato si piega fino a trovarsi in piano. Gli insetti escono e, con la nuova scorta di polline, volano su un altro fiore dello stesso tipo per impollinarlo. Agli insetti la visita di tre giorni non dispiace, dato che possono banchettare col nettare conservato lì per loro. Tutto questo è avvenuto per caso? O è da attribuirsi a un progetto intelligente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 I petali di certe orchidee del genere Ophrys riproducono le sembianze di una vespa femmina, completa di occhi, antenne e ali. Emanano addirittura l’odore di una femmina pronta per l’accoppiamento! Il maschio va per accoppiarsi, e invece impollina il fiore. Un’altra orchidea, del genere Coryanthes, produce un nettare fermentato che fa barcollare l’ape; l’insetto scivola in un piccolo secchiello di liquido e, per uscirne, è costretto a strisciare sotto una protuberanza che lo cosparge di polline.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“Fabbriche” naturali&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;17 Direttamente o indirettamente, le foglie verdi delle piante nutrono il mondo. Ma non possono funzionare senza l’aiuto di sottili radici. Milioni di piccole radici — ciascuna munita in punta di una cuffia protettiva lubrificata — si fanno strada nel suolo. Peli radicali situati dietro la cuffia oleosa assorbono acqua e minerali, che, percorrendo minuscoli canali nell’alburno, raggiungono le foglie. Nelle foglie vengono prodotti zuccheri e amminoacidi, e queste sostanze nutritizie vengono inviate in tutto l’albero, radici comprese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 Certe caratteristiche dell’apparato circolatorio degli alberi e delle piante sono così sbalorditive che molti scienziati le considerano quasi un miracolo. Innanzi tutto, come fa l’acqua a essere pompata fino ad altezze di 60-90 metri dal suolo? Inizialmente sale per la pressione a cui è sottoposta nelle radici, ma nel fusto interviene un altro meccanismo. Le molecole d’acqua aderiscono per coesione. Grazie a questa coesione, man mano che l’acqua evapora dalle foglie le sottili colonne d’acqua vengono sollevate come funi, funi che vanno dalle radici alle foglie, a una velocità di circa 60 metri l’ora. Si pensa che questo sistema potrebbe sollevare l’acqua in un albero alto più di tre chilometri! Man mano che l’acqua in eccesso evapora dalle foglie (processo detto di traspirazione), miliardi di tonnellate d’acqua vengono restituite all’aria per ricadere poi come pioggia: un sistema progettato alla perfezione!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 C’è dell’altro. Per produrre i necessari amminoacidi, le foglie hanno bisogno di assorbire dal suolo nitrati e nitriti. In parte questi si accumulano nel suolo grazie ai fulmini e a certi batteri liberi. Composti dell’azoto vengono anche prodotti in quantità adeguate da leguminose come i piselli, il trifoglio, i fagioli e l’erba medica. Certi batteri penetrano nelle loro radici, che forniscono loro carboidrati, e i batteri trasformano, o fissano, l’azoto del suolo in nitrati e nitriti utilizzabili, producendone intorno ai 225 chilogrammi per ettaro all’anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 C’è dell’altro ancora. Le foglie verdi utilizzano l’energia del sole, l’anidride carbonica dell’aria e l’acqua assorbita dalle radici per produrre zucchero e liberare ossigeno. Questo processo è chiamato fotosintesi, e ha luogo in elementi cellulari chiamati cloroplasti, così piccoli che ce ne starebbero 400.000 sul punto alla fine di questa frase. Questo processo non è pienamente compreso dagli scienziati. “La fotosintesi comporta una settantina di diverse reazioni chimiche”, dice un biologo. “È qualcosa di veramente miracoloso”.12 Le piante verdi sono state definite le “fabbriche” della natura: belle, silenziose, non inquinanti, producono ossigeno, riciclano l’acqua e sfamano il mondo. Sono opera del caso? È credibile un’asserzione del genere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 Alcuni dei più famosi scienziati del mondo stentano a crederci. Vedono nel mondo della natura l’impronta di una intelligenza. Robert A. Millikan, premio Nobel per la fisica, pur credendo nell’evoluzione disse a un convegno dell’American Physical Society: “C’è una Divinità che plasma i nostri fini . . . una filosofia puramente materialistica, secondo me, è il massimo della non intelligenza. I saggi di tutte le epoche hanno sempre visto abbastanza da manifestare come minimo uno spirito riverente”. Nel suo discorso citò le famose parole di Albert Einstein, che disse di aver cercato “umilmente di comprendere una parte sia pure infinitesima dell’intelligenza manifesta nella natura”.13&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 Tutto intorno a noi vediamo testimonianze di un progetto, con un’infinita varietà e una straordinaria complessità, a indicare l’esistenza di un’intelligenza superiore. A questa conclusione fa eco la Bibbia, che attribuisce il progetto a un Creatore le cui “invisibili qualità, perfino la sua sempiterna potenza e Divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, perché si comprendono dalle cose fatte, così che sono inescusabili”. — Romani 1:20.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 Con tutte le evidenze di un progetto nelle forme di vita che ci circondano, sembra davvero ‘inescusabile’ attribuire tutto ciò al cieco caso. Non è certo irragionevole da parte del salmista attribuirne il merito a un Creatore intelligente, quando dice: “Quanto numerose sono le tue opere, o Geova! Le hai fatte tutte in sapienza. La terra è piena delle tue produzioni. In quanto a questo mare così grande e ampio, lì ci sono cose che si muovono senza numero, creature viventi, sia piccole che grandi”. — Salmo 104:24, 25.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Virtuosi del canto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mimo poliglotta è famoso per le sue capacità imitative. Un mimo imitò in un’ora 55 uccelli diversi. Ma ciò che lascia estasiati sono i melodiosi gorgheggi che il mimo poliglotta crea spontaneamente, e che vanno senz’altro molto più in là delle poche semplici note necessarie per ribadire i propri diritti territoriali. Che servano a rallegrare sia lui che noi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certi scriccioli canori dell’America del Sud sono altrettanto sorprendenti. Le coppie, come altri uccelli tropicali, cantano duetti. Riguardo alle loro eccezionali esecuzioni musicali, un’enciclopedia osserva: “La femmina e il maschio possono cantare le stesse melodie insieme, melodie diverse o brani diversi della stessa melodia alternativamente; possono essere così sincronizzati che l’intera melodia sembra cantata da un unico uccello”.a Come sono deliziosi questi delicati dialoghi musicali fra coppie di scriccioli! Semplice frutto del caso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La sorprendente struttura dei semi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Semi maturi e pronti per partire!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una varietà di meccanismi ingegnosi provvede alla disseminazione. I semi dell’orchidea sono così leggeri che fluttuano nell’aria come particelle di polvere. Quelli del dente di leone (o “soffione”) sono dotati di paracadute, mentre quelli dell’acero hanno ali e svolazzano come farfalle. Certe piante acquatiche producono semi dotati di galleggianti ad aria che permettono loro di navigare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcune piante hanno baccelli che, aprendosi di scatto, catapultano i semi. I semi delle amamelidi vengono prima compressi e poi sparati fuori dal frutto, come i semi di cocomero che i bambini si divertono a schiacciare fra il pollice e l’indice. E il cocomero asinino (detto anche “schizzetto”) sfrutta un principio idraulico. Man mano che cresce, le pareti si ispessiscono verso l’interno, comprimendo sempre più la parte centrale liquida; quando i semi sono maturi, la pressione è tale che fa saltare il picciolo come il tappo di sughero di una bottiglia, e i semi vengono sparati fuori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Semi che misurano le precipitazioni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I semi di certe piante annue del deserto si rifiutano di germogliare finché non sono caduti almeno 12 millimetri di pioggia. Sembra anche che sappiano da quale direzione viene l’acqua: se viene da sopra germogliano, se viene da sotto no. Nel suolo ci sono sali che impediscono ai semi di germogliare. Per disperdere questi sali ci vuole la pioggia. L’acqua che proviene da sotto non può farlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se queste piante annue del deserto cominciassero a crescere dopo una semplice pioggerella, morrebbero. Per proteggere le piante da successivi periodi di siccità, ci vuole una pioggia forte che bagni a sufficienza il suolo. Così aspettano che essa arrivi. Caso o progetto intenzionale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Un gigante in un minuscolo involucro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmX83swqbI/AAAAAAAAAHk/kN-adW3GsGs/s1600-h/060822_sequoia_vmed_1p.widec.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmX83swqbI/AAAAAAAAAHk/kN-adW3GsGs/s400/060822_sequoia_vmed_1p.widec.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091767925718690226" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Uno dei semi più piccoli racchiude il più grande organismo vivente della terra: la gigantesca sequoia. Supera i 90 metri d’altezza. A poco più di un metro dal suolo può avere un diametro di 11 metri. Un solo albero può fornire legname sufficiente a costruire 50 case di sei stanze l’una. La corteccia, spessa una sessantina di centimetri, contiene tannino, un composto che tiene lontani gli insetti, e la sua struttura spugnosa, fibrosa, la rende resistente al fuoco quasi come l’amianto. Le sue radici si estendono per oltre un ettaro e mezzo. Vive più di 3.000 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure i semi che la sequoia lascia cadere a milioni non sono molto più grandi di una capocchia di spillo, circondata da minuscole alette. Un uomo in piedi alla base della sequoia non può che ammirarne in silenzio l’imponente grandiosità. Ha senso credere che questo maestoso gigante e il minuscolo seme che lo racchiude non siano stati progettati da nessuno?&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-4540252561619220135?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/4540252561619220135/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=4540252561619220135' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/4540252561619220135'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/4540252561619220135'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/11-meraviglie-viventi.html' title='11 - Meraviglie viventi'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmXa3swqaI/AAAAAAAAAHc/l0v_odlJ40k/s72-c/radiolari_endless_203_203x152.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-2155774102522803134</id><published>2007-07-24T19:51:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:26.484+01:00</updated><title type='text'>12 - Chi l’ha fatto per primo?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqmbd3swqhI/AAAAAAAAAIU/Jodp2AkUxuE/s1600-h/aliante_oche.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqmbd3swqhI/AAAAAAAAAIU/Jodp2AkUxuE/s400/aliante_oche.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091771791189256722" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“HO IL sospetto”, dice un biologo, “che non siamo quegli innovatori che crediamo di essere; siamo solo degli imitatori”.1 In molti casi gli inventori umani non fanno che ripetere ciò che piante e animali fanno già da migliaia di anni. L’idea di copiare dalle creature viventi è così diffusa che le è stato dato un nome: bionica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Secondo uno scienziato, praticamente tutti i settori fondamentali della tecnologia umana “sono stati ideati e sfruttati da creature viventi . . . prima che la mente umana imparasse a comprenderne le funzioni e a farle proprie”. E aggiunge: “In molti campi la tecnologia umana è ancora molto indietro rispetto alla natura”.2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Mentre riflettete sulle complesse capacità che gli inventori umani hanno cercato di copiare da creature viventi, vi sembra ragionevole credere che si siano sviluppate per puro caso e che ciò sia successo non una volta sola, ma molte volte, in creature indipendenti l’una dall’altra? L’esperienza non ci insegna forse che strutture così complesse possono solo essere opera di un brillante progettista? Pensate davvero che il semplice caso potesse creare cose per copiare le quali in seguito ci sono voluti uomini dotati di grande ingegno? Tenete presenti queste domande mentre esaminate i seguenti esempi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmaRnswqcI/AAAAAAAAAHs/4_x4uTPgCjI/s1600-h/200px-Isoptera_sandias_02.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmaRnswqcI/AAAAAAAAAHs/4_x4uTPgCjI/s400/200px-Isoptera_sandias_02.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091770481224231362" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;4 ARIA CONDIZIONATA. La tecnologia moderna permette di rinfrescare l’aria in molte abitazioni. Ma le termiti lo facevano già molto tempo fa, e ancora lo fanno. Il loro nido è situato al centro di un grosso monticello. Da lì l’aria calda sale, penetrando in una rete di condotti d’aria in prossimità della superficie. Qui l’aria viziata si disperde attraverso le pareti porose, e aria fresca filtra all’interno e scende in una camera d’aria situata alla base del monticello, da dove entra in circolazione nel nido. Alcuni monticelli sono dotati alla base di aperture che permettono all’aria fresca di entrare e, quando fuori fa caldo, all’acqua del sottosuolo di evaporare, rinfrescando così l’aria. Come fanno milioni di cieche termiti operaie a coordinare i loro sforzi per costruire strutture così ingegnosamente progettate? Un biologo risponde: “Il semplice fatto che manifestino quella che sembra un’intelligenza collettiva è un mistero”.3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 AEROPLANI. Al progetto delle ali degli aeroplani ha contribuito nel corso degli anni lo studio delle ali degli uccelli. In questi ultimi, la curvatura dell’ala fornisce la portanza necessaria per vincere la forza di gravità. Ma se l’inclinazione dell’ala è eccessiva, c’è il pericolo di andare in stallo. Per evitare lo stallo, le ali degli uccelli sono dotate sul bordo anteriore di una serie di penne che, man mano che l’inclinazione dell’ala aumenta, si sollevano fungendo da ipersostentatori (1, 2). Queste penne mantengono la portanza impedendo alla corrente d’aria principale di distaccarsi dalla superficie alare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Un altro dispositivo che permette di tenere sotto controllo la turbolenza e di evitare lo stallo è l’àlula (3), un ciuffo di penne che l’uccello può sollevare come un pollice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 Alla punta delle ali sia degli uccelli che degli aeroplani si producono vortici che generano resistenza. Gli uccelli riducono il problema in due modi. Alcuni, come i rondoni e gli albatri, hanno lunghe ali snelle che terminano con una punta sottile, conformazione che elimina la maggior parte dei vortici. Altri, come i grossi falchi e gli avvoltoi, hanno ali ampie che genererebbero grossi vortici, ma evitano il problema allargando, come se fossero dita, le penne remiganti all’estremità delle ali. Le estremità compatte si trasformano così in numerose punte sottili che riducono i vortici e la resistenza (4).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Gli ingegneri aeronautici hanno adottato molti di questi accorgimenti. La curvatura delle ali favorisce la portanza. Vari dispositivi ipersostentatori e sporgenze servono a controllare la corrente d’aria o fungono da elementi frenanti. Per ridurre la resistenza alle estremità delle ali, alcuni aeromobili di piccole dimensioni sono dotati di placche perpendicolari al piano dell’ala. Comunque, le ali degli aeroplani non raggiungono ancora la perfezione tecnica di quelle degli uccelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 ANTIGELO. Gli uomini usano il glicol etilenico come liquido antigelo per i radiatori delle automobili. Ma certe piante microscopiche dei laghi antartici usano, per non gelare, una sostanza chimicamente simile, la glicerina. Essa è presente anche in certi insetti che sopravvivono a temperature di 20° sotto zero. Ci sono pesci che producono il proprio antigelo, riuscendo così a sopravvivere nelle gelide acque dell’Antartide. Certi alberi resistono a temperature di 40° sotto zero perché contengono “acqua purissima, priva di particelle di polvere o impurità su cui possano formarsi cristalli di ghiaccio”.4&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 RESPIRAZIONE SUBACQUEA. Munendosi di autorespiratori, i sub possono restare sott’acqua fino a un’ora. Certi coleotteri acquaioli lo fanno in modo più semplice e riescono a stare sott’acqua più a lungo. Afferrano una bolla d’aria e si immergono. La bolla funge da polmone. Prende l’anidride carbonica del coleottero e la disperde nell’acqua, dalla quale a sua volta assorbe l’ossigeno che viene utilizzato dal coleottero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 OROLOGI. Molto prima che l’uomo inventasse la meridiana, organismi viventi erano dotati di orologi in grado di calcolare accuratamente il passare del tempo. Quando c’è la bassa marea, alcune piante microscopiche, le diatomee, vengono in superficie nella rena umida. Quando arriva l’alta marea, le diatomee scompaiono di nuovo sotto la sabbia. Eppure, in laboratorio, senza il flusso e il riflusso del mare, i loro orologi continuano a farle andare su e giù nella sabbia in sincronia con le maree. Durante la bassa marea, alcuni granchi del genere Uca assumono un colore più scuro e vengono fuori, mentre durante l’alta marea riassumono un colore più chiaro e si ritirano nelle loro tane. Osservati in laboratorio, lontano dall’oceano, continuano a cambiare colore in sincronia con l’alternarsi delle maree. Gli uccelli possono orientarsi col sole e con le stelle, che col passar del tempo cambiano posizione. Per compensare questi spostamenti devono possedere un orologio interno. (Geremia 8:7) Dalle piante microscopiche all’uomo, esistono milioni di orologi interni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 BUSSOLE. Verso il XIII secolo E.V. l’uomo cominciò a usare come rudimentale bussola un ago magnetico galleggiante in una scodella d’acqua. Ma non era nulla di nuovo. Ci sono batteri che contengono filamenti di particelle di magnetite delle dimensioni sufficienti a formare una bussola. Se ne servono per raggiungere il loro ambiente preferito. La presenza di magnetite è stata accertata in molti altri organismi, come uccelli, api, farfalle, delfini e molluschi. Esperimenti indicano che i piccioni viaggiatori possono ritrovare la via di casa percependo il campo magnetico della terra. Oggi è opinione comune che uno dei modi in cui gli uccelli migratori ritrovano la strada è grazie a bussole magnetiche contenute nella loro testa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 DISSALAZIONE. L’uomo costruisce enormi stabilimenti per dissalare l’acqua di mare. Le mangrovie hanno radici che assorbono l’acqua di mare, filtrandola attraverso membrane che eliminano il sale. Una mangrovia, l’Avicennia, elimina il sale in eccesso tramite ghiandole situate sotto le foglie. Uccelli marini, come i gabbiani, i pellicani, i cormorani, gli albatri e le procellarie, bevono l’acqua di mare e, mediante ghiandole contenute nella loro testa, eliminano dal sangue il sale eccedente. Anche i pinguini, le tartarughe di mare e le iguane marine bevono l’acqua di mare, eliminando poi i sali in eccesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 ELETTRICITÀ. Esistono circa 500 varietà di pesci dotati di batterie che producono elettricità. Il pesce gatto elettrico dell’Africa può raggiungere i 350 volt. La gigantesca torpedine dell’Atlantico settentrionale emette scariche di 50 ampere a 60 volt. È stato accertato che l’anguilla elettrica sudamericana può emettere scariche di ben 886 volt. Secondo un chimico, “si conoscono undici diverse famiglie di pesci che includono specie dotate di organi elettrici”.5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmaYnswqdI/AAAAAAAAAH0/IWYmgWS1Vdo/s1600-h/0018a3e6.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmaYnswqdI/AAAAAAAAAH0/IWYmgWS1Vdo/s400/0018a3e6.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091770601483315666" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;15 AGRICOLTURA. Da secoli l’uomo coltiva il suolo e alleva bestiame. Ma molto prima di lui, le formiche tagliafoglie facevano le orticultrici. Coltivavano funghi a scopo alimentare in una composta formata da foglie e dai loro residui organici. Alcune formiche allevano afidi da cui mungono una secrezione zuccherina e addirittura costruiscono stalle per ospitarli. Le formiche mietitrici accumulano semi in granai sotterranei. (Proverbi 6:6-8) Un coleottero pota le mimose. Certi roditori, come l’ocotona e la marmotta, tagliano il fieno, lo fanno seccare e lo mettono da parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 INCUBATRICI. L’uomo costruisce incubatrici per far schiudere le uova, ma sotto questo aspetto è l’ultimo arrivato. Le tartarughe marine e alcuni uccelli depongono le uova nella sabbia calda. Altri uccelli le depongono nelle calde ceneri vulcaniche. A volte gli alligatori coprono le loro uova con residui vegetali in decomposizione che generano calore. Ma a questo riguardo il vero esperto è il fagiano australiano. Il maschio scava una grossa buca, la riempie di residui vegetali e la ricopre di sabbia. La vegetazione, fermentando, scalda il cumulo, nel quale la femmina depone un uovo alla settimana per sei mesi; durante tutto questo tempo il maschio controlla la temperatura infilando il becco nel cumulo. Aggiungendo sabbia o togliendola, questo uccello mantiene stabile la temperatura dell’incubatrice sui 33°C, sia che la temperatura esterna sia caldissima o scenda sotto zero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 PROPULSIONE A GETTO. Oggi i viaggi aerei si fanno di solito su aviogetti. Anche molti animali, da millenni, sfruttano un sistema di propulsione a getto. Sia il polpo che il calamaro eccellono sotto questo aspetto. Risucchiano l’acqua in un vano apposito, dopo di che, con i loro potenti muscoli, la espellono, proiettandosi in avanti. Della propulsione a getto si servono anche il nautilo perligeno, i pettini, le meduse, le larve di libellula e anche elementi del plancton oceanico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmacXswqeI/AAAAAAAAAH8/7EuCPxaVtOg/s1600-h/home+lucciola.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmacXswqeI/AAAAAAAAAH8/7EuCPxaVtOg/s400/home+lucciola.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091770665907825122" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 ILLUMINAZIONE. A Thomas Edison è attribuita l’invenzione della lampadina. L’efficienza della lampadina non è però molto elevata, perché parte dell’energia va perduta sotto forma di calore. Le lucciole fanno di meglio allorché accendono le loro luci intermittenti. Producono luce fredda, senza perdita di energia. Molte spugne, funghi, batteri e bruchi sono luminescenti. Certi bruchi assomigliano a trenini in miniatura, mentre si muovono col loro “faro anteriore” rosso e le loro 11 coppie di “finestrelle” bianche o verde pallido. Molti sono i pesci che emettono luce: un pesce rospo degli abissi, il pesce lanterna, l’ascia d’argento e varie altre specie. Milioni di microrganismi che vivono in superficie negli oceani si accendono e brillano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 CARTA. Gli egiziani la fabbricavano migliaia di anni fa. Ciò nonostante, erano molto indietro rispetto alle vespe e ai calabroni. Questi operai alati masticano il legno stagionato e producono una carta grigiastra con cui costruiscono il nido. Certe vespe appendono i grossi nidi sferici agli alberi. Il rivestimento esterno è fatto di molti strati di cartone, separati da camere d’aria. Questo assicura al nido un isolamento termico pari a quello di una parete di mattoni spessa oltre 40 centimetri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 MOTORE ROTATIVO. Batteri microscopici precedettero l’uomo di migliaia di anni nella costruzione di un motore rotativo. Un batterio è dotato di prolungamenti filamentosi ritorti che formano una spirale rigida simile a un cavatappi. Il batterio si sposta in avanti facendo girare questa spirale come l’elica di una nave. Può addirittura far girare il motore al contrario! Ma non si sa bene come questo dispositivo funzioni. Secondo uno studio, il batterio può raggiungere velocità equivalenti a circa 50 chilometri orari, e vi si afferma che “la natura, in effetti, aveva inventato la ruota”.6 Un ricercatore conclude: “Uno dei più fantastici concetti biologici si è avverato: la natura ha veramente prodotto un motore rotativo, con tanto di organi di accoppiamento, albero motore, cuscinetti e trasmissione”.7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmagnswqfI/AAAAAAAAAIE/SoA4zUSaOr8/s1600-h/pipistrello.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmagnswqfI/AAAAAAAAAIE/SoA4zUSaOr8/s400/pipistrello.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091770738922269170" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;21 SONAR. Il sonar dei pipistrelli e dei delfini supera le imitazioni umane. In una stanza oscurata, piena di fili sottili tesi in ogni direzione, i pipistrelli riescono a volare senza mai toccare i fili. I loro segnali ultrasonici vengono riflessi dagli oggetti, e i pipistrelli si servono dell’ecolocazione per evitarli. Focene e altri cetacei fanno la stessa cosa in acqua. I guàciari, uccelli che nidificano in caverne buie, usano l’ecolocazione per entrare e uscire, emettendo stridii acuti e penetranti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmakHswqgI/AAAAAAAAAIM/bsK8fJA3GBg/s1600-h/nautilo2.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmakHswqgI/AAAAAAAAAIM/bsK8fJA3GBg/s400/nautilo2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091770799051811330" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;22 SOMMERGIBILI. Molti sommergibili esistevano prima che l’uomo li inventasse. Minuscoli radiolari contengono nel protoplasma goccioline oleose con cui variano il proprio peso, muovendosi così su e giù nel mare. Molti pesci regolano la propria galleggiabilità immettendo gas nella vescica natatoria o espellendolo. All’interno della conchiglia, il nautilo perligeno possiede serbatoi di galleggiamento: modificando in essi il rapporto acqua/gas, il nautilo regola la propria profondità. La seppia ha un osso poroso (corrispondente a una conchiglia calcarea interna). Per regolare la propria galleggiabilità, questo mollusco pompa fuori l’acqua dal suo scheletro e lascia che la struttura porosa si riempia di gas. Così i pori dell’osso di seppia funzionano come le “casse di zavorra” dei sommergibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 TERMOMETRI. Dal XVII secolo l’uomo ha messo a punto dei termometri, che sono però rudimentali in paragone con alcuni che si trovano in natura. Le antenne di una zanzara possono percepire una variazione termica di 2 millesimi di grado centigrado. Un serpente a sonagli è dotato sulla testa di sensori con i quali avverte una variazione di un millesimo di grado. Il tempo di reazione di un boa constrictor a una variazione termica di una frazione di grado è di 35 millisecondi. Il becco del fagiano australiano e del tacchino di boscaglia è sensibile a una variazione termica di mezzo grado centigrado.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 Tutti questi casi in cui l’uomo ha copiato dagli animali fanno venire in mente il suggerimento espresso dalla Bibbia in questi termini: “Interroga pure le bestie, perché ti ammaestrino, gli uccelli del cielo, perché ti informino, o i rettili della terra, perché ti istruiscano, o i pesci del mare perché te lo faccian sapere”. — Giobbe 12:7, 8, CEI.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-2155774102522803134?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/2155774102522803134/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=2155774102522803134' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/2155774102522803134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/2155774102522803134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/12-chi-lha-fatto-per-primo.html' title='12 - Chi l’ha fatto per primo?'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqmbd3swqhI/AAAAAAAAAIU/Jodp2AkUxuE/s72-c/aliante_oche.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-4646347610673989633</id><published>2007-07-24T19:50:00.001+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:26.785+01:00</updated><title type='text'>13 - L’istinto: saggezza programmata prima della nascita</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqmc83swqiI/AAAAAAAAAIc/KPK91vjGzRs/s1600-h/sternah.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqmc83swqiI/AAAAAAAAAIc/KPK91vjGzRs/s400/sternah.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091773423276829218" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“MOLTI istinti sono talmente meravigliosi che il loro sviluppo potrà apparire al lettore una difficoltà sufficiente a demolire completamente la mia teoria”, scrisse Darwin. Evidentemente non pensava che il problema dell’istinto si potesse risolvere, dal momento che subito dopo disse: “Debbo premettere che non ho la pretesa di voler ricercare l’origine delle facoltà mentali, più di quanto abbia quella di cercare l’origine della vita stessa”.1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Oggi gli scienziati non sono in grado di spiegare l’istinto più di quanto lo fosse Darwin. Un evoluzionista dice: “La verità è che non c’è alcun motivo per ritenere che il meccanismo genetico possa trasmettere specifici modelli di comportamento. . . . Quando ci chiediamo come si sia potuto sviluppare in primo luogo un modello comportamentale istintivo e come sia potuto diventare ereditario, non abbiamo risposta”.2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Comunque, a differenza di Darwin e di molti evoluzionisti, un noto libro sugli uccelli non esita a spiegare così uno degli istinti più misteriosi, quello della migrazione: “Non vi è dubbio che il fenomeno abbia subito una evoluzione: gli uccelli originari dei climi caldi probabilmente si diffusero alla ricerca di cibo”.3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 Può una tale risposta semplicistica spiegare le straordinarie imprese di molti uccelli migratori? Gli studiosi sanno che tali eventuali viaggi esplorativi e comportamenti acquisiti non vengono incorporati nel codice genetico, per cui non sono ereditati dalla progenie. Si ammette che la capacità di migrare è istintiva e “indipendente dalle esperienze passate”.4 Vediamone alcuni esempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Straordinarie imprese degli uccelli migratori&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;5 Per quanto riguarda la distanza percorsa, il record spetta alle sterne artiche. Nidificano a nord del Circolo Polare Artico, ma alla fine dell’estate volano verso sud per trascorrere l’estate antartica sulla banchisa nei pressi del Polo Sud. Prima di tornare nell’Artide facendo rotta verso nord, possono circumnavigare l’intero continente antartico. La loro migrazione annuale tocca pertanto i 35.000 chilometri. Entrambe le regioni polari sono ricche di cibo, per cui uno scienziato chiede: “Come poterono scoprire l’esistenza di fonti di cibo così lontane l’una dall’altra?”5 L’evoluzione non lo spiega.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Altrettanto inspiegabile per l’evoluzione è la migrazione della Dendroica striata. Questo uccellino pesa solo una ventina di grammi. Eppure in autunno lascia l’Alaska per raggiungere la costa orientale del Canada o della Nuova Inghilterra, dove mangia in abbondanza, accumula grasso e quindi aspetta un fronte freddo. Quando questo arriva, l’uccellino prende il volo. Benché la sua destinazione sia l’America del Sud, inizialmente fa rotta verso l’Africa. Poi, sull’Atlantico, a circa 6.000 metri di altezza, incrocia un vento dominante che lo trasporterà nell’America del Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmdAnswqjI/AAAAAAAAAIk/Bc_hl5t8Wlg/s1600-h/dendstri.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmdAnswqjI/AAAAAAAAAIk/Bc_hl5t8Wlg/s400/dendstri.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091773487701338674" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;7 Come fa questo uccellino a sapere che deve aspettare il fronte freddo e che esso significherà bel tempo e vento di coda? Chi gli dice di salire sempre più in alto, dove l’aria è fredda e rarefatta, e dove la percentuale di ossigeno è ridotta del 50 per cento? Come fa a sapere che solo a quell’altezza incrocerà un vento contrario che lo trasporterà nell’America del Sud? Chi gli dice che deve dirigersi verso l’Africa per sfruttare la corrente sudoccidentale di questo vento? L’uccellino non è cosciente di tutto ciò. In questo volo di circa 3.800 chilometri su mari privi di punti di riferimento, in un viaggio che dura tre o quattro giorni e notti, è guidato soltanto dall’istinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 La cicogna bianca trascorre l’estate in Europa, ma affronta un viaggio di quasi 13.000 chilometri per andare a svernare nell’Africa Meridionale. Il piviere dorato lascia la tundra artica per recarsi nella pampa argentina. Alcuni piro piro migrano 1.600 chilometri oltre la pampa, alla punta estrema dell’America Meridionale. Certi chiurli (Phaeopus tahitiensis) volano dall’Alaska fino a Tahiti e ad altre isole, percorrendo oltre 9.500 chilometri sull’oceano. In un volo molto più breve, ma altrettanto straordinario considerate le sue dimensioni, il colibrì dalla gola rossa, che pesa meno di tre grammi, attraversa il Golfo del Messico in una migrazione di circa 950 chilometri, battendo le minuscole ali con una frequenza di 75 volte al secondo per 25 ore: più di sei milioni di volte senza interruzione!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 In molti casi, a migrare sono uccelli giovani senza l’assistenza di individui adulti. Giovani cuculi della Nuova Zelanda raggiungono con un viaggio di quasi 6.500 chilometri le isole del Pacifico, dove si ricongiungono ai genitori che erano partiti prima di loro. I puffini o berte minori migrano dal Galles al Brasile, lasciandosi dietro i piccoli, che li seguiranno appena saranno in grado di volare. Uno di questi uccelli ha compiuto il viaggio in 16 giorni, con una media di 736 chilometri al giorno. Un puffino fu portato dal Galles a Boston, molto al di fuori della sua normale rotta migratoria. Eppure fece ritorno a casa, nel Galles — distante oltre 5.000 chilometri — in 12 giorni e mezzo. Piccioni viaggiatori, portati a 1.000 chilometri di distanza in ogni direzione, hanno fatto ritorno alle rispettive colombaie in un giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Un ultimo esempio riguarda uccelli che non volano, ma che camminano e nuotano: i pinguini di Adelia. Portati a oltre 1.900 chilometri di distanza dalle loro colonie e lasciati liberi, si sono immediatamente orientati, avviandosi in linea retta non verso la colonia d’origine, ma verso il mare aperto e il cibo. Hanno poi fatto ritorno via mare alla colonia di appartenenza. Essi trascorrono l’inverno, quasi completamente buio, in mare. Come fanno i pinguini a non perdere l’orientamento durante l’oscurità dell’inverno? Nessuno lo sa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 Come fanno gli uccelli a compiere queste imprese di navigazione? Da esperimenti fatti, si ritiene che si avvalgano del sole e delle stelle. A quanto pare, sono dotati di orologi interni che compensano il movimento di questi corpi celesti. Ma come fanno quando il cielo è coperto? Almeno alcuni uccelli sono muniti di bussole magnetiche incorporate da usare in casi del genere. L’indicazione di una bussola però non è sufficiente. Devono avere in testa una “carta geografica”, su cui siano indicati il punto di partenza e quello di arrivo. La carta geografica deve inoltre riportare la rotta, che di rado consiste in una linea retta. Tutto questo sarebbe però inutile se non sapessero localizzare sulla carta geografica il punto in cui si trovano! Il puffino liberato a Boston doveva sapere dove si trovava per determinare in che direzione era il Galles. I piccioni viaggiatori, per poter ritrovare la via di casa, dovevano prima sapere dove si trovavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Nel Medioevo molti dubitavano che gli uccelli compissero estese migrazioni, mentre la Bibbia ne parlava già nel VI secolo a.E.V.: “La cicogna nel cielo conosce le sue stagioni, la tortora, la rondine e la gru sanno il tempo della loro migrazione”. Fino a oggi si sono apprese molte cose, ma molte altre restano un mistero. Che lo si ammetta o no, queste parole della Bibbia risultano vere: “[Dio] ha pure immesso nel cuore dell’uomo l’idea dell’eternità; senza che l’uomo possa scoprire quello che Dio ha fatto dall’inizio alla fine”. — Geremia 8:7; Ecclesiaste 3:11, Mariani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Altri animali che sanno orizzontarsi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;13 In inverno i caribù dell’Alaska migrano a sud percorrendo quasi 1.300 chilometri. Molte balene, partendo dal Mar Glaciale Artico, percorrono fra andata e ritorno circa 10.000 chilometri. Certe foche vanno dalle Isole Pribilof alla California meridionale, distante 4.800 chilometri. La testuggine franca fa la spola fra la costa del Brasile e la minuscola isola di Ascensione, a circa 2.250 chilometri di distanza nell’Atlantico. Certi granchi migrano per quasi 250 chilometri sul fondo marino. Il salmone lascia il corso d’acqua in cui è nato e trascorre alcuni anni in mare aperto, dopo di che ripercorre le centinaia di chilometri che lo separano dal luogo d’origine e torna nel medesimo corso d’acqua. Giovani anguille nate nell’Atlantico, nel Mare dei Sargassi, passano gran parte della loro vita in acque dolci dell’Europa e degli Stati Uniti, ma tornano a moltiplicarsi nel Mare dei Sargassi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 Certe farfalle del genere Danaus lasciano il Canada in autunno, e molte di loro vanno a svernare in California o nel Messico. Alcuni percorsi superano i 3.000 chilometri; una farfalla percorse 128 chilometri in un giorno. Si posano su piante ombrose, sugli stessi boschetti, perfino sugli stessi alberi, di anno in anno. Ma non sono le stesse farfalle! Nel viaggio di ritorno, in primavera, depongono le uova su piante che secernono latice. Le nuove farfalle che nascono proseguono la migrazione verso nord, e l’autunno seguente compiono lo stesso viaggio di 3.000 chilometri fatto dai loro genitori, e ricoprono come un manto lo stesso boschetto. Il libro The Story of Pollination osserva: “Le farfalle che partono per il sud in autunno sono individui giovani che non hanno mai visto i luoghi di svernamento. Cosa permetta loro di trovarli è ancora uno dei più fitti misteri della Natura”.6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 La saggezza istintiva non si limita alla migrazione. Una breve rassegna è sufficiente a dimostrarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa permette a milioni di termiti cieche di sincronizzare il loro lavoro per costruire le loro complesse abitazioni e dotarle di aria condizionata? Istinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come fa la Pronuba yuccasella, una piccola falena, a sapere quali sono i vari passi da compiere per impollinare il fiore di yucca, procedimento che consente la riproduzione sia della pianta che della falena? Istinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come fa il ragno che vive sott’acqua in una “campana di immersione” a sapere che quando l’ossigeno è terminato occorre praticare un foro nella campana subacquea, far uscire l’aria viziata e portare giù un’altra provvista d’aria fresca? Istinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come fa il coleottero detto “incisore della mimosa” a sapere che deve deporre le uova sotto la corteccia di un ramo, tornare indietro di una trentina di centimetri verso il tronco e incidere la corteccia tutt’intorno per far morire il ramo, dato che le sue uova si schiudono solo nel legno morto? Istinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come fa il canguro neonato, lungo solo un paio di centimetri, cieco e immaturo, a sapere che per sopravvivere deve arrampicarsi con le sue sole forze su per il pelo dell’addome materno, infilarsi nel marsupio e attaccarsi a uno dei capezzoli? Istinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come fa un’ape a comunicare mediante una danza alle altre api dove si trova il nettare, in che quantità, a che distanza, in che direzione e su quale tipo di fiori? Istinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 Con queste domande si potrebbe riempire un libro, ma la risposta sarebbe sempre la stessa: Queste creature “sono istintivamente sagge”. (Proverbi 30:24) “Come ha potuto”, chiede uno studioso, “una conoscenza istintiva così complessa svilupparsi e trasmettersi alle generazioni successive?”7 L’uomo non sa spiegarlo. All’evoluzione non lo si può attribuire. Ma questa intelligenza presuppone una fonte intelligente. Questa saggezza presuppone una mente saggia, un Creatore intelligente e sapiente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 Nondimeno, molti che credono nell’evoluzione rifiutano a priori tutte queste indicazioni a favore della creazione, giudicandole irrilevanti dal punto di vista scientifico. Non lasciate però che questa mentalità ristretta vi impedisca di valutare i fatti. Esamineremo altre informazioni nel prossimo capitolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Costruzione di nidi e istinto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non c’è la minima indicazione”, afferma lo scrittore scientifico G. R. Taylor a proposito del meccanismo genetico, “che esso possa trasmettere alcuno specifico programma comportamentale, come la serie di operazioni necessarie per costruire un nido”.a Nondimeno, la saggezza istintiva necessaria per costruire un nido viene in effetti trasmessa, non insegnata. Vediamone alcuni esempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buceri dell’Africa e dell’Asia. La femmina di questi uccelli mura col fango la cavità di un albero fino a potervi a malapena entrare. Il maschio le porta dell’altro fango con cui la femmina chiude il buco lasciando soltanto una piccola fessura, attraverso la quale il maschio nutre lei e i piccoli allorché nascono. Quando il maschio non riesce più a procurare sufficiente cibo, la femmina rompe la parete e si libera. Questa volta l’apertura è riparata dai piccoli, ai quali entrambi i genitori portano il cibo. Diverse settimane dopo i piccoli abbattono la parete e lasciano il nido. Fra parentesi, non è indice di un progetto intelligente il fatto che, mentre è confinata nel nido e non può volare, la femmina muti il piumaggio, dotandosi di un nuovo guardaroba?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salangane e rondoni. Le salangane costruiscono il nido con la saliva. Prima che inizi il periodo degli amori, le loro ghiandole salivarie si gonfiano e secernono una sostanza viscosa. Quando giunge il tempo, la saggezza istintiva dice loro cosa farne. La spalmano su una superficie rocciosa e vi aggiungono altri strati man mano che si solidifica, portando così a termine un nido a forma di coppa. Il rondone delle palme costruisce nidi non più grandi di un cucchiaino, li incolla alle foglie di palma e poi incolla le uova nel nido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I pinguini imperatori sono dotati di un nido “incorporato”. Durante l’inverno antartico la femmina depone un uovo e se ne va a pesca per due o tre mesi. Il maschio si mette l’uovo sulle zampe, riccamente vascolarizzate, e lo ricopre con un’apposita piega della pelle del suo addome. La madre, comunque, non si dimentica del compagno e del piccolo. Poco dopo lo schiudersi dell’uovo, essa torna con lo stomaco pieno di cibo e lo rigurgita per loro. A questo punto il maschio se ne va a pescare e si rimette in forze, mentre la madre custodisce il piccolo nel proprio nido “incorporato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli uccelli tessitori dell’Africa costruiscono un nido pendulo intrecciando fili d’erba e altre fibre. Eseguono per istinto vari tipi di trame e nodi. Un tessitore, il passero repubblicano, costruisce una specie di condominio, fabbricando su rami robusti un tetto di paglia del diametro di 4 metri e mezzo, sotto il quale diverse coppie appendono il loro nido. Vengono aggiunti altri nidi, così che infine sotto uno stesso tetto se ne possono trovare più di un centinaio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’uccello sarto dell’Asia meridionale fabbrica un filo con cotone o fibre vegetali e tela di ragno, unendo insieme piccoli pezzi per farne di più lunghi. Col becco pratica dei fori nel margine di una grande foglia. Poi, servendosi del becco come di un ago, cuce col filo le due estremità della foglia, così come si infila un laccio delle scarpe. Quando il filo finisce, o lo annoda per fermarlo o vi attacca un altro pezzo di filo e continua a cucire. Così l’uccello sarto trasforma la foglia in una sacca in cui fa il nido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pendolino fabbrica un nido pendulo che sembra quasi di feltro, perché utilizza fibre vegetali lanuginose e fili d’erba. La struttura a maglia del nido è ottenuta basilarmente intrecciando lunghe fibre vegetali, le cui estremità l’uccello infila col becco. Prende poi fibre più corte, lanuginose, e le infila nel tessuto, con un procedimento che ricorda la tecnica dell’annodatura usata dai fabbricanti di tappeti orientali. La robustezza di questi nidi è tale che alcuni li usano come borsette o ciabatte per i bambini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le folaghe crestate nidificano di solito su piccoli isolotti. Tuttavia, nel luogo in cui vivono, questi isolotti sono molto rari. Allora le folaghe se li costruiscono da sole! Scelgono nell’acqua il posto adatto e cominciano a trasportarvi sassi col becco. Li ammucchiano nell’acqua, profonda 60-90 centimetri, fino a formare un isolotto la cui base può avere un diametro di ben quattro metri, mentre il mucchio di sassi può arrivare a pesare più di una tonnellata. Su questo isolotto di sassi le folaghe costruiscono quindi il nido.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-4646347610673989633?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/4646347610673989633/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=4646347610673989633' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/4646347610673989633'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/4646347610673989633'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/13-listinto-saggezza-programmata-prima.html' title='13 - L’istinto: saggezza programmata prima della nascita'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqmc83swqiI/AAAAAAAAAIc/KPK91vjGzRs/s72-c/sternah.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-3812574912594672905</id><published>2007-07-24T19:49:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:27.270+01:00</updated><title type='text'>14 - Il miracolo umano</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqmd3XswqkI/AAAAAAAAAIs/y6JW1HLlJLI/s1600-h/cervello.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqmd3XswqkI/AAAAAAAAAIs/y6JW1HLlJLI/s400/cervello.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091774428299176514" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;DI TUTTE le meraviglie esistenti sulla terra, nessuna supera il cervello umano. Ad esempio, ogni secondo il cervello riceve circa 100 milioni di bit o unità di informazione provenienti dai vari sensi. Come fa il cervello a non rimanere paralizzato da questa valanga di informazioni? Se si può pensare a una sola cosa per volta, come riesce la mente a gestire questi milioni di messaggi simultanei? È chiaro che la mente non solo sopravvive a questo assalto, ma lo assorbe con facilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Come vi riesca è soltanto una delle tante capacità prodigiose del cervello umano. Vi sono implicati due fattori. Primo, nel tronco cerebrale c’è un reticolo di neuroni delle dimensioni di un mignolo, chiamato formazione reticolare. Esso funge da centro di controllo del traffico, e vaglia i milioni di messaggi che giungono al cervello, bloccando quelli insignificanti e selezionando quelli che meritano l’attenzione della corteccia cerebrale. Ogni secondo questo fitto reticolo consente solo a poche centinaia di messaggi di essere recepiti a livello cosciente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Secondo, un altro meccanismo di messa a fuoco dell’attenzione sembra consistere in onde che attraversano il cervello da otto a dodici volte al secondo. Queste onde determinano periodi di elevata sensibilità, durante i quali il cervello rileva gli impulsi più forti e agisce di conseguenza. Si ritiene che mediante queste onde il cervello si autoesplori, mettendo così a fuoco le informazioni essenziali. Ogni secondo, quindi, nel nostro cervello si svolge un’attività straordinariamente frenetica!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Una “cosa meravigliosa”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;4 In anni recenti, gli scienziati hanno fatto enormi passi avanti nello studio del cervello. Con tutto ciò, quello che hanno imparato non è nulla in paragone con ciò che resta da scoprire. Un ricercatore ha detto che, dopo migliaia d’anni di congetture e decenni di intensa ricerca scientifica, il nostro cervello, al pari dell’universo, resta “sostanzialmente un mistero”.1 È molto probabile che il cervello umano sia la componente più misteriosa del miracolo umano, “miracolo” nel senso etimologico di “cosa meravigliosa”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Il prodigio ha inizio nel grembo materno. Tre settimane dopo il concepimento cominciano a formarsi le cellule cerebrali. Crescono a ondate, a volte fino a 250.000 cellule al minuto. Dopo la nascita, il cervello continua a crescere e a sviluppare la propria rete di collegamenti. Il baratro che separa il cervello umano da quello di qualsiasi animale diviene subito evidente: “Il cervello del bambino, a differenza di quello di qualsiasi altro animale, triplica nel primo anno le proprie dimensioni”, dichiara il libro The Universe Within.2 Col tempo, circa 100 miliardi di cellule nervose, chiamate neuroni, come pure altri tipi di cellule, trovano posto nel cervello umano, nonostante esso rappresenti solo il 2 per cento del peso corporeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Le principali cellule nervose, i neuroni, non sono in realtà a diretto contatto le une con le altre. Sono separate da minuscoli spazi, inferiori a 25 milionesimi di millimetro, detti sinapsi. Questi spazi vengono colmati da sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori; se ne conoscono una trentina, ma il cervello ne possiede forse molte di più. Questi segnali chimici vengono accolti a un’estremità del neurone da un dedalo di sottili filamenti chiamati dendriti. I segnali vengono quindi trasmessi all’altra estremità del neurone da una fibra nervosa chiamata assone. Nei neuroni i segnali sono elettrici, mentre nelle sinapsi sono chimici. Perciò la trasmissione dei segnali nervosi è di natura elettrochimica. La forza degli impulsi è sempre la stessa, ma l’intensità del segnale dipende dalla frequenza degli impulsi, che può toccare i mille al secondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqmd73swqlI/AAAAAAAAAI0/80gZcVwx8_0/s1600-h/041+Neurone.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqmd73swqlI/AAAAAAAAAI0/80gZcVwx8_0/s400/041+Neurone.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091774505608587858" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;7 Non si sa esattamente quali cambiamenti fisiologici avvengano nel cervello durante le fasi di apprendimento. Ma esperimenti indicano che mentre si impara, specialmente nei primi anni di vita, si migliorano le connessioni e viene liberata una maggior quantità di quelle sostanze chimiche che colmano gli spazi fra i neuroni. L’uso prolungato rinforza le connessioni, migliorando così l’apprendimento. Le “vie che vengono attivate spesso vengono in qualche modo rafforzate”, dichiara Le Scienze.3 A questo proposito è interessante l’affermazione biblica secondo cui le cose profonde vengono più facilmente comprese dalle persone mature “che per mezzo dell’uso hanno le loro facoltà di percezione esercitate”. (Ebrei 5:14) Ricerche hanno rivelato che le facoltà mentali, se non vengono sfruttate, si intorpidiscono. Perciò il cervello, come un muscolo, è irrobustito dall’uso e indebolito dall’inattività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Il gran numero di fibre nervose microscopiche che formano queste connessioni cerebrali costituisce il “cablaggio” del cervello. Esse sono sistemate con precisione in un labirinto incredibilmente complesso. Ma come vengano sistemate nei punti esatti previsti dal “diagramma di cablaggio” è un mistero. “È indubbio”, dice uno scienziato, “che l’argomento più importante non ancora risolto, nello sviluppo del cervello, sia la questione di come i neuroni stabiliscano quadri specifici di connessioni . . . La maggior parte delle connessioni sono stabilite esattamente già in uno stadio precoce dello sviluppo”.4 Un altro ricercatore aggiunge che questi “insiemi di intrecci specifici di connessioni, simili a cavi fra zone mappate topograficamente, sono stati identificati un po’ ovunque nel sistema nervoso: ma la precisa disposizione di questo cablaggio rimane uno dei maggiori problemi aperti”.5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Il numero di queste connessioni è astronomico. Ogni neurone può stabilire migliaia di connessioni con altri neuroni. Non ci sono solo collegamenti fra neuroni, ma esistono anche microcircuiti che collegano direttamente i dendriti fra loro. “Questi ‘microcircuiti’”, dice un neurologo, “aggiungono una dimensione completamente nuova alla nostra già ardua comprensione del funzionamento del cervello”.6 Alcuni ricercatori ritengono che i “miliardi e miliardi di cellule nervose del cervello umano possano addirittura formare un quadrilione di connessioni”.7 Con quale capacità? Carl Sagan afferma che la quantità di informazioni che il cervello potrebbe accumulare “riempirebbe venti milioni di libri, quanti ve ne sono nelle più grandi biblioteche del mondo”.8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Ciò che separa nettamente l’uomo da qualsiasi animale è la corteccia cerebrale. Questa lamina pieghettata, stretta contro il cranio, ha uno spessore di circa 4,5 millimetri. Distesa, misurerebbe circa 220.000 millimetri quadrati, con circa 1.000 chilometri di fibre nervose per centimetro cubo. La corteccia cerebrale dell’uomo non solo è molto più grande di quella di qualsiasi animale, ma ha anche una superficie non dedicata molto più ampia. Si tratta di una zona non deputata a dirigere le funzioni fisiche del corpo, ma disponibile per gli elevati processi mentali che distinguono l’uomo dagli animali. “Non siamo solo scimmie più intelligenti”, ha detto un ricercatore. La nostra mente “ci rende qualitativamente diversi da tutte le altre forme di vita”.9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Le nostre superiori capacità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;11 “Ciò che distingue il cervello umano”, dice uno scienziato, “è la varietà di attività più specializzate che esso è in grado di apprendere”.10 La scienza dei calcolatori usa il termine “hard wiring” (“cablaggio”) con riferimento alle caratteristiche circuitali fisse incorporate nel computer, per distinguerle dalle funzioni programmabili. “Applicato agli esseri umani”, scrive un esperto, “il hard wiring indica le capacità innate o, come minimo, le predisposizioni”.11 L’uomo possiede molte capacità di apprendimento innate, ma non le informazioni in sé. Gli animali, invece, hanno una saggezza istintiva “cablata”, incorporata, ma limitate capacità di apprendimento per quanto riguarda cose nuove.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Il libro The Universe Within osserva che l’animale più intelligente “non sviluppa mai una mente come quella dell’uomo. Gli manca ciò che abbiamo noi: la preprogrammazione dell’apparato neurale che ci consente di formare concetti da ciò che vediamo, un linguaggio da ciò che udiamo e pensieri dalle esperienze che facciamo”. Ma, attraverso l’immissione di dati ricavati dall’ambiente, dobbiamo programmare il cervello, altrimenti, come dice il libro, “non si svilupperebbe nulla di simile alla mente umana . . . Senza quell’immensa infusione di esperienza, difficilmente vi sarebbe traccia di un intelletto”.12 Perciò il cervello dell’uomo è dotato della capacità necessaria alla formazione dell’intelletto umano. E, a differenza degli animali, noi siamo dotati di libero arbitrio e possiamo programmare il nostro intelletto come meglio crediamo, in base alla nostra conoscenza, ai nostri valori, alle nostre opportunità e ai nostri obiettivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il linguaggio, prerogativa dell’uomo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;13 Un chiaro esempio di capacità innate che consentono una notevole versatilità di programmazione da parte nostra è il linguaggio. Gli specialisti convengono che “il cervello umano è geneticamente programmato per lo sviluppo del linguaggio”,13 e che questo “si può spiegare solo con un’innata capacità di elaborazione del linguaggio nel nostro cervello”.14 Contrariamente alla rigidità del comportamento istintivo animale, però, l’uomo può impiegare con enorme versatilità questa innata facoltà del linguaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 Il nostro cervello non è predisposto per una specifica lingua, ma abbiamo la capacità congenita di imparare le lingue. Se in famiglia si parlano due lingue, il bambino può apprenderle entrambe. Se viene a contatto con una terza lingua, può imparare anche quella. Una bambina si trovò a contatto, dalla prima infanzia, con varie lingue. A cinque anni ne parlava correntemente otto. Alla luce di queste capacità innate, non sorprende che un linguista abbia detto che gli esperimenti di linguaggio dei segni compiuti sugli scimpanzé “dimostrano in realtà che gli scimpanzé sono incapaci di utilizzare anche le più rudimentali forme del linguaggio umano”.15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 Una capacità così straordinaria potrebbe mai essersi evoluta da grugniti e mugolii animali? Lo studio delle lingue più antiche esclude categoricamente una tale evoluzione del linguaggio. Un esperto ha detto che “non esistono lingue primitive”.16 L’antropologo Ashley Montagu convenne che le lingue cosiddette primitive “sono spesso assai più complesse ed efficaci di quelle delle cosiddette civiltà evolute”.17&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 Un neurologo è pervenuto a questa conclusione: “Più cerchiamo di penetrare il meccanismo del linguaggio, più misterioso esso ci appare”.18 Un altro ricercatore afferma: “L’origine del linguaggio sintattico continua ad essere un mistero”.19 E un terzo dice: “Il linguaggio, col suo potere di stimolare uomini e nazioni come nessun’altra forza, distingue nettamente l’uomo dagli animali. Eppure, le origini del linguaggio restano uno dei più elusivi misteri del cervello”.20 Non sono un mistero, però, per coloro che vedono in esso la mano di un Creatore che predispose determinate zone del cervello per l’elaborazione del linguaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cose che solo la creazione può spiegare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;17 Secondo l’Encyclopædia Britannica, il cervello umano “è dotato di un potenziale considerevolmente maggiore di quello utilizzabile nell’arco di vita di una persona”.21 È stato anche detto che il cervello umano potrebbe apprendere e memorizzare qualsiasi carico di informazioni cui fosse sottoposto ora, e un miliardo di volte tanto! Ma perché mai l’evoluzione avrebbe prodotto una sproporzione simile? “In effetti questo è l’unico esempio esistente di una specie che è stata dotata di un organo che non ha ancora imparato a usare”, ammette uno scienziato. E poi chiede: “Come può questo conciliarsi con la più elementare tesi evolutiva, secondo cui la selezione naturale procede a piccoli passi, ciascuno dei quali deve conferire all’organismo possessore un vantaggio anche minimo, ma pur sempre percettibile?” Aggiunge quindi che lo sviluppo del cervello umano “resta uno degli aspetti più inspiegabili dell’evoluzione”.22 Dato che il processo evolutivo non avrebbe prodotto e trasmesso questa sproporzionata capacità del cervello, destinata in partenza a non poter essere mai sfruttata, non è molto più ragionevole concludere che l’uomo, con la sua illimitata capacità di apprendimento, sia stato fatto per vivere per sempre?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 Stupito dalla capacità del cervello umano di accumulare informazioni che ‘riempirebbero venti milioni di libri’, Carl Sagan dice: “Il cervello è davvero un posto grandissimo in uno spazio assai piccolo”.23 E quel che avviene in questo spazio ridotto sfida la comprensione umana. Immaginate, ad esempio, cosa deve avvenire nel cervello di un pianista mentre esegue un difficile brano musicale, impegnando tutte le dita sulla tastiera. Che incredibile senso del movimento deve avere il suo cervello per ordinare alle dita di battere i tasti giusti al momento giusto con l’intensità giusta, perché corrispondano alle note che ha in mente! E se prende una stecca, immediatamente il cervello glielo fa notare. Tutte queste operazioni incredibilmente complesse sono state programmate nel suo cervello attraverso anni di pratica. Ma ciò è possibile solo per il fatto che la capacità musicale era preprogrammata nel cervello umano dalla nascita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 Nessun cervello animale ha mai concepito cose simili, e tanto meno è in grado di eseguirle. Né alcuna delle teorie evoluzionistiche ce ne fornisce una spiegazione. Non è evidente che le facoltà intellettuali dell’uomo rispecchiano quelle di un supremo Intelletto? Questo è in armonia con Genesi 1:27, che dice: “Dio creava l’uomo a sua immagine”. Gli animali non furono creati a immagine di Dio. Per questo non hanno le capacità dell’uomo. Sebbene gli animali compiano imprese straordinarie grazie a rigidi istinti predeterminati, non reggono minimamente il confronto con l’uomo e la sua versatilità di pensiero e di azione o la sua capacità di continuare a costruire sulla conoscenza precedente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 La qualità umana dell’altruismo rappresenta un altro problema per l’evoluzione. Come osserva un evoluzionista, ‘ogni cosa che si sia evoluta attraverso la selezione naturale dovrebbe essere egoista’. E non v’è dubbio che molti uomini sono egoisti. Ma poi lo stesso evoluzionista riconosce: “È anche possibile che un’altra caratteristica specifica dell’uomo sia la sua capacità di provare realmente un vero e disinteressato altruismo”.24 Un altro studioso aggiunge: “L’altruismo è innato in noi”.25 Solo l’uomo lo manifesta con la consapevolezza del prezzo o sacrificio che potrebbe costargli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Apprezziamo il miracolo umano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;21 Considerate: L’uomo possiede la facoltà mentale dell’astrazione, si prefigge coscientemente degli obiettivi, fa piani per raggiungerli, opera per portarli a termine e prova soddisfazione quando li realizza. Creato col senso della bellezza, con un orecchio per la musica, con una predisposizione per l’arte, col vivo desiderio di imparare, con un’insaziabile curiosità e con un’immaginazione in grado di inventare e creare, l’uomo prova gioia e si sente realizzato quando si avvale di questi doni. Prova soddisfazione nell’impiegare le sue facoltà mentali e fisiche per risolvere i problemi che gli si presentano. È pure dotato di un senso morale che gli permette di distinguere il bene dal male, e di una coscienza che gli rimorde quando sbaglia. Prova felicità nel dare e gioia nell’amare e nell’essere amato. Tutte queste attività e qualità accrescono la sua gioia di vivere e danno un senso e uno scopo alla sua vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 L’essere umano può contemplare il mondo vegetale e animale, la maestà dei monti e degli oceani, la vastità dei cieli stellati, e rendersi conto della sua piccolezza. Ha il concetto del tempo e dell’eternità, si chiede da dove è venuto e dove va, e tenta di capire cosa c’è dietro tutto questo. Nessun animale fa queste riflessioni, mentre l’uomo si chiede il perché e il percome delle cose. Tutto questo deriva dal fatto che egli è stato dotato di un cervello straordinario e che porta l’“immagine” di Colui che lo ha creato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 Con sorprendente perspicacia, l’antico salmista Davide ne diede il merito a Colui che progettò il cervello e a cui egli attribuì il miracolo della nascita umana. Egli scrisse: “Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene. Le mie ossa non furono occultate da te quando fui fatto nel segreto, quando fui tessuto nelle parti più basse della terra. I tuoi occhi videro pure l’embrione di me, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti”. — Salmo 139:14-16.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 Si può davvero dire che l’uovo fecondato nel seno materno contenga, “scritte”, tutte le parti del corpo umano che si svilupperà da esso. Il cuore, i polmoni, i reni, gli occhi, gli orecchi, le braccia, le gambe, lo straordinario cervello e tutte le altre parti del corpo, erano “scritte” nel codice genetico dell’uovo fecondato nel seno materno. Questo codice comprende anche un programma interno che stabilisce il tempo in cui devono comparire queste parti, ciascuna nel giusto ordine. Questo fatto fu indicato nella Bibbia quasi tremila anni prima che la scienza moderna scoprisse il codice genetico!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 L’esistenza dell’uomo e del suo straordinario cervello non è veramente un miracolo, una fonte di meraviglia? Non è pure evidente che questo miracolo può essere spiegato solo con la creazione, non con l’evoluzione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;IL CERVELLO UMANO: Un ‘mistero irrisolto’?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il cervello umano è il più meraviglioso e misterioso oggetto dell’intero universo”. — H. F. Osborn, antropologoa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Come fa il cervello a generare i pensieri? Questo è il problema principale a cui non abbiamo ancora trovato risposta”. — C. Sherrington, fisiologob&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;‘Nonostante il continuo accumularsi di conoscenze molto particolareggiate, il modo in cui il cervello umano funziona rimane ancora profondamente misterioso’. — F. Crick, biologoc&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Chi parla di un computer come di un ‘cervello elettronico’ non ha mai visto un cervello”. — I. S. Bengelsdorf, redattore scientificod&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Le nostre memorie attive immagazzinano vari miliardi di volte più informazioni di un grosso calcolatore scientifico moderno”. — M. Hunt, scrittore scientificoe&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Dato che il cervello è diverso e immensamente più complicato di qualsiasi altra cosa esistente nell’universo conosciuto, prima di poter sondare la misteriosa natura del cervello potremmo dover rinunciare ad alcune delle nostre più salde convinzioni”. — R. M. Restak, neurologof&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Circa l’abisso che separa l’uomo dagli animali, Alfred R. Wallace, ‘coautore’ della teoria dell’evoluzione, scrisse a Darwin: “La selezione naturale avrebbe potuto dotare il selvaggio di un cervello solo leggermente superiore a quello della scimmia, mentre egli ne possiede uno davvero poco inferiore a quello di un rappresentante medio della nostra dotta società”. Seccato da questa ammissione, Darwin replicò: “Spero tu non abbia assassinato completamente la nostra comune creatura”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Asserire che il cervello umano si sia evoluto da quello di qualche animale significa sfidare la ragione e i fatti. Assai più logica è questa conclusione: “Non ho altra scelta che riconoscere l’esistenza di un supremo Intelletto, responsabile del progetto e dello sviluppo dell’incredibile relazione cervello-mente, qualcosa che supera di gran lunga le possibilità di comprensione umane. . . . Devo credere che tutto questo abbia avuto un inizio intelligente, che Qualcuno lo abbia reso possibile”. — R. J. White, neurochirurgo&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-3812574912594672905?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/3812574912594672905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=3812574912594672905' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/3812574912594672905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/3812574912594672905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/14-il-miracolo-umano.html' title='14 - Il miracolo umano'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/Rqmd3XswqkI/AAAAAAAAAIs/y6JW1HLlJLI/s72-c/cervello.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-3595553735831389911</id><published>2007-07-24T19:48:00.002+02:00</published><updated>2008-12-10T09:03:27.703+01:00</updated><title type='text'>15 - Perché molti accettano l’evoluzione?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmhKXswqmI/AAAAAAAAAI8/vuuPwatnIzo/s1600-h/studenti.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmhKXswqmI/AAAAAAAAAI8/vuuPwatnIzo/s400/studenti.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091778053251574370" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;COME abbiamo visto, la quantità di prove a favore della creazione è enorme. Perché, dunque, molti rifiutano la creazione e accettano l’evoluzione? Un motivo è ciò che è stato insegnato loro a scuola. I testi di scienze sostengono quasi sempre opinioni evoluzionistiche. Di rado, se mai, lo studente viene informato degli argomenti contrari. Anzi, di solito si fa in modo che gli argomenti sfavorevoli all’evoluzione non compaiano affatto nei testi scolastici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Scrivendo nella rivista American Laboratory, un medico dice quanto segue a proposito dell’istruzione scolastica dei suoi figli: “Al ragazzo l’evoluzione non è presentata come una teoria. Già nei libri di scienze usati alle elementari (mi baso su quel che ho letto nei libri di testo dei miei figli) vengono fatte velate asserzioni. L’evoluzione è presentata come una realtà, non come un concetto che si possa mettere in discussione. L’autorità del sistema educativo impone pertanto di credere così”. A proposito dell’insegnamento evoluzionistico nelle superiori, questo medico dice: “Allo studente non è permesso avere convinzioni personali o esprimerle: se lo fa, viene fatto oggetto di scherni e critiche da parte dell’insegnante. Spesso lo studente non conformista viene penalizzato sul piano del profitto e riceve voti più bassi”.1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Le idee evoluzionistiche permeano non solo le scuole, ma tutto l’insegnamento scientifico e altri campi come la storia e la filosofia. Libri, articoli su periodici, film e programmi televisivi ne parlano come di un fatto accertato. Spesso si sentono o si leggono frasi come queste: ‘Quando l’uomo si evolse dagli animali inferiori’ o ‘Milioni di anni fa, quando la vita si evolse negli oceani’. Così le persone vengono condizionate ad accettare l’evoluzione come un fatto, e le prove contrarie passano inosservate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il peso dell’autorità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;4 Quando docenti e scienziati di grido asseriscono che l’evoluzione è un fatto e lasciano intendere che solo un incompetente potrebbe non crederci, quanti profani oseranno contraddirli? Una delle ragioni principali per cui l’evoluzione è accettata da un gran numero di persone è proprio questa autorità che viene fatta pesare a suo favore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Un classico esempio di come spesso si cerchi di intimidire il profano è dato da questa dichiarazione di Richard Dawkins: “La teoria darwiniana è ora confortata da tutte le rilevanti testimonianze disponibili, e la sua veridicità non è messa in dubbio da nessun serio biologo moderno”.2 Ma è veramente così? Niente affatto. Una piccola indagine rivelerà che molti scienziati, inclusi ‘seri biologi moderni’, non solo mettono in dubbio l’evoluzione, ma non ci credono proprio.3 Ritengono che le testimonianze a favore della creazione siano assai più consistenti. Perciò affermazioni gratuite come quella di Dawkins sono errate. Ma sono tipiche di coloro che tentano di mettere a tacere l’opposizione facendo ricorso a dichiarazioni del genere. Prendendone atto, un osservatore scrive su New Scientist: “Richard Dawkins ha forse così poca fede nelle prove a sostegno dell’evoluzione da dover ricorrere ad affermazioni gratuite e generiche per liquidare coloro che dissentono dalle sue opinioni?”4&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Sullo stesso tono, il libro Una visione della vita, degli evoluzionisti Luria, Gould e Singer, afferma che “l’evoluzione è un fatto”, e dice: “[Con lo stesso criterio] potremmo anche dubitare del fatto che la terra ruoti attorno al sole o che l’acqua sia formata da idrogeno e ossigeno”.5 Afferma pure che l’evoluzione è un fatto così come l’esistenza della forza di gravità. Ma, mentre si può dimostrare sperimentalmente che la terra ruota attorno al sole, che l’acqua è formata da idrogeno e ossigeno e che la forza di gravità esiste, l’evoluzione non è dimostrabile sperimentalmente. Anzi, questi stessi evoluzionisti ammettono che “i processi e i meccanismi dell’evoluzione rimangono argomento di un acceso dibattito”.6 Ma si fanno ancora accesi dibattiti sul fatto che la terra ruoti attorno al sole, che l’acqua sia formata da idrogeno e ossigeno o che esista la forza di gravità? No. Fino a che punto, quindi, è ragionevole asserire che l’evoluzione sia un fatto come queste cose?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 Nella prefazione dell’originale inglese del libro di John Reader, Gli anelli mancanti, David Pilbeam scrive che non sempre gli scienziati basano le loro conclusioni sui fatti. Una ragione, secondo Pilbeam, è che anche gli scienziati “sono uomini, e la posta in palio è notevole, perché si possono ottenere eccezionali vantaggi sotto forma di fama e pubblicità”. Il libro riconosce che l’evoluzione è una disciplina “dominata da individui ambiziosi”, e parla di “preconcetti . . . fermamente connessi con la personalità e l’abilità persuasiva del loro sostenitore”. Come esempio, dice: “Quando i preconcetti . . . sono accolti con tale entusiasmo e si adattano a tal punto alla testimonianza (come nel caso dell’uomo di Piltdown), allora la scienza rivela una predisposizione alla teoria più che alla ricerca”. L’autore aggiunge: “[Gli evoluzionisti] moderni non sono certo meno soggetti dei primi ricercatori ad attaccarsi a dati erronei pur di sostenere i loro preconcetti . . . [esponenti di entrambi i gruppi] rigettarono valutazioni obiettive in favore delle cose in cui ‘volevano’ credere”.7 Essendosi quindi dedicati all’evoluzione, e volendo far carriera, alcuni studiosi non sono disposti ad ammettere la possibilità di essere in errore. Anziché riconoscere fatti che potrebbero risultare sfavorevoli, cercano di trovare elementi a sostegno delle loro idee preconcette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Questo atteggiamento non scientifico fu notato e deplorato da W. R. Thompson nella sua introduzione all’edizione centenaria dell’Origine delle specie di Darwin. Thompson disse: “Se gli argomenti non reggono all’analisi, non è il caso di dare il proprio assenso, e una conversione in massa sulla base di argomentazioni non valide è da considerarsi deplorevole”. E aggiunse: “I fatti e le interpretazioni su cui si basava Darwin non convincono più. Le estese ricerche sull’ereditarietà e la variazione hanno minato la posizione darwiniana”.8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Thompson inoltre osservò: “Uno spiacevole e prolungato effetto del successo dell’Origine delle specie è stata l’assuefazione dei biologi a speculazioni non verificabili. . . . Il successo del darwinismo è stato accompagnato dal declino dell’integrità scientifica”. E concluse dicendo: “Questa situazione, in cui uomini di scienza si schierano in difesa di una dottrina che non sono in grado di definire scientificamente, e ancor meno di dimostrare con rigore scientifico, nel tentativo di mantenerne il credito presso il pubblico attraverso la soppressione della critica e l’eliminazione degli ostacoli, è anormale e indesiderabile nella scienza”.9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Similmente Anthony Ostric, docente di antropologia, ha criticato gli scienziati suoi colleghi per aver definito “un fatto” la presunta discendenza dell’uomo da creature scimmiesche. Ha detto che “nel migliore dei casi si tratta solo di un’ipotesi, e nemmeno ben documentata”. Fa notare che “non c’è nessuna prova che l’uomo non sia rimasto essenzialmente uguale dalle prime tracce della sua comparsa”. Questo antropologo dice che la maggior parte degli addetti si è allineata con i sostenitori dell’evoluzione “per timore di non essere considerati studiosi seri o di essere tenuti fuori dai circoli accademici che contano”.10 A questo riguardo anche Hoyle e Wickramasinghe osservano: “O si crede a tali concetti o si viene bollati inevitabilmente come eretici”.11 Una conseguenza di ciò è stata l’indisponibilità di molti scienziati a esaminare senza pregiudizi l’alternativa della creazione. In una lettera al direttore di Hospital Practice, un lettore scrive: “La scienza si è sempre vantata della propria obiettività, ma temo che noi scienziati stiamo cadendo vittime di quella stessa mentalità prevenuta e ristretta che tanto abbiamo deprecato”.12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Fallimento della religione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmhPHswqnI/AAAAAAAAAJE/Ea5Fc2LgpJ8/s1600-h/101626374_3e05d83a9b_o.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmhPHswqnI/AAAAAAAAAJE/Ea5Fc2LgpJ8/s400/101626374_3e05d83a9b_o.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091778134855953010" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;11 Un’altra ragione per cui molti accettano l’evoluzione è che le religioni convenzionali risultano insoddisfacenti sia a livello di insegnamenti che di comportamento, oltre al fatto che non spiegano nel modo dovuto il racconto biblico della creazione. Le persone informate sono ben consapevoli dell’ipocrisia religiosa e dell’oppressione e delle inquisizioni a sfondo religioso. Hanno visto il clero sostenere dittatori sanguinari. Sanno che milioni di persone della stessa religione si sono uccise a vicenda nelle guerre, mentre il clero dava il suo appoggio a entrambi i contendenti. Perciò non vedono alcuna ragione per cui debbano interessarsi dell’Iddio che queste religioni dicono di rappresentare. A questo allontanamento contribuiscono anche dottrine assurde e contrarie alla Bibbia. Concetti come quello del tormento eterno — secondo cui Dio tormenterebbe in eterno alcune sue creature in un letterale inferno di fuoco — ripugnano alle persone ragionevoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Comunque, simili insegnamenti e comportamenti religiosi non ripugnano solo alle persone ragionevoli, ma, come indica la Bibbia, ripugnano anche a Dio. In realtà la Bibbia smaschera apertamente l’ipocrisia di certi capi religiosi. Ad esempio, dice di loro: “Anche voi, di fuori in realtà apparite giusti agli uomini, ma di dentro siete pieni d’ipocrisia e illegalità”. (Matteo 23:28) Gesù disse al popolo che il loro clero era composto di “guide cieche”, che non insegnavano la parola di Dio, ma opposti “comandi di uomini come dottrine”. (Matteo 15:9, 14) In modo simile, la Bibbia condanna le persone bigotte che “dichiarano pubblicamente di conoscere Dio, ma [che] lo rinnegano con le loro opere”. (Tito 1:16) Perciò, nonostante le loro pretese, le religioni che hanno incoraggiato o condonato l’ipocrisia e gli spargimenti di sangue non hanno origine da Dio né lo rappresentano. Sono chiamate “falsi profeti” e paragonate ad alberi che producono “frutti spregevoli”. — Matteo 7:15-20; Giovanni 8:44; 13:35; I Giovanni 3:10-12.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 Inoltre, molte religioni sono venute meno per quanto riguarda l’evoluzione, lasciando così i loro fedeli senza alcuna alternativa. Ad esempio, un’enciclopedia cattolica afferma: “L’evoluzione generale, anche del corpo dell’uomo, sembra la spiegazione scientifica più probabile delle origini”.13 A un seminario organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze, dodici studiosi che rappresentano il massimo organismo scientifico della Chiesa Cattolica sono giunti a questa conclusione: “Siamo convinti che il cumulo delle prove permetta, al di sopra di ogni seria contestazione, di applicare il concetto di evoluzione all’uomo e agli altri primati”.14 Con questo avallo della religione, che probabilità ci sono che fedeli disinformati vi si oppongano, anche quando, come in questo caso, il “cumulo delle prove” non sostiene l’evoluzione ma, al contrario, la creazione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 Il vuoto che questo provoca viene spesso colmato dall’agnosticismo e dall’ateismo. Abbandonando la fede in Dio, le persone accettano come alternativa l’evoluzione. Oggi, in alcuni paesi, l’ateismo basato sull’evoluzione rappresenta addirittura la posizione ufficiale dello Stato. La responsabilità di questo spirito irreligioso è in gran parte da attribuirsi alle religioni del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 Ci sono poi certe dottrine religiose che inducono la gente a credere che la Bibbia contenga insegnamenti antiscientifici e a respingere di conseguenza l’Iddio della Bibbia. Per esempio, come si è detto in uno dei primi capitoli, certuni asseriscono erroneamente che secondo la Bibbia la terra sarebbe stata creata in sei giorni letterali di 24 ore e che avrebbe solo 6.000 anni. Ma la Bibbia non lo insegna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;‘Vedere per credere’&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;16 Alcuni, in base al detto ‘vedere per credere’, rifiutano in tutta sincerità l’idea di un Creatore. Forse pensano che se qualcosa non si può vedere o misurare in qualche modo, vuol dire che non esiste. È vero che nella vita quotidiana accettano l’esistenza di molte cose che non si vedono, come l’elettricità, il magnetismo, le onde radio e la forza di gravità. Tuttavia ciò non fa cambiare loro opinione, perché tutte queste cose si possono misurare o rilevare con qualche altro mezzo fisico. Ma non esiste alcun mezzo fisico per vedere o misurare un Creatore, Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 Comunque, come abbiamo visto nei capitoli precedenti, ci sono validi motivi per credere nell’esistenza di un Creatore invisibile, perché possiamo osservare le testimonianze visibili, i risultati fisici, della sua opera. Le vediamo nella perfezione tecnica e nella complessità della struttura atomica, nell’universo stupendamente organizzato, nello straordinario pianeta Terra, nel modo meraviglioso in cui sono fatti i viventi e nello strabiliante cervello umano. Sono tutti effetti che devono aver richiesto una causa adeguata. Gli stessi materialisti accettano il principio di causa ed effetto in tutti gli altri campi. Perché non dovrebbe valere anche per l’universo fisico?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 A questo riguardo è chiarissimo il semplice ragionamento che fa la Bibbia: ‘Le invisibili qualità del Creatore, perfino la sua sempiterna potenza e Divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, perché si comprendono dalle cose fatte’. (Romani 1:20) In altre parole, la Bibbia parte dall’effetto per giungere alla causa. La creazione visibile, le meravigliose “cose fatte”, è un evidente effetto che richiede una causa intelligente. Questa causa invisibile è Dio. E in qualità di Fattore di tutto l’universo, il Creatore possiede senza dubbio una così enorme potenza che gli uomini di carne ed ossa non possono aspettarsi di vedere Dio e continuare a vivere. Come dice la Bibbia, ‘nessun uomo può vedere Dio e vivere’. — Esodo 33:20.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Un’altra importante ragione per cui molti non credono&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;19 C’è un’altra importante ragione per cui tanti abbandonano la fede in Dio e accettano l’evoluzione. Sono le molte sofferenze esistenti. Nel corso dei secoli si sono viste tante ingiustizie, atti di oppressione, criminalità, guerre, malattie e morte. Molti non capiscono perché sulla famiglia umana si siano abbattute tutte queste difficoltà. Ritengono che un Creatore onnipotente non le avrebbe permesse. Dato quindi che queste condizioni esistono, concludono che Dio non esiste. Nella teoria dell’evoluzione vedono dunque l’unica alternativa possibile, e spesso l’accettano a scatola chiusa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 Perché allora un Creatore onnipotente avrebbe permesso tutte queste sofferenze? Sarà sempre così? La risposta a questo problema, una volta compresa, consentirà di capire la ragione fondamentale, il vero motivo, per cui nei nostri giorni la teoria dell’evoluzione si è così diffusa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-3595553735831389911?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/3595553735831389911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=3595553735831389911' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/3595553735831389911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/3595553735831389911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/15-perch-molti-accettano-levoluzione.html' title='15 - Perché molti accettano l’evoluzione?'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_AmuQsk8MTLE/RqmhKXswqmI/AAAAAAAAAI8/vuuPwatnIzo/s72-c/studenti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-6400760566146120833</id><published>2007-07-24T19:48:00.001+02:00</published><updated>2007-07-25T12:12:16.797+02:00</updated><title type='text'>16 - Perché Dio avrebbe permesso le sofferenze?</title><content type='html'>UNA ragione per cui molti dicono di dubitare dell’esistenza di un Creatore è il prevalere delle sofferenze nel mondo. Nel corso dei secoli ci sono stati molti episodi di crudeltà, spargimento di sangue e vera e propria malvagità, che hanno causato grandi sofferenze a milioni di innocenti. Perciò tanti chiedono: ‘Se c’è un Dio, perché permette tutto questo?’ Dato che, come abbiamo visto, il racconto biblico è quello che più corrisponde ai fatti riguardanti la creazione, può la Bibbia aiutarci anche a capire perché un Creatore potente avrebbe permesso tante sofferenze per un tempo così lungo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 I capitoli introduttivi di Genesi forniscono gli elementi basilari per rispondere a questa domanda. Descrivono la creazione di un mondo senza sofferenze. Il primo uomo e la prima donna furono posti in un ambiente paradisiaco, una splendida dimora in un giardino chiamato Eden, e fu affidato loro un lavoro piacevole e impegnativo da compiere. Riguardo alla terra, fu detto loro di ‘coltivarla e averne cura’. Furono anche incaricati di aver cura ‘dei pesci del mare e delle creature volatili dei cieli e di ogni creatura vivente che si muove sopra la terra’. — Genesi 1:28; 2:15.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Inoltre, essendo stati creati con un corpo e una mente perfetti, i primi esseri umani non avevano nessun difetto. Non c’era quindi alcun motivo per cui dovessero mai soffrire a causa di malattie, vecchiaia o morte. Dinanzi a loro si apriva invece la prospettiva di un futuro senza fine in un paradiso terrestre. — Deuteronomio 32:4.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 Alla prima coppia fu pure detto di ‘essere fecondi e moltiplicarsi ed empire la terra’. Man mano che avrebbero avuto figli, la famiglia umana sarebbe aumentata e avrebbe esteso i confini del Paradiso, così che a suo tempo esso avrebbe abbracciato l’intera terra. La razza umana avrebbe quindi formato una famiglia unita, i cui componenti sarebbero vissuti in perfetta salute su una terra paradisiaca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Necessità di accettare il dominio di Dio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;5 Comunque, perché questa armonia non fosse turbata, la prima coppia umana doveva riconoscere che il Creatore aveva il diritto di dirigere gli affari umani. In altre parole, ne dovevano accettare la sovranità. Innanzi tutto perché ciò era giusto. Al costruttore di una cosa spetta per diritto un certo controllo sulla cosa fatta. Questo principio è da secoli alla base delle leggi sulla proprietà. Inoltre, gli uomini dovevano accettare la guida del loro Fattore per questa fondamentale ragione: non erano stati creati con la capacità di autogovernarsi indipendentemente dal loro Creatore, così come non potevano continuare a vivere senza mangiare, bere o respirare. La storia ha confermato la veracità della Bibbia quando dice: “Non appartiene all’uomo terreno la sua via. Non appartiene all’uomo che cammina nemmeno di dirigere il suo passo”. (Geremia 10:23) Finché l’uomo fosse rimasto entro i limiti stabiliti dal Creatore, la sua vita sarebbe continuata ininterrottamente e gli avrebbe recato soddisfazione e felicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 L’uomo, inoltre, era stato dotato del libero arbitrio. Non era stato fatto per reagire come un robot, o costretto a compiere certe cose più che altro per istinto, come gli animali o gli insetti. Questa libertà, comunque, doveva essere relativa, non assoluta. Andava esercitata in maniera responsabile, entro i confini delle leggi di Dio che garantivano il bene comune. Si noti come questo principio è ribadito nella Bibbia: “Siate come liberi, eppure mantenendo la vostra libertà non come un manto per malizia morale, ma come schiavi di Dio”. (I Pietro 2:16) Senza una legge che regolasse i rapporti fra gli uomini, avrebbe regnato l’anarchia, con conseguenze negative per la vita di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 Perciò, mentre una libertà relativa è desiderabile, troppa libertà non lo è più. Se a un bambino si dà troppa libertà, egli potrebbe andare a giocare in mezzo a una strada trafficata o mettere la mano sulla stufa accesa. La libertà totale di prendere tutte le decisioni senza tener conto del nostro Fattore può dar luogo a ogni sorta di problemi. Questo è ciò che accadde ai primi esseri umani. Decisero di fare cattivo uso della libertà donata loro. Cercarono, erratamente, di rendersi indipendenti dal Creatore e di essere così “simili a Dio”. Ritennero di poter decidere da sé quel che era giusto e quel che era sbagliato. — Genesi 3:5.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Ciò che accadde ai primi esseri umani quando si sottrassero alla guida del Creatore è paragonabile a ciò che accade quando si stacca la spina di un ventilatore acceso. Finché è collegato alla presa di corrente, il ventilatore gira. Ma quando lo si stacca, il ventilatore rallenta e piano piano si ferma. Questo è ciò che accadde ad Adamo ed Eva quando si staccarono dal loro Creatore, “la fonte della vita”. (Salmo 36:9) Avendo essi deliberatamente scelto di vivere in modo indipendente dal loro Fattore, questi lasciò che capissero a fondo le conseguenze della loro scelta, abbandonandoli a se stessi. Un principio biblico dice: ‘Se lasciate Dio, egli lascerà voi’. (II Cronache 15:2) Non essendo più sostenuti dal potere del loro Creatore, cominciò per loro un graduale deterioramento della mente e del corpo. Col tempo invecchiarono e morirono. — Genesi 3:19; 5:5.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Quando Adamo ed Eva decisero di rendersi indipendenti dal loro Fattore, persero la perfezione. Di conseguenza, quando ebbero figli, questi ne rispecchiarono l’imperfezione acquisita. Perciò la prima coppia umana divenne come un modello difettoso. Tutto ciò che veniva prodotto mediante loro era pure difettoso. Per questo siamo tutti nati imperfetti ed ereditiamo le tare della vecchiaia, delle malattie e della morte. Questa imperfezione, insieme alla lontananza dal Creatore e dalle sue leggi, spalancò le porte alla follia umana. Ecco perché la storia dell’umanità è piena di sofferenze, dolore, malattie e morte. — Salmo 51:5; Romani 5:12.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Significa questo che la malvagità ebbe origini esclusivamente umane? No, c’è dell’altro. Gli uomini non erano le uniche creature intelligenti. Dio aveva già creato innumerevoli creature spirituali nei cieli. (Giobbe 38:4, 7) Essendo anch’esse dotate di libero arbitrio, dovevano similmente fare una scelta in quanto ad accettare o no la guida del loro Creatore. Una di queste creature spirituali decise di coltivare un desiderio di indipendenza. La sua ambizione si ingigantì a tal punto da indurlo a sfidare l’autorità di Dio. Disse a Eva, la moglie di Adamo, che avrebbero potuto impunemente infrangere la legge di Dio, e le garantì: “Positivamente voi non morrete”. (Genesi 3:4; Giacomo 1:13-15) Le sue dichiarazioni davano a intendere che essi non avessero bisogno del loro Creatore per continuare a vivere ed essere felici. Anzi, egli disse loro che, infrangendo la legge di Dio, avrebbero addirittura migliorato la loro situazione, in quanto sarebbero divenuti simili a Dio. Mise dunque in discussione la validità delle leggi di Dio e sollevò dubbi sul modo in cui Dio li governava. In effetti mise in dubbio il diritto stesso del Creatore di governare. Per queste sue insinuazioni fu chiamato Satana, che significa “oppositore”, e Diavolo, che significa “calunniatore”. Negli scorsi seimila anni questo atteggiamento satanico ha influito sull’umanità, promuovendo una politica che si ispira al criterio ‘dominare o rovinare’. — Luca 4:2-8; 1 Giovanni 5:19; Rivelazione 12:9.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 Ma perché Dio non distrusse subito sia quei ribelli umani che quel ribelle spirituale? La risposta sta nel fatto che dinanzi a tutta la creazione intelligente erano state sollevate importanti questioni. Una verteva su domande come queste: L’indipendenza dalla sovranità di Dio avrebbe mai recato benefìci durevoli? Era meglio lasciarsi guidare da Dio o agire di testa propria? Gli uomini potevano governare con successo questo mondo indipendentemente dal loro Creatore? In sostanza, gli uomini avevano bisogno o no della guida di Dio? Queste domande esigevano risposte che solo il passar del tempo avrebbe potuto dare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Perché così tanto tempo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;12 Ma perché Dio ha lasciato passare così tanto tempo — ormai circa seimila anni — prima di risolvere tali questioni? Non si potevano risolvere in maniera soddisfacente molto tempo fa? Ebbene, se Dio fosse intervenuto molto tempo fa, si sarebbe potuto insinuare che gli uomini non avevano avuto abbastanza tempo per sviluppare un governo efficiente e la tecnologia necessaria per dare pace e prosperità a tutti. Nella sua saggezza, Dio sapeva quindi che per risolvere definitivamente le questioni sollevate ci sarebbe voluto tempo, e lo concesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 Nel corso dei secoli sono stati sperimentati tutti i tipi di governo, ogni tipo di sistema sociale e ogni tipo di sistema economico. Inoltre, gli uomini hanno avuto sufficiente tempo per fare notevoli progressi in campo tecnologico, giungendo a imbrigliare l’atomo e a mettere piede sulla luna. Con quali risultati? Tutto ciò ha forse permesso di realizzare il mondo di cui tutta la famiglia umana avrebbe bisogno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 Tutt’altro. Nulla di ciò che l’uomo ha provato ha recato vera pace e felicità a tutti. Al contrario, dopo tutto questo tempo le condizioni sono più precarie che mai. Criminalità, guerra, crisi della famiglia, problemi economici, povertà e fame, affliggono un paese dopo l’altro. È in pericolo l’esistenza stessa dell’umanità. Missili nucleari dotati di un terrificante potere distruttivo potrebbero annientare gran parte della razza umana, se non tutta. Perciò, nonostante migliaia d’anni di tentativi, nonostante i molti secoli di esperienza da cui l’uomo potrebbe trarre profitto e nonostante i brillanti successi in campo tecnologico, l’umanità è ancora disperatamente alle prese con i suoi problemi più elementari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 La terra stessa ne ha risentito. L’uomo, con la sua avidità e trascuratezza, ha trasformato certe zone in deserti abbattendo le foreste che le ricoprivano. Sostanze chimiche e altri prodotti di rifiuto hanno inquinato terra, mare e aria. La descrizione che duemila anni fa la Bibbia fece della vita sulla terra è ancor più valida oggi: “Tutta la creazione continua a gemere insieme ed è in pena insieme fino ad ora”. — Romani 8:22.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cosa è stato dimostrato?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;16 Cosa hanno dimostrato, al di là di qualsiasi dubbio, gli avvenimenti succedutisi in tutto questo tempo? Hanno dimostrato che il dominio umano indipendente dal Creatore dell’uomo è insoddisfacente. È stato chiaramente dimostrato che non è possibile gestire efficacemente gli affari della terra senza l’aiuto del Fattore dell’uomo. La storia continua a confermare l’obiettiva valutazione biblica dei tentativi umani di governo: “L’uomo ha dominato l’uomo a suo danno”. — Ecclesiaste 8:9.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 Che differenza fra i disastrosi risultati degli sforzi umani e l’ordine e la precisione che regnano nell’universo regolato dalle leggi del suo Creatore! È chiaro che anche gli uomini hanno bisogno di questo tipo di guida nel dirigere i loro affari, perché il non tener conto della guida di Dio si è rivelato disastroso. È stato realmente dimostrato, una volta per sempre, che abbiamo bisogno della guida di Dio così come abbiamo bisogno di aria, acqua e cibo. — Matteo 4:4.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 Inoltre, concedendo sufficiente tempo per risolvere le questioni relative al dominio umano, Dio ha stabilito un valido precedente per il futuro. Lo si può paragonare a un fondamentale caso giudiziario discusso da una corte suprema. La questione è stata risolta una volta per sempre: Il dominio umano indipendente da Dio non può garantire condizioni ottimali sulla terra. Così, se in futuro qualche creatura dotata di libero arbitrio dovesse sfidare il modo di agire di Dio, non sarebbe necessario concederle altre migliaia d’anni perché possa tentare di dimostrare la sua accusa. Tutto ciò che doveva essere provato è stato provato in questo periodo di circa seimila anni concesso da Dio. Perciò, per tutta l’eternità futura, a nessun ribelle sarà più permesso di turbare la pace e la felicità della vita sulla terra o di interferire nella sovranità di Dio in alcun altro luogo dell’universo. Come dice esplicitamente la Bibbia, “l’angustia non sorgerà una seconda volta”. — Naum 1:9.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La soluzione di Dio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;19 La Bibbia fornisce quindi una spiegazione ragionevole dell’esistenza delle sofferenze in un mondo creato da Dio. Inoltre mostra chiaramente che è vicino il tempo in cui Dio si servirà della sua onnipotenza per eliminare coloro che causano tali sofferenze. Proverbi 2:21, 22 dice: “I retti son quelli che risiederanno sulla terra, e gli irriprovevoli quelli che vi saranno lasciati. Riguardo ai malvagi, saranno stroncati dalla medesima terra; e in quanto agli sleali, ne saranno strappati via”. Sì, Dio ‘ridurrà in rovina quelli che rovinano la terra’. (Rivelazione 11:18) Questo includerà infine anche l’eliminazione di Satana il Diavolo. (Romani 16:20) Dio non permetterà ancora per molto che i malvagi deturpino la sua splendida creazione, la terra. Chiunque non si conformi alle sue leggi sarà tolto di mezzo. Solo quelli che fanno la volontà di Dio continueranno a vivere. (I Giovanni 2:15-17) Non si pianta un giardino in un campo di erbacce, né si mettono volpi e galline nella stessa gabbia. Perciò anche Dio, quando ristabilirà il Paradiso per gli uomini giusti, non lascerà che nello stesso tempo vandali possano agire liberamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 Sebbene questi secoli di sofferenze siano stati dolorosi per chi le ha provate, sono serviti a uno scopo utile. Lo si potrebbe paragonare al caso di un genitore che permette che il figlio subisca un doloroso intervento chirurgico per risolvere un grave problema di salute. I benefìci durevoli compensano di gran lunga qualsiasi dolore temporaneo. Inoltre, il futuro che Dio ha in serbo per questa terra e per i suoi abitanti umani prevede che la memoria venga sollevata dal peso del passato: “Le cose precedenti non saranno richiamate alla mente, né saliranno in cuore”. (Isaia 65:17) Perciò, qualsiasi sofferenza gli uomini abbiano sperimentato, sarà infine cancellata dalla mente di quelli che vivranno quando il dominio di Dio sarà esteso a tutta la terra. Allora le gioie non saranno più offuscate dai brutti ricordi del passato, perché Dio “‘asciugherà ogni lagrima dai loro occhi, e la morte non sarà più, né vi sarà più cordoglio né grido né pena. Le cose precedenti sono passate’. E colui che sedeva sul trono disse: ‘Ecco, faccio ogni cosa nuova’”. — Rivelazione 21:4, 5.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 Gesù Cristo parlò di questo prossimo nuovo ordine come della “ricreazione”. (Matteo 19:28) Coloro che un tempo furono vittime delle sofferenze e della morte sapranno allora che Dio si interessa realmente di loro, perché quell’èra vedrà anche la letterale ricreazione di quelli che giacciono nella tomba. Gesù disse: “Tutti quelli che sono nelle tombe commemorative . . . ne verranno fuori” essendo riportati in vita o risuscitati sulla terra. (Giovanni 5:28, 29) In questo modo anche ai morti sarà data l’opportunità di sottomettersi al giusto dominio di Dio e di ricevere il privilegio di vivere per sempre nel “Paradiso”, come lo chiamò Gesù. — Luca 23:43.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 Perfino il regno animale vivrà in pace. La Bibbia dice che “il lupo e l’agnello stessi pasceranno unitamente, e il leone mangerà la paglia proprio come il toro”, e “un semplice ragazzino li condurrà”. Nel nuovo ordine di Dio, gli animali “non faranno nessun danno né causeranno alcuna rovina”, sia fra loro che nei confronti dell’uomo. — Isaia 11:6-9; 65:25.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 Così, in tutti i sensi, come dice Romani 8:21, “la creazione stessa sarà pure resa libera dalla schiavitù alla corruzione e avrà la gloriosa libertà dei figli di Dio”. Col tempo la terra diverrà un paradiso, abitato da persone perfette, libere da malattie, dolore e morte. Le sofferenze saranno per sempre cose del passato. Tutti gli aspetti della creazione terrestre di Dio saranno portati in totale armonia con il suo proposito, e l’orribile macchia che ha deturpato il Suo universo per migliaia d’anni sarà cancellata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 Questa è la spiegazione che la Bibbia dà dei motivi per cui Dio ha permesso le sofferenze e del modo in cui egli risolverà il problema. Ma qualcuno potrebbe obiettare: ‘Chi mi dice che la Bibbia è veramente degna di fiducia?’&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-6400760566146120833?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/6400760566146120833/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=6400760566146120833' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/6400760566146120833'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/6400760566146120833'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/16-perch-dio-avrebbe-permesso-le.html' title='16 - Perché Dio avrebbe permesso le sofferenze?'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-5869919781116960658</id><published>2007-07-24T19:47:00.000+02:00</published><updated>2007-07-25T12:13:09.204+02:00</updated><title type='text'>17 - La Bibbia è degna di fiducia?</title><content type='html'>PER molti la Bibbia è solo un libro scritto da saggi di un’epoca tramontata. Gerald A. Larue, docente universitario, ha detto: “Le opinioni espresse dagli scrittori della Bibbia rispecchiano le idee, le convinzioni e i concetti comuni nel loro tempo, e sono condizionate dal grado di conoscenza di quei tempi”.1 La Bibbia invece afferma di essere un libro ispirato da Dio. (II Timoteo 3:16) In questo caso dovrebbe senz’altro essere esente dai concetti errati comuni al tempo in cui ne furono scritte le varie parti. Può la Bibbia resistere a un esame condotto alla luce delle conoscenze attuali?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Nel considerare questa domanda, si tenga presente che il progredire della conoscenza costringe gli uomini a rivedere di continuo le loro opinioni alla luce delle nuove informazioni e scoperte. Un periodico scientifico una volta osservò: “È troppo aspettarsi che articoli scritti a volte [anche solo] cinque anni fa possano ora considerarsi rappresentativi delle tesi più recenti nei relativi campi scientifici”.2 Eppure la Bibbia fu scritta e redatta in un arco di circa 1.600 anni, e fu completata quasi duemila anni fa. Che si può dire oggi della sua accuratezza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La Bibbia e la scienza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;3 Nel periodo in cui fu scritta la Bibbia, si facevano congetture su cosa tenesse la terra al suo posto nello spazio. Alcuni, ad esempio, credevano che la terra fosse sorretta da quattro elefanti, e che questi a loro volta poggiassero su una grande tartaruga marina. Tuttavia, lungi dal rispecchiare le fantasiose opinioni non scientifiche comuni nel periodo in cui fu scritta, la Bibbia dice semplicemente: “[Dio] distende il nord sullo spazio vuoto, sospende la terra sul nulla”. (Giobbe 26:7) Proprio così: più di tremila anni fa la Bibbia diceva esattamente che la terra non poggia su nessun sostegno visibile, e ciò concorda con la scoperta, molto più recente, delle leggi gravitazionali e del moto. “Come facesse Giobbe a conoscere la verità”, disse un erudito religioso, “è un problema di non facile soluzione per coloro che negano l’ispirazione della Sacra Scrittura”.3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 In quanto alla forma della terra, un’enciclopedia dice: “Il più antico concetto che gli uomini avevano della terra era quello di una piattaforma rigida situata al centro dell’universo. . . . Il concetto di una terra sferica non venne estesamente accettato fino al Rinascimento”.4 Antichi navigatori avevano addirittura paura di varcare il limite della terra, che ritenevano piatta! In seguito l’impiego della bussola e altri progressi consentirono di affrontare viaggi oceanici più lunghi. Questi “viaggi esplorativi”, spiega un’altra enciclopedia, “mostrarono che la terra era sferica, non piatta come la maggioranza aveva creduto”.5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Eppure, molto prima di tali viaggi, e cioè circa 2.700 anni fa, la Bibbia diceva: “C’è Uno che dimora sul circolo della terra, i cui abitanti son come cavallette”. (Isaia 40:22) La parola ebraica chugh, tradotta “circolo”, può anche significare “sfera”, come indicano testi quali l’Analytical Hebrew and Chaldee Lexicon di Davidson. Altre versioni, pertanto, traducono ‘il globo della terra’ (Versione Riveduta; Antico Testamento, Bibbia rabbinica edita da Marietti) Perciò la Bibbia non subì l’influenza dell’errato concetto di una terra piatta comune ai tempi in cui fu scritta. Fu accurata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Da tempo gli uomini vedono che i fiumi si riversano nei mari e negli oceani, la cui profondità però non aumenta. Prima che si scoprisse la sfericità della terra, alcuni credevano che ciò fosse dovuto al fatto che un’uguale quantità d’acqua precipitava dalle estremità della terra. In seguito si apprese che il sole solleva dai mari miliardi di litri d’acqua al secondo sotto forma di vapore acqueo. Questo genera le nuvole, che i venti sospingono poi sulla terraferma, dove il vapore condensato precipita sotto forma di pioggia e neve. L’acqua si riversa quindi nei fiumi e torna nei mari. Questo meraviglioso ciclo, sebbene generalmente sconosciuto agli antichi, è menzionato nella Bibbia: “Tutti i fiumi corrono al mare né il mare se ne riempie; al luogo donde scorrono i fiumi, là ritornano a scorrere”. — Ecclesiaste 1:7, Garofalo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 Circa l’origine dell’universo, la Bibbia afferma: “In principio Dio creò i cieli e la terra”. (Genesi 1:1) Ma molti scienziati la consideravano un’affermazione antiscientifica, e sostenevano che l’universo non aveva avuto alcun principio. Comunque, facendo riferimento a informazioni più aggiornate, l’astronomo Robert Jastrow spiega: “La sostanza di questi strani sviluppi è che l’Universo ebbe, in un certo senso, un principio, cioè cominciò a un certo punto del tempo”. Qui Jastrow fa riferimento alla teoria oggi comunemente accettata, quella del “big bang”, discussa nel Capitolo 9. E aggiunge: “Ora vediamo che l’astronomia ci porta ad adottare lo stesso punto di vista sull’origine del mondo sostenuto dalla Bibbia. I particolari differiscono, ma nelle linee essenziali la descrizione fatta sia dall’astronomia che dal racconto biblico di Genesi è la stessa”.6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Qual è stata la reazione a queste scoperte? “Gli astronomi sono curiosamente turbati”, scrive Jastrow. “La loro reazione costituisce un’interessante dimostrazione di come si comporta la mente scientifica — che dovrebbe essere una mente molto obiettiva — quando le prove scoperte dalla scienza stessa portano a un conflitto con gli articoli di fede della nostra professione. Si scopre che lo scienziato si comporta come tutti noi quando le nostre idee sono in contrasto con le prove. Ci irritiamo, fingiamo che il conflitto non esista o cerchiamo di giustificarlo con frasi prive di senso”.7 Ma resta il fatto che, mentre le “prove scoperte dalla scienza” non coincidevano con ciò che gli scienziati avevano a lungo creduto circa l’origine dell’universo, queste hanno confermato ciò che era stato scritto nella Bibbia millenni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Ai giorni di Noè, dice la Bibbia, un grande diluvio coprì le più alte montagne della terra e distrusse tutta la vita umana all’esterno dell’enorme arca costruita da Noè. (Genesi 7:1-24) Molti sorridono sentendo questo racconto. Eppure su alte montagne si trovano conchiglie marine. E che in un passato non troppo remoto ci fu un diluvio di immense proporzioni è confermato dal gran numero di fossili e carcasse rinvenuti in ammassi di detriti fangosi e ghiacciati. Il Saturday Evening Post osservò: “Molti di questi animali erano perfettamente conservati, intatti e non danneggiati, ancora in piedi o in ginocchio. . . . Ecco un quadro davvero sorprendente per il nostro precedente modo di pensare. Vaste mandrie di enormi bestie, ben pasciute, non specificamente destinate a una vita in condizioni di freddo rigido, che pascolavano placidamente in pascoli assolati . . . All’improvviso furono tutti uccisi senza alcun visibile segno di violenza e prima che potessero inghiottire l’ultimo boccone di cibo, e poi furono congelati così rapidamente che ogni cellula del loro corpo è perfettamente conservata”.8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Questo coincide con ciò che accadde durante il grande Diluvio. La Bibbia lo descrive con queste parole: “Tutte le sorgenti delle vaste acque dell’abisso si ruppero e le cateratte dei cieli si aprirono”. L’abbondante precipitazione sommerse la terra, e fu senza dubbio accompagnata da gelidi venti nelle regioni polari. (Genesi 1:6-8; 7:11, 19) Lì il cambiamento di temperatura dovette essere rapidissimo e drastico. Varie forme di vita furono in tal modo intrappolate e preservate nel fango ghiacciato. Una di queste creature potrebbe essere il mammut scoperto da scavatori in Siberia e che si può osservare nella figura qui accanto. Nella bocca e nello stomaco aveva ancora della vegetazione, e la sua carne, una volta scongelata, risultò addirittura commestibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 Più la si esamina da vicino, più la Bibbia risulta straordinariamente accurata. Come indicato alle pagine 36 e 37 di questo libro, la Bibbia menziona gli stadi della creazione nel medesimo ordine confermato oggi dalla scienza, qualcosa che sarebbe difficile spiegare se la Bibbia fosse un semplice libro di origine umana. Questo è un ulteriore esempio dei molti particolari menzionati nella Bibbia che sono stati confermati dall’accresciuta conoscenza. Non per nulla uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, Isaac Newton, disse: “Nessuna scienza è più suffragata da prove della religione della Bibbia”.9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La Bibbia e la salute&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;12 Nel corso dei secoli c’è stata molta ignoranza in materia sanitaria. Un medico osservò: “Tanta gente crede ancora a molte superstizioni: ad esempio che portare in tasca il frutto di un ippocastano tenga lontano i reumatismi, che prendere in mano un rospo faccia venire le verruche, che portare intorno al collo un fazzoletto rosso di flanella faccia passare il mal di gola”, e altre. Ma, come spiega questo medico, “nella Bibbia non si trova nessuna affermazione del genere. Già questo fatto, di per sé, è degno di nota”.10&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 Degno di nota è anche un paragone fra i pericolosi trattamenti sanitari in voga nel passato e ciò che dice la Bibbia. Per esempio, il Papiro di Ebers, un testo di medicina degli antichi egizi, prescriveva l’impiego di escrementi per la cura di vari malanni. Contro le cicatrici che rimangono dopo la caduta della crosta, raccomandava un impiastro di escrementi umani e latte fresco. E come rimedio per estrarre le schegge prescriveva: “Sangue di vermi, cotto e schiacciato in olio; talpa, uccisa, cotta e messa sott’olio; sterco d’asino, mischiato a latte fresco. Applicare sulla ferita aperta”.11 Questo trattamento, come ora ben sappiamo, poteva dar luogo a gravi infezioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 Cosa dice la Bibbia circa gli escrementi? Ecco cosa comandava: “Quando ti accovacci di fuori, devi pure scavare con [un apposito arnese] una buca e voltarti e coprire il tuo escremento”. (Deuteronomio 23:13) Perciò, lungi dal prescrivere trattamenti sanitari a base di escrementi, la Bibbia dava istruzioni su come eliminarli igienicamente. Fino al nostro secolo, il pericolo derivante dal lasciare gli escrementi esposti alle mosche non era generalmente compreso. Questo provocava il diffondersi di gravi malattie trasmesse dalle mosche e la morte di molte persone. Eppure il semplice rimedio era scritto da secoli lì nella Bibbia, e gli israeliti lo applicavano più di tremila anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 Nel secolo scorso c’erano medici che passavano direttamente dall’obitorio in cui sezionavano i cadaveri al reparto maternità dove effettuavano le visite, senza nemmeno lavarsi le mani. Le infezioni venivano così trasmesse dai morti ai vivi, provocando ulteriori decessi. Anche quando fu dimostrata la necessità di lavarsi le mani, molti medici non adottarono queste misure igieniche. Senza saperlo, rifiutavano la saggezza biblica, perché la legge data da Geova agli israeliti decretava che chiunque toccasse un cadavere diveniva impuro e doveva lavare se stesso e i propri indumenti. — Numeri 19:11-22.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 Come segno di un patto concluso con Abraamo, Geova Dio disse: “Ogni vostro maschio di otto giorni dev’essere circonciso”. In seguito questa esigenza fu ripetuta alla nazione d’Israele. (Genesi 17:12; Levitico 12:2, 3) Non fu data nessuna spiegazione sul perché fosse stato scelto l’ottavo giorno, ma ora lo si comprende. Ricerche in campo medico hanno appurato che solo allora la vitamina K, importante ai fini della coagulazione del sangue, raggiunge livelli adeguati. Sembra che un altro elemento necessario alla coagulazione, la protrombina, raggiunga l’ottavo giorno un livello più alto che in qualsiasi altro momento della vita del bambino. Alla luce di questi fatti, il dott. S. I. McMillen osserva: “Il miglior giorno per compiere la circoncisione è l’ottavo giorno”.12 Una semplice coincidenza? No di certo. Era una cognizione rivelata da un Dio che la possedeva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 Un’altra scoperta della scienza moderna è la misura in cui l’atteggiamento mentale e le emozioni influiscono sulla salute. Un’enciclopedia spiega: “Dal 1940 è stato sempre più chiaro che la funzione fisiologica degli organi e i sistemi organici sono intimamente connessi con lo stato mentale dell’individuo, e che in un organo che ne sia in tal modo influenzato possono addirittura verificarsi alterazioni tessutali”.13 Tuttavia questa stretta relazione fra atteggiamento mentale e salute fisica era indicata molto tempo fa nella Bibbia. Per esempio, la Bibbia dice: “Il cuore calmo è la vita dell’organismo carnale, ma la gelosia è marciume alle ossa”. — Proverbi 14:30; 17:22.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 La Bibbia raccomanda pertanto di evitare i sentimenti e gli atteggiamenti deleteri. “Camminiamo decentemente”, esorta, “non in contesa e gelosia”. Dà anche questo consiglio: “Ogni acrimoniosa amarezza e rancore e ira e clamore e parola ingiuriosa sia tolta via da voi con ogni malizia. Ma siate benigni gli uni verso gli altri, teneramente compassionevoli”. (Romani 13:13; Efesini 4:31, 32) In particolare la Bibbia raccomanda l’amore. “Oltre a tutte queste cose”, dice, “rivestitevi d’amore”. Il più grande sostenitore dell’amore, Gesù, disse ai suoi discepoli: “Vi do un nuovo comandamento, che vi amiate l’un l’altro; come vi ho amati io, che voi pure vi amiate l’un l’altro”. Nel suo Sermone del Monte disse addirittura: “Continuate ad amare i vostri nemici”. (Colossesi 3:12-15; Giovanni 13:34; Matteo 5:44) Molti possono disprezzare questi consigli, considerandoli un segno di debolezza, ma ne pagano lo scotto. La scienza ha appurato che la mancanza di amore è uno dei fattori principali in molte malattie mentali e d’altro genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 Il periodico sanitario britannico Lancet osservò: “La più importante scoperta nello studio delle malattie mentali riguarda la capacità dell’amore di salvaguardare e ristabilire la salute mentale”.14 Similmente, un noto specialista in fatto di stress, il dott. Hans Selye, ha detto: “Non saranno la persona odiata o il capo esasperante a soffrire di ulcera, ipertensione o disturbi cardiaci, ma colui che odia o colui che si lascia esasperare. ‘Ama il prossimo tuo’ è uno dei più saggi consigli medici che siano mai stati dati”.15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 La saggezza biblica ha veramente preceduto di molto alcune scoperte moderne. Per questo il dott. James T. Fisher una volta scrisse: “Se prendeste tutti gli autorevoli articoli scritti dai più qualificati psicologi e psichiatri sul soggetto dell’igiene mentale, li metteste insieme, li limaste e li sfrondaste di ogni verbosità, ne estraeste tutto il succo lasciando da parte il resto, e faceste esprimere questi semplici elementi di scienza pura dai più dotati poeti contemporanei, otterreste un’epitome imperfetta e incompleta del Sermone del Monte”.16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La Bibbia e la storia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;21 Dopo la pubblicazione della teoria darwiniana dell’evoluzione, la storicità della Bibbia cominciò a essere messa in discussione da più parti. L’archeologo Leonard Woolley spiegò: “Verso la fine del XIX secolo sorse una scuola di critici estremisti, pronti a negare il fondamento storico praticamente di tutto ciò che avesse relazione con i primi libri dell’Antico Testamento”.17 Certi critici arrivarono al punto di affermare che la scrittura non era entrata nell’uso comune fino al tempo di Salomone o anche più tardi, e che quindi i primi racconti della Bibbia erano inattendibili, non essendo stati messi per iscritto che secoli dopo gli avvenimenti in essi descritti. Nel 1892 un esponente di questa teoria disse: “Il tempo cui si riferiscono le narrative premosaiche è una prova sufficiente del loro carattere leggendario. A quel tempo non si conosceva affatto la scrittura”.18&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 In tempi recenti, però, si sono andate accumulando notevoli testimonianze archeologiche a conferma del fatto che la scrittura era comune molto prima del tempo di Mosè. “Dobbiamo ancora una volta ribadire”, spiegò l’archeologo William Foxwell Albright, “che la scrittura alfabetica ebraica era in uso in Canaan e nei distretti vicini fin dall’epoca patriarcale, e che la rapidità con cui la forma delle lettere cambiava è una chiara prova dell’uso comune”.19 E un altro noto storico e archeologo osservò: “Oggi sembra assurdo che ci si sia potuti porre la domanda se Mosè sapesse scrivere o no”.20&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 La storicità della Bibbia è stata ripetutamente confermata dalla scoperta di nuove informazioni. Il re assiro Sargon, ad esempio, per molto tempo fu conosciuto solo attraverso il racconto biblico di Isaia 20:1. Anzi, nella prima parte del secolo scorso i critici consideravano questo riferimento biblico a lui privo di qualsiasi fondamento storico. In seguito, scavi archeologici portarono alla luce le rovine del magnifico palazzo di Sargon a Khorsabad, incluse molte iscrizioni relative al suo regno. Di conseguenza ora Sargon è uno dei sovrani assiri più noti. Lo storico israeliano Moshe Pearlman scrive: “All’improvviso gli scettici che avevano dubitato dell’autenticità perfino dei brani storici dell’Antico Testamento cominciarono a rivedere le loro opinioni”.21&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 Una delle iscrizioni di Sargon menziona un episodio di cui un tempo parlava soltanto la Bibbia. L’iscrizione dice: “Assediai e presi Samaria, deportando 27.290 persone che colà abitavano”.22 Il racconto che ne fa la Bibbia in II Re 17:6 dice: “Nel nono anno di Oshea, il re d’Assiria catturò Samaria e condusse quindi Israele in esilio”. A proposito della notevole somiglianza di questi due racconti, Pearlman osserva: “Ecco qui, negli annali del conquistatore e del vinto, due resoconti che sono quasi l’immagine speculare l’uno dell’altro”.23&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 Questo vuol forse dire che dovremmo aspettarci una perfetta corrispondenza fra la storia biblica e quella secolare? No. Pearlman aggiunge: “Questo tipo di ‘bollettini di guerra’ identici da entrambe le parti era inconsueto nell’antico Medio Oriente (e a volte anche nei tempi moderni). Si verificava solo quando le nazioni in lotta erano Israele e uno dei suoi vicini, e solo quando lo sconfitto era Israele. Quando Israele vinceva, nelle cronache del nemico non compariva nessuna traccia della sconfitta”.24 (Il corsivo è nostro). Non sorprende, quindi, che le cronache assire della campagna militare condotta in Israele da Sennacherib, figlio di Sargon, presentino una notevole lacuna. Quale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Rilievi trovati nel palazzo di Sennacherib raffigurano scene della sua spedizione in Israele, circa la quale sono state trovate anche delle iscrizioni. Una, su un prisma d’argilla, dice: “Quanto a Ezechia, il giudeo, che non si sottomise, 46 delle sue forti città cintate . . . assediai. . . . Egli stesso, come un uccello in gabbia, imprigionai nella sua capitale, Gerusalemme. . . . Impoverii la sua terra. Inoltre, al primo imposi un tributo e una tassa annuale sotto forma di doni alla mia sovranità”.25 La versione di Sennacherib coincide quindi con la Bibbia quando si tratta di vittorie assire. Ma, come c’era da aspettarsi, egli non fa menzione della sua mancata conquista di Gerusalemme e del fatto che fu costretto a tornarsene a casa in seguito alla morte, in una sola notte, di 185.000 dei suoi soldati. — II Re 18:13–19:36; Isaia 36:1–37:37.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 Si prenda ad esempio l’assassinio di Sennacherib e ciò che rivela una recente scoperta. La Bibbia dice che Sennacherib fu messo a morte da due dei suoi figli, Adrammelec e Sarezer. (II Re 19:36, 37) Eppure sia il racconto attribuito al re babilonese Nabonedo che quello di Beroso, sacerdote babilonese del III secolo a.E.V., menzionano soltanto un figlio come responsabile del parricidio. Chi ha ragione? Commentando la scoperta, avvenuta in tempi più recenti, di un prisma frammentario di Esar-Addon, il figlio di Sennacherib che gli successe sul trono, lo storico Philip Biberfeld scrisse: “Solo il racconto biblico si è rivelato esatto. È stato confermato nei minimi particolari dall’iscrizione di Esar-Addon, e, per quanto riguarda questo avvenimento della storia assiro-babilonese, si è rivelato più accurato delle stesse fonti babilonesi. Questo è un fatto estremamente importante per quanto riguarda la valutazione anche di fonti contemporanee in contrasto con la tradizione biblica”.26&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28 Un tempo tutte le antiche fonti conosciute discordavano dalla Bibbia anche sul conto di Baldassarre. La Bibbia dice che Baldassarre era re di Babilonia quando questa cadde. (Daniele 5:1-31) Ma gli scritti secolari non menzionavano nemmeno il nome di Baldassarre, e indicavano Nabonedo come re a quel tempo. Perciò i critici asserivano che Baldassarre non era mai esistito. In tempi più recenti, però, sono state rinvenute antiche iscrizioni che identificano Baldassarre come figlio di Nabonedo e coreggente col padre a Babilonia. Questa è evidentemente la ragione per cui la Bibbia dice che Baldassarre propose a Daniele di divenire “il terzo nel regno”, dal momento che Baldassarre stesso era il secondo. (Daniele 5:16, 29) Perciò il prof. R. P. Dougherty, della Yale University, facendo un paragone fra il libro di Daniele e altri scritti antichi, disse: “Si può interpretare che il racconto delle Scritture sia superiore perché impiega il nome Baldassarre, perché attribuisce a Baldassarre il potere reale e perché riconosce che esisteva nel regno un governo dualistico”.27&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29 Un’altra scoperta che conferma la storicità di un personaggio biblico è descritta da Michael J. Howard, che lavorò con una spedizione a Cesarea, in Israele, nel 1979. “Per 1.900 anni”, scrive Howard, “Pilato è esistito solo nelle pagine dei Vangeli e nei vaghi ricordi di storici romani ed ebrei. Della sua vita non si sapeva praticamente nulla. C’era addirittura chi diceva che non era mai esistito. Ma nel 1961, mentre una spedizione archeologica italiana stava scavando fra le rovine dell’antico teatro romano di Cesarea, un operaio capovolse una pietra che era stata usata per una delle scalinate. Sulla parte posteriore c’era la seguente iscrizione mutila in latino: ‘Caesariensibus Tiberi[é]um Pontius Pilatus Praefectus Iudaeae’. (Agli abitanti di Cesarea [Tiberiéum] Ponzio Pilato prefetto della Giudea). Fu il colpo di grazia per chi dubitava dell’esistenza di Pilato. . . . Per la prima volta c’era una testimonianza epigrafica contemporanea della vita dell’uomo che aveva ordinato la crocifissione di Cristo”.28 — Giovanni 19:13-16; Atti 4:27.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30 Scoperte moderne comprovano anche particolari secondari delle antiche narrazioni bibliche. Per esempio, contraddicendo la Bibbia, nel 1964 Werner Keller scrisse che nell’antichità i cammelli non erano addomesticati, e che pertanto la “scena in cui incontriamo per la prima volta Rebecca nella sua città natia di Nacor, il cammello deve aver subìto uno scambio di connotati. I ‘cammelli’ del futuro suocero Abramo che si abbeverano alla fonte (Genesi, 24, 10 segg.) in realtà erano. . . asini”.29 Comunque, nel 1978 il generale e archeologo israeliano Moshe Dayan richiamò l’attenzione su testimonianze indicanti che in quei primi tempi i cammelli “servivano come mezzo di trasporto”, confermando così l’accuratezza del racconto biblico. “Su un bassorilievo del XVIII secolo a.C. trovato a Biblo, in Fenicia, è raffigurato un cammello inginocchiato”, spiegò Dayan. “E cammellieri appaiono su sigilli cilindrici recentemente scoperti in Mesopotamia e che risalgono al periodo patriarcale”.30&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31 Le prove dell’accuratezza storica della Bibbia si sono moltiplicate fino a essere inconfutabili. È vero che non si sono trovate testimonianze scritte del disastro egiziano al Mar Rosso e di altre simili sconfitte, ma questo non sorprende, visto che quei governanti non usavano far mettere per iscritto le sconfitte subite. Nondimeno, sulle pareti del tempio di Karnak, in Egitto, è descritta la riuscita invasione di Giuda da parte del faraone Sisac durante il regno di Roboamo, figlio di Salomone. La Bibbia ne parla in I Re 14:25, 26. Inoltre, è stata rinvenuta la cosiddetta Pietra Moabita, in cui il re moabita Mesa dà la propria versione della sua rivolta contro Israele. Il racconto si può leggere anche nella Bibbia in II Re 3:4-27.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;32 In molti musei si possono osservare bassorilievi, iscrizioni e statue che confermano il racconto biblico. Re di Giuda e di Israele, come Ezechia, Manasse, Omri, Acab, Peca, Menaem e Oshea sono menzionati in iscrizioni cuneiformi di re assiri. Sull’Obelisco nero di Salmaneser III si può addirittura vedere il re Ieu o un suo inviato mentre paga il tributo. Le decorazioni del palazzo reale di Susan (Susa), in Persia, così come dovettero apparire ai personaggi biblici Mardocheo ed Ester, sono state restaurate e sono oggi visibili. Chi visita i musei può anche vedere le statue degli antichi Cesari di Roma, Augusto, Tiberio e Claudio, menzionati nei racconti biblici. (Luca 2:1; 3:1; Atti 11:28; 18:2) È stato anche rinvenuto un denaro d’argento con l’effigie di Tiberio Cesare, una moneta come quella che Gesù chiese per trattare l’argomento delle tasse. — Matteo 22:19-21.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;33 Chi conosce bene il racconto biblico e visita Israele non può non rimanere colpito dalla grande accuratezza con cui la Bibbia descrive il paese e le sue caratteristiche. Il dott. Ze’ev Shremer, capo di una spedizione geologica nella penisola del Sinai, disse: “Abbiamo le nostre proprie carte geografiche e le nostre piante geodetiche, naturalmente, ma dove la Bibbia e le carte geografiche differiscono, optiamo per Il Libro”.31 Si può anche sperimentare di persona l’accuratezza storica di un brano biblico: Chi lo desidera, può oggi percorrere a Gerusalemme una galleria di 533 metri scavata nella solida roccia più di 2.700 anni fa. Fu scavata per garantire l’approvvigionamento idrico della città convogliando l’acqua dalla sorgente nascosta di Ghihon, fuori delle mura della città, fino alla Piscina di Siloam dentro la città. La Bibbia spiega che Ezechia fece scavare questa galleria per rifornire d’acqua la città in previsione dell’imminente assedio di Sennacherib. — II Re 20:20; II Cronache 32:30.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;34 Questi sono solo alcuni esempi che illustrano l’inopportunità di sottovalutare l’accuratezza della Bibbia. Ce ne sono moltissimi altri. Perciò i dubbi sull’attendibilità della Bibbia si basano di solito non su ciò che essa dice o su valide testimonianze, ma sulla disinformazione o l’ignoranza. L’ex direttore del British Museum, Frederic Kenyon, scrisse: “L’archeologia non ha ancora detto l’ultima parola; ma i risultati già raggiunti confermano ciò che la fede suggerisce, cioè che la Bibbia non può che guadagnare da un aumento della conoscenza”.32 E un altro noto archeologo, Nelson Glueck, disse: “Si può affermare categoricamente che nessuna scoperta archeologica ha mai smentito un riferimento biblico. Ci sono decine e decine di ritrovamenti archeologici che confermano a grandi linee o nei minimi particolari dichiarazioni storiche contenute nella Bibbia”.33&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Onestà e armonia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;35 Un’altra cosa che conferma che la Bibbia è opera di Dio è l’onestà dei suoi scrittori. È contrario alla natura umana imperfetta ammettere, specialmente per iscritto, i propri errori e le proprie manchevolezze. La maggioranza degli scrittori antichi ci ha tramandato solo i propri successi e le proprie virtù. Invece Mosè scrisse di ‘aver agito indebitamente’ e di aver perso per questo il privilegio di condurre Israele nella Terra Promessa. (Deuteronomio 32:50-52; Numeri 20:1-13) Giona menzionò la propria ostinazione. (Giona 1:1-3; 4:1) Paolo riconobbe i propri errori passati. (Atti 22:19, 20; Tito 3:3) E Matteo, apostolo di Cristo, riferì che a volte gli apostoli mancavano di fede e cercavano la preminenza, e perfino che abbandonarono Gesù al momento del suo arresto. — Matteo 17:18-20; 18:1-6; 20:20-28; 26:56.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;36 Se gli scrittori biblici avessero inteso falsificare qualcosa, non avrebbero cominciato dalle informazioni poco lusinghiere sul loro conto? È improbabile che rivelassero le proprie manchevolezze per poi dichiarare il falso su altre cose, non è vero? L’onestà degli scrittori biblici avvalora dunque la loro asserzione di essere stati guidati da Dio nello scrivere. — II Timoteo 3:16.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;37 Anche l’armonia interna su un tema centrale attesta che la Bibbia è opera di un divino Autore. È facile dire che i 66 libri della Bibbia furono scritti in un arco di sedici secoli da una quarantina di scrittori diversi. Ma riflettete sulla straordinarietà di questo fatto. Supponiamo che un libro si sia cominciato a scrivere al tempo dell’impero romano, che la sua stesura si sia protratta attraverso il periodo delle monarchie fino a quello delle attuali repubbliche, e che fra gli scrittori ci fossero soldati, re, sacerdoti, pescatori, e perfino un mandriano e un medico. Vi aspettereste che ogni parte di questo libro svolgesse lo stesso identico tema? Eppure la Bibbia fu scritta in un simile periodo di tempo, sotto vari regimi politici, e da uomini appartenenti a tutte le suddette categorie. Ed è un tutto armonico. Il suo fondamentale messaggio ha lo stesso vigore dal principio alla fine. Questo non conferma ulteriormente la dichiarazione biblica secondo cui tali “uomini parlarono da parte di Dio mentre erano sospinti dallo spirito santo”? — II Pietro 1:20, 21.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;38 Potete avere personalmente fiducia nella Bibbia? Se ne esaminate seriamente il contenuto, non limitandovi semplicemente a prendere per scontato ciò che secondo alcuni essa direbbe, troverete senz’altro validi motivi per crederci. Ma ci sono prove ancor più vigorose che la Bibbia è davvero ispirata da Dio, e saranno trattate nel prossimo capitolo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-5869919781116960658?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/5869919781116960658/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=5869919781116960658' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/5869919781116960658'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/5869919781116960658'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/17-la-bibbia-degna-di-fiducia.html' title='17 - La Bibbia è degna di fiducia?'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-3595116230011705910</id><published>2007-07-24T19:46:00.000+02:00</published><updated>2007-07-25T12:15:11.613+02:00</updated><title type='text'>18 - La Bibbia è davvero un libro ispirato da Dio?</title><content type='html'>NESSUN uomo può accuratamente predire il futuro nei particolari. È qualcosa che va oltre le possibilità umane. Il Creatore dell’universo, invece, è in possesso di tutti gli elementi necessari e può addirittura influire sugli eventi. Per questo si può dire che egli è Colui che ‘annuncia dal principio il termine, e da molto tempo fa le cose che non sono state fatte’. — Isaia 46:10; 41:22, 23.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 La Bibbia contiene centinaia di profezie. Si sono accuratamente adempiute finora? In caso affermativo, sarebbe una chiara testimonianza del fatto che la Bibbia è “ispirata da Dio”. (II Timoteo 3:16, 17) E sarebbe un valido motivo per riporre fiducia nelle profezie che riguardano avvenimenti ancora futuri. Sarà quindi utile esaminare alcune delle profezie già adempiute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La caduta di Tiro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;3 Tiro era un’importante città di mare fenicia che aveva agito slealmente nei confronti dell’antico Israele, il suo vicino meridionale che adorava Geova. Tramite un profeta di nome Ezechiele, Geova ne predisse la completa distruzione più di 250 anni prima. Geova dichiarò: ‘Per certo farò salire contro di te molte nazioni . . . E dovranno ridurre in rovina le mura di Tiro e ne demoliranno le torri, e per certo ne raschierò via la polvere e ne farò una splendente, nuda superficie di rupe. Essa diverrà un luogo per asciugare le reti a strascico in mezzo al mare’. Ezechiele menzionò in anticipo anche il nome della prima nazione e del suo condottiero che avrebbe assediato Tiro: “Ecco, faccio venire contro Tiro, dal nord, Nabucodonosor re di Babilonia”. — Ezechiele 26:3-5, 7.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 Come predetto, in seguito Nabucodonosor rovesciò effettivamente la città di Tiro situata sulla terraferma; e l’Encyclopædia Britannica parla di “un assedio di tredici anni . . . da parte di Nabucodonosor”.1 Dopo l’assedio fu riferito che non aveva preso spoglie: “Ma in quanto ai salari, da Tiro non ce ne fu alcuno per lui”. (Ezechiele 29:18) Perché? Perché una parte di Tiro era situata su un’isola, separata dalla terraferma da uno stretto canale.2 La maggior parte dei tesori di Tiro era stata trasportata dalla terraferma alla parte insulare della città, che non subì la sconfitta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Comunque, la conquista di Nabucodonosor non ‘raschiò via da Tiro la polvere e non ne fece una splendente, nuda superficie’, come aveva predetto Ezechiele. Né allora si adempì la profezia di Zaccaria, secondo cui Tiro doveva essere ‘gettata nel mare’. (Zaccaria 9:4) Profezie imprecise? No. Nel 332 a.E.V., più di 250 anni dopo la profezia di Ezechiele, e quasi 200 anni dopo quella di Zaccaria, Tiro fu completamente distrutta dagli eserciti greci al comando di Alessandro Magno. “Con le rovine della città situata sulla terraferma”, spiega un’enciclopedia, “nel 332 egli costruì un enorme molo per collegare l’isola alla terraferma. Dopo un assedio durato sette mesi . . . catturò Tiro e la distrusse”.3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Così, come predetto da Ezechiele e da Zaccaria, la polvere e le macerie di Tiro finirono effettivamente in mezzo all’acqua. Rimase come una nuda rupe, “un luogo per asciugare le reti”, come poté testimoniare un visitatore.4 Perciò profezie fatte centinaia d’anni prima si adempirono nei minimi particolari!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ciro e la caduta di Babilonia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;7 Degne di nota sono anche le profezie riguardanti i giudei e Babilonia. La storia narra che Babilonia portò in cattività i giudei. Ma Geremia lo aveva predetto circa quarant’anni prima che succedesse. Isaia lo aveva predetto con un anticipo di circa centocinquant’anni. Aveva pure predetto che i giudei sarebbero tornati dall’esilio. Altrettanto aveva fatto Geremia, dicendo che sarebbero stati restituiti al loro paese dopo settant’anni. — Isaia 39:6, 7; 44:26; Geremia 25:8-12; 29:10.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Questo ritorno fu reso possibile dalla caduta di Babilonia per opera dei medi e dei persiani nel 539 a.E.V. Ciò era stato predetto da Isaia quasi duecento anni prima e da Geremia circa cinquant’anni prima che accadesse. Geremia aveva detto che i soldati babilonesi non avrebbero opposto resistenza. Sia Isaia che Geremia avevano predetto che le acque che proteggevano Babilonia, le acque dell’Eufrate, ‘si sarebbero prosciugate’. Isaia aveva addirittura menzionato il nome del conquistatore persiano, Ciro, e aveva detto che dinanzi a lui ‘le porte [di Babilonia] non sarebbero state chiuse’. — Geremia 50:38; 51:11, 30; Isaia 13:17-19; 44:27; 45:1.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Lo storico greco Erodoto spiega che Ciro effettivamente deviò il corso dell’Eufrate e “fece sì che, abbassandosi il livello del fiume, il vecchio letto diventasse guadabile”.5 Così, durante la notte, i soldati nemici marciarono lungo il letto del fiume ed entrarono in città attraverso le porte lasciate imprudentemente aperte. “Se i Babilonesi fossero stati informati in precedenza di ciò che Ciro intendeva fare”, continua Erodoto, avrebbero “sbarrate le piccole porte che davano sul fiume . . . Ora, invece, i Persiani si trovarono loro davanti all’improvviso” e presero la città.6 In effetti, come spiega la Bibbia e come Erodoto conferma, i babilonesi erano occupati a far baldoria.7 (Daniele 5:1-4, 30) Sia Isaia che Geremia avevano predetto che infine Babilonia sarebbe divenuta un mucchio di rovine disabitate. Così avvenne, e oggi Babilonia è un desolato cumulo di rovine. — Isaia 13:20-22; Geremia 51:37, 41-43.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Ciro restituì inoltre i giudei alla loro madrepatria. Più di due secoli prima, Geova aveva predetto riguardo a Ciro: “Tutto ciò in cui io mi diletto [egli] adempirà completamente”. (Isaia 44:28) Adempiendo la profezia, nel 537 a.E.V. Ciro rimandò i prigionieri nella loro patria, dopo settant’anni di esilio. (Esdra 1:1-4) È stata rinvenuta un’antica iscrizione persiana, il Cilindro di Ciro, che fa aperta menzione della politica di Ciro di rimandare i prigionieri nella loro patria. “In quanto agli abitanti di Babilonia [e di altre città]”, dice Ciro secondo l’iscrizione, “tutti i loro abitanti io raccolsi e rimisi nelle loro dimore di prima”.8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Media-Persia e Grecia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;11 Quando Babilonia era ancora una potenza mondiale, la Bibbia ne predisse la conquista da parte di un simbolico montone con due corna, che rappresentava “i re di Media e di Persia”. (Daniele 8:20) Come predetto, la Media-Persia divenne la successiva potenza mondiale allorché, nel 539 a.E.V., conquistò Babilonia. Col tempo, però, un “capro”, identificato nella Grecia, “abbatteva il montone e gli rompeva le due corna”. (Daniele 8:1-7) Questo avvenne nel 332 a.E.V., quando la Grecia sconfisse la Media-Persia e divenne la nuova potenza mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Si noti ciò che secondo la profezia doveva quindi avvenire: “E il capro, da parte sua, si diede grandi arie fino all’estremo; ma appena fu divenuto potente, il grande corno si ruppe, e invece d’esso ne crescevano notevolmente quattro”. (Daniele 8:8) Che significa questo? La Bibbia spiega: “Il capro peloso rappresenta il re di Grecia; e in quanto al grande corno che era fra i suoi occhi, rappresenta il primo re. Ed essendo quello stato rotto, così che quattro infine sorsero invece d’esso, dalla sua nazione sorgeranno quattro regni, ma non con la sua potenza”. — Daniele 8:21, 22.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 La storia mostra che questo “re di Grecia” fu Alessandro Magno. Ma dopo la sua morte, avvenuta nel 323 a.E.V., il suo impero fu infine diviso fra quattro dei suoi generali: Seleuco Nicatore, Cassandro, Tolomeo Lago e Lisimaco. Proprio come aveva predetto la Bibbia, “quattro infine sorsero invece d’esso”. Comunque, com’era pure predetto, nessuno di questi raggiunse mai la potenza di Alessandro. Così, più di duecento anni dopo essere stata messa per iscritto, questa profezia cominciò ad adempiersi, fornendo un’ulteriore notevole conferma dell’ispirazione della Bibbia!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Predetto il Messia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;14 Di particolare rilievo sono le centinaia di profezie bibliche relative a Gesù Cristo. Il prof. J. P. Free osservò: “Le probabilità che tutte queste profezie si adempissero in un solo uomo sono talmente remote da dimostrare inoppugnabilmente che non potevano in alcun modo essere scaltre supposizioni di semplici uomini”.9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 L’adempimento di molte di queste profezie esulava completamente da qualsiasi possibilità di controllo da parte di Gesù. Ad esempio, egli non avrebbe potuto decidere di nascere nella tribù di Giuda o come discendente di Davide. (Genesi 49:10; Isaia 9:6, 7; 11:1, 10; Matteo 1:2-16) Né avrebbe potuto manovrare gli avvenimenti che portarono alla sua nascita a Betleem. (Michea 5:2; Luca 2:1-7) Né avrebbe potuto disporre di essere tradito per trenta pezzi d’argento (Zaccaria 11:12; Matteo 26:15), o che i suoi nemici gli sputassero addosso (Isaia 50:6; Matteo 26:67), o di essere insultato mentre era sul palo dell’esecuzione capitale (Salmo 22:7, 8; Matteo 27:39-43), o di essere trafitto senza però che alcun osso del suo corpo venisse rotto (Zaccaria 12:10; Salmo 34:20; Giovanni 19:33-37), o che i soldati tirassero a sorte le sue vesti (Salmo 22:18; Matteo 27:35). Queste sono solo alcune delle molte profezie che si adempirono nella persona di Gesù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La distruzione di Gerusalemme&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;16 Gesù fu il più grande Profeta di Geova. Si noti innanzi tutto ciò che disse sarebbe accaduto a Gerusalemme. “I tuoi nemici edificheranno attorno a te una fortificazione con pali appuntiti e ti circonderanno e ti affliggeranno da ogni lato, e getteranno a terra te e i tuoi figli dentro di te, e non lasceranno in te pietra sopra pietra, perché tu non hai compreso il tempo nel quale sei stata ispezionata”. (Luca 19:43, 44) Gesù inoltre disse: “Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti accampati, sappiate che la sua desolazione si è avvicinata. Quindi quelli che sono nella Giudea fuggano ai monti”. — Luca 21:20, 21.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 Come predetto, nel 66 E.V. gli eserciti romani al comando di Cestio Gallo mossero contro Gerusalemme. Stranamente, però, egli non portò a termine l’assedio, ma, come riferisce Giuseppe Flavio, storico del I secolo, “all’improvviso richiamò i soldati e, rinunciando nel modo più assurdo ai suoi piani senza aver subito alcuna sconfitta, sloggiò dalla città”.10 Il fatto che l’assedio venisse inaspettatamente tolto diede l’opportunità di ubbidire al comando di Gesù di fuggire da Gerusalemme. Lo storico Eusebio di Cesarea riferisce che quelli che fuggirono furono i cristiani.11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 Meno di quattro anni dopo, nel 70 E.V., gli eserciti romani al comando del generale Tito tornarono e circondarono Gerusalemme. Abbatterono alberi per chilometri e chilometri all’intorno, e costruirono una palizzata tutto intorno alla città, “una fortificazione con pali appuntiti”. Così, come commenta Giuseppe Flavio, “ai giudei insieme con le vie d’uscita dalla città fu preclusa ogni speranza di salvezza”.12 Dopo circa cinque mesi d’assedio, afferma Giuseppe Flavio, a parte tre torri e un settore delle mura tutto il resto “fu abbattuto e distrutto in maniera così radicale, che chiunque fosse arrivato in quel luogo non avrebbe mai creduto che vi sorgeva una città”.13&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 Circa 1.100.000 persone morirono durante l’assedio, e 97.000 furono fatte prigioniere.14 Ancora oggi, a Roma, è visibile una testimonianza dell’adempimento della profezia di Gesù: l’Arco di Tito, costruito dai romani nell’81 E.V. per commemorare la conquista di Gerusalemme. Questo arco è una muta testimonianza di quanto possa essere disastroso non dare ascolto agli avvertimenti profetici della Bibbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Profezie in corso di adempimento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;20 Secondo la Bibbia, è prossimo un enorme cambiamento mondiale. Gesù, così come predisse avvenimenti mediante i quali persone del I secolo poterono prevedere l’imminente distruzione di Gerusalemme, diede anche delle indicazioni mediante cui oggi possiamo capire che è vicino un cambiamento mondiale. Gesù diede questo “segno” in risposta alla seguente domanda postagli dai discepoli: “Quale sarà il segno della tua presenza e del termine del sistema di cose?” — Matteo 24:3.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21 Secondo la Bibbia, questa “presenza” di Cristo non sarebbe stata in forma umana, ma in qualità di potente Re celeste che avrebbe liberato l’umanità oppressa. (Daniele 7:13, 14) La sua “presenza” avrebbe coinciso con quello che egli definì il “termine del sistema di cose”. Quale fu dunque il segno che Gesù diede per contrassegnare il tempo in cui sarebbe stato invisibilmente presente quale Re e in cui sarebbe stata vicina la fine dell’attuale sistema di cose? Nella Bibbia, e precisamente nei capitoli 24 di Matteo, 13 di Marco e 21 di Luca, potete trovare elencati gli avvenimenti che insieme costituiscono il segno. Eccone alcuni fra i principali:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 GRANDI GUERRE: “Sorgerà nazione contro nazione e regno contro regno”. (Matteo 24:7) Dal 1914 queste parole si stanno adempiendo in modo inoppugnabile. La prima guerra mondiale, iniziata nel 1914, introdusse l’impiego su vasta scala di mitragliatrici, carri armati, sottomarini, aeroplani e gas venefici. Quando nel 1918 finì, circa 14 milioni fra soldati e civili avevano perso la vita nel massacro. Uno storico osservò: “La prima guerra mondiale fu la prima guerra ‘totale’”.15 La seconda guerra mondiale (1939-1945) fu ancora più distruttiva, e provocò la morte di circa 55 milioni di persone, fra militari e civili. Introdusse inoltre un elemento terrificante e assolutamente nuovo: la bomba atomica! Da allora più di 30 milioni di persone hanno perso la vita in decine e decine di guerre, grandi e piccole. Il periodico tedesco Der Spiegel afferma: “Dal 1945 nel mondo non c’è stata vera pace nemmeno per un giorno”.16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 PENURIA DI VIVERI: ‘Vi sarà penuria di viveri’. (Matteo 24:7) La prima guerra mondiale fu seguita da un’estesa carestia. Dopo la seconda guerra mondiale, la carestia fu ancora più grave. Che dire di oggi? “Oggi la fame ha assunto proporzioni completamente nuove. . . . Ben 400 milioni di persone vivono di continuo sull’orlo della morte per fame”, ha scritto il Times di Londra.17 Secondo un giornale di Toronto, The Globe and Mail, “più di 800 milioni di persone sono sottoalimentate”.18 E l’Organizzazione Mondiale della Sanità riferisce che “ogni anno dodici milioni di bambini muoiono [come conseguenza della malnutrizione] prima di aver compiuto un anno”.19&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 TERREMOTI: “Vi saranno grandi terremoti”. (Luca 21:11) Uno specialista in materia di costruzioni antisismiche, George W. Housner, ha definito il terremoto del 1976 a Tangshan, in Cina, “il più grande disastro sismico nella storia dell’umanità”, disastro che ha fatto centinaia di migliaia di vittime.20 Il giornale triestino Il Piccolo ha scritto: “La nostra generazione vive in un periodo di elevata pericolosità sismica, come dimostrano le statistiche”.21 Dal 1914, in media, i terremoti hanno fatto ogni anno circa dieci volte più vittime che nei secoli precedenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 MALATTIE: “In un luogo dopo l’altro pestilenze”. (Luca 21:11) La rivista Science Digest scrive: “L’epidemia di influenza spagnola del 1918 dilagò in tutta la terra, facendo 21 milioni di vittime”. E aggiunge: “In tutta la storia non c’è mai stata una piaga mortale più rapida, più violenta. . . . Se l’epidemia fosse andata avanti a quel ritmo, l’umanità sarebbe stata sterminata in pochi mesi”.22 Da allora, disturbi cardiaci, tumori, malattie veneree e molti altri flagelli hanno lasciato invalide o ucciso centinaia di milioni di persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 CRIMINALITÀ: “Aumento dell’illegalità”. (Matteo 24:12) Omicidi, rapine, stupri, terrorismo, corruzione: la lista è lunga e ben nota. In molti luoghi le persone hanno paura di camminare per strada. Confermando questa tendenza all’illegalità dopo il 1914, un esperto in materia di terrorismo afferma: “Il periodo che precedette la prima guerra mondiale era, nell’insieme, più umano”.23&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 TIMORE: “Gli uomini verranno meno per il timore e per l’aspettazione delle cose che staranno per venire sulla terra abitata”. (Luca 21:26) Die Welt, un giornale di Amburgo, ha definito il nostro tempo “il secolo della paura”.24 L’umanità è minacciata da pericoli completamente nuovi. Per la prima volta nella storia, pericoli come l’annientamento nucleare e l’inquinamento minacciano di ‘rovinare la terra’. (Rivelazione 11:18) L’escalation di criminalità, inflazione, ordigni nucleari, fame, malattie e altri mali alimenta nelle persone il timore per la propria sicurezza e per la loro stessa vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cosa c’è di diverso?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;28 Alcuni tuttavia obiettano che molte di queste cose accadevano anche nei secoli passati. Cosa le rende dunque diverse? Primo, tutti gli aspetti del segno sono stati osservati nell’arco di una generazione — la generazione in vita nel 1914 — e milioni di persone appartenenti ad essa sono tuttora in vita. Gesù dichiarò che ‘questa generazione non sarebbe passata affatto finché tutte le cose non fossero avvenute’. (Luca 21:32) Secondo, gli effetti del segno si fanno sentire a livello mondiale, “in un luogo dopo l’altro”. (Matteo 24:3, 7, 9; 25:32) Terzo, le condizioni sono progressivamente peggiorate durante questo periodo: “Tutte queste cose sono il principio dei dolori d’afflizione”; “uomini malvagi e impostori progrediranno di male in peggio”. (Matteo 24:8; II Timoteo 3:13) E, quarto, come predetto da Gesù tutte queste cose sono state accompagnate da un cambiamento nel modo di pensare e di agire delle persone: “L’amore della maggioranza si raffredderà”. — Matteo 24:12.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29 Una delle più vigorose indicazioni che viviamo nel predetto tempo cruciale della fine è infatti il degrado morale evidente fra le persone. Paragonate la situazione del mondo con queste parole profetiche riguardanti il nostro tempo: “Devi sapere che negli ultimi tempi si avranno giorni difficili. Gli uomini saranno egoisti, avari, fanfaroni, orgogliosi e bestemmiatori; si ribelleranno ai genitori, non avranno riconoscenza per nessuno e non rispetteranno le cose sante. Saranno senza amore, duri, maldicenti e intrattabili. Saranno violenti, nemici del bene, traditori e accecati dalla superbia, attaccati ai piaceri più che a Dio. Conserveranno l’apparenza esterna della fede, ma avranno rifiutato la sua forza interiore”. — II Timoteo 3:1-5, Parola del Signore, Il Nuovo Testamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il 1914: una svolta nella storia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;30 Dal punto di vista umano, le difficoltà in tutta la terra e le guerre mondiali predette nella Bibbia non rientravano nelle previsioni del mondo anteriore al 1914. Lo statista tedesco Konrad Adenauer disse: “Mi vengono alla mente pensieri e immagini, . . . pensieri degli anni prima del 1914, quando su questa terra c’erano vera pace, tranquillità e sicurezza, un tempo in cui non conoscevamo il timore. . . . Dal 1914 la sicurezza e la tranquillità sono scomparse dalla vita degli uomini”.25 Come confermò lo statista britannico Harold Macmillan, le persone che vivevano prima del 1914 pensavano che in futuro si sarebbe andati “di bene in meglio”.26 Il libro 1913: America Between Two Worlds (1913: l’America fra due mondi) osserva: “L’allora segretario di stato Bryan disse [nel 1913] che ‘le premesse per una pace mondiale non erano mai state più favorevoli’ di allora”.27&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31 Perciò, praticamente fino alle soglie della prima guerra mondiale, i capi del mondo preannunciavano un’èra illuminata di progresso sociale. Ma molto tempo prima, la Bibbia aveva predetto il contrario, cioè che la guerra senza precedenti del 1914-1918 avrebbe contrassegnato l’inizio degli “ultimi giorni”. (II Timoteo 3:1) La Bibbia fornì anche una prova cronologica che il 1914 avrebbe segnato la nascita del celeste Regno di Dio, cui avrebbero fatto seguito guai mondiali senza precedenti.28 Ma fra coloro che vivevano a quel tempo c’era qualcuno che si aspettava una simile svolta storica nel 1914?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;32 Decenni prima di tale data c’era un’organizzazione i cui componenti andavano proclamando il significato del 1914. Un giornale newyorchese, il World del 30 agosto 1914, spiegò: “Il terrificante scoppio della guerra in Europa ha adempiuto una straordinaria profezia. Nel trascorso quarto di secolo, per mezzo di predicatori e per mezzo della stampa, gli ‘Studenti biblici internazionali’ [i testimoni di Geova] . . . hanno proclamato al mondo che il Giorno dell’Ira profetizzato nella Bibbia sarebbe sorto nel 1914. ‘Badate al 1914!’ è stato il grido delle centinaia di evangelisti”.29&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Un popolo che adempie la profezia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;33 La Bibbia prediceva anche che “nella parte finale dei giorni” persone di tutte le nazioni sarebbero simbolicamente affluite “al monte di Geova”, dove egli ‘le avrebbe istruite intorno alle sue vie’. Indicando uno dei risultati di tale istruzione, la profezia dice: “Dovranno fare delle loro spade vomeri e delle loro lance cesoie per potare. . . . né impareranno più la guerra”. (Isaia 2:2-4) Il ben noto atteggiamento dei testimoni di Geova nei confronti della guerra è un chiaro adempimento di questa profezia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;34 Martin Niemöller, esponente protestante in Germania prima e dopo la seconda guerra mondiale, parla dei testimoni di Geova come di “seri studiosi della Bibbia, che a centinaia e a migliaia sono finiti nei campi di concentramento e sono morti per aver rifiutato di prendere parte alla guerra e di uccidere altri uomini”. Facendo poi un contrasto, egli scrive: “Le chiese cristiane hanno sempre acconsentito a benedire guerre, truppe e armi, e . . . in maniera assai poco cristiana hanno pregato per l’annientamento del nemico”.30 Chi corrisponde dunque al segno caratteristico dei veri cristiani menzionato da Gesù? Egli disse: “Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore fra voi”. (Giovanni 13:35) Come indica chiaramente I Giovanni 3:10-12, i servitori di Dio non si uccidono gli uni gli altri. Sono i figli di Satana a farlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;35 A unire i testimoni di Geova in una fratellanza mondiale sono la loro comune lealtà al Regno di Dio e la fedele adesione ai princìpi biblici. Accettano pienamente ciò che la Bibbia insegna, cioè che il Regno è un vero governo dotato di leggi e autorità il quale presto governerà l’intera terra. Esso ha già sulla terra milioni di sudditi che vengono plasmati come fondamento della civiltà avvenire, e il loro numero continua a crescere. Riguardo al Regno, il profeta Daniele fu ispirato a scrivere: “L’Iddio del cielo stabilirà un regno che non sarà mai ridotto in rovina. . . . Esso stritolerà tutti questi regni [ora esistenti] e porrà loro fine, ed esso stesso starà a tempi indefiniti”. (Daniele 2:44) Gesù diede risalto al Regno quando disse: “Voi dovete dunque pregare così: ‘Padre nostro che sei nei cieli . . . Venga il tuo regno’”. — Matteo 6:9, 10.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;36 I vari avvenimenti che hanno adempiuto le profezie bibliche dal 1914 in poi indicano che molto presto il celeste Regno di Dio ‘stritolerà tutti gli altri governi e porrà loro fine’. E Dio vuole che ciò sia proclamato, come mostra il seguente importante aspetto del segno: “Questa buona notizia del regno sarà predicata in tutta la terra abitata, in testimonianza a tutte le nazioni; e allora verrà la fine”. (Matteo 24:14) Milioni di testimoni di Geova, uniti in una fratellanza mondiale, adempiono ora questa profezia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;37 Quando il Regno sarà stato predicato nella misura desiderata da Dio, allora il mondo vedrà, come disse Gesù, una “grande tribolazione come non v’è stata dal principio del mondo fino ad ora, no, né vi sarà più”. Questa tribolazione culminerà nella battaglia di Armaghedon, e porrà fine alla malefica influenza di Satana. Purificherà l’intera terra dalle nazioni e dagli uomini malvagi, e spianerà la via al veniente Paradiso in cui “dimorerà la giustizia”. — Matteo 24:21; II Pietro 3:13; Rivelazione 16:14-16; 12:7-12; II Corinti 4:4.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;38 Con tutte queste profezie adempiute già al suo attivo, la Bibbia ha dimostrato la propria credibilità come libro ‘ispirato da Dio’. (II Timoteo 3:16) Accettatelo, quindi, “non come la parola degli uomini, ma, quale veracemente è, come la parola di Dio”. (I Tessalonicesi 2:13) Inoltre, dato che il suo Autore, Geova Dio, è ‘Colui che annuncia dal principio il termine’, potete avere assoluta fiducia nelle profezie che si devono ancora adempiere. (Isaia 46:10) E ciò che deve avvenire è davvero meraviglioso. Potete leggerlo nel prossimo capitolo: vi affascinerà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-3595116230011705910?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/3595116230011705910/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=3595116230011705910' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/3595116230011705910'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/3595116230011705910'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/18-la-bibbia-davvero-un-libro-ispirato.html' title='18 - La Bibbia è davvero un libro ispirato da Dio?'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-496215299321351304</id><published>2007-07-24T19:45:00.001+02:00</published><updated>2007-07-25T12:32:29.395+02:00</updated><title type='text'>19 - Prossimo un paradiso terrestre</title><content type='html'>VI PIACEREBBE continuare a esistere a tempo indefinito, conducendo una vita piena e soddisfacente? È probabile che rispondiate di sì. Ci sono così tante cose da fare, luoghi affascinanti da vedere e cose nuove da imparare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Eppure, problemi apparentemente insolubili ci impediscono di godere appieno la vita. Uno è la relativa brevità della vita attuale. Per di più, spesso la vita è turbata da malattie, dolore e guai. Perciò, per godere appieno la vita in tutti i suoi aspetti, l’ideale sarebbe avere (1) un ambiente paradisiaco, (2) completa sicurezza, (3) un lavoro affascinante, (4) ottima salute e (5) una vita senza fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 È chiedere troppo? Da un punto di vista umano sì, senz’altro. La storia insegna che l’uomo, da solo, non può portare queste condizioni ideali. Ma dal punto di vista del nostro Creatore queste cose non soltanto sono possibili, ma addirittura inevitabili! Perché? Perché queste condizioni desiderabili facevano parte dell’originale proposito di Dio per questa terra. — Salmo 127:1; Matteo 19:26.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il Paradiso verrà restaurato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;4 Come abbiamo visto nei precedenti capitoli, la prima coppia umana non era animalesca. Fu creata con caratteristiche completamente umane. La loro dimora originale, l’Eden, era “un paradiso di delizia”. (Genesi 2:8, Ricciotti) Dovevano ‘coltivarlo e averne cura’. (Genesi 2:15) Il loro ruolo sulla terra includeva inoltre questo incarico amministrativo prettamente umano: “Siate fecondi e moltiplicatevi ed empite la terra e soggiogatela”. (Genesi 1:28) Man mano che la loro progenie fosse aumentata, avrebbero avuto il compito di estendere i confini di questo splendido giardino, trasformando l’intera terra in un paradiso. Quanto sarebbe dovuto durare questo? La Bibbia dice ripetutamente che la terra rimarrà “a tempo indefinito, o per sempre”. (Salmo 104:5; Ecclesiaste 1:4) Perciò la terra paradisiaca sarebbe dovuta essere la permanente e deliziosa dimora di uomini perfetti che avrebbero vissuto su di essa per sempre. — Isaia 45:11, 12, 18.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Sebbene la ribellione in Eden causasse una temporanea interruzione nell’adempimento del proposito di Dio, non cambiò tale proposito. Dio ha provveduto il mezzo per neutralizzare il danno e ripristinare il Paradiso. Lo strumento necessario a tale fine è il Regno di Dio, il governo celeste che fu uno dei cardini del messaggio di Gesù per l’umanità. (Matteo 6:10, 33) E possiamo star certi che l’originale proposito di Dio si adempirà. L’onnipotente Creatore che lo ha deciso ci assicura: “Così sarà la mia parola che esce dalla mia bocca. Essa non tornerà a me senza risultati, ma per certo farà ciò di cui mi son dilettato, e avrà sicuro successo in ciò per cui l’ho mandata”. — Isaia 55:11.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 È incoraggiante vedere che gli avvenimenti mondiali del nostro tempo adempiono il “segno” degli “ultimi giorni”. (Matteo 24:3-14; II Timoteo 3:1-5) Questo indica che il tempo in cui la “parola” di Dio “avrà sicuro successo” è vicino. Il successo è garantito perché l’Iddio onnipotente interverrà negli affari umani per far sì che i suoi propositi si adempiano. (Geremia 25:31-33) Possiamo aspettarci di vedere molto presto l’adempimento del salmo profetico che dice: “I malfattori stessi saranno stroncati, ma quelli che sperano in Geova sono coloro che possederanno la terra. E ancora un pochino, e il malvagio non sarà più . . . I giusti stessi possederanno la terra, e risiederanno su di essa per sempre”. — Salmo 37:9-11, 29; Matteo 5:5.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 Perciò, quelli che vogliono essere indipendenti dal Creatore saranno “stroncati”. Quelli che “sperano in Geova” sopravvivranno alla fine di questo sistema e cominceranno a restaurare il Paradiso. Gradualmente esso si estenderà fino a ricoprire l’intera terra. L’istituzione di questo Paradiso è così sicura che, con assoluta fiducia, Gesù poté promettere al ladrone che fu messo a morte al suo fianco: “Veramente ti dico oggi: Tu sarai con me in Paradiso”. — Luca 23:43.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Trasformata la terra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;8 La descrizione biblica del Paradiso è davvero entusiasmante. Per esempio, essa parla di un enorme cambiamento nelle condizioni della terra stessa. Ricorderete forse che alla prima coppia umana, quando fu espulsa dall’Eden, fu detto che il suolo avrebbe prodotto spine e triboli, e che solo col sudore della loro faccia sarebbero riusciti a trarre il nutrimento dalla terra. (Genesi 3:17-19) Da allora fino ad oggi si è dovuto spesso lottare contro deserti inarrestabili, suolo povero, siccità, erbe infestanti, insetti, malattie delle piante e raccolti andati a male. Troppo spesso chi ha vinto è stata la carestia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Ma la situazione sarà capovolta: “Il deserto e la regione senz’acqua esulteranno, e la pianura del deserto gioirà e fiorirà come lo zafferano. . . . Poiché nel deserto saranno sgorgate le acque, e torrenti nella pianura del deserto. E la terra riarsa sarà divenuta come uno stagno folto di canne, e la terra assetata come fonti d’acqua”. “Invece dei cespugli di spini verrà sù il ginepro. Invece della pungente ortica verrà sù il mirto”. (Isaia 35:1, 6, 7; 55:13) L’adempimento del proposito di Dio significherà quindi che l’umanità avrà il piacevolissimo compito di trasformare la terra in uno splendido luogo che recherà per sempre diletto ai suoi abitanti. Ma non sarà solo questione di bellezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Fine della povertà&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;10 La trasformazione di vasti deserti e zone aride significherà un enorme aumento delle terre produttive. Sotto la guida del Creatore, l’uomo riuscirà a rendere fertile la terra come mai prima: “Geova, da parte sua, darà ciò che è buono, e il nostro proprio paese darà il suo prodotto”. (Salmo 85:12) Questo “prodotto” assicurerà una “gran quantità di grano sulla terra; in cima ai monti ci sarà sovrabbondanza”. (Salmo 72:16) Non ci saranno mai più milioni di affamati. — Isaia 25:6.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 Anche la disoccupazione sarà una cosa del passato, eliminata per sempre. E tutti godranno i frutti del proprio lavoro: “Per certo pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto. . . . non pianteranno e qualche altro mangerà”. (Isaia 65:21, 22) Tutto questo porterà la sicurezza economica descritta in Ezechiele 34:27: “L’albero del campo dovrà dare il suo frutto, e il paese stesso darà il suo prodotto, ed effettivamente saranno nel loro suolo in sicurtà”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Ma gli uomini provano anche l’innato desiderio di avere un alloggio decente e un po’ di terra in cui piantare fiori, alberi e un orticello. Si può parlare di alloggi decenti quando milioni di persone vivono ammassate in enormi caseggiati o in miseri bassifondi, o addirittura per strada? Nulla di tutto ciò esisterà nell’imminente Paradiso, perché questo è ciò che Dio si propone: “Per certo edificheranno case e le occuperanno . . . Non edificheranno e qualche altro occuperà”. Questo programma di edilizia mondiale riuscirà perfettamente e avrà risultati permanenti: “Useranno appieno l’opera delle loro proprie mani. Non faticheranno per nulla”. (Isaia 65:21-23) Gli alloggi decenti non saranno quindi prerogativa di una ricca minoranza, ma saranno disponibili a tutti quelli che si sottomettono al dominio di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Non più malattie o morte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;13 La Parola di Dio ci assicura anche che le piacevoli condizioni del Paradiso non saranno deturpate da invalidità, malattie o morte: “Nessun residente dirà: ‘Sono malato’”. (Isaia 33:24) “[Dio] asciugherà ogni lagrima dai loro occhi, e la morte non sarà più, né vi sarà più cordoglio né grido né pena. Le cose precedenti sono passate”. — Rivelazione 21:4.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 Immaginate un mondo in cui tutte le infermità e le menomazioni siano state sanate! La Parola di Dio dice: “In quel tempo gli occhi dei ciechi saranno aperti, e i medesimi orecchi dei sordi saranno sturati. In quel tempo lo zoppo salterà proprio come fa il cervo, e la lingua di chi è senza parola griderà di gioia”. (Isaia 35:5, 6) Che meravigliosa trasformazione! Per di più, immaginate la straordinaria prospettiva di vivere, da quel momento in poi, finché vive Dio: in eterno! Mai più la morte affliggerà l’umanità, perché Dio “effettivamente inghiottirà la morte per sempre”. — Isaia 25:8.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 Ma che dire di quelli che sopravvivranno alla fine di questo sistema e che sono già d’età avanzata? Si limiteranno ad avere buona salute nella vecchiaia e a rimanere così per sempre? No, perché Dio ha e userà il potere di invertire il processo d’invecchiamento. La Bibbia lo descrive così: “La sua carne divenga più fresca che nella giovinezza; torni ai giorni del suo vigore giovanile”. (Giobbe 33:25) Le persone anziane torneranno gradualmente alla condizione di adulti perfetti in cui si trovavano Adamo ed Eva in Eden. Questo processo sarà uno dei risultati della “ricreazione” di cui parlò Gesù. — Matteo 19:28.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Durevole pace mondiale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;16 Il Paradiso sarà mai turbato da guerre o violenza? No, perché “i retti son quelli che risiederanno sulla terra, e gli irriprovevoli quelli che vi saranno lasciati. Riguardo ai malvagi, saranno stroncati dalla medesima terra; e in quanto agli sleali, ne saranno strappati via”. (Proverbi 2:21, 22) Non potranno esserci guerre o violenze dal momento che non esisteranno più guerrafondai o violenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 Perché quelli che “saranno lasciati” dopo che Dio avrà stroncato i malvagi e gli sleali sono chiamati “retti” e “irriprovevoli”? Perché saranno già stati educati secondo le norme divine per una vita pacifica e si saranno conformati ad esse. Conoscere in tal modo Dio e sottomettersi alle sue leggi è il segreto della pace nel Paradiso, perché la Bibbia dice: “Non faranno nessun danno né causeranno alcuna rovina . . . perché la terra sarà per certo piena della conoscenza di Geova come le acque coprono il medesimo mare”. (Isaia 11:9) Gesù disse pure: “Saranno tutti ammaestrati da Geova”, e aggiunse che tutti quelli che accettano questo insegnamento e vivono in armonia con esso riceveranno la “vita eterna”. — Giovanni 6:45-47.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18 Quest’opera di istruzione mondiale basata sulle norme di Dio produrrà un mondo completamente pacifico e armonioso, esente da criminalità, pregiudizi, odii, divisioni politiche e guerre. L’efficacia di questa istruzione viene già dimostrata da milioni di testimoni di Geova in tutto il mondo. Essi formano una fratellanza internazionale basata sull’amore e sul rispetto reciproco. (Giovanni 13:34, 35) La loro pace e la loro unità mondiali sono indissolubili. Nemmeno persecuzioni o guerre mondiali li inducono a prendere le armi contro il prossimo, in qualsiasi parte del mondo. Se questa pace e questa unità mondiali possono esistere già oggi in un mondo diviso, sarà senz’altro molto più facile continuare su questa stessa strada sotto il governo di Dio nel Paradiso. — Matteo 26:52; I Giovanni 3:10-12.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19 Perciò, fin dall’inizio della restaurazione del Paradiso, regnerà la pace mondiale. E i superstiti della guerra globale di Dio ad Armaghedon continueranno a vivere in conformità alle parole della profezia che fin d’ora stanno adempiendo: “Non alzeranno più la spada, nazione contro nazione, né impareranno più la guerra”. Per questo la profezia aggiunge: “Effettivamente sederanno, ciascuno sotto la sua vite e sotto il suo fico, e non ci sarà nessuno che li faccia tremare”. (Michea 4:3, 4) Per quanto tempo? La rincorante promessa è: “Della pace non ci sarà fine”. — Isaia 9:7.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 È vero che le attuali nazioni militarizzate hanno accumulato armamenti come mai prima. Ma tutto ciò non significa nulla per Colui che con la sua potenza creò l’universo. Egli ci dice ciò che presto farà delle armi delle nazioni: “Venite, guardate le attività di Geova, come ha posto avvenimenti stupendi sulla terra. Fa cessare le guerre fino all’estremità della terra. Frantuma l’arco e taglia a pezzi la lancia; brucia i carri nel fuoco”. (Salmo 46:8, 9) L’annientamento delle nazioni e della loro potenza militare spianerà la via a una durevole pace mondiale nel Paradiso. — Daniele 2:44; Rivelazione 19:11-21.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Pace col regno animale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;21 A completare la pace globale del Paradiso, sarà ristabilita l’armonia che esisteva fra l’uomo e gli animali nell’Eden. (Genesi 1:26-31) Oggi l’uomo ha paura di molti animali e nello stesso tempo rappresenta una minaccia per loro. Ma non sarà così nel Paradiso. Qualunque fosse il modo in cui Dio manteneva l’armonia fra l’uomo e gli animali nell’Eden, farà altrettanto nel Paradiso. In tal modo l’amorevole dominio dell’uomo sugli animali tornerà ad essere una realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 A questo riguardo il Creatore dichiara: “Per certo concluderò per loro in quel giorno un patto in relazione con la bestia selvaggia del campo e con la creatura volatile dei cieli e con la cosa strisciante della terra”. (Osea 2:18) Con quale risultato? ‘Concluderò con loro un patto di pace, e per certo farò cessare la dannosa bestia selvaggia dal paese, ed effettivamente dimoreranno nel deserto in sicurtà e dormiranno nelle foreste’. — Ezechiele 34:25.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23 La pace che regnerà fra gli uomini, nonché fra l’uomo e gli animali, si rifletterà anche entro il regno animale: “In effetti il lupo risiederà temporaneamente con l’agnello, e il leopardo stesso giacerà col capretto, e il vitello e il giovane leone fornito di criniera e l’animale ingrassato tutti insieme; e un semplice ragazzino li condurrà. E la vacca e l’orso stessi pasceranno; i loro piccoli giaceranno insieme. E pure il leone mangerà paglia proprio come il toro. E il piccino lattante per certo giocherà sulla buca del cobra; e un bambino svezzato effettivamente metterà la sua propria mano sull’apertura per la luce di una serpe velenosa. Non faranno nessun danno né causeranno alcuna rovina su tutto il mio monte santo”. — Isaia 11:6-9.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 Che splendida descrizione fa la Bibbia della pace assoluta che regnerà nel Paradiso! Non sorprende che il Salmo 37:11 dica riguardo alla vita in quel nuovo sistema: “I mansueti stessi possederanno la terra, e in realtà proveranno squisito diletto nell’abbondanza della pace”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il ritorno dei morti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;25 I superstiti della fine dell’attuale sistema di cose non saranno gli unici a godere i benefìci della vita nel Paradiso. Sotto il dominio del celeste Regno di Dio avrà luogo una straordinaria vittoria: la vittoria totale sulla morte. Infatti non solo sarà vinta la morte ereditata, ma coloro che sono morti torneranno in vita e riceveranno l’opportunità di vivere nel Paradiso. La Parola di Dio assicura: “Vi sarà una risurrezione sia dei giusti che degli ingiusti”. (Atti 24:15) Che gioia si proverà allorché, una generazione dopo l’altra, persone care saranno richiamate dalla tomba! — Luca 7:11-16; 8:40-56; Giovanni 11:38-45.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26 Gesù disse: “L’ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe commemorative udranno la sua voce e ne verranno fuori, quelli che hanno fatto cose buone alla risurrezione di vita, quelli che hanno praticato cose vili alla risurrezione di giudizio”. (Giovanni 5:28, 29) Sì, quelli che sono nella memoria di Dio saranno riportati in vita. E non dovremmo pensare che questo sia un compito troppo arduo per Dio. Tenete presente che egli creò migliaia di miliardi di stelle. E la Bibbia dice che egli le chiama tutte ‘per nome’. (Isaia 40:26) In paragone con ciò il numero di coloro che sono vissuti e morti è minimo. Perciò sia loro che il loro modello di vita possono essere facilmente archiviati nella memoria di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 Tutti i risuscitati saranno educati nelle giuste norme di Dio in un ambiente paradisiaco. Non saranno ostacolati da malvagità, sofferenze o ingiustizie come nella vita precedente. Se accetteranno il dominio di Dio e si conformeranno alle sue norme, saranno giudicati degni di continuare a vivere. (Efesini 4:22-24) Così, se il ladrone che fu messo al palo accanto a Gesù vorrà rimanere nel Paradiso, dovrà fare dei cambiamenti, e da ladro diventare onesto. Ma a quelli che si ribelleranno al giusto dominio di Dio non sarà permesso di continuare a vivere e turbare così la pace e la gioia altrui. Riceveranno un giudizio avverso. A ogni persona verrà quindi offerta con equità la piena opportunità di dimostrare se apprezza veramente la vita in una terra paradisiaca in cui “dimorerà la giustizia”. — II Pietro 3:13.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28 Insieme ai superstiti di Armaghedon, i risuscitati godranno quindi una vita che non finirà mai di affascinarli. Il cervello umano perfetto, col suo enorme potenziale di apprendimento, sarà in grado di assimilare informazioni per sempre. Pensate a ciò che impareremo circa la terra e il maestoso universo, con i suoi miliardi di galassie! Considerate l’impegnativo e soddisfacente lavoro che compiremo per quanto riguarda edilizia, sistemazione del paesaggio, giardinaggio, attività didattiche, arte, musica e in molti altri campi! La vita non sarà affatto noiosa o improduttiva. Piuttosto, come predice la Bibbia, ogni giorno nel Paradiso sarà uno “squisito diletto”. (Salmo 37:11) Così, proprio davanti a noi, sta per dischiudersi una meravigliosa nuova èra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-496215299321351304?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/496215299321351304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=496215299321351304' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/496215299321351304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/496215299321351304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/19-prossimo-un-paradiso-terrestre.html' title='19 - Prossimo un paradiso terrestre'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-6308291445055077453</id><published>2007-07-24T19:43:00.000+02:00</published><updated>2007-07-25T12:33:05.496+02:00</updated><title type='text'>20 - Cosa sceglierete?</title><content type='html'>QUELLA del Paradiso avvenire sotto il Regno di Dio è proprio la notizia di cui l’umanità ha bisogno. E Gesù profetizzò che la proclamazione di “questa buona notizia del regno” sarebbe stata una delle caratteristiche del periodo immediatamente precedente la “fine”. (Matteo 24:14) Oggi milioni di testimoni di Geova stanno facendo proprio questo. Annunciano questa buona notizia ad altri milioni di persone che rispondono favorevolmente studiando la Bibbia e unendosi a loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Questa vasta opera di istruzione mondiale, grazie alla quale si stanno radunando persone di tutte le nazioni, era predetta nella Bibbia. In merito a questi ultimi giorni la profezia di Isaia diceva: ‘L’adorazione di Geova sarà fermamente stabilita, e ad essa dovranno accorrere persone di tutte le nazioni. E Geova le istruirà intorno alle sue vie, ed esse cammineranno nei suoi sentieri’. — Isaia 2:2-4; vedi anche Isaia 60:22; Zaccaria 8:20-23.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 La proclamazione della buona notizia in tutto il mondo sta determinando una netta separazione fra le persone. Parlando in linguaggio simbolico, Gesù predisse per i nostri giorni: “Tutte le nazioni saranno radunate dinanzi a lui, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri”. Quelli che cooperano con i propositi del Creatore vengono paragonati a pecore. Quelli che continuano ad agire in modo indipendente sono assomigliati a capri. Circa la loro sorte, Gesù disse che le “pecore” avrebbero ricevuto la “vita eterna”, e i “capri” lo “stroncamento eterno”. — Matteo 25:32-46.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Non ‘cambiamo la verità in menzogna’&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;4 Il nostro futuro dipende interamente dal mettere la nostra vita in armonia con i propositi di Dio, poiché presso di lui è “la fonte della vita”. (Salmo 36:9) Non dovremmo quindi lasciarci adescare da filosofie contrarie ai fatti. In Romani 1:25 si parla di quelli che “han cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno venerato e reso sacro servizio alla creazione anziché a Colui che creò”. Come abbiamo visto, la teoria dell’evoluzione è contraria alla realtà, anzi, è una vera e propria “menzogna”. Come dice Romani 1:20, cambiare i fatti relativi all’Iddio della creazione in una tale “menzogna” è, considerate le prove, ‘inescusabile’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Non deve sorprendere che nel nostro tempo la teoria dell’evoluzione si sia tanto diffusa nonostante l’evidenza del contrario. La vera filosofia di questa teoria è che non esiste nessun Dio, che non c’è bisogno di lui. Da dove può avere avuto origine una menzogna così colossale? Gesù ne identificò la provenienza quando disse: “Il Diavolo . . . è bugiardo e padre della menzogna”. — Giovanni 8:44.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Bisogna riconoscere che la teoria dell’evoluzione fa il gioco di Satana. Egli vuole che le persone imitino la sua condotta e quella di Adamo ed Eva ribellandosi a Dio. Questo in particolare ora, dato che il Diavolo ha solo “un breve periodo di tempo”. (Rivelazione 12:9-12) Credere nell’evoluzione significherebbe quindi fare il suo gioco e chiudere gli occhi ai meravigliosi propositi del Creatore. Come dovremmo sentirci al riguardo? Se qualcuno cercasse di truffarci o anche solo di derubarci di pochi oggetti materiali, proveremmo indignazione nei suoi confronti. Dovremmo provare un’indignazione ancora maggiore nei confronti della dottrina dell’evoluzione e del suo originatore, dato che il suo intento è quello di privarci della vita eterna. — I Pietro 5:8.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;‘Tutti dovranno conoscere’&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;7 Presto tutti sapranno che esiste veramente un Creatore. Egli dichiara: “Per certo santificherò il mio gran nome, che era profanato fra le nazioni, . . . e le nazioni dovranno conoscere che io sono Geova”. (Ezechiele 36:23) Sì, tutti dovranno conoscere che “Geova è Dio. Egli è colui che ci ha fatti, e non noi stessi”. — Salmo 100:3.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 Le nazioni conosceranno che Geova è l’Iddio della creazione quando fra breve egli le affronterà. Questo avverrà quando egli metterà fine all’infelice esperimento dell’uomo di cercare di rendersi indipendente da lui. Allora si avvereranno queste parole: “A causa della sua indignazione la terra sobbalzerà, e nessuna nazione ne sosterrà la denuncia”. “Gli dèi che non fecero i medesimi cieli e la terra son quelli che periranno dalla terra e di sotto questi cieli”. — Geremia 10:10, 11; vedi anche Rivelazione 19:11-21.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 Perciò, nel Paradiso avvenire, le nazioni, i loro sistemi educativi e i loro mezzi d’informazione non esisteranno più. Allora, ovviamente, non si insegnerà l’evoluzione. Piuttosto, come dice Isaia 11:9, “la terra sarà per certo piena della conoscenza di Geova come le acque coprono il medesimo mare”. Ogni persona verrà istruita in modo da conoscere intimamente il Creatore. Tutti si meraviglieranno per come egli avrà adempiuto i suoi propositi nel passato. Vedranno poi le sue opere nel Paradiso e ne saranno entusiasti. Fra quelle opere straordinarie ci sarà anche la risurrezione. Essa sarà una chiara dimostrazione che Dio ha creato l’uomo. In che senso? In quanto la sua capacità di ricreare miliardi di morti sarà una prova più che sufficiente del fatto che era in grado di creare la prima coppia umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;È necessario fare una scelta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;10 Il futuro non sarà quindi determinato da qualche processo evolutivo accidentale. Il futuro è già stato deciso dal Creatore. Saranno i suoi propositi ad essere realizzati, non quelli di qualche uomo o del Diavolo. (Isaia 46:9-11) Alla luce di ciò, le domande a cui ciascuno di noi deve rispondere sono: Da che parte sto? Voglio vivere per sempre in un giusto Paradiso? In caso affermativo, soddisfo i requisiti stabiliti da Dio per poter sopravvivere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 Se vogliamo vivere per sempre nel Paradiso, la Bibbia indica che dobbiamo seguire l’esempio di coloro che rispettano il Creatore, i suoi propositi e le sue leggi. Essa consiglia: “Guarda l’irriprovevole e tieni in vista il retto, poiché il futuro di tal uomo sarà pacifico. Ma gli stessi trasgressori saranno per certo annientati insieme; il futuro dei malvagi sarà davvero stroncato”. — Salmo 37:37, 38.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12 Dio ci ha lasciati liberi di scegliere se servirlo o no. Ma anche se non intende costringere gli uomini a ubbidirgli, non permetterà nemmeno che malvagità, sofferenze e ingiustizie continuino indefinitamente. Né permetterà che alcuno di quelli che turberebbero la pace e la felicità del suo Paradiso avvenire continui a vivere. Per questo Dio invita ora le persone a scegliere spontaneamente di servirlo. Quelle che lo fanno saranno testimoni della fine di questo mondo deludente e avranno quindi il grande privilegio di trasformare questa terra in un paradiso. — Salmo 37:34.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 Molti, è vero, non intendono conformarsi alle esigenze di Dio. Questa è una loro responsabilità, e dovranno pagarne le conseguenze. (Ezechiele 33:9) Provate invece il desiderio di ‘afferrare fermamente la vera vita’ avvenire? (I Timoteo 6:19) In tal caso, Gesù indicò cosa fare allorché, in preghiera a Dio, disse: “Questo significa vita eterna, che acquistino conoscenza di te, il solo vero Dio, e di colui che tu hai mandato, Gesù Cristo”. — Giovanni 17:3.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14 Perciò la condotta saggia da intraprendere con urgenza, finché ce n’è ancora il tempo, è quella di imparare qual è la volontà del Creatore e cercare sinceramente di farla. La sua Parola ispirata dà questa esortazione: “Prima che venga su di voi il giorno dell’ira di Geova, cercate Geova, voi tutti mansueti della terra, che avete praticato la Sua propria decisione giudiziaria. Cercate la giustizia, cercate la mansuetudine. Probabilmente potrete esser nascosti nel giorno dell’ira di Geova”. — Sofonia 2:2, 3.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 Possiate anche voi dar prova d’essere persone mansuete, sottomettendovi umilmente alla volontà di Dio. Se lo farete, cosa vi attende? “Il mondo passa”, dice la Bibbia, “ma chi fa la volontà di Dio rimane per sempre”. (I Giovanni 2:17) Che splendido avvenire vi attende — vivere per sempre su una terra paradisiaca — se farete la scelta giusta!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-6308291445055077453?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/6308291445055077453/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=6308291445055077453' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/6308291445055077453'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/6308291445055077453'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/20-cosa-sceglierete.html' title='20 - Cosa sceglierete?'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7095567555725745930.post-3485297389305754295</id><published>2007-07-24T19:41:00.000+02:00</published><updated>2007-07-24T19:43:05.407+02:00</updated><title type='text'>Bibliografia</title><content type='html'>Capitolo 1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ha avuto origine la vita?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. Cosmo, di Carl Sagan, Mondadori, 1981, trad. dall’inglese di Tullio Chersi, p. 328.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. Ibid., p. 231.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. L’origine delle specie, di Charles Darwin, Boringhieri, 1959, trad. dall’inglese di Luciana Fratini, p. 524.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contrasti sull’evoluzione: perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. Discover, “The Tortoise or the Hare?”, di James Gorman, ottobre 1980, p. 88.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. The Neck of the Giraffe, di Francis Hitching, 1982, p. 12.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. The Enterprise, Riverside, California, “Macroevolution Theory Stirs Hottest Debate Since Darwin”, di Boyce Rensberger, 14 novembre 1980, p. E9; Science, “Evolutionary Theory Under Fire”, di Roger Lewin, 21 novembre 1980, pp. 883-887.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. Natural History, “Evolutionary Housecleaning”, di Niles Eldredge, febbraio 1982, pp. 78, 81.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. The Star, Johannesburg, “The Evolution of a Theory”, di Christopher Booker, 20 aprile 1982, p. 19.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. The Neck of the Giraffe, cit., pp. 7, 8.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. New Scientist, “Darwin’s Theory: An Exercise in Science”, di Michael Ruse, 25 giugno 1981, p. 828.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 8. Il telaio incantato . . . e l’evoluzione creò l’intelligenza, di Robert Jastrow, Mondadori, 1982, trad. dall’inglese di Tullio Chersi e Lucia Maldacea, p. 23.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 9. L’origine delle specie, di Charles Darwin, Boringhieri, 1959, trad. dall’inglese di Luciana Fratini, p. 189.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Il telaio incantato . . . e l’evoluzione creò l’intelligenza, cit., p. 101.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. Ibid., p. 104.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. Field Museum of Natural History Bulletin, Chicago, “Conflicts Between Darwin and Paleontology”, di David M. Raup, gennaio 1979, pp. 22, 23, 25.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. L’evoluzione dell’evoluzione, di Steven M. Stanley, Mondadori, 1982, trad. dall’inglese di Delio Zinoni, pp. 91, 85.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. The Enterprise, 14 novembre 1980, p. E9.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. Science Digest, “Miracle Mutations”, di John Gliedman, febbraio 1982, p. 92.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16. The World Book Encyclopedia, 1982, Vol. 6, p. 335.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17. The New York Times, “Theory of Rapid Evolution Attacked”, di Bayard Webster, 9 luglio 1981, p. B11.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18. Harper’s, “Darwin’s Mistake”, di Tom Bethell, febbraio 1976, pp. 72, 75.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19. The Neck of the Giraffe, cit., pp. 103, 107, 108, 117.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20. The Guardian, Londra, “Beginning to Have Doubts”, di John Durant, 4 dicembre 1980, p. 15.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; a. The Origin of Species, di Charles Darwin, introduzione di W. R. Thompson, edizione del 1956, p. xxii.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; b. The New York Times, “Computer Scientists Stymied in Their Quest to Match Human Vision”, di William J. Broad, 25 settembre 1984, p. C1.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; c. Field Museum of Natural History Bulletin, cit., p. 25.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa dice Genesi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. Old Testament Word Studies, di William Wilson, 1978, p. 109.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. Putnam’s Geology, di Edwin E. Larson e Peter W. Birkeland, 1982, p. 66.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. The Illustrated Bible Dictionary, Tyndale House Publishers, 1980, Parte I, p. 335.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. Ausiliario per capire la Bibbia, pubblicato dalla Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania, 1981, p. 281.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; a. Ibid., edizione inglese del 1971, pp. 392, 393.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; b. The Lamp, “The Worlds of Wallace Pratt”, di W. L. Copithorne, autunno 1971, p. 14.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 4&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita può aver avuto origine per caso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. L’origine delle specie, di Charles Darwin, Boringhieri, 1959, trad. dall’inglese di Luciana Fratini, p. 524.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. Il gene egoista, di Richard Dawkins, Zanichelli, 1979, trad. dall’inglese di Daniela Conti e Tiziana Imbastaro, p. 15.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. Ibid., p. 1.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. The Neck of the Giraffe, di Francis Hitching, 1982, p. 68.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. Evoluzione dallo spazio, di Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe, Etas Libri, 1984, trad. dall’inglese di Libero Sosio, p. 13.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. The Origins of Life on the Earth, di Stanley L. Miller e Leslie E. Orgel, 1974, p. 33.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. The Neck of the Giraffe, cit., p. 65.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 8. Ibid.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 9. Ibid.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Storia naturale ed evoluzione (Letture da Le Scienze, ediz. ital. di Scientific American), “L’evoluzione chimica e l’origine della vita”, di Richard E. Dickerson, Le Scienze ed., 1979, p. 57.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. Molecole e vita (raccolta di articoli pubblicati in Scientific American), “L’origine della vita”, di George Wald; Zanichelli, 1968, pp. 13.8, 13.9.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. The Origin of Life, di John D. Bernal, 1967, p. 144.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. Evoluzione dallo spazio, cit., p. 32.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. New Scientist, “Darwinism at the Very Beginning of Life”, di Leslie Orgel, 15 aprile 1982, p. 151.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. Evoluzione dallo spazio, cit., p. 34.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16. The Neck of the Giraffe, cit., p. 66.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17. Storia naturale ed evoluzione, cit., p. 55.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18. The Sciences, “The Creationist Revival”, di Joel Gurin, aprile 1981, p. 17.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19. Storia naturale ed evoluzione, cit. p. 67.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20. New Scientist, 15 aprile 1982, p. 151.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21. L’origine della vita, di Francis Crick, Garzanti, 1983, trad. dall’inglese di Bruno Vitale, p. 70.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22. The Plants, di Frits W. Went, 1963, p. 60.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23. Evoluzione dallo spazio, cit., pp. 37, 38.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24. Ibid., pp. 141, 142.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25. Il gene egoista, cit., p. 14.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26. Evoluzione dallo spazio, cit. p. 38.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27. Molecole e vita, cit., p. 13.5.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28. The Immense Journey, di Loren Eiseley, 1957, p. 200.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29. Ibid., p. 199.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30. Physics Bulletin, “A Physicist Looks at Evolution”, di H. S. Lipson, 1980, Vol. 31, p. 138.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31. Daily Express, Londra, “There Must Be a God”, di Geoffrey Levy, 14 agosto 1981, p. 28.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;32. Il telaio incantato . . . e l’evoluzione creò l’intelligenza, di Robert Jastrow, Mondadori, 1982, trad. dall’inglese di Tullio Chersi e Lucia Maldacea, p. 23.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; a. L’origine della vita, cit., p. 70.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; b. National Geographic, “The Awesome Worlds Within a Cell”, di Rick Gore, settembre 1976, pp. 357, 358, 360.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; c. Newsweek, “The Secrets of the Human Cell”, di Peter Gwynne, Sharon Begley e Mary Hager, 20 agosto 1979, p. 48.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; d. The Limitations of Science, di J. W. N. Sullivan, 1933, p. 95.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; e. Reader’s Digest, gennaio 1963, p. 92.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; f. Molecole e vita, cit., p. 13.5.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; g. L’origine della vita, cit., p. 85.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; h. Evoluzione dallo spazio, cit., p. 32.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La testimonianza dei fossili&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. Processes of Organic Evolution, di G. Ledyard Stebbins, 1971, p. 1.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. Genetics and the Origin of Species, di Theodosius Dobzhansky, 1951, p. 4.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. L’origine delle specie, di Charles Darwin, Boringhieri, 1959, trad. dall’inglese di Luciana Fratini, p. 329.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. New Scientist, recensione a cura di Tom Kemp del libro The New Evolutionary Timetable (tit. it. L’evoluzione dell’evoluzione), di Steven M. Stanley, 4 febbraio 1982, p. 320.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. L’origine delle specie, cit., p. 329.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. Ibid., p. 351.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. Ibid., pp. 329, 330.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 8. Ibid., pp. 350, 355, 357.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 9. Ibid., pp. 359, 522.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Processes of Organic Evolution, cit., p. 136.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. New Scientist, 15 gennaio 1981, p. 129.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. Guida alla storia della Terra, di Richard Carrington, Bompiani, 1958, trad. dall’inglese di Gianni Di Benedetto, p. 57.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. L’evoluzione dell’evoluzione, di Steven M. Stanley, Mondadori, 1982, trad. dall’inglese di Delio Zinoni, p. 15.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. Una visione della vita, di S. E. Luria, S. J. Gould, S. Singer; Zanichelli, 1984, trad. dall’inglese di Andrea Novelletto, p. 570.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. Synthetische Artbildung (L’origine sintetica delle specie), di Heribert Nilsson, 1953, p. 1212.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16. Red Giants and White Dwarfs, di Robert Jastrow, 1979, p. 97.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17. Evoluzione dallo spazio, di Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe, Etas Libri, 1984, trad. dall’inglese di Libero Sosio, p. 13.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18. Red Giants and White Dwarfs, cit., p. 249.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19. Il telaio incantato . . . e l’evoluzione creò l’intelligenza, di Robert Jastrow, Mondadori, 1982, trad. dall’inglese di Tullio Chersi e Lucia Maldacea, pp. 24, 25.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20. Una visione della vita, cit., pp. 577, 566.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21. L’origine delle specie, cit., p. 356.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22. Natural History, “Darwin and the Fossil Record”, di Alfred S. Romer, ottobre 1959, pp. 466, 467.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23. Una visione della vita, cit., p. 577.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24. Times del Kent, Inghilterra, “Scientist Rejects Evolution”, 11 dicembre 1975, p. 4.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25. Liberty, “Evolution or Creation?”, di Harold G. Coffin, settembre/ottobre 1975, p. 12.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26. L’evoluzione dell’evoluzione, cit., p. 7.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27. The New York Times, “Prehistoric Gnat”, 3 ottobre 1982, Parte I, p. 49.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28. The Globe and Mail, Toronto, “That’s Life”, 5 ottobre 1982, p. 6.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29. Discover, “The Tortoise or the Hare?”, di James Gorman, ottobre 1980, p. 89.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30. Field Museum of Natural History Bulletin, Chicago, “Conflicts Between Darwin and Paleontology”, di David M. Raup, gennaio 1979, p. 23.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31. New Scientist, 4 febbraio 1982, p. 320.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;32. Processes of Organic Evolution, cit., p. 147.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;33. L’evoluzione dell’evoluzione, cit., p. 112.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;34. Should Evolution Be Taught?, di John N. Moore, 1970, pp. 9, 14, 24; New Scientist, “Letters”, 15 settembre 1983, p. 798.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;35. On Growth and Form, di D’Arcy Thompson, 1959, Vol. II, pp. 1093, 1094.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;36. The World Book Encyclopedia, 1982, Vol. 6, p. 333.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;37. Encyclopædia Britannica, 1976, Macropædia, Vol. 7, p. 13.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;38. The Neck of the Giraffe, di Francis Hitching, 1982, p. 31.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;39. L’evoluzione dell’evoluzione, cit., pp. 113, 114, 12.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;40. Order: In Life, di Edmund Samuel, 1972, p. 120.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;41. Liberty, settembre/ottobre 1975, p. 14.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;42. Cosmo, di Carl Sagan, Mondadori, 1981, trad. dall’inglese di Tullio Chersi, p. 29.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; a. Il telaio incantato . . . e l’evoluzione creò l’intelligenza, cit., p. 29.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; b. L’evoluzione dell’evoluzione, cit., p. 13.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; c. Il mondo in cui viviamo, di Lincoln Barnett, Parte V, “Le prime creature”, Mondadori, 1956.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; d. Red Giants and White Dwarfs, cit., p. 224.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; e. Science, 23 febbraio 1973, p. 789.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; f. Red Giants and White Dwarfs, cit., p. 249.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; g. The Natural History of Palms, di E. J. H. Corner, 1966, p. 254.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; h. Encyclopædia Britannica, 1976, Macropædia, Vol. 7, p. 565.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; i. The Insects, di Peter Farb, 1962, p. 14.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; j. Encyclopædia Britannica, 1976, Macropædia, Vol. 7, p. 567.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; k. Marvels &amp; Misteries of Our Animal World, di The Reader’s Digest Association, 1964, p. 25.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; l. The Fishes, di F. D. Ommanney, 1964, p. 64.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; m. I rettili, di Archie Carr e della redazione editoriale di Time-Life, Mondadori, 1968, pp. 27-29.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; n. The Reptiles, di Archie Carr, 1963, p. 41.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; o. I mammiferi, di Richard Carrington e delle redazioni di Life ed Epoca, Mondadori, 1965, p. 37.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; p. Processes of Organic Evolution, cit., p. 146.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; q. The World Book Encyclopedia, 1982, Vol. 2, p. 291.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; r. The Primates, di Sarel Eimerl ed Irven DeVore, 1965, p. 15.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; s. Science Digest, “The Water People”, di Lyall Watson, maggio 1982, p. 44.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; t. Science Digest, “Miracle Mutations”, di John Gliedman, febbraio 1982, p. 90.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; u. L’evoluzione dell’evoluzione, cit., p. 13.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enormi abissi: può l’evoluzione colmarli?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. The Neck of the Giraffe, di Francis Hitching, 1982, p. 19.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. Ibid., p. 20.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. The Origin of Vertebrates, di N. J. Berrill, 1955, p. 10.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. The Fishes, di F. D. Ommanney, 1964, p. 65.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. La vita sulla Terra, di David Attenborough, Rizzoli, 1979, trad. dall’inglese di Libero Sosio, p. 137.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. The Reptiles, di Archie Carr, 1963, p. 36.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. I rettili, di Archie Carr e della redazione editoriale di Time-Life, Mondadori, 1968, pp. 27-29.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 8. Red Giants and White Dwarfs, di Robert Jastrow, 1979, p. 253.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 9. L’uomo e il suo destino, di Pierre Lecomte du Noüy, Bompiani, 1949, trad. dall’inglese di Beatrice Boffitto Serra, p. 84.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Gli uccelli, di Roger Tory Peterson e dei redattori di Life, Mondadori, 1965, trad. dall’inglese di Gina Bosisio, p. 33.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. Ibid., p. 34.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. The Neck of the Giraffe, cit., pp. 34, 35; Science, “Feathers of Archaeopteryx: Asymmetric Vanes Indicate Aerodynamic Function”, di Alan Feduccia e Harrison B. Tordoff, 9 marzo 1979, pp. 1021, 1022.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. Evolution, Genetics, and Man, di Theodosius Dobzhansky,  1955, p. 293.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. Ibid., p. 295.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. Populations, Species, and Evolution, di Ernst Mayr, 1970, p. 375.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16. The Brain: The Last Frontier, di Richard M. Restak, 1979, p. 162.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17. Evoluzione dallo spazio, di Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe, Etas Libri, 1984, trad. dall’inglese di Libero Sosio, p. 121.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli “uomini-scimmia”: che cos’erano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. Science 81, “How Ape Became Man”, di Donald C. Johanson e Maitland A. Edey, aprile 1981, p. 45.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. Lucy — Le origini dell’umanità, di Donald Johanson e Maitland Edey, Mondadori, 1981, trad. dall’inglese di Laura Noulian, p. 32.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. Boston Magazine, “Stephen Jay Gould: Defending Darwin”, di Carl Oglesby, febbraio 1981, p. 52.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. Lucy, cit., p. 27.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. The Bulletin of the Atomic Scientists, “Fifty Years of Studies on Human Evolution”, di Sherwood Washburn, maggio 1982, pp. 37, 41.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. Spectator, Università dello Iowa, aprile 1973, p. 4.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. New Scientist, “Whatever Happened to Zinjanthropus?”, di John Reader, 26 marzo 1981, p. 802.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 8. Origini: Nascita e possibile futuro dell’uomo, di Richard E. Leakey e Roger Lewin, Laterza 1979, ediz. Euroclub Italia, p. 56.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 9. Science, “The Politics of Paleoanthropology”, di Constance Holden, 4 agosto 1981, p. 737.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Newsweek, “Bones and Prima Donnas”, di Peter Gwynne, John Carey e Lea Donosky, 16 febbraio 1981, p. 77.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. The New York Times, “How Old Is Man?”, di Nicholas Wade, 4 ottobre 1982, p. A18.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. Science Digest, “The Water People”, di Lyall Watson, maggio 1982, p. 44.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. The Mismeasure of Man, di Stephen Jay Gould, 1981, p. 324.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. The Universe Within, di Morton Hunt, 1982, p. 45.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. Science Digest, “Miracle Mutations”, di John Gliedman, febbraio 1982, p. 91.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16. Newsweek, “Is Man a Subtle Accident?”, di Jerry Adler e John Carey, 3 novembre 1980, p. 95.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17. Science 81, “Human Evolution: Smooth or Jumpy?”, settembre 1981, p. 7.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18. Journal of the Royal College of Surgeons of Edinburgh, “Myths and Methods in Anatomy”, di Solly Zuckerman, gennaio 1966, p. 90.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19. National Geographic, “Skull 1470”, di Richard E. Leakey, giugno 1973, p. 819.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20. The Boston Globe, “He’s Shaking Mankind’s Family Tree”, di Joel N. Shurkin, 4 dicembre 1973, p. 1.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21. The New York Times, 4 ottobre 1982, p. A18.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22. Discover, recensione a cura di James Gorman del libro The Myths of Human Evolution di Niles Eldredge e Ian Tattersall, gennaio 1983, pp. 83, 84.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23. The Biology of Race, di James C. King, 1971, pp. 135, 151.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24. Science Digest, “Anthro Art”, aprile 1981, p. 41.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25. Lucy, cit., p. 278.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26. New Scientist, recensione del libro Not From the Apes: Man’s Origins and Evolution di Björn Kurtén, 3 agosto 1972, p. 259.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27. The Neck of the Giraffe, di Francis Hitching, 1982, p. 224.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28. Man, God and Magic, di Ivar Lissner, 1961, p. 304.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29. Gli anelli mancanti, di John Reader, Garzanti, 1983, trad. dall’inglese di Stefano Jesi, pp. 76-78, 105, 106; Quando i cavalli avevano le dita, di Stephen Jay Gould, Feltrinelli, 1984, trad. dall’inglese di Libero Sosio, pp. 203-228.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30. Lucy, cit., p. 307.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31. Origini, cit., p. 41.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;32. Time, “Just a Nasty Little Thing”, 18 febbraio 1980, p. 58.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;33. The New York Times, “Monkeylike African Primate Called Common Ancestor of Man and Apes”, di Bayard Webster, 7 febbraio 1980, p. A14; “Fossils Bolster a Theory on Man’s Earliest Ancestor”, di Bayard Webster, 1° gennaio 1984, Parte I, p. 16.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;34. Origini, cit., p. 53.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;35. Ibid., p. 56.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;36. Ibid., p. 67.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;37. The New York Times, “Time to Revise the Family Tree?”, 14 febbraio 1982, p. E7.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;38. New Scientist, “Jive Talking”, di John Gribbin, 24 giugno 1982, p. 873.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;39. Natural History, “False Start of the Human Parade”, di Adrienne L. Zihlman e Jerold M. Lowenstein, agosto/settembre 1979, p. 86.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;40. The Social Contract, di Robert Ardrey, 1970, p. 299.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;41. The New York Times, “Bone Traces Man Back 5 Million Years”, di Robert Reinhold, 19 febbraio 1971, p. 1.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;42. Uomo, tempo e fossili, di Ruth Moore, Garzanti, 1954, trad. dall’inglese di Paola Manfredi e Vittorio Vialli, pp. 300, 6.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;43. L’evoluzione dell’evoluzione, di Steven M. Stanley, Mondadori, 1982, trad. dall’inglese di Delio Zinoni, p. 166.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;44. Journal of the Royal College of Surgeons of Edinburgh, gennaio 1966, p. 93.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;45. Beyond the Ivory Tower, di Solly Zuckerman, 1970, p. 90.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;46. Lucy, cit., p. 38.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;47. Origini, cit., p. 87.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;48. Il telaio incantato . . . e l’evoluzione creò l’intelligenza, di Robert Jastrow, Mondadori, 1982, trad. dall’inglese di Tullio Chersi e Lucia Maldacea, p. 119.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;49. New Scientist, “Trees Have Made Man Upright”, di Jeremy Cherfas, 20 gennaio 1983, p. 172.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;50. Encyclopædia Britannica, 1976, Macropædia, Vol. 8, p. 1032.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;51. Ghiacci, di Fred Hoyle, Etas Libri, 1982, trad. dall’inglese di Elisabetta Fois, p. 26.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;52. Lucy, cit., p. 29.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;53. Popular Science, “How Old Is It?”, di Robert Gannon, novembre 1979, p. 81.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;54. Seattle Post-Intelligencer, “Radiocarbon Dating Wrong”, 18 gennaio 1976, p. C8.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;55. Il destino della Terra, di Jonathan Schell, Mondadori, 1982, trad. dall’inglese di Marco Paggi, p. 241.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;56. La storia dell’uomo: gli ultimi due milioni di anni, Selezione dal Reader’s Digest, 1974, pp. 29, 9.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;57. Science, “Radiocarbon Dating”, di W. F. Libby, 3 marzo 1961, p. 624.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;58. Esquire, recensione a cura di Malcolm Muggeridge del libro The Ascent of Man, di Jacob Bronowski, luglio 1974, p. 53.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le mutazioni: una base per l’evoluzione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. The World Book Encyclopedia, 1982, Vol. 13, p. 809.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. L’evoluzione dell’evoluzione, di Steven M. Stanley, Mondadori, 1982, trad. dall’inglese di Delio Zinoni, p. 78.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. Chromosomes and Genes, di Peo C. Koller, 1971, p. 127.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. Red Giants and White Dwarfs, di Robert Jastrow, 1979, p. 250.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. Cosmo, di Carl Sagan, Mondadori, 1981, trad. dall’inglese di Tullio Chersi, pp. 27, 28.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. Science Digest, “Miracle Mutations”, di John Gliedman, febbraio 1982, p. 92.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. Encyclopedia Americana, 1977, Vol. 10, p. 742.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 8. Cosmo, cit., p. 31.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 9. Chromosomes and Genes, cit., p. 127.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Encyclopædia Britannica, 1959, Vol. 22. p. 989.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. The Toronto Star, “Crusade to Unravel Life’s Sweet Mystery”, di Helen Bullock, 19 dicembre 1981, p. A13.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. Encyclopedia Americana, 1977, Vol. 10, p. 742.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. Processes of Organic Evolution, di G. Ledyard Stebbins, 1971, pp. 24, 25.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. The Wellsprings of Life, di Isaac Asimov, 1960, p. 139.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. Heredity and the Nature of Man, di Theodosius Dobzhansky, 1964, p. 126.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16. The World Book Encyclopedia, 1982, Vol. 6, p. 332.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17. Heredity and the Nature of Man, cit., p. 126.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18. Le Scienze (ediz. italiana di Scientific American), “La riparazione inducibile del DNA”, di Paul Howard-Flanders, gennaio 1982, p. 40.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19. Darwin Retried, di Norman Macbeth, 1971, p. 33.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20. The International Wildlife Encyclopedia, 1970, Vol. 20, p. 2706.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21. Red Giants and White Dwarfs, cit., p. 235.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22. On Call, 3 luglio 1972, p. 9.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23. Evoluzione dallo spazio, di Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe, Etas Libri, 1984, trad. dall’inglese di Libero Sosio, p. 10.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24. On Call, 3 luglio 1972, pp. 8, 9.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25. Science, “Evolutionary Theory Under Fire”, di Roger Lewin, 21 novembre 1980, p. 884.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26. Molecules to Living Cells, “Simple Inorganic Molecules to Complex Free-Living Cells”, Scientific American, Parte I, introduzione a cura di Philip C. Hanawalt, 1980, p. 3.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27. Symbiosis in Cell Evolution, di Lynn Margulis, 1981, p. 87.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28. Scientific American, “The Genetic Control of the Shape of a Virus”, di Edouard Kellenberger, dicembre 1966, p. 32.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29. Los Angeles Times, “Fishing for Evolution’s Answer”, di Irving S. Bengelsdorf, 2 novembre 1967.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30. The Orion Book of Evolution, di Jean Rostand, 1961, p. 79.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31. Science Today, “Evolution”, di C. H. Waddington, 1961, p. 38.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;32. On Chromosomes, Mutations, and Phylogeny, di John N. Moore, 27 dicembre 1971, p. 5.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro maestoso universo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. National Geographic, “The Incredible Universe”, di Kenneth F. Weaver, maggio 1974, p. 589.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. World Press Review, che cita la rivista Maclean’s, “Astronomy’s Coming Breakthroughs”, di Terence Dickinson, marzo 1982, p. 35.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. National Geographic, maggio 1974, p. 592.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. Discover, “View From the Corner of the Eye”, di Lewis Thomas, aprile 1981, p. 69.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. Dizionario Enciclopedico Italiano, di G. Treccani, 1955-1961, Vol. III, pp. 580, 581.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. Reader’s Digest, luglio 1962, p. 38.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. The New York Times Magazine, “The Universe and Dr. Hawking”, di Michael Harwood, 23 gennaio 1983, p. 53.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 8. National Enquirer, 10 febbraio 1976.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 9. Science News, “The Universe: Chaotic or Bioselective?”, di Dietrick E. Thomsen, 24 e 31 agosto 1974, p. 124.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Cosmo, di Carl Sagan, Mondadori, 1981, trad. dall’inglese di Tullio Chersi, p. 21.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. The Universe, di Josip Kleczek, 1976, Vol. 11, p. 17.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. L’origine della vita, di Francis Crick, Garzanti, 1983, trad. dall’inglese di Bruno Vitale, p. 31.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. Il telaio incantato . . . e l’evoluzione creò l’intelligenza, di Robert Jastrow, Mondadori, 1982, trad. dall’inglese di Tullio Chersi e Lucia Maldacea, p. 18.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. New Scientist, “Taking the Lid Off Cosmology”, di John Gribbin, 16 agosto 1979, p. 506.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 10&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un pianeta straordinario&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. Science, “The Uniqueness of the Earth’s Climate”, di Allen L. Hammond, 24 gennaio 1975, p. 245.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. Discover, “View From the Corner of the Eye”, di Lewis Thomas, aprile 1981, p. 69.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. The Earth, di Arthur Beiser, 1963, p. 10.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. Relatività e cosmologia, (Letture da Le Scienze, ediz. ital. di Scientific American), “L’energia nell’universo”, di Freeman J. Dyson, Le Scienze ed., 1981, p. 95.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. Science News, “The Universe: Chaotic or Bioselective?”, di Dietrick E. Thomsen, 24 e 31 agosto 1974, p. 124.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. The New England Journal of Medicine, 13 settembre 1973, Vol. 289, p. 577.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meraviglie viventi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. L’origine delle specie, di Charles Darwin, Boringhieri, 1959, trad. dall’inglese di Luciana Fratini, p. 95.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. Quando i cavalli avevano le dita, di Stephen Jay Gould, Feltrinelli, 1984, trad. dall’inglese di Libero Sosio, p. 258.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. The Great Evolution Mystery, di Gordon Rattray Taylor, 1983, p. 233.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. Field Museum of Natural History Bulletin, “Conflicts Between Darwin and Paleontology”, di David M. Raup, gennaio 1979, p. 26.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. Storia naturale ed evoluzione (Letture da Le Scienze, ediz. ital. di Scientific American), “L’adattamento”, di Richard Lewontin, Le Scienze ed., 1979, p. 39.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. The Center of Life, di L. L. Larison Cudmore, 1977, pp. 13, 14.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. The River of Life, di Rutherford Platt, 1956, p. 116.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 8. The Center of Life, cit., pp. 16, 17.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 9. Biology, di Helena Curtis, 1983, 4a edizione, p. 484.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. La vita sulla Terra, di David Attenborough, Rizzoli, 1979, trad. dall’inglese di Libero Sosio, p. 29.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. Scienze Digest, “Stravaganti coppie terrestri”, di Mary Batten, aprile-maggio 1981, p. 55.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. The Center of Life, cit., pp. 137, 138.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. The New York Times, “Materialism Hit by Dr. Millikan”, 30 aprile 1948, p. 21.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; a. The Audubon Society Encyclopedia of North American Birds, di John K. Terres, 1980, pp. 833, 834.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi l’ha fatto per primo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. The Center of Life, di L. L. Larison Cudmore, 1977, pp. 23, 24.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. How Life Learned to Live, di Helmut Tributsch, 1982, p. 204.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. The Atlantic Monthly, “Debating the Unknowable”, di Lewis Thomas, luglio 1981, p. 49.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. Science News Letter, 23/30 agosto 1975, p. 126.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. How Life Learned to Live, cit., p. 172.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. Smithsonian, “Bacteria’s Motors Work in Forward, Reverse and ‘Twiddle’”, di Leo Janos, settembre 1983, p. 134.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. How Life Learned to Live, cit., p. 68.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 13&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’istinto: saggezza programmata prima della nascita&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. L’origine delle specie, di Charles Darwin, Boringhieri, 1959, trad. dall’inglese di Luciana Fratini, p. 259.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. The Great Evolution Mystery, di Gordon Rattray Taylor, 1983, pp. 221, 222.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. Gli uccelli, di Roger Tory Peterson e dei redattori di Life, Mondadori, 1965, trad. dall’inglese di Gina Bosisio, p. 106.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. Una visione della vita, di S. E. Luria, S. J. Gould, S. Singer; Zanichelli, 1984, trad. dall’inglese di Andrea Novelletto, p. 490.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. La vita sulla Terra, di David Attenborough, Rizzoli, 1979, trad. dall’inglese di Libero Sosio, p. 183.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. The Story of Pollination, di B. J. D. Meeuse, 1961, p. 171.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. How Life Learned to Live, di Helmut Tributsch, 1982, p. 15.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; a. The Great Evolution Mystery, cit., p. 221.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 14&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il miracolo umano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. The Brain: The Last Frontier, di Richard M. Restak, 1979, p. 390.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. The Universe Within, di Morton Hunt, 1982, p. 44.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. Le Scienze (ediz. italiana di Scientific American), “Riflessioni sul cervello”, di Francis Crick, novembre 1979, p. 167.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. Ibid., “Lo sviluppo del cervello”, di W. Maxwell Cowan, p. 68.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. Ibid., “Il cervello”, di David H. Hubel, p. 17.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. The Brain: The Last Frontier, cit., p. 158.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. The Brain: Mystery of Matter and Mind, di Jack Fincher, 1981, p. 37.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 8. Cosmo, di Carl Sagan, Mondadori, 1981, trad. dall’inglese di Tullio Chersi, p. 278.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 9. The Universe Within, cit., p. 44.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Le Scienze (ediz. italiana di Scientific American), “Specializzazioni del cervello umano”, di Norman Geschwind, novembre 1979, p. 124.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. The Universe Within, cit., p. 166.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. Ibid., pp. 227-229.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. The Brain: Mystery of Matter and Mind, cit., p. 59.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. The Brain: The Last Frontier, cit., p. 331.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. Ibid.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16. Science News Letter, “List 2,000 Languages”, 3 settembre 1955, p. 148.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17. Man: His First Million Years, di Ashley Montagu, 1962, p. 102.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18. The Brain: The Last Frontier, cit., pp. 332, 333.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19. Programs of the Brain, di J. Z. Young, 1978, p. 186.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20. The Brain: Mystery of Matter and Mind, cit., p. 53.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21. Encyclopædia Britannica, 1976, Macropædia, Vol. 12, p. 998.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22. The Brain: The Last Frontier, cit., pp. 59, 69.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23. Cosmo, di Carl Sagan, cit., p. 278.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24. Il gene egoista, di Richard Dawkins, Zanichelli, 1979, trad. dall’inglese di Daniela Conti e Tiziana Imbastaro, pp. 6, 172.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25. Cosmo, cit., p. 329.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; a. Why We Believe in Creation not Evolution, di Fred J. Meldau, 1964, p. 238.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; b. Ibid.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; c. Le Scienze (ediz. italiana di Scientific American), “Riflessioni sul cervello”, di Francis Crick, novembre 1979, p. 160.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; d. Los Angeles Times, “Network in Human Brain Shames Man-Made Variety”, di Irving S. Bengelsdorf, 8 ottobre 1967.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; e. The Universe Within, cit., p. 85.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; f. The Brain: The Last Frontier, cit., p. 162.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; g. Ibid., pp. 58, 59.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; h. Reader’s Digest, “Thoughts of a Brain Surgeon”, di Robert J. White, settembre 1978, pp. 99, 100.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché molti accettano l’evoluzione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. American Laboratory, “The Editor’s Page”, di Donald F. Calbreath, novembre 1980, p. 10.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. New Scientist, “The Necessity of Darwinism”, di Richard Dawkins, 15 aprile 1982, p. 130.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. Impact, settembre 1981, p. ii.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. New Scientist, “Letters”, 13 maggio 1982, p. 450.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. Una visione della vita, di S. E. Luria, S. J. Gould, S. Singer; Zanichelli, 1984, trad. dall’inglese di Andrea Novelletto, p. 508.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. Ibid., p. 508.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. Gli anelli mancanti, di John Reader, Garzanti, 1983, trad. dall’inglese di Stefano Jesi, pp. 16, 77, 78, 201.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 8. The Origin of Species, di Charles Darwin, edizione del 1956, introduzione a cura di W. R. Thompson, pp. viii, xii.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 9. Ibid., pp. xxi, xxii.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. The Commercial Appeal, Memphis, Tennessee (USA), “Darwin Issue Draws Rebuff of Professor”, di Arthur J. Snider, 9 settembre 1973, Parte I, p. 21.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. Evoluzione dallo spazio, di Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe, Etas Libri, 1984, trad. dall’inglese di Libero Sosio, p. 149.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. Hospital Practice, settembre 1981, p. 17.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. New Catholic Encyclopedia, 1967, Vol. V, p. 694.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. Nature, “Twelve Wise Men at the Vatican”, di J. M. Lowenstein, 30 settembre 1982, p. 395.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 17&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Bibbia è degna di fiducia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. Free Inquiry, “The Bible as a Political Weapon”, di Gerald Larue, estate 1983, p. 39.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. Scientific Monthly, “Geology and Health”, di Harry V. Warren, giugno 1954, p. 396.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. Cook’s Commentary, a cura di F. C. Cook, 1878, Vol. IV, p. 96.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. Encyclopedia Americana, 1977, Vol. 9, p. 553.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. The World Book Encyclopedia, 1984, Vol. 20, p. 136.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. God and the Astronomers, di Robert Jastrow, 1978, pp. 11, 14.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. Ibid., p. 16.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 8. The Saturday Evening Post, “Riddle of the Frozen Giants”, di Ivan T. Sanderson, 16 gennaio 1960, pp. 82, 83.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 9. The New Dictionary of Thoughts, 1954, di Tryon Edwards. Riveduto da C. N. Catrevas e Jonathan Edwards, p. 534.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. The Physician Examines the Bible, di C. Raimer Smith, 1950, p. 354.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. The Papyrus Ebers, di C. P. Bryan, 1931, pp. 73, 91, 92.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. Nessuna malattia, di S. I. McMillen, Edizioni Centro Biblico, 1976, trad. dall’inglese di Giulio Montagna, p. 33.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. Encyclopedia Americana, 1956, Vol. 18, p. 582b.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. The Lancet, “Mental Health and Spiritual Values”, di Geoffrey Vickers, 12 marzo 1955, p. 524.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. Today’s Health, “How to Avoid Harmful Stress”, di J. D. Ratcliff, luglio 1970, p. 43.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16. A Few Buttons Missing, di James T. Fisher e Lowell S. Hawley, 1951, p. 273.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17. Abraham, Recent Discoveries and Hebrew Origins, di Leonard Woolley, 1935, p. 22.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18. The Pentateuch and Haftorahs, “Exodus”, a cura di J. H. Hertz, 1951, p. 106.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19. From the Stone Age to Christianity, di William Foxwell Albright, 1940, pp. 192, 193.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20. The Pentateuch and Haftorahs, cit., p. 106.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21. Digging Up the Bible, di Moshe Pearlman, 1980, p. 85.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22. Luci del lontano passato, di J. Finegan, Aldo Martello ed., 1957, trad. dall’inglese di Glauco Cambon, p. 178. Vedi anche Ancient Near Eastern Texts Relating to the Old Testament, a cura di James B. Pritchard, 1969, pp. 284, 285.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23. Digging Up the Bible, cit., p. 85.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24. Ibid.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25. Luci del lontano passato, cit., p. 180. Vedi anche Ancient Near Eastern Texts Relating to the Old Testament, cit., p. 288.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26. Universal Jewish History, di Philip Biberfeld, 1948, Vol. I, p. 27.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27. Nabonidus and Belshazzar, di Raymond Philip Dougherty, 1929, p. 200.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28. The Sun, Baltimora, Maryland, 24 marzo 1980, “Unearthing Pontius Pilate”, di Michael J. Howard, pp. B1, B2; vedi anche Enciclopedia della Bibbia, LDC, 1971, Vol. V, p. 779.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29. La Bibbia aveva ragione, di Werner Keller, Garzanti, IV ediz., 1977, Vol. I, trad. dal tedesco di Guido Gentili, pp. 145, 146.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30. Living with the Bible, di Moshe Dayan, 1978, p. 39.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31. The Sun, San Bernardino, California, 19 ottobre 1967, p. B-12.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;32. The Bible and Archæology, di Frederic Kenyon, 1940, p. 279.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;33. Rivers of the Desert, di Nelson Glueck, 1959, p. 31.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitolo 18&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Bibbia è davvero un libro ispirato da Dio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1. The Encyclopædia Britannica, 1971, Vol. 22, p. 452.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2. The World Book Encyclopedia, 1984, Vol. 19, p. 445.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3. Encyclopedia Americana, 1977, Vol. 27, p. 331.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 4. Biblical Researches in Palestine, di E. Robinson ed E. Smith, 1856, Vol. II, p. 463.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 5. Le Storie, Erodoto, Libro I, 191, Oscar Mondadori, 1982, Vol. I, trad. dal greco di Luigi Annibaletto, p. 140.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 6. Ibid.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7. Ibid.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 8. Luci del lontano passato, di J. Finegan, Aldo Martello ed., 1957, trad. dall’inglese di Glauco Cambon, p. 195. Vedi anche Ancient Near Eastern Texts Relating to the Old Testament, a cura di James B. Pritchard, 1969, p. 316.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 9. Archaeology and Bible History, di Joseph P. Free, riveduto nel 1962, p. 284.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. La guerra giudaica, Giuseppe Flavio, Libro II, 19, 7, a cura di G. Vitucci, Valla-Mondadori ed., 1978, Vol. I, p. 433.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. Storia ecclesiastica, Eusebio di Cesarea, Libro III, V, 3, trad. dal greco di Giuseppe Del Ton, Desclée &amp; C.i Editori Pontifici, 1964, p. 158.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. La guerra giudaica, cit., Libro V, 12, 3, Vol. II, p. 291.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13. Ibid., Libro VII, 1, 1, Vol. II, p. 415.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14. Ibid., Libro VI, 9, 3, Vol. II, p. 409.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15. The First World War, di Richard Thoumin, prefazione, 1964, p. 10.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16. Der Spiegel, n. 27, 5 luglio 1982, p. 119.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17. Times di Londra, “Malnutrition Now Afflicts a Thousand Million People”, 3 giugno 1980, p. 10.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18. The Globe and Mail, Toronto, “The Vital Task of Finding Food for a World Already Reeling With Hunger”, di A. Roy Megarry, 8 novembre 1983, p. 7.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19. The Guardian, Londra, “Millions Starve as Worldwide Disaster Hits”, di Victoria Brittain, 30 settembre 1983, p. 10.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20. Time, “China’s Killer Quake”, 25 giugno 1979, p. 25.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21. Il Piccolo, Trieste, 8 ottobre 1978.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22. Science Digest, “1918: The Plague Year”, di Joseph E. Persico, marzo 1977, p. 79.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23. U.S.News &amp; World Report, “Terrorism: Old Menace in New Guise”, intervista a Walter Laqueur, 22 maggio 1978, p. 35.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24. Die Welt, 18 gennaio 1979, p. 17.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25. The West Parker, Cleveland, Ohio, 20 gennaio 1966, p. 1.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26. The New York Times, “Macmillan, at Yale, Reflects on Change”, 23 novembre 1980, p. 51.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27. 1913: America Between Two Worlds, di Alan Valentine, 1962, p. xiii.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28. Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca, Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania, 1982, pp. 136-141.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;29. The World Magazine, 30 agosto 1914.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30. Of Guilt and Hope, di Martin Niemöller, 1947, p. 48.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7095567555725745930-3485297389305754295?l=evolcrea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://evolcrea.blogspot.com/feeds/3485297389305754295/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7095567555725745930&amp;postID=3485297389305754295' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/3485297389305754295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7095567555725745930/posts/default/3485297389305754295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://evolcrea.blogspot.com/2007/07/bibliografia.html' title='Bibliografia'/><author><name>Eliospeppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17318010556823642241</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>14</thr:total></entry></feed>
